Testata della Rete civica del comune di Empoli
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Il piano regolatore generale di Empoli

IL PIANO STRUTTURALE

PARTE TERZA - IL QUADRO CONOSCITIVO TERRITORIALE


5. LA STRUTTURA DEL TERRITORIO

Nelle note che seguono si sviluppano le analisi necessarie per ricostruire il quadro dello stato attuale del territorio e per individuare le trasformazioni finalizzate a conseguire gli obiettivi sopra indicati.

Il quadro di riferimento territoriale è costruito attraverso l'analisi della struttura del territorio e delle sue trasformazioni di lungo periodo, attraverso la ricognizione delle risorse ambientali e attraverso il riconoscimento dei Sistemi e delle Utoe.

Ciascuna tematica è analizzata attraverso informazioni quantitative e qualitative, rappresentate nelle tavole allegate ad un livello di dettaglio adeguato alla loro realistica localizzazione. Le tavole, che fanno parte integrante del Piano strutturale, costituiscono il filo conduttore della descrizione analitica. Di seguito se ne descrive sinteticamente il contenuto e se ne traggono le principali indicazioni per il Piano Strutturale di Empoli.

La tematica dell'organizzazione del territorio è accompagnata dalle seguenti tavole:

2.1 Inquadramento territoriale

2.8 Struttura del territorio

2.5 Carta della periodizzazione

2.3 Idrografia e altimetria

2.7 Carta percettiva

2.6 Carta del paesaggio.


5.1 Inquadramento territoriale

Nella tavola 2.1, Carta dell'inquadramento territoriale, si evidenzia la collocazione del territorio comunale di Empoli nel contesto regionale e provinciale, in riferimento alla morfologia del territorio e al sistema delle grandi infrastrutture viarie e ferroviarie.

Il comune di Empoli si colloca, al margine occidentale della provincia di Firenze, in riva sinistra dell'Arno, lungo il corridoio infrastrutturale di collegamento tra Firenze e il mare. La sua collocazione di confine porta Empoli a condividere problematiche della provincia di Pisa, alla quale l'accomunano alcuni aspetti del modello di sviluppo economico (fondato sui distretti industriali) e la gestione di molti problemi di carattere ambientale e territoriale, come le questioni del rischio idraulico dell'Arno e dell'Elsa o l'organizzazione dei servizi a scala territoriale come l'ospedale e l'istruzione universitaria.

Gli elementi fisici che segnano il confine del territorio di Empoli sono costituiti dall'Arno a nord, dal fiume Elsa a occidente, dal sistema collinare a sud. Nell'area di pianura ad est, il confine comunale, più composito, segue l'antica ansa dell'Arno poi il percorso dalla strada della Viaccia e della via Maremmana, infine il corso della Leccia.

Il territorio d'Empoli confina a nord con il territorio dei comuni di Cerreto Guidi (per un breve tratto), di Vinci (Sovigliana e Spicchio) e di Capraia e Limite. Confina ad ovest con S. Miniato, a sud con Castelfiorentino, a sud-est con Montespertoli e ad est con Montelupo Fiorentino.

Il territorio comunale si estende per 62,9 kmq, dei quali 2/3 circa formati dalle pianure alluvionali dell'Arno e dei suoi affluenti e il resto formato dalle deboli ondulazioni del sistema collinare che forma le valli che confluiscono verso l'Arno. Stanno in comune d'Empoli la riva destra del fiume Elsa, con la sua consistente fascia di pianura, l'intera valle dei torrenti Orme e Ormicello, il corso di pianura del torrente Piovola.

Empoli costituisce il centro di maggiore importanza del medio Valdarno. Il ruolo di Empoli nel contesto territoriale è ad un tempo condizionato e valorizzato dalla struttura policentrica del territorio. Si è già detto della stretta relazione tra Empoli e i comuni contermini e della formazione di una "città" sulle due rive dell'Arno. Questa formazione urbana costituisce una delle ricchezze del territorio. Infatti la struttura policentrica, che deve essere conservata, assicura ad ogni parte componente della città una dimensione contenuta, con la minimizzazione delle periferie, mentre l'integrazione tra i centri (e la conseguente entità della domanda) consente lo sviluppo di attrezzature e di servizi di qualità superiore. Il tutto in una dimensione urbana ancora controllabile, con una mobilità urbana potenzialmente servibile con mezzi alternativi all'automobile: dai mezzi pubblici ai percorsi pedonali e ciclabili.


5.2 Struttura del territorio

Nella tavola 2.8, Carta della struttura del territorio, la visione d'insieme del territorio empolese mostra la grande rilevanza quantitativa e la ricchezza morfologica del territorio aperto, formato dalle pianure alluvionali dei corsi d'acqua e dalle valli disposte in senso nord-sud (val d'Elsa, valli dell'Orme e dell'Ormicello) che confluiscono verso la vasta piana lungo la riva sinistra dell'Arno. Mostra poi la rilevanza strategica della fascia di transizione tra collina e pianura, scarsamente urbanizzata e segnata dalla delicata struttura della strada pedecollinare che attraversa da est ad ovest (da Villanova al Terrafino) il territorio empolese. Mostra infine le grandi linee di tendenza dello sviluppo urbano di Empoli, al centro dell'area di pianura, e delle sue frazioni esterne ai margini della pianura stessa.

Nell'abitato di Empoli è chiaramente leggibile il nucleo originario fortemente compatto e la successione di espansioni che oltrepassano via via i confini costituiti dagli elementi naturali (l'Orme) o artificiali (la ferrovia o la SS 67) che hanno costituito per molto tempo il limite dell'area urbana.

Nella situazione attuale:

- a sud l'abitato di Empoli si sviluppa oltre la ferrovia, ma non oltre la superstrada se non in corrispondenza degli antichi percorsi stradali verso la val d'Orme;

- ad est l'urbanizzazione si spinge oltre il torrente Orme senza un confine urbano riconoscibile, con episodi di notevole densità lungo l'Arno (il quartiere Serravalle) e lungo la riva destra del torrente e lungo la SS 67. Ne risulta pressochè completamente inglobato l'antico centro di Pontorme;

- a nord, lungo la sponda dell'Arno, è evidente il cambiamento introdotto dalla formazione della "città sulle due rive" con il traboccamento di Empoli sulla riva destra in territorio di Vinci: l'antico margine esterno del territorio urbano d'Empoli diviene il centro di Empoli-Sovigliana Spicchio;

- ad Ovest l'abitato d'Empoli va oltre la SS 67 e la via Pisana storica. Un nuovo margine urbano è tuttavia chiaramente leggibile nell'asse Alamanni-SS 67.

La presenza della ferrovia costituisce una rilevante cesura nel tessuto urbano cittadino: non solo per la relativa scarsità delle connessioni nord-sud vincolate dai sovrappassi (due) e sottopassi (sette, molti dei quali con severi vincoli dimensionali), ma anche per l'evidente discontinuità del tessuto urbano. La città è compatta e ordinata secondo una maglia stradale regolare nell'area a nord della ferrovia, è invece discontinua e con allineamenti stradali più casuali nella zona sud.

Le aree industriali, esterne o ai margini dall'area urbana, assumono notevole consistenza: l'area concentrata del Terrafino, lontana dalla città, allo sbocco della Val d'Elsa, ben connessa con la maglia stradale di grande comunicazione (superstrada Fi-Pi-Li e SS 429); l'area di Carraia, al margine sud tra l'abitato e la superstrada: assai più integrata nel sistema urbano ma non raccordata in modo soddisfacente con la rete stradale primaria; l'area concentrata di Pontorme che si connette quasi senza soluzione di continuità con le aree industriali contermini di Montelupo; gli insediamenti industriali puntuali e fortemente intrusivi nella pianura ad ovest di Empoli. Da notare la presenza di un numero notevole di attività produttive a rischio rilevante localizzate fuori da aree industriali, non di rado in prossimità di aree densamente abitate.

Lungo le strade storiche che partendo da Empoli si diramano nella pianura empolese si sviluppa un sistema di centri esterni posti a raggiera intorno ad Empoli: Villanova, Corniola, Pozzale, Case Nuove, Marcignana, Osteria Bianca. Quest'ultimo centro forma, insieme a Ponte a Elsa, un importante snodo del sistema urbano della Val d'Elsa; un sistema che in comune di Empoli comprende, oltre ad Osteria Banca, i centri di Brusciana, S.Andrea, Fontanella che si allineano lungo la sponda destra dell'Elsa.

Tutti i centri fin qui considerati si collocano nella pianura empolese o nei fondovalli pianeggianti dei principali corsi d'acqua affluenti dell'Arno. Il solo centro consistente nell'area collinare è Monterappoli, a circa 150 m slm. Si tratta di un centro storico di elevato pregio urbanistico ed architettonico, che presenta i problemi tipici della conservazione del patrimonio storico in un'area di tendenziale abbandono e rilevanti problemi ambientali legati alla instabilità del suolo.

La natura del sistema dei centri minori del comune di Empoli è assai differenziata, così come è differenziato il ruolo che essi rivestono nella struttura insediativa. Alcuni centri costituiscono veri e propri episodi di espansione urbana decentrata, sviluppata per lo più con insediamenti di edilizia residenziale pubblica (Case Nuove-Pozzale, Marcignana, Osteria Bianca). Altri, come Monterappoli o Villanova, fanno parte della ricchissima rete di presidi territoriali storici che costituisce uno dei caratteri distintivi di maggiore pregio dell'area empolese. Non di rado tuttavia anche i primi si sono innestati su nuclei antichi appartenenti alla seconda categoria.


5.3 Fasi dello sviluppo insediativo

La tavola 2.5, Carta della periodizzazione, rappresenta la formazione dei tessuti urbani e delle infrastrutture viarie nelle diverse epoche così come è possibile ricostruirla attraverso la lettura dei catasti storici. L'appartenenza di un'area urbanizzata ad una determinata epoca non significa che gli edifici che oggi vi insistono risalgano a quell'epoca, dal momento che potrebbero essere stati sostituiti attraverso processi di demolizione e ricostruzione.

Le epoche considerate partono dal 1820, soglia ricostruita attraverso il catasto Leopoldino, e considerano 5 grandi fasce temporali:

- dal 1820 al 1882

- dal 1882 al 1901

- dal 1901 al 1940

- dal 1940 al 1973

- dal 1973 ad oggi.

La Carta fornisce una rappresentazione delle tendenze di lungo periodo e della formazione della città contemporanea estremamente significativa.

Traguardando la periodizzazione adottata con la storia di Empoli come ricostruita nei recenti studi condotti per il Comune d'Empoli dalla Sovraintendenza Archivistica per la Toscana e dall'Istituto di geografia dell'Università di Firenze si riconoscono gli episodi determinanti della trasformazione urbana e il mutamento dei rapporti tra città e territorio.


5.3.1 La città antica e le trasformazioni ottocentesche

Nei primi cinquant'anni dell'Ottocento la città storica, che aveva mantenuto per oltre trecento anni la sua forma stabile entro le mura pressappoco quadrate del Castello d'Empoli, segna i capisaldi della sua trasformazione.

L'entrata in esercizio della ferrovia Leopolda nel 1848 e il completamento del ponte d'Empoli nel 1855 segnano la radicale trasformazione del rapporto di Empoli con il suo territorio e spingono potentemente all'adeguamento della struttura urbana al nuovo ruolo di snodo commerciale e viario all'interno del Granducato.

Ponte e ferrovia segnano la decadenza irrimediabile dell'economia dei navalestri, dei navicellai e degli innumerevoli mestieri legati al trasporto acqueo, trasferendo via via alle comunicazioni terrestri il primato dell'Arno come elemento di connessione territoriale, strada maestra nella sua dimensione longitudinale ed elemento di connessione tra le rive nella sua dimensione trasversale.

La realizzazione del ponte è accompagnata dall'interrimento del ramo sinistro dell'Arno e dalla trasformazione del Piaggione in terreni disponibili all'espansione urbana. Interrimento del resto motivato dalla scarsità d'acqua e dagli "immensi danni alla salute pubblica" che derivavano dai ristagni delle acque in tempo d'estate.

I due fulcri della stazione ferrovia a sud e dell'imbocco del ponte sull'Arno a nord inducono una forte tensione allo sviluppo urbano in senso nord sud, del tutto inedita per la città che fino a quel momento si era sviluppata lungo la direttrice principale est-ovest, traboccando in borghi di modesta dimensione fuori della porta Pisana.

Con la trasformazione del Campaccio (vasta area esterna alle mura davanti alla porta Fiorentina, ora Piazza della Vittoria) in grande piazza urbana, con ambizioni di rappresentanza anche formale della locale borghesia imprenditrice, si dà avvio alla realizzazione di Empoli moderna.

Negli ultimi due decenni dell'Ottocento si realizzano i grandi progetti impostati nei decenni precedenti. L'attraversamento principale in senso nord-sud viene portato fuori dalle mura cittadine, sul nuovo asse di via Roma, che connette la piazza della Stazione con la nuova piazza e poi da questa verso nord, attraverso via Tinto da Battifolle, che segue, rettificandolo, il tracciato del lato orientale del Castello. In corrispondenza dello spigolo nord orientale delle mura parte il collegamento con l'imbocco del Ponte sull'Arno (oggi via Pievano e poi via Battisti), disassato verso est rispetto all'allineamento nord-sud del nuovo itinerario.

Contemporanea a questa trasformazione è la costruzione del nuovo quartiere tra il centro storico e l'Arno, a remunerazione del contributo finanziario degli imprenditori privati alla costruzione del ponte. L'utilizzazione, anche solo programmata, delle nuove aree derivate dall'interrimento del ramo sinistro dell'Arno promette alla città di riacquistare il rapporto diretto con il fiume attraverso ampi spazi pubblici a verde, che dovevano inquadrare la scenografia del Montealbano come fondale d'Oltrarno.

In questo processo di espansione urbana le antiche mura del Castello d'Empoli vengono quasi completamente cancellate: in parte abbattute (la porta Fiorentina e buona parte del lato orientale) per far posto alla nuova piazza, in parte inglobate all'interno dei nuovi isolati, comunque completamente sottratte alla percezione anche dal punto di vista degli allineamenti e dei tracciati.

Il nuovo asse nord-sud e la "rettifica" del lato sud delle mura con il nuovo allineamento di via Giovanni da Empoli costituiscono la matrice dell'espansione urbana che si sviluppa per tutta la prima metà del Novecento secondo una maglia regolare verso est e verso sud, urbanizzando completamente le aree comprese tra il centro storico e la ferrovia. Nel periodo compreso tra l'Unità d'Italia e la fine della seconda guerra mondiale Empoli raddoppia la sua dimensione urbana, mantenendo tuttavia una notevole omogeneità urbanistica ed edilizia.

La carta della periodizzazione indica poi gli antichi nuclei a presidio del territorio aperto: Pontorme e Cortenuova ad est ed Empoli vecchio ad ovest lungo l'itinerario principale tra Pisa e Firenze, Monterappoli lungo la strada per Siena. Lungo il corso dell'Elsa si sgranano gli antichi nuclei di Ponte a Elsa, Brusciana, S. Andrea, Fontanella.

Il territorio aperto è punteggiato da innumerevoli ville, fattorie, case fortificate. Tra di esse merita di ricordare almeno la grande fattoria medicea della Tinaia, frutto della bonifica di Arnovecchio voluta da Cosimo I de' Medici negli anni Cinquanta del Cinquecento. Con il "raddrizzamento" del corso dell'Arno e la bonifica dell'ampia ansa naturale di Arnovecchio il granduca realizza una della tante fattorie granducali "di colmata", gradualmente appoderata e messa a coltura e dotata di una rete geometrica di fossi di scolo e di una nuova strada lungo il letto vecchio dell'Arno, secondo un assetto ancor oggi sostanzialmente immutato.

Resta infine da osservare l'antico percorso della via di Sottopoggio, leggermente sopraelevata rispetto alla pianura, così da assicurare la percorribilità del territorio empolese anche in occasione delle frequenti esondazioni e dei conseguenti ristagni d'acqua che hanno accompagnato costantemente la storia della piana d'Empoli. Lungo questo antico itinerario Villanova, Pozzale, la fattoria del Terrafino e numerosi altri singoli edifici storici conservano i segni degli antichi presidi territoriali.


5.3.2 La grande crescita dal dopoguerra agli anni Settanta

La grande crescita dell'espansione urbana tra il 1940 e il 1973 ancora raddoppia la superficie urbanizzata. La nuova espansione in senso est-ovest a nord della ferrovia, conserva sostanzialmente la matrice a maglie ortogonali del periodo precedente, tuttavia ne perde la compattezza mano a mano che ci si allontana dalle aree centrali, soprattutto laddove l'espansione urbana trabocca oltre i confini naturali ed artificiali stabiliti nelle fasi precedenti.

Verso oriente le espansioni oltre l'Orme assumono di volta in volta allineamenti diversi e casuali: talora il Torrente, talora nuove strade di lottizzazione, talora antichi itinerari extraurbani.

Verso occidente l'Ospedale e la sua vasta area di pertinenza separano la città dall'Arno. Le espansioni urbane al di qua e al di là della SS 67, lungo la strada Pisana, lungo la strada della Motta ancora si sfrangiano in un tessuto discontinuo nel quale lottizzazioni compatte si appoggiano agli allineamenti degli antichi tracciati extraurbani senza un riconoscibile disegno urbano.

Verso sud l'espansione trabocca decisamente oltre la ferrovia, addensandosi attorno all'asse di via dei Cappuccini, ovvero l'antico proseguimento extra muros dell'attraversamento nord-sud di via Ridolfi. In senso est-ovest le espansioni a sud della ferrovia si appoggiano alla via di Carraia, appartenente anch'essa alla sistema di antichi itinerari, forse addirittura su tracciati della centuriazione romana, di collegamento della campagna al centro di Empoli.

La nuova espansione rispetto all'espansione urbana del secolo precedente è caratterizzata da un minore "respiro" urbano e dalla insufficienza degli spazi pubblici e delle aree a verde. Manca in ogni caso qualsiasi percepibile ambizione di qualità del disegno urbano.

L'introduzione di elementi di viabilità moderna estranei alla maglia urbana, come la variante alla SS 67 che utilizza i lungarni come segmenti di un itinerario di grande comunicazione, allontana ulteriormente la città dal fiume, consegnando l'Arno a quella funzione di "confine" che oggi la "città sulle due rive" intende rimuovere.

Da notare in questo periodo la realizzazione di un nuovo ponte sull'Arno (il ponte Balley) che collega il Viale Leonardo da Vinci, in territorio del comune di Vinci con il nuovo asse di via Alamanni. Questo itinerario va assumendo progressivamente il significato di nuovo margine urbano orientale del centro di Empoli. Sulla utilizzazione del nuovo ponte come reale alternativa al ponte vecchio di Empoli, sul nuovo collegamento tra Via Alamanni, la superstrada Fi-Pi-Li e la nuova SS 429 della Val d'Elsa si gioca, come si vedrà, il potenziamento del sistema tangenziale che costituisce uno degli interventi di maggior peso per la riorganizzazione funzionale della città.


5.3.3 Gli interventi contemporanei

La città contemporanea infine, tra il 1973 ed oggi, segna un evidente rallentamento della espansione urbana e una modalità nuova di crescita, essenzialmente fondata sulla realizzazione di quartieri di edilizia pubblica di dimensioni relativamente grandi.

Esempio tipico è il quartiere di Serravalle, che prolunga la città ad est lungo la riva dell'Arno, con uno schema più attento alla formazione di spazi pubblici articolati, anche se indifferente alla presenza del fiume e sordo alle sollecitazioni di qualità urbana che potevano derivarne. Altro esempio sono i nuovi quartieri occidentali, dove è evidente il tentativo di riprendere schemi di urbanizzazione più articolati, intorno a piazze e spazi comuni, che tuttavia restano irrimediabilmente "scollati" dalla città.

Le forti "aggiunte" di urbanizzazione nelle frazioni esterne: Marcignana, Osteria Bianca, Case Nuove-Pozzale hanno rilevanti effetti negativi, dal momento che caricano i fragili tessuti storici di un peso insostenibile sia dal punto di vista della vita collettiva che dal punto di vista della organizzazione territoriale.

Alla città contemporanea appartiene la fuoriuscita sistematica delle attività produttive dal centro urbano, con la formazione di aree specializzate per le attività industriali e artigianali. La grande area del Terrafino, già parzialmente occupata negli anni settanta, si riempie completamente e del pari si saturano le previsioni di PRG delle aree per insediamenti produttivi di Carraia e di Pontorme.

L'entrata in esercizio della superstrada Fi-Pi-Li, con le sue connessioni alla viabilità empolese ad ovest e ad est della città (al Terrafino e allo svincolo Bianconi) modifica radicalmente il ruolo della viabilità esistente: In particolare essa sottrae alla SS 67 e al suo tracciato ormai pienamente urbano le funzioni dedicate al traffico di attraversamento.

Da questa rilevante modificazione Empoli non ha ancora tratto tutte le conseguenze in termini di riprogettazione urbana e i potenziali vantaggi per l'alleggerimento del traffico nell'attraversamento urbano.


5.4 Idrografia e altimetria

Nella tavola 2.3, Carta dell'idrografia e altimetria, sono rappresentati i fiumi, i torrenti e i bacini d'acqua presenti sul territorio comunale; inoltre quest'ultimo è campito con colori differenti per zone altimetriche omogenee con gradiente di 25 metri.

La rappresentazione mette in risalto l'ampia zona di pianura (compresa tra 0 e 50 metri slm) che copre circa i due terzi del territorio comunale.

La zona di pianura comprende la fascia allungata in senso est-ovest, profonda tra 3 e 5 km, compresa tra la riva sinistra dell'Arno e il sistema collinare. La zona di pianura si spinge poi in profondità in senso nord-sud in corrispondenza della piana del fiume Elsa e delle valli dei torrenti Orme e Ormicello.

Sia la valle dell'Elsa che quella dei torrenti Orme e Ormicello hanno un andamento articolato in numerose digitazioni, create dalla confluenza dei numerosi corsi d'acqua provenienti dalle colline e dalle relative vallette. La presenza delle valli laterali dà luogo ad un paesaggio continuamente mutevole e ricchissimo di prospettive, nonostante le quote generalmente modeste dei rilievi.

Nella carta sono leggibili tre formazioni collinari principali: il sistema che digrada a ovest nella piana dell'Elsa e ad est nella piana dell'Ormicello e poi dell'Orme; le colline comprese tra la valle dell'Ormicello e la val d'Orme e il sistema compreso tra la val d'Orme, il Rio della Leccia, in comune di Montespertoli, e il Rio della Piovola.

La grandissima parte del sistema collinare resta al di sotto dei 100 metri, con l'eccezione del Poggione, al margine sud orientale del territorio comunale, che si eleva oltre i 200 metri slm.

Nelle aree collinari, lungo il reticolo idrografico, sono presenti numerosi invasi d'acqua di piccola dimensione. Nelle aree di pianura, in corrispondenza dell'ansa di Arnovecchio sono invece presenti specchi d'acqua di dimensioni notevoli, derivati dal riempimento di ex cave. La loro localizzazione in aree di emungimento dei pozzi acquedottistici e la loro diretta connessione con le acque di falda rende questa zona particolarmente vulnerabile, come si vedrà più in dettaglio nell'analisi idraulica.


5.5 Analisi percettiva

La tavola 2.7, Carta dell'analisi percettiva, rappresenta gli elementi di rilievo del territorio extraurbano empolese quali possono essere percepiti muovendosi lungo i principali percorsi verso (o dalla) città.

Le categorie di riferimento dell'analisi percettiva si rifanno a due principali fonti: da un lato alle teorizzazioni di Kevin Lynch sulla "leggibilità" dello spazio e sulla percezione della sua immagine da parte di coloro che lo percorrono; dall'altro lato ai contributi della scuola anglosassone sul townscape.

L'attenzione di Lynch è concentrata sulla costruzione dell'immagine della città da parte dei suoi abitanti. "L'immagine dell'ambiente è il risultato di un processo bidirezionale tra l'osservatore e il suo ambiente. L'ambiente suggerisce distinzioni e relazioni e l'osservatore, con grande adattabilità e in ragione dei suoi propri obiettivi, seleziona, organizza e conferisce significato a ciò che vede." Ciascun individuo crea e tiene a mente una sua propria immagine, ma sembra esserci un sostanziale somiglianza nelle immagini prodotte tra membri di uno stesso gruppo sociale. Sono proprio queste immagini condivise da gruppi sociali significativamente numerosi che interessano il pianificatore che aspira a modellare un ambiente che possa essere utilizzato da molte persone. Dunque l'analisi percettiva come strumento per la progettazione di un ambiente munito di significato, facile da riconoscere nelle sue parti e da organizzare in uno schema coerente per i suoi abitanti.

Con accentuazioni leggermente diverse e con maggiore attenzione al risultato estetico della percezione dello spazio Gordon Cullen negli stessi anni scriveva "Scopo del Townscape è di prendere in considerazione tutti gli elementi che concorrono a creare l'ambiente; edifici, alberi natura, acque, traffico, annunci pubblicitari e così via e di tenerli insieme in modo da realizzare il dramma". La matrice metodologica empirica di Cullen tende a far derivare il risultato estetico dalla percezione delle cose anziché da postulati formali. Una percezione fondata su categorie antinomiche come essere dentro o essere fuori, spazio aperto e spazio chiuso, vicino lontano, l'essere in alto o in basso. Assumono senso le divisioni, le sequenze, le continuità, i punti focali, le linee di forza, i dislivelli, i ritmi, le ondulazioni, e in generale tutte le articolazioni leggibili dello spazio.


5.5.1 Un'interpretazione finalizzata al progetto

L'analisi rappresentata nella Carta percettiva offre una interpretazione su quali siano gli elementi costitutivi della percezione dell'ambiente extraurbano. Essa contiene prese d'atto e giudizi di valore che costituiscono la base per azioni progettuali di salvaguardia, conservazione e di modificazione dell'esistente. La selezione degli elementi rappresentati è per lo più stata guidata da giudizi positivi sul loro valore e sulla desiderabilità (o ineluttabilità) della loro conservazione. Una più puntuale valutazione dei singoli elementi, quale sarà possibile in sede di Regolamento urbanistico, potrà portare a puntuali proposte progettuali di modificazione.

La simbologia adottata consente di localizzare una vasta gamma di percezioni, che vanno dalla presenza di significativi elementi fisici puntuali, alla registrazione di "sensazioni" dovute alla conformazione del territorio, come il restringimento o l'allargamento delle prospettive, il senso di confinamento o di apertura dell'orizzonte, i mutamenti di prospettiva nelle curve dei tracciati stradali.

Particolare sottolineatura è riservata agli elementi continui, che contribuiscono fortemente alla leggibilità del territorio aperto e in quanto tali richiedono di essere conservati e valorizzati: i filari alberati, le cortine edificate e i loro ritmi, le prospettive, la separazione tra elementi diversi, la localizzazione di manufatti interessanti. Ma l'analisi percettiva mette in evidenza anche sensazioni negative o disagi, come la presenza di barriere fisiche o semplicemente visuali oppure la presenza di rumori artificiali o di odori sgradevoli.

Nella zona collinare sono rilevanti elementi costitutivi dell'immagine del territorio: le macchie a bosco, i filari di cipressi, le cipressete che sottolineano le alture e gli andamenti delle valli minori.

Nella zona di pianura sono particolarmente rilevanti le indicazioni di elementi emergenti, come i grandi alberi (Pini ad ombrello o platani) che ombreggiano le aie delle severe case coloniche o le indicazioni di visuali aperte che, proprio per la tendenza alla saldatura delle cortine edificate lungo le strade, costituiscono elementi preziosi da salvaguardare.


5.6 La carta del paesaggio

Nella tavola 2.6, Carta del paesaggio, sono rappresentati gli elementi "emergenti" della copertura vegetale del territorio: i boschi, i vigneti, le piantagioni arboree, i cespugli.

La rappresentazione è tesa a mettere in evidenza le tessiture, gli orientamenti dei filari rispetto ai versanti collinari, la compattezza delle aree boscate, la presenza di aree verdi nel tessuto urbano.

Il paesaggio empolese è fortemente antropizzato e assume, da questo punto di vista, un evidente valore culturale: esso rappresenta infatti, insieme ai caratteri insediativi, il frutto della coevoluzione degli elementi naturali e delle trasformazioni operate dal lavoro dell'uomo attraverso gli ordinamenti colturali o l'uso "simbolico" di elementi vegetali (come i grandi pini marittimi o i platani presso l'aia delle antiche case coloniche), o ancora attraverso il modellamento del terreno o la regimazione del sistema delle acque superficiali. La presenza pervasiva dell'opera dell'uomo nella costruzione del paesaggio rende tanto più preziosi gli episodi "relitti" delle formazioni naturali, sia che si tratti di aree boscate rimaste miracolosamente fuori dalla "civilizzazione", sia che si tratti di ambienti ad elevata naturalità, come le aree ripariali e le aree prossime ai numerosi piccoli invasi d'acqua che costellano l'area collinare.

Nelle aree della pianura dell'Arno, accanto agli insediamenti più o meno compatti della città e delle sue frazioni periferiche, prevalgono colture intensive o monoculture come il grano, il mais oppure, più di recente, il girasole, inframmezzate ad appezzamenti a vite o a frutteto.

L'insieme degli insediamenti e delle colture dà luogo ad un paesaggio assai variato, anche per via della frammentazione degli appezzamenti, spesso coltivati come attività complementare ad una prevalente attività nei settori secondario o terziario.

I piccoli vigneti, gli appezzamenti a frutteto, i campi coltivati si spingono all'interno del tessuto urbano, che mantiene sempre una forte interrelazione con l'ambiente agricolo, sia pure residuo.

Mano a mano che dalla pianura si sale verso la collina il paesaggio assume maggiore complessità, per la compresenza di appezzamenti a vite e ad olivo, inframmezzati da aree a bosco talvolta di notevole dimensione e, ancora, da coltivazioni erbacee ed aree incolte.

Gli elementi di maggiore pregio, che il Piano strutturale dovrà mantenere sono:

- la complessità delle colture nelle aree collinari,

- gli elementi di continuità costituiti dalla vegetazione ripariale,

- l'integrità delle aree a bosco e possibilmente la ricucitura delle aree frammentate con opportuni corridoi ecologici,

- il mantenimento delle aree di naturalità, soprattutto i residui delle formazioni autoctone.

Gli elementi che sarà invece necessario correggere sono:

- l'assoluta prevalenza dei vigneti orientati a rittochino, che sono all'origine, come è noto, di processi di erosione e dilavamento del suolo,

- la crescita delle aree incolte,

- l'interruzione dei corridoi continui costituiti dai sistemi ripariali dei piccoli corsi d'acqua, dai filari e dalle siepi di separazione tra le colture,

- la sistematica distruzione dei canali di irrigazione e di scolo delle acque,

- l'interruzione dei sentieri che garantiscono la percorribilità pedonale delle aree a forte valenza naturalistica.


6. LE RISORSE AMBIENTALI

Le risorse ambientali sono rappresentate dal suolo, dalle acque superficiali e profonde, dall'aria, dall'ambiente acustico, dal popolamento vegetale ed animale e dalla biodiversità che li caratterizza.

Si è ancora assai lontani da una sufficiente conoscenza degli equilibri ecologici e dalla predisposizione di un bilancio ecologico attraverso il quale stabilire un "dosaggio" dei prelievi di risorse e delle immissioni di rifiuti capace di rispettare la capacità di carico dei luoghi.

La redazione di tale bilancio richiederebbe alcune specifiche azioni che dovrebbero accompagnare, in parallelo, la redazione degli strumenti gestionali del PRG:

- la predisposizione del sistema informativo indicato dal PTC della Provincia;

- la sistematizzazione delle conoscenze già disponibili sullo stato dell'ambiente e l'avvio delle ricerche necessarie a rendere sistematico lo schema stato-pressione-risposta descritto nel paragrafo 3.4;

- la costruzione, attraverso il sistema informativo, del sistema di indicatori necessario alla gestione dell'ambiente e al suo monitoraggio;

- l'avvio di un processo di Agenda 21 locale, per la sensibilizzazione della popolazione verso comportamenti di sostenibilità ambientale.

Nella stesura del presente Piano Strutturale si è scelto dare priorità all'approfondimento delle questioni legate alla difesa del suolo e alla minimizzazione del rischio idrogeologico, in accordo con le indicazioni del PTCP.

Allo scopo è stata predisposta una approfondita analisi geologica estesa a tutto il territorio comunale, che fa parte integrante del Piano Strutturale. Di essa si fornisce in sintesi una descrizione degli elaborati. L'indagine geologica a livello comunale è affiancata dall'approfondimento di una serie di temi:

- l'approfondimento relativo a due aree di sviluppo urbano strategiche,

- l'area di alimentazione dei pozzi aquedottistici di Publiser,

- le aree necessarie alla minimizzazione del rischio idraulico in val d'Elsa e in val d'Orme.

Sulla base dell'indagine geologica, del maggio 1998, è costruita la Carta della pericolosità, che prescrive per tutto il territorio comunale le regole e gli approfondimenti conoscitivi che devono accompagnare la realizzazione degli interventi di modificazione del territorio.

Gli aspetti naturali del territorio empolese sono analizzati attraverso la Carta dell'uso del suolo e attraverso l'indagine promossa dal Comune di Empoli e da Publiser nella quale si descrivono i caratteri salienti del popolamento vegetale ed animale in ambiente urbano ed extraurbano.


6.1 L'indagine geologica

L'indagine geologica sistematizza in un quadro coerente un gran numero di elaborati prodotti nel tempo, a partire dalle indagini del 1987, per comprendere i numerosi punti di controllo geognostico in possesso dell'UTC di Empoli, le indagini stratigrafiche relative ai pozzi per acqua nella piana di Empoli e infine i nuovi sondaggi e le penetrometrie appositamente eseguite.

Le carte descrittive dei parametri geologici. geomorfologici, idrogeologici ed idraulici del territorio empolese, come risultano dall'indagine geologica che fa parte integrante del Piano Struttura, sono le seguenti:

- carta geologica

- carta geomorfologica

- carta dell'acclività

- carta idrogeologica

- carta idraulica

- carta geotecnica

- carta litotecnica.

L'insieme delle analisi svolte ha consentito di redigere la "Carta della pericolosità", ovvero una zonizzazione del territorio finalizzata a definire il tipo di indagini e le eventuali particolari tecniche di intervento rese necessarie dai parametri geomorfologici, sismici e idraulici delle diverse zone.

Sono poi state approfondite un certo numero di tematiche di dettaglio: la costruzione della Carta della pericolosità per le zone strategiche di Pratovecchio e di Case Gerini-Rigatti; la definizione delle aree di rispetto dei campi pozzi di alimentazione degli acquedotti; la valutazione del rischio idraulico nel bacino del fiume Elsa, in vista dell'espansione dell'insediamento industriale del Terrafino.

L'indagine geologica è conclusa da indicazioni-guida per la fattibilità delle varie tipologie di opere. Le quattro classi di fattibilità indicate dalla Delibera regionale n. 94/85 sono rapportate alla zonizzazione della Carta della pericolosità e riferite alle diverse tipologie di intervento al fine di indicare gli eventuali condizionamenti che possono limitarne o condizionarne la realizzazione.

Si rimanda alla indagine geologica, che fa parte integrante del Piano Strutturale, per la descrizione dettagliata della metodologia utilizzata, delle campagne di indagine condotte e dei risultati ottenuti. Nelle note che seguono si riprendono solo gli elementi principali utili alla completezza del quadro conoscitivo.


6.1.1 Geologia, geomorfologia e acclività

La carta geologica (tav. 1.1) rappresenta la distribuzione dei terreni affioranti, la loro natura litologica e i rapporti stratigrafici e strutturali esistenti tra di essi. Il territorio comunale appare suddiviso in due grandi formazioni: i depositi alluvionali di età quaternaria che costituiscono la zona di pianura e i depositi di età pliocenica che formano l'ossatura delle zone collinari.

Nella carta geomorfologica (tav. 1.2) sono rappresentati gli elementi che denotano instabilità in atto o potenziali:

- Le frane

Sono numerose ma di entità limitata, per lo più in zone agricole con l'eccezione delle frane di Monterappoli, Casa del Fontino e Casa Pogni.

I fenomeni di dissesto, esclusivamente in collina, sono in crescita, ma sono per lo più da considerare come smottamenti e solo più raramente come fluidificazione delle argille (soliflussioni). La maggior parte dei dissesti riguarda versanti con acclività superiore ai 15°, che costituisce l'angolo di riposo delle argille. I pendii di acclività superiore ai 15° sono dunque potenzialmente instabili a seconda del grado di imbibimento del terreno, della presenza di copertura vegetale e di altre caratteristiche geologiche e antropiche.

- I soliflussi

Sono movimenti gravitativi che coinvolgono solo lo strato superficiale del terreno; sono particolarmente frequenti nel settore sud-est della collina.

- Le aree denudate e il ruscellamento diffuso con calanchi

Sono aree interessate da fenomeni erosivi di notevole entità. Rappresentano stadi evolutivi della degradazione di terreni argillosi quando vengono privati della copertura vegetale naturale e si trovano su versanti di acclività elevata.

- I cigli di scarpata

Delimitano in tutta la fascia collinare il bordo superiore delle scarpate nelle aree di affioramento delle sabbie e dei conglomerati. Tali scarpate possono raggiungere altezze considerevoli (10-15 metri) e acclività di quasi 90°. Le fasce di terreno che bordano i cigli possono risultare particolarmente instabili per fenomeni di crollo che possono essere favoriti da linee di frattura, da erosioni al piede, da circolazione idrica.

- Le creste sottili

Sono potenzialmente soggette a divenire instabili in conseguenza di sollecitazioni sismiche di notevole entità.

Nella Carta dell'acclività (tav. 1.3) è rappresentata la distribuzione geografica delle sette classi considerate. La maggior parte dei dissesti, come si è detto, si sono verificati nelle argille plioceniche in condizioni di acclività superiori a 15°, ovvero nelle tre ultime classi di acclività considerate (15°-20°, 20°-25°, oltre 25°).


6.1.2 Idrogeologia

Nella carta idrogeologica (tav. 1.4) sono riportati i pozzi per acqua delle centrali acquedottistiche e dei privati segnalati. Sono poi indicate le sorgenti, le classi di permeabilità dei terreni di collina e di pianura, la piezometria della piana alluvionale di Empoli costruita con i dati della rete di controllo di Publiser.

Nella territorio empolese si possono distinguere due sistemi di acquiferi: il sistema degli acquiferi collinari e il sistema degli acquiferi di pianura.

Gli acquiferi collinari, sia nei terreni a permeabilità alta che a permeabilità media hanno comunque portate limitate per via della ridotta dimensione dei bacini di alimentazione.

Gli acquiferi di pianura hanno sede nei terreni delle alluvioni attuali e recenti a granulometria grossolana e media (ghiaie e sabbie) affioranti in alcuni settori della pianura.

Il sistema alluvionale della pianura d'Empoli è formato da due acquiferi principali:

- l'Acquifero A1 (superiore): è essenzialmente un livello sabbioso, localmente ciottoloso, lenticolare e di spessore variabile entro 15 metri dal piano di campagna;

- l'Acquifero A2 (inferiore) è legato ad un livello ciottoloso-ghiaioso presente alla base del ciclo sedimentario, di spessore variabile (fino ad un massimo di 10 metri), il tetto della falda si trova tra i 10 e i 20 metri dal piano di campagna.

I due acquiferi sono tra loro separati da un setto argilloso. L'acquifero inferiore è l'acquifero principale dell'area: da esso attinge la maggior parte dei pozzi delle centrali acquedottistiche.


6.1.3 Carta idraulica

Nella Carta idraulica (tav. 1.5) sono riportati i dati relativi alla perimetrazione delle aree a rischio di inondazione e ristagno.

Tali dati sono dedotti dall'analisi delle informazioni sugli eventi alluvionali verificatisi in passato. Sono riportate le aree sistematicamente interessate dalle esondazioni (1844, 1966, 1992) e le aree di ristagno delle acque. Sono indicati inoltre i punti di rottura degli argini e i punti di uscita dall'alveo dei rii minori; le altezze raggiunte dall'acqua sul piano di campagna e la delimitazione degli ambiti fluviali A1, A2 e B secondo la deliberazione C.R. n. 230 del 1984.

La Carta idraulica mette in evidenza l'ampiezza delle aree empolesi la cui utilizzazione deve ritenersi "condizionata" dal rischio di esondazione e dalla difficoltà di drenaggio delle acque superficiali.

Sulla base di questa carta si sono definite le aree da vincolare ai fini della minimizzazione del rischio idraulico, ampliando parzialmente le aree allo scopo previste nel PTCP. L'estensione del vincolo è indicata come invariante nello Statuto dei Luoghi e nelle relative norme di salvaguardia.


6.1.4 Carta litotecnica e geotecnica

Nella tavola 1.6 sono rappresentate le aggregazioni di unità geologiche omogenee dal punto di vista litotecnico. La Carta classifica nella stessa categoria litotecnica terreni che possono manifestare comportamento meccanico omogeneo, indipendentemente dalla posizione stratigrafica, dai rapporti geometrici e dall'età.

Sia il territorio collinare che il territorio di pianura sono stati classificati in tre classi litotecniche:

- Per la collina si tratta della Classe A1, con caratteristiche litotecniche buone, la classe A2, con caratteristiche litotecniche mediocri e la classe A3, con caratteritiche litotecniche da medocri a scadenti.

- Per la pianura si tratta della classe B1, con caratteristiche litotecniche buone, la classe B2 con caratteristiche mediocri e la classe B3 con caratteristiche scadenti.

Come si può agevolmente osservare nella zona collinare la classe più diffusa è la A3 e in subordine la A1; nella pianura sono prevalenti i litotipi della classe B3, con una consistente presenza della categoria B2 nell'area di Serravalle-Arnovecchio e di Castelluccio-Riottoli.

La Carta geotecnica (tav. 1.7) e le relative sezioni sono state costruite su un gran numero di prove penetrometriche e di sondaggi derivanti dalla documentazione di accompagnamento delle domande di concessione edilizia.

Anche per le caratteristiche geotecniche la classificazione ha fatto riferimento distintamente all'ambito collinare e all'ambito di pianura.

Nei terreni di collina sono state individuate tre classi di terreni con caratteristiche geotecniche omogenee:

- la classe B, con caratteristiche buone in funzione del grado di addensamento dei litotipi;

- la classe D con caratteristiche geotecniche da discrete a scadenti in funzione del grado di consolidamento dei terreni e della presenza di acqua nelle intercalazioni argillose confinate che può portare ad un decadimento dei parametri meccanici dei terreni;

- la classe S, con caratteristiche molto scadenti.

Nei terreni di pianura prendendo come riferimento una resistenza alla penetrazione (Rp) di 20 kg/cm2 sono stati individuati in ciascun diagramma penetrometrico intervalli omogenei caratterizzati da un valore costante di Rp. A tali intervalli è stata associata una classe geotecnica:

- la classe B, con Rp sempre superiore a 20 kg/cm2 presenta buone caratteristiche geotecniche;

- la classe D, con Rp compreso tra 10 e 20 kg/cm2 presenta caratteristiche geotecniche discrete;

- la classe S, con Rp mediamente intorno a 10 kg/cm2 o meno presenta caratteristiche geotecniche scadenti.

La classificazione del territorio secondo le classi geotecniche così riconosciute mostra nella pianura una netta prevalenza di zone con caratteristiche geotecniche discrete o buone. Da notare la fascia di terreno con caratteristiche scadenti proprio in corrispondenza del tracciato della superstrada Fi-Pi-Li, che già in fase di costruzione ha provocato cedimenti del terreno anche di notevole entità. In collina la maggior parte dei terreni è classificata con caratteristiche geotecniche da scadenti a discrete.


6.1.5 Carta della pericolosità

La Carta della pericolosità (tav. 1.15) rappresenta la sintesi di tutte le conoscenze geologico-tecniche fin qui descritte. Lo scopo della carta della pericolosità è di indicare le aree nelle quali i parametri geomorfologici, sismici e idraulici sono tali da condizionare gli eventuali interventi alla esecuzione di analisi più approfondite o comunque a particolari tecniche di intervento.

Le classi di pericolosità individuate sono quattro:

Classe 1 Pericolosità irrilevante

Sono aree senza limitazioni derivanti da caratteristiche geologico-tecniche, morfologiche e idrauliche. Ne fanno parte le aree collinari senza precedenti di inondazioni e in situazione favorevole di alto morfologico.

Classe 2 Pericolosità bassa

Sono aree con caratteristiche geologico-tecniche discrete, ma che possono localmente presentare caratteristiche peggiori e richiedono quindi indagini geognostiche supplementari di supporto alla progettazione degli interventi. Ne fanno parte anche le aree di fondovalle per le quali non vi siano notizie storiche di precedenti inondazioni e si trovino in condizioni favorevoli di alto morfologico rispetto alla piana alluvionale adiacente.

Classe 3 Pericolosità media

Sono aree che si trovano in condizioni geologico-tecniche, morfologiche e idrauliche tali da far ritenere che il sito si trovi al limite dell'equilibrio e/o possa essere interessato da difficoltoso drenaggio delle acque superficiali. Ogni intervento edilizio è fortemente limitato e deve essere preceduto da indagini estese all'intera area; sono da prevedersi interventi di bonifica e/o l'adozione di tecniche di fondazione di un certo impegno. La fattibilità degli interventi deve essere valutata alla luce di uno studio sul grado di rischio e sull'efficienza delle eventuali opere idrauliche presenti.

Classe 4 Pericolosità elevata

Sono le aree interessate da fenomeni di dissesto (frane, forte erosione, frequenti inondazioni) o fenomeni di elevata amplificazione sismica o di liquefazione dei terreni. Sono inoltre comprese le aree di fondovalle non protette da opere idrauliche per le quali vi siano notizie storiche di esondazioni e siano poste in posizione morfologicamente sfavorevole.

Complessivamente la Carta della pericolosità mostra sia in collina che in pianura un esiguo numero di aree appartenenti alla classe di pericolosità 4.

In collina le classi 3 e 4 sono limitate alle zone con condizioni geomorfologiche e acclività tali da ritenerle al limite della stabilità e alle aree di dissesto. La classe 1 ha la massima diffusione in corrispondenza della zona Cerbaiola-Monteboro, mentre la classe 2 caratterizza la maggior parte della collina.

In pianura non sussistono zone di pericolosità elevata, mentre la classe di pericolosità 3 interessa una ampia fascia a sud della ferrovia e ad essa parallela che si estende, a cavallo del tracciato della superstrada Fi-Pi-Li, dallo svincolo Bianconi al Terrafino.


6.2 Le analisi di dettaglio

Per alcune questioni strategiche, come si è detto, sono stati condotti approfondimenti finalizzati direttamente alle previsioni del Piano strutturale. Tali approfondimenti hanno consentito di verificare e in parte di ampliare le prescrizioni del PTRC in materia di aree soggette a rischio idraulico.

Per le due aree di Pratovecchio e di case Gerini-Rigatti, al margine occidentale dell'abitato di Empoli, sono stati condotti approfondimenti al fine di valutare le condizioni di fattibilità dei possibili interventi di Piano. Si tratta rispettivamente della realizzazione del nuovo svincolo tra la superstrada Fi-Pi-Li, la nuova SS 429 della Val d'Elsa e la SS 67 nell'area di Pratovecchio e di nuovi potenziali insediamenti urbani nell'area Gerini-Rigatti.

Per entrambe le aree sono state approfondite tutte le analisi già descritte per il territorio comunale, fino ad arrivare ad una specifica Carta della pericolosità. L'ampiezza delle aree soggette a fenomeni di inondazione e di ristagno delle acque ha portato ad una articolazione delle classi di pericolosità tale da separare la componente di penalizzazione dovuta al rischio idraulico dalla penalizzazione dovuta alle caratteristiche geologico tecniche dei terreni. Così che l'eventuale soluzione dei rischi di inondazione possa rendere utilizzabili i terreni con caratteristiche geotecniche buone o discrete. Nelle tavole da 1.16 a 1.22 è trattata l'area di Pratovecchio. Nelle tavole da 1.23 a 1.29 è trattata l'area di Case Gerini-Rigatti.

Un secondo tema di approfondimento di primaria importanza ha riguardato la salvaguardia delle falde acquifere di alimentazione degli acquedotti, che rappresentano una delle grandi ricchezze del territorio empolese. In ottemperanza al D.P.R. n. 236/88 sono state definite le zone di tutela assoluta, le zone di rispetto e le zone di protezione dei campi acquedottistici situati nel territorio comunale.

Le zone di rispetto sono state suddivise, utilizzando una metodologia coerente con le più aggiornate indicazioni, in relazione all'importanza e alla vulnerabilità della risorsa in zone di rispetto ristretta, nelle quali i tempi di arrivo alla captazione di un fronte inquinato sia di almeno 60 giorni, e zone di rispetto allargata, nella quale l'isocrona sia di 180 (o più) giorni. La protezione delle aree di rispetto può essere basata su criteri "statici" (divieti e vincoli) adatti a captazioni di piccola entità o criteri "dinamici" (attivazione di un sistema di monitoraggio in grado di segnalare con tempi di sicurezza gli eventuali fenomeni di degrado qualitativo) adatti a captazioni di portata elevata.

I campi studiati sono: Prunecchio, Serravalle Arnovecchio, Farfalla, Corniola, Terrafino, Riottoli, Castelluccio. La sintesi degli studi effettuati è riportata nella tavola 1.30.

Per la Val d'Elsa è stato condotto uno studio accurato ai fini della valutazione del rischio idraulico, finalizzato soprattutto a verificare le condizioni per il possibile ampliamento della zona industriale del Terrafino. Tale valutazione ha messo in evidenza le aree a rischio, ben circoscritte nel bacino a monte e anche, con entità inferiore, nel tratto di confluenza con l'Arno; ha esaminato le aree per il contenimento del rischio idraulico previste dal Piano di Bacino e le opere in corso di realizzazione da parte del Provveditoriato alle Opere Pubbliche.

Secondo le valutazioni effettuate, le opere già previste dal Piano di Bacino e in corso di realizzazione sono in grado di ridurre di 2/3 la massima piena del fiume, consentendo la sicurezza anche per portate di 950 mc/s che costituiscono i tempi di ritorno di piena duecentennali. Tuttavia si consiglia di provvedere al rialzamento della zona industriale e di procedere poi ad una attenta valutazione della rete di regimazione locale da espandere mano a mano che verrà predisposta ed ampliata la zona industriale.


7. ASPETTI NATURALI DEL TERRITORIO EMPOLESE

In questa sezione analitica si prendono in considerazione la carta dell'utilizzazione agricola del territorio aperto e le aree boschive e alcuni caratteri qualitativi del popolamento vegetale ed animale. Questi ultimi sono desumibili dalla "metodica e paziente serie di rilevamenti e di attività di osservazione sulla fauna" condotte dal Gruppo Empolese di Studi Ornitologici. Ad essi si devono anche le informazioni su aspetti naturali essenziali comunque propedeutici alla zoologia.

Gli aspetti naturalistici, il riconoscimento delle unità ecosistemiche e degli ecomosaici, ovvero della combinazione spaziale e funzionale di unità ecosistemiche in "sistemi di ecosistemi", è sicuramente una delle componenti meno esplorate, ma potenzialmente più interessanti in vista del mantenimento di uno sviluppo sostenibile fondato su una accorta gestione degli equilibri dinamici naturali.


7.1 Uso del suolo

La tavola 2.4, Carta dell'uso del suolo, offre una rappresentazione principalmente finalizzata a descrivere le utilizzazioni agricole e naturali del territorio aperto. I centri urbani sono rappresentati solo nel loro perimetro, definito con Deliberazione comunale del 29.6.93.

L'uso del suolo esterno ai centri abitati è rappresentato con un discreto livello di dettaglio, distinguendo le aree urbanizzate da quelle ad uso agricolo, dai boschi e dagli incolti. Nelle aree coltivate sono distinte le aree a colture erbacee da quelle a frutteto, a vite e ad olivo e sono indicate le zone nelle quali le diverse colture sono tra loro consociate.

Nelle aree di pianura emerge con evidenza la grandissima prevalenza di colture erbacee, inframmezzate da una discreta presenza di appezzamenti coltivati a vite. Le aree a frutteto sono relativamente rare. Da notare le aree a vivaio che, pur essendo poco numerose, hanno dimensioni significative e debbono essere tenute sotto controllo per i loro rilevanti effetti ambientali, sia per quanto riguarda l'intensità d'uso dell'acqua e i rischi di inquinamento sia per quanto riguarda l'impermeabilizzazione del territorio (vasetterie) e gli aspetti estetici.

Nei tre sistemi collinari più sopra indicati risulta evidente la frammentazione dell'uso del suolo in una grande varietà forme di coltivazione. I terreni collinari alle quote più basse tendono ad essere utilizzati per la coltivazione della vite e per le colture erbacee consociate a vite. Alle quote maggiori le viti lasciano il posto agli olivi, anch'essi variamente consociati, e alle zone a bosco.

La frammentazione è rimarchevole anche per le aree a bosco e anche quando esse appartengono alla medesima formazione collinare. Solo quattro aree a bosco superano i 15 ettari: una in corrispondenza di Monteboro ad ovest e tre nell'area compresa tra Poggio Secco e San Bartolomeo a Martignana ad est.

Infine occorre notare la notevole estensione degli incolti, che si collocano soprattutto nelle fasce collinari più alte, non di rado al margine delle aree boschive. Anche nelle colline empolesi si è in presenza del fenomeno, seppur limitato, della crescita spontanea delle aree boschive.


7.2 Flora e fauna

Come si è detto il Piano Strutturale fa riferimento, per questo tema, all'indagine promossa da Publiser e dall'Amministrazione comunale sugli aspetti naturali del territorio empolese. In tale lavoro il popolamento vegetale e il popolamento animale vengono descritti nella loro componente urbana e nella loro componente extraurbana.

Per l'uno e per l'altro campo di indagine si riconoscono in forma descrittiva le specie autoctone e quelle allogene, le modificazioni che derivano dagli effetti dell'azione umana sia per la "colonizzazione" dello spazio dovuta agli usi agricoli sia per la sottrazione di habitat derivante dall'urbanizzazione del territorio. In particolare per l'avifauna sono indicate le specie stanziali e quelle stagionali, il numero di coppie osservate, gli esiti delle politiche di protezione fin qui messe in atto.

Da tali descrizioni, corredate da repertori delle specie, e dall'esame della Carta dell'uso del suolo emergono le seguenti rilevanti indicazioni per il Piano strutturale:

- Un certo numero di specie animali e vegetali che connotano specificamente l'ambiente empolese richiede specifiche politiche di protezione per evitare il rischio della loro scomparsa dall'area.

- Sussistono formazioni relitte di ambienti rimasti "immuni" dagli effetti dalle attività antropiche ai quali vanno riconosciuti caratteri di rarità e di elevato valore naturalistico; come tali essi debbono essere sottoposti a particolari regimi di salvaguardia.

- Sussiste una varietà di situazioni colturali ed ambientali che costituisce ricchezza paesaggistica e, con ogni evidenza, risorsa ai fini della biodiversità.

- Sussiste una frammentazione assai accentuata delle coltivazioni e delle aree naturalistiche. In particolare per queste ultime sono pensabili politiche di aggregazione in unità di maggiori dimensioni ottenute con politiche di riforestazione e rinaturazione.

- Sussiste una ampia formazione di incolti, tendenzialmente crescente. Se gli incolti aumentano gli spazi di naturalità essi indicano anche processi di degrado del territorio.

- Sussiste un reticolo idrografico assai vario e fitto a cui corrisponde una rete di "corridoi ecologici" continui formati dalla vegetazione ripariale che costituisce l'habitat di numerose specie animali e vegetali. Tale rete può costituire l'elemento portante di una rete di corridoi ecologici da progettare in funzione di nuovi più stabili equilibri degli ecomosaici presenti nel territorio empolese.