Testata della Rete civica del comune di Empoli
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Il piano regolatore generale di Empoli

IL PIANO STRUTTURALE

PARTE QUARTA - SISTEMI E UNITA’ TERRITORIALI ORGANICHE ELEMENTARI


8. IL SISTEMA DEI SISTEMI

Nell’analisi dei sistemi costitutivi, la struttura del territorio è scomposta orizzontalmente in "piani" di lettura omogenei, funzionalmente distinti. Con il termine "sistema" si indicano le parti di territorio in cui sono ospitate in modo prevalente alcune funzioni e le relazioni che legano ciascuna parte alle altre del medesimo sistema. Ciascun sistema è formato da componenti tra loro integrate ma non necessariamente contigue, che assumono un ruolo peculiare nel territorio. La caratterizzazione delle singole componenti di ciascun sistema è definita, oltre che dalle relazioni con le altre componenti, dalle relazioni con gli altri sistemi. I singoli sistemi e le loro relazioni compongono il Sistema dei sistemi che definisce, nel suo complesso, la struttura fisica e funzionale del territorio.

Il Piano Strutturale identifica, ai fini del perseguimento dello sviluppo sostenibile, cinque sistemi, riferiti al tipo di risorse coinvolte:

  • Sistema della residenza ( R )
  • Sistema della produzione ( P )
  • Sistema dei servizi ( S )
  • Sistema infrastrutturale ( F )
  • Sistema ambientale ( A )

In ciascun sistema sono riconoscibili più sub-sistemi in cui si accentuano la comune identità e la funzione prevalente. Nel territorio comunale sono individuati diciotto sub-sistemi. Ciascun sistema è rappresentato in una specifica tavola:

2.9 Il sistema della residenza

2.10 Il sistema della produzione

2.11 Il sistema dei servizi

2.12 Il sistema infrastrutturale (rete viaria e ferroviaria)

2.13 Il sistema infrastrutturale (reti tecnologiche)

2.14 Il sistema ambientale.

La Carta d’insieme "I sistemi" (tav. 3.1) permette di cogliere le relazioni tra i diversi sistemi.


8.1 Il sistema della residenza

La tavola 2.9, Carta del sistema della residenza, permette di cogliere la diversa declinazione dei modi dell’abitare nell’area empolese e le connotazioni qualitative e quantitative di ciascun modo.

Connotano il sistema della residenza la maggiore o minore densità territoriale, la matrice dell’urbanizzazione, la forma urbana più o meno riconducibile ad un disegno pianificato, la dotazione e la qualità degli spazi pubblici, la suscettibilità di trasformazione, la commistione funzionale.

Il sistema della residenza è fortemente interrelato con il sistema dei servizi, con il sistema delle reti di urbanizzazione primaria, con le infrastrutture stradali e ferroviarie e con il sistema ambientale. Le reti per il trasporto dell’energia e la rete fognaria coprono l’intera estensione urbana e la gran parte dei nuclei insediativi esterni. Il rapporto con le altre infrastrutture e con i servizi è invece peculiare per ciascuna componente del sistema della residenza.

Sulla base di tali criteri nel sistema della residenza sono riconoscibili i seguenti sub-sistemi:

R1 "La città storica"

R2 "La città consolidata"

R3 "La città filiforme"

R4 "La città rarefatta".

8.1.1 La città storica

Fanno parte del sub-sistema della "città storica": i luoghi centrali della città, compresi nel "quadrato d’Empoli" e nelle sue antiche espansioni extra muros; i nuclei storici dei centri minori, come Pontorme, S. Maria a Ripa, Avane, Moterappoli; i capisaldi antichi dell’insediamento abitativo nel territorio.

I tratti salienti della città storica sono i manufatti architettonici, gli indizi fisici della successione degli usi e dei significati dei luoghi, la concentrazione delle più importanti sedi amministrative, religiose, culturali.

La città storica rappresenta per tutta la collettività empolese, non solo per i residenti, il luogo della rappresentanza civile e il luogo di maggior interesse per la vita di relazione. Il "giro d’Empoli" ovvero la passeggiata serale nella quale ci si guarda e ci s’incontra rimane momento fondamentale della vita della collettività, nonostante l’ampliamento degli orizzonti fisici e sociali della vita quotidiana e nonostante la moltiplicazione dei mezzi di comunicazione e delle forme di relazione.

Il tessuto urbano si caratterizza per la qualità dello spazio pubblico e per la varietà delle funzioni insediate. La funzione residenziale è prevalente, ma si accompagna ad una forte caratterizzazione commerciale dei piani terra e alla compresenza di attività terziarie.

La città storica è estremamente compatta e povera di spazi verdi, anche nella forma privata dei giardini interni.

I problemi della città storica sono essenzialmente problemi di degrado del patrimonio edilizio, problemi di mantenimento della funzione residenziale "scacciata" dalle funzioni terziarie, problemi di accessibilità.

I primi due ordini di problemi richiedono specifiche politiche di incentivazione alla riqualificazione e regole d’uso del patrimonio edilizio esistente, espresse nello Statuto dei Luoghi.

I problemi di accessibilità derivano dal conflitto tra la forte attrattività dovuta alle funzioni ora ricordate e una domanda di accessibilità prevalentemente automobilistica. Ne derivano tendenze alla compromissione della qualità dei luoghi per l’eccessiva presenza di automobili ferme o in movimento, conflitti tra i movimenti di pedoni e biciclette la circolazione automobilistica. Il Piano Urbano del traffico, illustrato nel paragrafo 12.1, propone una serie di possibili interventi per la soluzione di tale conflitto che il Piano Strutturale fa proprie.

Le dinamiche della città storica sono fortemente interrelate alle dinamiche degli altri sub-sistemi della residenza.

Le politiche di pedonalizzazione e di diminuzione della pressione automobilistica nelle aree centrali possono riversare nella aree immediatamente limitrofe problemi di accessibilità e di parcheggio. Le politiche di incentivazione della riqualificazione del patrimonio edilizio degradato nella città storica presentano livelli di fattibilità inversamente proporzionali all’ampiezza delle previsioni di nuova espansione edilizia nella città consolidata. Le politiche di concentrazione delle attività commerciali, terziarie e dei servizi nelle aree centrali possono impoverire i tessuti residenziali della città consolidata, soprattutto nelle espansioni periferiche.


8.1.2 La città consolidata

Il sub-sistema della "Città consolidata" comprende le espansioni prevalentemente residenziali ottocentesche e novecentesche fino ai nuovi quartieri periferici contemporanei. La compattezza dei tessuti è ordinata secondo una matrice geometrica regolare che si sfrangia mano a mano che dalle aree più centrali si va verso i margini periferici. In particolare sono estranei alla regolarità della matrice urbanistica tradizionale i quartieri di nuova edificazione, in sè conclusi secondo autonomi allineamenti.

Nel sub-sistema è prevalente la funzione residenziale, commista ad una presenza ancora notevole di aree industriali, per lo più dismesse o in via di dismissione.

Il tessuto urbano è qualitativamente discontinuo. E’ più articolato e più ricco di spazi pubblici nelle aree immediatamente circostanti la città storica, dove l’urbanizzazione ottocentesca e dell’inizio del Novecento nel tracciare i nuovi assi dell’espansione urbana ha ricavato ampie piazze e isolati regolari con giardini interni.

E più monotona e povera di spazi pubblici nelle urbanizzazioni compatte degli anni del dopoguerra. Nelle espansioni a sud della ferrovia, in particolare, l’allineamento di una edificazione piuttosto frammentaria lungo le strade extraurbane non ricompone alcun disegno urbano coerente.

La fascia urbana settentrionale appare particolarmente problematica anche dal punto di vista della sua appartenenza alla città compatta. Lungo tale fascia si collocano "oggetti" fisicamente e funzionalmente disomogenei, allineati intorno alla SS 67, che non ha ancora perso i suoi connotati di itinerario della grande viabilità extraurbana. "Oggetti" che nella loro sequenza suggeriscono un forte senso di discontinuità urbana. Partendo dall’estremo occidentale l’ampia zona "vuota" destinata all’espansione dell’Ospedale si alterna ai quartieri recenti e poi al sistema di piazze e di edifici ancora oggi incompiuto derivante dalla colmata del Piaggione. Ne fanno parte le piazze Ristori, Matteotti e Guerra, insieme a via Battisti, ad ovest del ponte vecchio e ne fa parte, ad est del ponte, il moderno edificio "isolato" della Fiera. La sequenza continua con i quartieri recenti e, al di là dell’Orme, il Palazzetto dello sport e lo stadio, con i loro ampi spazi circostanti. Conclude la fascia urbanizzata l’espansione moderna del quartiere di Serravalle con edifici alti e lamellari, del tutto estranei al tradizionale isolato empolese.

Il ripensamento della discontinuità della fascia settentrionale, insieme alla riprogettazione in senso urbano della SS 67 e alla valorizzazione dell’elemento unificante del parco delle rive dell’Arno, costituiscono uno dei problemi urbanistici di maggiore impegno del nuovo PRG.

Le relazioni della "Città consolidata" con il sistema dei servizi sono di natura differente da quelle del sub-sistema della "Città storica". Nelle aree compatte più prossime alla Città storica la prevalente funzione residenziale è accompagnata dalla presenza di attività commerciali e terziarie, tra cui numerosi servizi pubblici di scala comprensoriale e locale, che introducono elementi di vivacità nella scena urbana. La complessità delle funzioni si impoverisce via via nelle aree fittamente edificate negli anni Cinquanta e Sessanta, che appaiono quasi esclusivamente residenziali.

Nel periodo più recente la città consolidata si arricchisce di nuovi servizi collocati di regola al margine urbano. Sono servizi di grande dimensione, come la Piscina nel parco di Serravalle, il già ricordato complesso sportivo alla confluenza dell’Orme, o la Fiera d’Empoli, oppure ancora l’Ospedale nuovo o il complesso scolastico di via Sanzio. Per la loro dimensione e per la loro collocazione isolata al centro di spazi di pertinenza esclusi dalla fruizione pubblica i nuovi servizi contribuiscono pochissimo all’arricchimento dello spazio urbano, apparendo in realtà come elementi di discontinuità e di separazione.

La città consolidata è suscettibile di modificazioni limitate, soprattutto legate al ricambio di funzioni nelle aree industriali dismesse. Le opportunità che ne derivano devono essere prioritariamente dedicate all’arricchimento degli spazi pubblici e alla introduzione di servizi finalizzati alla formazione di polarità urbane in grado di rafforzare l’identità dei luoghi e di consentire ai residenti di soddisfare le necessità della vita quotidiana minimizzando la mobilità automobilistica obbligata.

La città consolidata presenta un interfaccia diretto con il sistema della produzione sia per la presenza nel tessuto urbano, come si è detto, di attività industriali più o meno in attività, sia per la presenza al margine urbano delle due grandi aree di insediamento produttivo di Pontorme e di Carraia, appartenenti al sub-sistema della produzione compatta. Ne derivano problemi di compatibilità ambientale, problemi di attraversamento di aree residenziali da parte del traffico commerciale e problemi di qualità dello spazio urbano, che andranno affrontati con una accurata progettazione degli elementi viari di interfaccia.

La città consolidata presenta anche un evidente interfaccia con il sistema ambientale, sia nella componente delle "Riserve urbane" ovvero degli spazi verdi della città, sia nella componente delle "Riserve della produzione" al margine urbano, dove il territorio agricolo si incunea profondamente nelle discontinuità dell’edificato, sia nella componente delle riserve fluviali che costituiscono l’elemento forte del sistema ambientale.


8.1.3 La città filiforme

Il sub-sistema della "Città filiforme", quantitativamente assai meno consistente dei due sub-sistemi delle residenza sopra ricordati, comprende parti della città di recente espansione, sviluppatesi sulle antiche strade che attraversavano il territorio agricolo. Su tali percorsi si attestavano in origine i nuclei della struttura agricola che punteggiavano il percorso in forma rarefatta senza raggiungere, se non in tempi recenti, vera e propria consistenza di aggregato urbano.

Oggi tali aggregati, si possono definire "filamenti" della struttura urbana di Empoli. La "Città filiforme" è frutto di un ventaglio articolato di modalità di espansione urbana.

Ad un estremo sta la crescita per successive addizioni storicamente consolidate di edifici singoli, in genere di modeste dimensioni e di iniziativa privata, aggregati in cortine continue ai lati della strada, a formare insediamenti di qualità spesso elevata, non foss’altro per il rapporto diretto con paesaggi di pregio.

La degenerazione di questo modello è lo sgranamento lungo le strade di singoli edifici isolati, con forte consumo e tendenziale compromissione estensiva degli spazi, privi di identità e di significato urbano.

All’altro estremo si collocano gli episodi, numerosi a partire dagli anni Settanta, di localizzazione extraurbana di quartieri di edilizia residenziale pubblica, anche di dimensioni notevoli, appoggiati ai nuclei storici esterni. La città filiforme in questo caso non è tanto l’allineamento delle cortine edificate lungo la strada quanto l’uso strumentale della strada come matrice dell’urbanizzazione, con una attenzione rivolta alla tipologia edilizia piuttosto che alla formazione di spazi urbani. Anche quando la dimensione dei nuovi quartieri conferisce spessore trasversale all’edificato la povertà degli spazi pubblici configura ambienti urbani scarsamente caratterizzati e di qualità modesta.

La città filiforme è prevalentemente residenziale, largamente dipendente per i servizi e le attrezzature urbane dalla città compatta e storica. Abitare nella città filiforme comporta una elevato livello di motorizzazione individuale e la disponibilità ad una elevata mobilità automobilistica per le necessità della vita quotidiana. La crescita della città filiforme aumenta e la pressione della domanda di accessibilità automobilistica sulla città compatta e la città storica.

I problemi della città filiforme sono sostanzialmente problemi di riqualificazione urbanistica in senso proprio, di introduzione di una gamma più ampia di servizi di quartiere, di freno alla espansione lineare e di incentivazione alla dimensione trasversale degli abitati, di miglioramento della qualità urbana dagli spazi pubblici. La riqualificazione urbanistica trova nell’interfaccia diretto con gli elementi del sistema ambientale rilevanti opportunità e potenzialità di intervento.


8.1.4 La città rarefatta

Il sub-sistema è l’insieme degli insediamenti agricoli, dei piccoli nuclei e delle case sparse. Si tratta, nel territorio d’Empoli, di un patrimonio estremamente vario, che comprende edifici di valore storico, ville padronali e fattorie, case coloniche e case-torri: Ad esse si aggiunge un numero notevole di edifici recenti, per lo più ville unifamiliari, singoli o in piccoli agglomerati.

La consistenza del patrimonio edilizio storico nelle campagne è direttamente proporzionale alla elevata frammentazione delle proprietà e al numero altrettanto elevato dei poderi e delle relative case coloniche.

Oggi il patrimonio edilizio storico in area rurale è spesso svincolato dalle originarie destinazioni ed è divenuto residenza d’elezione per cittadini desiderosi di abitare fuori città, in luoghi di qualità ambientale elevata, ma con stili di vita propriamente urbani grazie alla elevata motorizzazione privata, alla ricchezza della maglia stradale e alla relativa vicinanza di una città completa come Empoli.

I problemi indotti da questa mutazione sono molteplici. Se da un lato la nuova utilizzazione del patrimonio edificato rurale ne assicura la conservazione, altrimenti resa difficile dall’abbandono delle attività agricole, dall’altra l’utilizzazione di tale patrimonio da parte di questi nuovi soggetti si accompagna spesso a mutamenti colturali e paesaggistici notevoli, sia per la loro propensione a forme di conduzione semplificate degli appezzamenti agricoli acquistati con gli edifici, sia per il passaggio di vasti appezzamenti dalla destinazione agricola alla destinazione di semplice pertinenza residenziale.

Va dunque incentivata la riutilizzazione residenziale del patrimonio rurale, nel rispetto filologico delle tipologie e dei valori storici degli edifici, ma contemporaneamente vanno definite le regole delle trasformazioni ammissibili, avendo cura che il processo di privatizzazione e le trasformazioni colturali non alterino i caratteri peculiari del paesaggio e non precludano con recinzioni la percorribilità e la fruizione pubblica degli spazi aperti.

La proliferazione di nuove case sparse non collegate all’attività agricola va invece contenuta al massimo. Qualche possibilità di nuova edificazione può essere ammessa solo nei nuclei dove sia possibile anche la realizzazione di un minimo di servizi e di luoghi urbani di aggregazione.


8.2 Il sistema della produzione

Nella tavola 2.10 è rappresentato il Sistema della produzione. Esso è costituito dai luoghi specificamente dedicati alle attività produttive sia di carattere artigianale che di carattere industriale.

I caratteri distintivi dei sub sistemi che compongono il sistema della produzione si fondano sulla maggiore o minore specializzazione funzionale e sulla densità fondiaria.

Per il sistema della produzione sono significative le relazioni di prossimità/lontananza con il sistema della residenza, le connessioni di maggiore/minore efficienza con il sistema delle infrastrutture per l’approvvigionamento energetico, per l’acqua e per i trasporti stradali e ferroviari. Infine è significativa la relazione con il sistema ambientale, sia dal punto di vista degli effetti della produzione industriale sulle diverse componenti dell’ambiente (acqua, suolo, aria) sia dal punto di vista degli aspetti paesaggistici.

Sulla base dei criteri sopra enunciati sono riconoscibili i seguenti sub sistemi:

P1 "La produzione compatta"

P2 "La produzione promiscua"

P3 "La produzione dispersa".


8.2.1 La produzione compatta

Sono aree di grande dimensione, derivanti da interventi unitari pubblici e privati, dedicate prevalentemente alla funzione produttiva sia di carattere industriale che artigianale, formatesi tramite strumenti urbanistici attuativi secondo le linee programmatiche del P.R.G..

Il sub-sistema comprende la zona industriale di "Carraia", il "Terrafino" e l’area del Castelluccio immediatamente a nord del Terrafino oltre la superstrada e la ferrovia.
L’area di Carraia, compresa tra il margine urbano meridionale e la superstrada Fi-P-Li presenta una utilizzazione più intensiva dello spazio e collegamenti assai meno efficaci con la viabilità primaria. E’ evidente la tendenza alla introduzione di attività commerciali collegate alla produzione artigianale.

La diretta connessione con il tessuto residenziale pone per quest’area problemi di qualità dell’ambiente e di disegno degli spazi pubblici e privati del tutto analoghi a quelli già visti per le aree residenziali.

Nella zona di Carraia si comincia ad avvertire la tendenza alla introduzione di attività commerciali collegate alla produzione artigianale.

L’area del Terrafino, lontana dalla città e di urbanizzazione più recente, presenta una utilizzazione fondiaria meno intensiva e una struttura urbanistica condizionata dagli allineamenti alla ferrovia, alla SS 67 e alla superstrada. Essa è ben collegata alla viabilità di grande comunicazione attraverso lo svincolo del Terrafino della superstrada Fi-Pi-Li e alla viabilità urbana attraverso la SS 67. Mancano invece i collegamenti con la rete ferroviaria, benchè la linea Empoli Siena e la linea Firenze-Livorno corrano nelle sue vicinanze.

Il completamento della SS 429 della Val d’Elsa e la sua connessione con la SS 67 e la superstrada Fi-Pi-Li, proposte dal PTCP, miglioreranno ulteriormente le connessioni del Terrafino con la viabilità primaria.

Il Terrafino è servito sia dalla rete elettrica che dalla rete per il trasporto del metano. L’area è allacciata alla rete fognaria pubblica.

Nell’area del Castelluccio la localizzazione degli insediamenti produttivi appare più frammentaria, collegata meno direttamente alla viabilità primaria e tendenzialmente più intrusiva nel contesto ambientale della piana empolese.

 

8.2.2 La produzione promiscua

Il sub-sistema della produzione promiscua deriva dalla trasformazione dei modi d’uso delle aree produttive, con lo sviluppo di componenti commerciali e di servizio sia nella forma povera di spazi per magazzino che nella forma più ricca di spazi per l’esposizione e la vendita dei prodotti.

Fanno parte del sub-sistema le aree per insediamenti produttivi di Pontorme.

La tendenza all’insediamento di funzioni commerciali è particolarmente spiccata nell’area di Pontorme, dove la vicinanza con la città e con le aree produttive in comune di Montelupo interessate da analoghe tendenze hanno portano lo Schema di coordinamento urbanistico a proporre la riprogettazione della SS 67 in termini di "strada mercato".

Nelle aree di produzione promiscua i problemi derivano dalla povertà e dal disordine formale degli insediamenti, che appaiono in contrasto con la frequentazione da parte del pubblico, e dai problemi di accessibilità e di parcheggio.

Per il sub-sistema della produzione promiscua si pongono problemi di riqualificazione funzionale e di miglioramento qualitativo degli spazi pubblici.

Anche l’area di Pontorme è collegata alle reti di approvvigionamento dell’energia (elettricità e metano) e alla rete fognaria pubblica.

 

8.2.3 La produzione dispersa

Il sub-sistema è costituito dall’edilizia industriale ed artigianale, isolata nel territorio, localizzata in zone produttive di piccola dimensione o in zone con usi ammessi diversi dall’uso produttivo.

Fanno parte del sub sistema della produzione dispersa gli insediamenti produttivi collocati all’interno del tessuto urbano, le industrie localizzate nell’ampia pianura ad est di Empoli, le grandi cave della val d’Orme e molti altri insediamenti puntuali collocati per lo più nelle aree di pianura.

I problemi di questo sub-sistema sono costituiti dalla compatibilità ambientale degli impianti, dalla loro connessione alle reti tecnologiche e alla rete della viabilità. Da notare la presenza di numerose attività a rischio di incidente rilevante (ex DPR 175/88) collocate in prossimità degli abitati, fuori da aree industriali.

L’espansione di insediamenti industriali e artigianali in zone agricole, all’esterno delle aree industriali deve essere scoraggiato, anche favorendo la rilocalizzazione degli impianti attraverso attraverso la demolizione e ricostruzione. La permanenza dell’uso produttivo e gli interventi sull’esistente sono legati alla sostenibilità ambientale della destinazione d’uso in atto.

 

8.3 Il Sistema dei servizi

Una completa definizione delle attività di servizio, la loro classificazione, la misurazione della loro consistenza e della loro localizzazione è operazione di estrema complessità, solo parzialmente fattibile con le informazioni statistiche disponibili.

Il sistema dei servizi rappresentato nella tavola 2.11 opera una selezione significativa, evidenziando solo i servizi pubblici (indipendentemente dal fatto che siano gestititi o meno da enti pubblici) e tra i servizi pubblici quelli ai quali è attribuita una funzione "strutturante" per l’organizzazione urbana.

Sono dunque escluse la miriade di attività commerciali e di servizio alla persona e alle imprese, spesso insediate nel patrimonio edilizio residenziale, che tuttavia costituiscono parte importante della vitalità urbana. Si è tuttavia ritenuto utile un’analisi dell’uso dei piani terra degli edifici del centro storico per evidenziare la ricchezza e varietà di attività di servizio in esso presenti.

Il carattere distintivo dei sub-sistemi che costituiscono il sistema dei servizi è l’area di influenza di ciascuna attività di servizio.

Da questo punto di vista è possibile riconoscere all’interno del "sistema dei servizi" tre sub-sistemi:

  • S1 "I servizi a scala comprensoriale"
  • S2 "I servizi a scala comunale"
  • S3 "I servizi di quartiere"

In questa classificazione le scuole elementari e gli impianti sportivi, che normalmente sono considerati attrezzature di quartiere, sono assimilati ai servizi comunali per via delle loro modalità d’uso: gli impianti sportivi sono utilizzati indipendentemente dalla loro collocazione in relazione alla disponibilità nei diversi orari, così come è possibile iscrivere gli allievi in scuole elementari diverse da quella più vicina.

Le immagini relative a questo sistema rappresentano i più significativi edifici o le più significative tipologie dei servizi considerati.

Sono servizi alla scala comprensoriale: l’Ospedale nuovo, la Pretura, lo Stadio e il Palazzetto dello Sport, la Piscina comunale, il complesso delle Scuole Superiori di via Sanzio, la casa Circondariale, alcune attrezzature dell’Ater come la discarica e il depuratore.

Sono servizi alla scala comunale le sedi dell’Amministrazione comunale, la biblioteca, le Poste, aree per le attività sportive, le scuole elementari e medie, ecc..

Sono servizi alla scala di quartiere asili, scuole materne, chiese, palestre di quartiere, ecc.

Dalla rappresentazione risulta evidente la concentrazione di servizi di ruolo comprensoriale e comunale nelle aree centrali e al margine periferico dell’abitato empolese: più piccoli e integrati nel tessuto urbano quelli centrali, più grandi e tendenzialmente isolati dal tessuto urbano quelli ai margini.

La dotazione di servizi dei nuclei urbani esterni è modesta e principalmente orientata ai servizi di quartiere.

Sulla questione dei servizi si gioca una parte importante del ruolo di Empoli. Alcuni grandi servizi (l’ospedale, il complesso delle scuole superiori, il carcere) sono di nuova realizzazione e in fase di completamento, altri sono localizzati in modo disperso all’interno del centro e si prefigura per essi una riorganizzazione sfruttando alcuni grandi contenitori dismessi o in via di dismissione come il vecchio ospedale. Per i servizi urbani e di quartiere, in funzione delle nuove esigenze, si tratta di utilizzarli per costituire punti focali di aggregazione per i centri e i quartieri in cui sono previsti. Vanno utilizzati come elementi per migliorare la qualità degli spazi urbani in cui saranno localizzati.

Dal punto di vista della completezza e della sufficienza delle aree per servizi urbani e di quartiere si veda la verifica degli standard condotta al paragrafo 16.

 

8.4 Il Sistema infrastrutturale

Il sistema infrastrutturale è costituito da due componenti principali: le infrastrutture stradali e ferroviarie, necessarie alla mobilità delle persone e delle merci, e le infrastrutture a rete necessarie per l’alimentazione energetica e idrica.

La prima componente è rappresentata nella tavola 2.13, la seconda nella tavola 2.12 e costituiscono i seguenti sub-sistemi:

  • F1 "La rete viaria e ferroviaria"
  • F2 "Le reti sotterranee e superficiali".

Fanno parte del sistema infrastrutturale i singoli elementi delle reti e l’insieme di impianti e attrezzature per il loro funzionamento e manutenzione. Così per la rete stradale fa parte del sistema lo spazio necessario al parcheggio dei veicoli, lo spazio per la sicurezza e le fasce di pertinenza delle sedi stradali, per la rete ferroviaria fanno parte del sistema gli impianti di stazione e le fasce di pertinenza, per la rete elettrica fanno parte del sistema le linee, le stazioni e sottostazioni, per la rete idrica fanno parte del sistema gli acquedotti, le stazioni di pompaggio, la rete fognaria e gli impianti di depurazione delle acque reflue.

Il sistema infrastrutturale è fortemente connesso con il sistema della residenza e delle attività produttive, ai quali fornisce l’indispensabile supporto ai fini dell’accessibilità; è connesso con il sistema ambientale per le interferenze con il paesaggio, con gli aspetti naturalistici e con il reticolo idrografico superficiale, spesso fortemente alterato in relazione alla realizzazione delle reti infrastrutturali.

Nelle immagini relative a questo sistema sono rappresentati aspetti tipici delle diverse infrastrutture nel territorio empolese.

 

8.4.1 Il sub-sistema delle infrastrutture stradali

Il territorio Empolese si colloca lungo l’itinerario est-ovest Firenze-Livorno, all’intersezione con l’itinerario Siena-Empoli-Montecatini attraverso la val d’Elsa.

La viabilità lungo tali direttrici storiche è stata oggetto nel tempo di potenziamenti e di varianti successive, ancora perfettamente leggibili nei tracciati e nella struttura degli abitati. Su questa viabilità principale si innestano, con ruoli e funzioni diverse, le strade del reticolo minore.

Gli elementi della rete stradale, che assicura le relazioni interne al territorio empolese e i suoi collegamenti con il resto del modo, sono:

- la strada di grande comunicazione Fi-Pi-Li;

- le strade statali n. 67 Tosco-Romagnola e n. 429 della Val d’Elsa;

- il sistema delle strade provinciali: la SP n. 11 Pisana, che parte da Empoli in direzione di Pisa attraversando con un percorso rettilineo la pianura ad ovest di Empoli, la SP n. 10 della val d’Elsa che partendo da Osteria Bianca raccorda la SS n. 429 con Marcignana, e la SP n. 51 della Val d’Orme;

- la fitta rete di strade comunali urbane ed extraurbane, che consentono una accessibilità estremamente capillare sia nelle zone di pianura che nelle zone collinari.

La strada di grande comunicazione Fi-Pi-Li costituisce il principale asse di collegamento in direzione est-ovest. Gli svincoli tra la superstrada e la viabilità locale, posti ai due estremi dell’area urbana di Empoli (Terrafino e Svincolo Bianconi), consentono un accesso efficace alle aree industriali e alla città, con la minimizzazione del traffico di attraversamento.

Allo stato attuale il traffico di attraversamento di lungo percorso in direzione est-ovest è totalmente assorbito dalla superstrada, con un significativo alleggerimento della Variante SS 67 nel tratto urbano di Empoli. Tuttavia permangono sulla SS 67 componenti di traffico di attraversamento di percorso medio-breve che possono essere ulteriormente deviate sulla superstrada attraverso una sua migliore connessione con la viabilità di area.

A tale disegno appartiene la proposta del PTCP di raccordare con una nuova complessa interconnessione i seguenti itinerari stradali: la superstrada Fi-Pi-Li, la SS 67, il nuovo tracciato della SS 429 della Val d’Elsa e l’asse del margine urbano occidentale costituito da via Alamanni-ponte Balley, di raccordo con la SP 11 per Fucecchio sulla riva destra dell’Arno.

La nuova interconnessione, collocata in corrispondenza dell’area di Pratovecchio, costituisce una delle invarianti del Piano Strutturale.

La rete delle strade provinciali costituisce la maglia portante della intensa mobilità derivante dall’assetto policentrico dell’area. Per questa rete si pongono problemi di riprogettazione e di adeguamento, nell’attraversamento di aree fortemente urbanizzate, alla funzione propriamente urbana che esse hanno assunto nel tempo.

Per la viabilità comunale si pongono problemi di completamento della maglia anche in funzione di ridisegno dei margini urbani, problemi di miglioramento dei raccordi tra la città a nord della ferrovia e la città a sud, problemi di miglioramento delle connessioni delle aree industriali alla viabilità primaria senza interferire con la viabilità urbana. Il tema della percorribilità pedonale e ciclabile, alternativa alla mobilità automobilistica, assunto come obiettivo del Piano strutturale, dovrà guidare la riprogettazione degli elementi della rete viaria di carattere locale. Il progetto speciale "Empoli città pedonale e ciclabile" integrerà in un disegno funzionale con forti connotati qualitativi le piste e gli spazi ciclabili con le aree e i corridoi verdi e con gli spazi pubblici.

Le indicazioni del Piano Urbano del Traffico, sintetizzate al paragrafo 15.1 danno indicazioni prescrittive per la redazione del Regolamento Urbanistico in fatto di trattamento delle strade urbane ed extraurbane.

 

8.4.2 Il sub-sistema della rete ferroviaria

Entrambi gli itinerari est-ovest e nord-sud già ricordati sono serviti, oltre che da assi stradali, da linee ferroviarie, con diversa attrezzatura e diverso ruolo. Si tratta:

- della linea ferroviaria Siena-Empoli, non elettrificata, a binario unico, di carattere locale;

- della linea ferroviaria Firenze-Livorno, elettrificata, a doppio binario, appartenente alla rete fondamentale.

Entrambe le linee confluiscono nella stazione d’Empoli, che costituisce l’accesso alla ferrovia per un vasto territorio circostante.

Il nodo ferroviario di Empoli è indicato nei progetti di Servizio Ferroviario regionale come polo terminale del SFR dell’area metropolitana fiorentina. Ne derivano per la stazione d’Empoli problemi di accessibilità sia per l’interscambio con l’auto privata che per l’interscambio con le linee del trasporto pubblico extraurbano. L’apertura della stazione ferroviaria sul fronte meridionale costituisce uno dei temi progettuali più importanti della riorganizzazione urbana.

La presenza della ferrovia costituisce per Empoli una forte cesura tra le parti di città poste a nord e quelle poste a sud di essa. Nonostante l’elevato numero di sottopassi alla ferrovia infatti, solo uno di essi è stato adeguato nel tempo per far fronte senza limitazioni al traffico veicolare. Si tratta del sottopasso di via dei Cappuccini, che attualmente costituisce il più frequentato (e congestionato) accesso da sud e allo stesso tempo il principale collegamento tra le due parti della città ora ricordate. L’adeguamento al traffico veicolare di due ulteriori sottopassi, quello della via di Pratignone ad est e quello della strada di Pratovecchio ad ovest, consentirà di migliorare le connessioni urbane e di decongestionare l’attuale accesso lungo la via dei Cappuccini. I sottopassi di dimensione più ridotta offrono possibilità di grande interesse per la realizzazione di itinerari ciclabili effettivamente separati da quelli veicolari, in funzione della completa percorribilità urbana e in funzione dell’accessibilità "protetta" dei bambini alle attrezzature scolastiche e sportive.

 

8.4.3 Il sub-sistema delle reti di urbanizzazione primaria

Nella tavola 2.12 è rappresentato il sub-sistema infrastrutturale delle reti per l’alimentazione dell’energia elettrica, del metano e del gasolio. Con campitura colorata sono poi indicate le aree urbane servite dalla rete fognaria.

Nel complesso risulta evidente l’ampia copertura territoriale di tutte le reti considerate. Alla rete fognaria è allacciata la grandissima parte delle aree urbanizzate, comprese le aree industriali, tutti i principali poli esterni e la maggior parte degli insediamenti industriali "dispersi" nel territorio aperto.

Da notare la completa "copertura" delle aree industriali con la rete di distribuzione del metano, che costituisce senza dubbio un elemento di competitività per l’industria empolese.

 

8.5 Il Sistema ambientale

Il sistema ambientale, nella particolare accezione rappresentata nella tavola 2.14 "Il sistema ambientale", è l’insieme delle aree destinate a verde pubblico, delle aree verdi destinate allo svago e allo sport, dei grandi spazi aperti destinati alla produzione agricola più o meno specializzata, delle aree collinari ad elevata naturalità, delle aree fluviali, dei boschi e delle aree connotate da particolari valori naturalistici.

I caratteri distintivi degli spazi che costituiscono il sistema ambientale sono il rapporto di maggiore/minore integrazione con la struttura residenziale e gli usi antropici, il grado di naturalità, la rilevanza strategica ai fini della conservazione dell’equilibrio dell’ecosistemico.

Alla luce di tali caratteri il sistema ambientale si articola nei seguenti sub-sistemi:

  • Sub-sistema A1 "Le riserve urbane"
  • Sub-sistema A2 "Le riserve della produzione"
  • Sub-sistema A3 "Le riserve della produzione specializzata"
  • Sub-sistema A4 "Le riserve di naturalità"
  • Sub-sistema A5 "Le riserve fluviali"
  • Sub-sistema A6 "Le emergenze".

Nelle immagini da 1 a 86 sono rappresentate articolazioni tipiche dei diversi sub-sistemi che costituiscono il sistema ambientale.

 

8.5.1 Le riserve urbane

Tale sub-sistema comprende i parchi urbani e di quartiere, i parchi ed i giardini antichi o comunque stabilizzati nei caratteri tipologici, nel funzionamento e nei rapporti spaziali con la città e gli spazi comunque liberi dall’edificazione.

Le aree verdi nel contesto urbano hanno dimensioni e ruoli diversi: dall’ampia distesa di sapore naturalistico del parco di Serravalle, cui aggiunge profondità di campo l’ansa di Arnovecchio, al verde "costruito" del parco Mariambini o del giardino di piazza Matteotti, al verde di "arredo urbano" di largo della Resistenza.

La presenza di aree verdi nel contesto urbano, pure notevole soprattutto ai margini della città antica e della città novecentesca, appare caratterizzata da una elevata frammentazione, da una certa "casualità" nella collocazione nel contesto urbano e dalla mancanza di collegamenti tra i diversi elementi. Questi connotati sono tanto più evidenti laddove è più ricca la dotazione di spazi verdi, come nella fascia del lungarno da Avane ad Arnovecchio o nella successione del verde urbano ai due lati della ferrovia.

In queste aree assume particolare importanza l’obiettivo di "ricucire" le aree verdi in un sistema continuo soprattutto attraverso filari di alberi e, laddove possibile, ricavando nuove aree a verde. La continuità degli elementi di "ricucitura" oltre il margine urbano, o se si preferisce la continuità del verde territoriale all’interno del tessuto urbano costituisce un elemento di ricchezza formale e strutturale della città: ne fanno parte le aree verdi lungo l’Orme che prolungano nella città, sia pure addomesticata, la forte impronta naturalistica della vegetazione ripariale del Torrente o il parco delle rive dell’Arno, capace di legare in sequenza le coltivazioni del territorio aperto, parchi e giardini, spazi di verde pubblico in un insieme fortemente connesso e unitariamente leggibile.

La riutilizzazione di aree industriali dismesse dovrà offrire contributi sia alla realizzazione di nuovi spazi verdi sia alla realizzazione di tali elementi di connessione.

 

8.5.2 Le riserve della produzione e della produzione specializzata

I due sub-sistemi si differenziano tra loro solo per l’assetto colturale del territorio: più monotono e con appezzamenti tendenzialmente più grandi nelle aree destinate a coltivazioni erbacee; più vario e con appezzamenti più piccoli nelle aree di produzione specializzata.

Il sub-sistema della produzione comprende le aree pianeggianti e collinari del territorio di Empoli prevalentemente usate per usi produttivi legati alle colture erbacee. Il sub sistema reca testimonianza del paesaggio antico, soprattutto laddove è ancora possibile leggere il rapporto tradizionale tra linee d’acqua, strade, trame dei campi coltivati ed insediamenti agricoli.

Il sub-sistema della produzione specializzata comprende le aree a vigneto, a olivo, a frutteto, a vivaio.

Dal punto di vista ambientale in entrambi i sub-sistemi sono importanti gli elementi di margine, le aree a cespugli, le siepi ovvero tutti gli elementi di continuità che possono costituire "corridoio ecologici" di raccordo tra aree ad elevata naturalità rispetto alle quali le aree coltivate si pongono come discontinuità e interruzione.

La continuità di tali elementi, insieme al ripristino della continuità del reticolo delle acque superficiali e delle relative fasce ripariali costituisce obiettivo primario per il Regolamento Urbanistico.

 

8.5.3 Le riserve di naturalità

Sono riserve di naturalità le maggior parte delle aree collinari, che svolgono un ruolo di riequilibrio eco-biologico e climatico dell’intero territorio e sono caratterizzate da vaste estensioni di bosco e da aree cespugliate, da aree agricole e da incolti.

Qui si pongono problemi di recupero dei boschi mediante opere di riforestazione e rinaturazione, problemi di regimazione dei corsi d’acqua che hanno provocato dissesti idrogeologici anche favorendo attraverso maggiori superfici boscate la ritenzione temporanea delle acque di precipitazione ed adottando opportune sistemazioni idraulico-forestali.

La frammentazione delle superfici boscate pone il problema del loro collegamento in un sistema di ecosistemi tra loro collegati a formare un ecomosaico, nel quale gli elementi di raccordo possono essere formati dalla estensione di corridoi boscati, dalla vegetazione ripariale, da siepi o comunque da "corridoi ecologici" percorribili con continuità al riparo dalle interferenze con le attività umane e dai pericoli che ne derivano per la fauna.

In queste aree dovrà essere favorita, con opportune regole, la frequentazione del pubblico a scopi di ricreazione e contemplazione ed anche a scopi didattici. Per le aree di particolare valore ambientale e scientifico dovrà essere predisposto un regolamento che controlli gli usi, fermo restando il divieto generalizzato di percorrere i sentieri con mezzi a motore al di fuori dei percorsi segnalati.

 

8.5.4 Sub-sistema "Le riserve fluviali"

Il sub-sistema è costituito dalle zone di rispetto fluviale. Tali zone disegnano lungo i principali corsi d’acqua fasce di profondità discontinua, ma tendendenzialmente significativa. Il disegno di tali fasce nasce da molteplici motivazioni:

- la necessità di contenere il rischio idraulico con la formazione di casse di laminazione di adeguate proporzioni;

- la necessità di salvaguardare il paesaggio delle rive e il suo immediato intorno (comunque vulnerabile dalle esondazioni) da un eccessivo carico di urbanizzazione;

- la necessità di mantenere la continuita dell’ambiente ripariale inteso come corridoio ecologico;

- la necessità di trovare "segni" definiti e leggibili di delimitazione del sub-sistema delle riserve fluviali, per rendere applicabili le relative norme di utilizzazione.

Le riserve fluviali lungo l’Arno, compresa l’ansa di Arnovecchio e il parco di Serravalle, fanno parte del nuovo Parco delle rive dell’Arno, che costituisce uno degli interventi di maggior impegno e di maggiore "rendimento" per la riqualificazione ambientale del cuore verde della "città sulle due rive".

Fasce fluviali sono previste per i fiumi (Arno ed Elsa) e per i principali torrenti e rii (Orme, Ormicello, Piovola, Camerata, Leccia).

Una particolare cura è dedicata alle percorrenze arginali, che costituiscono itinerari di forte leggibilità del territorio. I nuovi argini dovranno essere progettati in modo da garantire la percorribilità pedonale delle sponde e una efficace copertura vegetale.


8.5.5 Sub-sistema "Le emergenze"

Il sub-sistema è costituito dalle formazioni naturalistiche o morfologiche di interesse rilevante, localizzate in determinati luoghi ed in aree limitate.

Un numero rilevante di elementi del sub-sistema delle emergenze è costituito dai parchi delle ville storiche, dove si intrecciano motivi di interesse ambientale con motivi di interesse storico-culturale.

Sono emergenze da questo punto di vista il parco della villa "il Terraio", il parco della villa Castagneto, villa Castellani, villa del Vivo, villa Cotone, villa Loro, villa Bruschetti, villa Il Poggiale, S.Maria di Sopra e S. Maria di Mezzo.

Sono emergenze anche alcuni piccoli nuclei rurali storici e la sistemazione del loro contesto paesaggistico. Fanno parte di queste emergenze le Coltelline e Bastia.

Le emergenze di tipo naturalistico sono caratterizzate da presenze con aspetti di singolarità o rarità scientifica, talvolta assimilabili a "monumenti naturali".

L’unico esempio riconosciuto di emergenza di questo tipo è la cipresseta al margine sud-est del territorio comunale. Non è escluso che altre emergenze di questo tipo siano riconoscibili in seguito all’approfondimento degli aspetti naturalistici. Le emergenze di tipo naturalistico costituiscono comunque un piccolo ecosistema, assieme al suolo ed al popolamento animale, e devono pertanto essere tutelate in forma unitaria.


9. LE UNITA’ TERRITORIALI ORGANICHE ELEMENTARI

L’intero territorio comunale è suddiviso, ai fini della predisposizione della parte gestionale del PRG, in Unità Territoriali Organiche Elementari.

Le Utoe sono parti riconoscibili della città o del territorio, rappresentano le unità urbanistiche elementari del Piano Strutturale; ognuna di esse contiene un riferimento descrittivo e normativo da utilizzare come guida nel Regolamento Urbanistico. La perimetrazione delle Utoe tiene conto della partizione del territorio in zone censuarie, così da poter disporre per ciascuna di esse della necessaria base statistica.

Le Utoe non corrispondono a porzioni omogenee di territorio ma a dimensioni problematiche unitarie. Per questo esse non sono di norma interamente omogenee, ma contengono al loro interno articolazioni morfologicamente distinguibili.

Ad ogni Utoe viene associata una "Scheda norma" che individua le caratteristiche, gli obiettivi e le "azioni" di trasformazione o di conservazione. Gli obiettivi riguardano il ruolo generale che il piano riconosce o assegna alla singola Utoe nel sistema territoriale complessivo. In ogni Utoe sono definite le invarianti e specifiche azioni di Piano, corredate di riferimenti dimensionali quali le dimensioni massime ammissibili degli insediamenti, gli abitanti insediabili, le funzioni che possono essere ospitate, le infrastrutture ed i servizi necessari, la dotazione minima di standard urbanistici, tenendo conto delle specificità e delle differenze locali.

Nel territorio del comune sono state riconosciute quindici Utoe:

 

UTOE n° 1 La città compatta

UTOE n° 2 La città sfrangiata

UTOE n° 3 La città separata

UTOE n° 4 Il Mix di funzioni: la "strada Mercato"

UTOE n° 5 Pontorme: il nucleo storico esterno

UTOE n° 6 La città nuova progettata

UTOE n° 7 Le espansioni lineari: Corniola-Pozzale-Casenuove

UTOE n° 8 Le espansioni lineari: Vitiana-Pagnana-Marcignana

UTOE n° 9 Le espansioni lineari: Ponte a Elsa-Brusciana

UTOE n° 10 Le espansioni lineari: Fontanella

UTOE n° 11 Monterappoli: il centro storico di collina

UTOE n° 12 La piana industriale

UTOE n° 13 La collina

UTOE n° 14 La piana agricola

UTOE n° 15 Arnovecchio: il "cuore verde"


Alcune Utoe hanno caratteristiche urbane, mentre altre hanno caratteri specificamente ambientali. Il nome attribuito a ciascuna indica in sintesi il tema dominante.

La perimetrazione delle Utoe è riportata sulla Carta dello Statuto del territorio e, in forma schematica, nella figura 1.

L’insieme delle "Schede norma" descrittive delle proposte di intervento per ciascuna Utoe fa parte integrante dello Statuto del territorio ed è riportata nell’Allegato 2.