Testata della Rete civica del comune di Empoli
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Il piano regolatore generale di Empoli

IL PIANO STRUTTURALE

PARTE QUINTA - DINAMICA INSEDIATIVA


10. LA DINAMICA DEMOGRAFICA


10.1 Gli andamenti di lungo periodo

Gli andamenti della popolazione del comune di Empoli presentano sul lungo periodo caratteristiche simili a quelle di molte aree del centro e del nord Italia. Partendo da una popolazione di 29.330 residenti al 1951 si ha un forte aumento tra '51 e '61 (+7.666), aumento che prosegue ne decennio successivo '61-'71 (+7133) e che è stato frutto sia dei flussi migratori molto consistenti, almeno tra '58 e '64 (periodo in cui si hanno saldi migratori annui compresi tra 851 e 1.257 unità), che di un saldo naturale sempre positivo.

Un ulteriore modesto incremento si verifica tra '71 e '81 (da 44.164 a 45.181) mentre nel decennio successivo '81-'91 si ha una inversione di tendenza con la riduzione a 43.522 abitanti. Ciò deriva sia dalla riduzione del saldo migratorio positivo, che a partire dal '75 presenta anche valori negativi, sia dalla riduzione del saldo naturale che comincia a presentare valori negativi a partire dal '77. E' da notare come dal '77 al '91 il saldo complessivo della popolazione sia stato sempre negativo. Tra '91 e '97, infine, la popolazione è abbastanza stabile grazie ai saldi positivi degli ultimi due anni determinati soprattutto dall'aumento dei saldi migratori (non erano così alti dal 1973).

Dopo il rilevantissimo incremento tra '51 e '71 (14.834 abitanti) si assiste quindi ad un ulteriore leggero incremento tra '71 e '81 (+1.017), ad una riduzione della popolazione di 1.559 unità tra '81 e '91 e, infine, ad una situazione di stabilità (+8) tra '91 e '97. (tab. 2 e graf. 1)

Nell'analisi dei dati sulla popolazione va tenuta sempre presente la particolare struttura urbana del comune di Empoli che è la parte più importante di quella che nel Piano Intercomunale si è chiamata "la città sulle due rive". Per una analisi più accurata e corretta si deve quindi fare sempre riferimento ad una dimensione intercomunale che comprende almeno i comuni di Empoli, Vinci, Montelupo F., Capraia Limite e Cerreto Guidi.

Nel Piano Intercomunale si sono già descritti i fenomeni di insediamento della popolazione nell'area e da questo studio emergeva come Sovigliana-Spicchio (comune di Vinci) sia stata di fatto un'area di espansione residenziale di Empoli. Tra '71 e '81 il comune di Vinci è cresciuto di 2.189 unità (19,82%) e Capraia e Limite ha avuto una crescita più equilibrata in tutto il periodo su valori dell'ordine del 6-9% in ciascun periodo intercensuario. Capraia e Limite ha avuto tra '71 e '97 l'incremento percentuale maggiore (+25,21%) seguita da Vinci con il 15,17% concentrato però quasi interamente nel primo decennio. (tab. da 3 a 6)

Il traboccamento di popolazione da Empoli ha interessato anche i comuni di Cerreto Guidi e di Capraia e Limite e nel decennio '71-'81, pur se in misura minore, Montelupo Fiorentino.

Nella redazione del Piano Strutturale si fa riferimento ovviamente ai risultati delle analisi predisposte per il Piano Intercomunale, ma si ritiene opportuno fornire un'articolazione delle analisi più accurata per il territorio comunale. La suddivisione della popolazione per Utoe fornisce un quadro della distribuzione della popolazione più preciso.


10.1.1 Dinamica nelle singole Utoe

Tra '81 e '97 la popolazione empolese è diminuita di molto nella "città centrale" fino alle prime espansioni (l'Utoe 1). In quest'area la popolazione è calata di ben 2.695 persone su un totale al 1981 di 15.054 residenti. In particolare hanno andamenti negativi con le percentuali maggiori le Unità Elementari 1, 2 e 4, cioè la città storica e le prime espansioni compatte. E' da notare tra '91 e '97 l'aumento di popolazione (+152) del Centro Storico di Empoli (UE 1) determinato dall'insediamento di immigrati extracomunitari.

Diminuisce anche la popolazione dell'Utoe 2 "la città sfrangiata" (-568), dell'Utoe 15 "Arnovecchio" (-475), dell'Utoe 7 "le espansioni lineari Corniola-Pozzale-Case Nuove" e delle Utoe 11 e 10 e cioè i centri di Monterappoli (-186) e Fontanella (-140).

Nella piana aumenta notevolmente la Utoe 6 (+1.699), che corrisponde alle aree di espansione residenziale e al Peep di Serravalle realizzato in questi anni, aumenta di 661 abitanti la Utoe 9 (Ponte a Elsa Brusciana), sempre per via dell'intervento di edilizia pubblica, e la Utoe 8 (Le espansioni lineari Vitiana-Pagnana-Marcignana) con 473 nuove unità e la Utoe 13 "la collina" (+372). (tab. da 7 a 13)

In sintesi diminuisce la popolazione dell'area centrale e aumentano le aree periferiche esterne, soprattutto per gli interventi pubblici che possono aver quantomeno contribuito ad un certo travaso dal centro all'esterno, e la collina.

Naturalmente quando si analizzano questi dati vanno tenuti presenti i dati assoluti per via del forte peso che possono avere variazioni anche modeste nelle Utoe con pochi residenti, come è il caso delle Utoe della collina. Va infatti rilevato che nelle prime 6 Utoe, che formano l'area urbana di Empoli escluse le espansioni lineari, si concentrano comunque al 1997 31.103 residenti, pari al 70,87% dell'intera popolazione comunale.


10.2 Le caratteristiche della popolazione

I dati anagrafici 1962-1997 evidenziano un saldo naturale positivo via via decrescente tra '62 e '76 e a partire dal 1977 un saldo naturale sempre negativo per quantità che variano tra le 12 e le 237 unità all'anno.

Il saldo migratorio invece presenta andamenti diversi tra i primi 15 anni del periodo considerato, nei quali il saldo è sempre positivo, e gli anni successivi nei quale invece si verificano andamenti negativi soprattutto tra '77 e '86 e positivi con un massimo di 418 unità nel 1996.

Il saldo della popolazione è sempre positivo fino al 1976 e diventa successivamente negativo con un picco minimo nel 1984, negativo, ma per quantità inferiori, nel periodo successivo e con saldi positivi di 29 unità nel 1993, di 216 unità nel 1996 e di 119 nel 1997. (graf. 2)


10.2.1 Origine degli immigrati

Anche il luogo di origine delle immigrazioni cambia nel tempo.

I dati utilizzati sono quelli dei Registri immigrazione dell'Ufficio Anagrafe, che presentano qualche discordanza con i dati degli andamenti demografici e tuttavia forniscono indicazioni utili sui luoghi di origine degli immigrati ad Empoli. Si è quindi optato per un loro uso valutando le percentuali di provenienza e considerando significativa la distribuzione che ne deriva.

L'origine prevalente delle immigrazioni è in tutto il periodo la provincia di Firenze e quindi si tratta presumibilmente di persone che si rilocalizzano per trovare una qualità abitativa migliore o per avere costi insediativi minori.

Questa origine presenta quote percentuali rilevanti tra il '90 e il '95 (si tratta di valori intorno al 50% di tutti gli immigrati) ed una successiva perdita di peso nel '96-'97 con un 37% circa.

I flussi dalle altre province della Toscana e dalle altre regioni italiane restano pressoché costanti per tutto il periodo, con punte del 18,84% nel '92 dalla Toscana e del 24,24% dalle altre regioni italiane nel '94.

Le immigrazioni dall'estero che costituivano il 18% degli immigrati nel '90 si attestano intorno a valori dell'ordine del 12% negli anni successivi ed hanno un'impennata negli ultimi due anni ('96-'97) con un peso percentuale che arriva al 29%. Si sta assistendo quindi ad alcune modifiche delle tendenze del passato che assumono rilevanza negli ultimi anni considerati e fanno presupporre una nuova tendenza per il futuro. Mentre si riduce il peso percentuale della provincia di Firenze e Prato e anche dal resto della Toscana come origine di immigrazione, mantengono un peso leggermente superiore al 20% le immigrazioni dalle altre regioni italiane e soprattutto acquista un peso percentuale notevole la provenienza dall'estero, in particolare negli ultimi anni. (tab. 14, 15 e graf. 3)

Le provenienze principali dell'immigrazione dall'estero sono l'Africa, in particolare nel '93 e '94 (circa il 27% del totale Estero), i paesi dell'est soprattutto nel '92 e '94 (con il 36% circa), e tuttavia in calo negli ultimi anni, e di particolare rilievo è la provenienza dall'Asia che presenta valori molto alti nel '90 nel '96 e nel '97. In quest'ultimo anno raggiunge il 66% di tutti gli immigrati; i paesi di origine più significativi sono le Filippine e la Cina. (tab. 16, 17 e graf. 4)

Questi andamenti indicano che anche il comune di Empoli è investito dalle immigrazioni extracomunitarie e in particolare dai paesi asiatici e questo probabilmente è un fenomeno che non si esaurirà nel breve periodo.


10.2.2 Famiglie

Le famiglie di Empoli sono oggi 15.797 su una popolazione di 43.530 unità. Il numero delle famiglie tra 1981 e 1997 è aumentato di 1.467 unità di cui 716 nel solo periodo '91-'97. C'è quindi un forte aumento del numero di famiglie pur in presenza di una non irrilevante riduzione della popolazione (-1.279) tra 1981 e 1991 e di un modesto incremento (+367) tra '91 e '97. (tab. 18 e 19)

Le ragioni che hanno determinato questo forte incremento di famiglie sono diverse: da un lato sono motivi fiscali, dall'altro sono cambiamenti nella struttura demografica (ci sono meno bambini) e nella struttura sociale (si è sempre meno disposti a convivenze all'interno della famiglia allargata). Se la prima motivazione può essere stata congiunturale le altre sembrano invece più strutturali e dovrebbero continuare anche in futuro.

All'aumento del numero di famiglie ha corrisposto ovviamente una riduzione del numero dei componenti per famiglia che passano da 3,23 al 1981 a 2,95 nel 91 e a 2,84 nel 1997. Questa dimensione è nella media di quella degli altri comuni dell'area empolese, tra i quali Cerreto Guidi ha la dimensione maggiore (2,94) e Capraia e Limite quella minore (2,72).

Anche per questo indicatore si nota una articolazione territoriale significativa.

Alla fine del 1997 l'Utoe 6 (Peep Serravalle) ha 3,06 componenti per famiglia e valori superiori a 3 componenti/famiglia si hanno nelle Utoe di pianura n° 12 e n° 14 (che hanno valori di 3,12 e 3,09 rispettivamente), nell'Utoe di collina n° 13 che ha il valor massimo (3,27) e nel centro individuato come Utoe 9 (Ponte a Elsa-Brusciana) in cui c'è stato qualche intervento di edilizia economica.

I valori più bassi si hanno nelle Utoe centrali (1, 2, 3 e 4) con un minimo assoluto di 2,69 nella Utoe 1. Va detto che al 1991 il centro storico (UE 1) aveva il valore più basso di tutto il territorio comunale (2,45) e che probabilmente hanno innalzato l'indice gli immigrati dell'ultimo settennio.

Si può notare che le famiglie con il maggior numero di componenti scelgono di localizzarsi nelle aree esterne alla città o in collina. E' possibile che in queste aree si trovino più facilmente alloggi di dimensioni maggiori e a prezzi più accessibili, ma è probabile che ci sia anche la ricerca di condizioni abitative ritenute migliori per i propri bambini in termini di tipologie (la casa con giardino) o di intorno (verde, aria, sicurezza dal traffico). E' probabile che a questo fenomeno abbia contribuito anche l'assegnazione alle famiglie più numerose degli alloggi nei quartieri Peep esterni.


10.2.3 Classi di età

Sul lungo periodo ('81-'97) la disaggregazione della popolazione per classi di età mostra la diminuzione delle classi comprese tra 0 e 24 anni, l'aumento di quella tra 25 e 34, la diminuzione delle classi tra 35 e 54 anni e l'aumento di quelle oltre 55.

Se guardiamo alla popolazione per classi di età nell'ultimo settennio constatiamo una riduzione delle classi 10-14 anni (-16,1%), 15-24 anni (-22,6%) e delle classi 45-54 e 55-64 (-2,7% e -1,7% rispettivamente) e forti aumenti delle classi più alte: +13,5% la classe 65-74 e +7,8% la classe oltre 75 anni. (tab. 20 e 21 e graf. 5)

Questi andamenti riflettono ovviamente l'onda degli andamenti delle classi di età del decennio precedente (1981-1991) nel quale la riduzione delle classi < 5 e 5-9 era stata consistente (-22,45% e -45,08% rispettivamente). Va tuttavia rilevato come le classi centrali di età (da 15 a 64 anni) rappresentino al '97 il 65,90% del totale mentre le classi giovani (da 0 a 14 anni) solo l'11,65% e le classi di più di 64 anni il 22,46%. Al '91 questi valori erano rispettivamente il 68,02%, l'11,57% e il 20,41%.

Diminuiscono quindi le classi centrali di età a favore delle classi più anziane, con un minimo aumento delle classi più giovani.

L'analisi per Utoe dell'ultimo settennio evidenzia come la classe 'meno di 5 anni' abbia andamenti moderatamente positivi in tutte le Utoe esclusa la 4, la classe '5-9' abbia andamenti negativi nelle Utoe 2, 5 e 14 e quella tra '10 e 14' nelle Utoe 1, 2, 3, 4, 6 e 7. La classe '15-24' ha andamenti positivi solo nell'Utoe 9. La classe '65-74' aumenta nelle Utoe 2, 3, 6 e 13 e quella oltre i 75 anni nelle prime sei Utoe e nelle Utoe 8, 9, 11 e 14. (tab. da 22 a 28)


10.2.4 Indici di vecchiaia e di dipendenza

Gli indici di struttura della popolazione che emergono dalle classi di età ai censimenti '71, '81 e '91 e dai dati dell'anagrafe al 1997 evidenziano rilevanti cambiamenti nel tempo.

L'indice di vecchiaia, cioè la popolazione di 65 e più anni rispetto a quella delle classi da 0 a 14 anni, è costantemente aumentato passando da 69,9 nel '71 a ben 192,8 nel '97; il che significa che siamo ormai quasi a due anziani per ogni giovane.

Si tratta di valori che sono sempre molto al di sopra della media nazionale a tutti i censimenti e anche rispetto agli ultimi dati Istat disponibili (1996) che danno un indice di vecchiaia medio pari a 116,5. Sono tuttavia inferiori a quelli di Firenze (si sono confrontati in questo caso solo i dati censuari) dove l'indice di vecchiaia era già superiore nel 1971 ed è andato crescendo in modo ben più grave che a Empoli: nel '91 siamo a 221,5 rispetto a 176,5. (tab. 29 e 30)

L'indice di dipendenza, che misura quanto grava sulla popolazione in età lavorativa la popolazione giovane e quella anziana, ha mantenuto valori abbastanza costanti o è addirittura migliorato fino al 1991, soprattutto per l'ingresso delle classi giovani del decennio precedente nella fascia di età lavorativa, ma è un indice destinato a peggiorare come si vede già al 1997 per l'aumento del peso delle classi anziane.

Così pure l'indice di struttura della popolazione attiva, che indica il peso delle classi in età lavorativa più anziane (oltre 40 anni) su quelle più giovani (15-39 anni), che non presenta valori allarmanti è destinato a peggiorare perché le classi più giovani che entreranno in futuro avranno un peso percentuale minore che in passato.

Complessivamente gli indici di struttura della popolazione evidenziano una situazione comune a molte parti del centro e del nord Italia, con indici di invecchiamento molto superiori alla media nazionale, sulla quale incide ancora molto il miglior tasso di natalità delle regioni meridionali, e con segnali che si va verso indici di dipendenza troppo elevati, non più determinati dal peso delle classi giovani come è stato in passato, e quindi di futura popolazione attiva, ma dall'aumento delle classi anziane.


10.2.5 Titolo di studio

Il grado di istruzione della popolazione residente ad Empoli tra '71 e '91 è grandemente migliorato. I laureati sono quasi triplicati (dall'1,14% al 3,20%), i diplomati sono più che triplicati, queli forniti di licenza media sono più che raddoppiati e conseguentemente sono diminuiti quelli forniti di licenza elementare (di 15,5 punti percentuali), gli alfabeti di quasi dieci punti percentuali e gli analfabeti che si sono ridotti ad un terzo di quelli del '71. (tab. 31 e 32).

Questo miglioramento non è stato sufficiente tuttavia a portare il livello di istruzione del comune a quello medio della intera Provincia. A livello provinciale il peso percentuale di laureati, diplomati e con licenza media supera quello comunale rispettivamente di 1,27, 2,45 e 1,38 punti percentuali. Ancora maggiore resta la distanza dal comune capoluogo come si vede nella tab. n. 33.

La distribuzione dei residenti per grado di istruzione nelle Utoe in cui si è articolato il territorio empolese evidenzia la fortissima concentrazione delle persone laureate nella tradizionale area urbana. Nella "città centrale" (Utoe 1) si concentra il 59% dei laureati contro il 29% dei residenti e nelle prime sei Utoe l'88,75% di tutti i laureati contro il 72,02% della popolazione. Anche i diplomati hanno un peso percentuale superiore a quello della popolazione relativa in particolare nell'Utoe 1. I residenti con il titolo di scuola media inferiore si distribuiscono in modo analogo a quello della popolazione e di conseguenza le Utoe esterne hanno un peso percentuale superiore a quello dei residenti di persone con licenza elementare, solo alfabeti e analfabeti. (tab. 34 e 35)

Questi pochi dati evidenziano la necessità di un ulteriore miglioramento del grado di istruzione, per portarlo almeno al livello di quello provinciale, ma evidenziano ancora una forte dicotomia tra popolazione "urbana" e "rurale" non probabilmente in funzione dell'attività svolta, ma di localizzazione dell'abitazione.


10.2.6 Stato civile

Per quanto riguarda lo stato civile, circa il 30% dei celibi-nubili si concentra nell'Utoe 1 sia nel '91 che nel '97 e se consideriamo le prime sei Utoe in esse si concentrano al '91 il 72,31% dei celibi-nubili (71,23% al '97), percentuali quindi superiori di poco meno di un punto rispetto a quelle della popolazione ivi residente negli stessi anni. (tab. da 36 a 39)

Percentuali di celibi-nubili sulla popolazione di ciascuna Utoe inferiori alla media comunale si trovano al 1991 nelle Utoe 3, 4, 8, 9, 11 e 12 e soprattutto nella Utoe 7 (31,99% contro una media comunale di 35,10%). Percentuali notevolmente superiori si trovano nell'Utoe 5 "Pontorme" (38,38%) e nell'Utoe 13 (36,95).

Al 1991 i divorziati hanno un peso percentuale modesto (media comunale 0,52% della popolazione) che aumenta leggermente nel 1997 (0,79%). Sempre al 1991 il loro peso percentuale sulla popolazione di ciascuna Utoe è maggiore della media nelle Utoe 1, 4 e 12. Nel 1997 le Utoe 1 e 4 hanno ancora una presenza di divorziati superiore alla media, ma ad esse si aggiungono le Utoe n. 5, 6, 9 e 10 mentre si riduce drasticamente il loro peso percentuale nell'Utoe 12.

I vedovi si concentrano nell'Utoe 1 (10,3% della relativa popolazione circa sia nel '91 che nel '97), nell'Utoe 10 (11,23% e 11,84%) e nell'Utoe 15 (10,10% nel '97 contro il 7,67% al '91), ma va tenuto presente che in quest'ultima Utoe si assiste ad una riduzione di popolazione.

Al '97 i coniugati hanno un peso percentuale inferiore alla media nelle Utoe 1, 5 e 10 cioè nella "città centrale" a "Pontorme" e a "Fontenella".

Nella parte del comune più urbanizzata percentuali superiori alla media di coniugati si hanno nell'"espansione lineare di Corniola-Pozzale-Case Nuove" e "nella città Sud". Un peso percentuale superiore a quello medio hanno anche le due pianure ad est e ad ovest.

Complessivamente la distribuzione della popolazione per stato civile non è molto squilibrata, ma si notano due fenomeni abbastanza significativi.

Da un lato i coniugati sembrano non gradire il centro storico di Empoli e di Pontorme e invece si distribuiscono nelle aree urbane periferiche della città e nella pianura prossima alla città, ma anche in collina. Dall'altro i celibi/nubili si concentrano nel centro storico di Empoli e Pontorme, e si può ragionevolmente pensare che si tratti di "single", e nella Utoe 6, e si può supporre che si tratti di giovani che vivono ancora con i genitori (il peso percentuale delle classi fino a 24 anni è superiore alla media). Nelle aree esterne (Utoe 9, 10, 13 e 14) le percentuali di celibi/nubili superano la media comunale e anche in questi casi si tratta probabilmente di giovani viste anche le percentuali delle classi di età giovani di tali Utoe (soprattutto se si considera anche la fascia di età 25-34 anni, per via della tendenza dei giovani a permanere nella casa dei genitori molto più a lungo che in passato).

Nei centri storici sia di Empoli che di Pontorme è possibile che parte dei single sia anche costituita da immigrati recenti, sia dalle regioni più lontane che dall'estero, che spesso sono celibi/nubili e che proprio per questo hanno maggior facilità ad allontanarsi dal luogo di origine per cercare fortuna.

Tutto questo starebbe a dimostrare una offerta di abitazioni nel centro non appetite dalle giovani coppie, anche se è possibile che la passata politica di edilizia economica e popolare abbia presentato un'offerta migliore, non solo in termini di qualità dell'alloggio ma anche in termini economici, nelle aree di sviluppo esterne.


11. LO STOCK ABITATIVO

Al 1971 lo stock abitativo nel complesso, abitazioni occupate e non occupate, era di 12.380 abitazioni e 54.310 stanze. Tra '71 e '91 il patrimonio edilizio è aumentato di 3.480 abitazioni e di 20.673 stanze. Questo incremento ha contribuito a migliorare notevolmente le condizioni abitative. Da un lato è aumentato il numero medio di stanze per abitazione che è passato da 4,4 a 4,7 per il totale abitazioni e da 4,4 a 4,8 per le abitazioni occupate, dall'altro è migliorato l'indice di coabitazione da 1,05 a 1,00, il che porta di fatto alla scomparsa della coabitazione. Infine l'indice di affollamento, che era già buono al '71 (0,84 abitanti/stanza), migliora ulteriormente diventando 0,62. (tab. 40)

Questo notevole incremento del patrimonio residenziale ha portato tuttavia anche ad un aumento delle abitazioni non occupate. Queste erano 538 (4,35%) nel '71 e sono aumentate a 1098 (6,92%) nel '91. Se consideriamo fisiologico il 3% come la quota di patrimonio non utilizzato sul totale (cioè 476 abitazioni), si vede come ci si stia allontanando dalla quota fisiologica e si cominci ad avere uno stock non utilizzato di qualche rilievo (622 abitazioni).

Per il 1991 si dispone del motivo della non occupazione e si nota come le case tenute libere come seconde case (di vacanza) siano una quota modestissima (6,56%) e anche quelle tenute a disposizione per lavoro o studio sono una parte contenuta (11,68%) mentre di grande peso è la quota non utilizzata (66,58% pari a 731 abitazioni) ed è interessante notare come di tutto il patrimonio non utilizzato solo il 25,32% (218 abitazioni) è disponibile alla vendita e/o all'affitto. (tab. 41)

Se guardiamo alle abitazioni occupate per titolo di godimento si vede un forte aumento tra '71 e '91 della quota in proprietà che era il 59,35% nel '71, il 64,77% nell''81 ed è aumentata al 75,38% nel '91. Ovviamente cala proporzionalmente dal 35,03 al 17,73% la quota in affitto e variano di poco più di un punto o due percentuali le altre forme di titolo di godimento. (tab. 42)

Queste variazioni sono probabilmente frutto di tutta una serie di politiche di incentivo all'acquisto della casa (mutui agevolati, esenzioni fiscali, ecc.), del desiderio di sottrarsi ad un mercato dell'affitto di cui non si è in grado di prevedere gli aumenti del canone e le modalità di sfratto, di una strategia di investimento dei risparmi per salvaguardarsi dall'inflazione (la casa come bene rifugio); ma indicano anche un notevole miglioramento delle condizioni abitative e un sempre maggior radicamento delle famiglie sul territorio. D'altro canto la riduzione del mercato dell'affitto comporta anche possibili difficoltà per chi vuole immigrare ad Empoli cercando casa in affitto, e indica infine una probabile rigidità sul mercato del lavoro da parte dei proprietari di casa, che difficilmente accetteranno proposte di lavoro anche più gratificanti se queste comporteranno il cambio di residenza.

Se guardiamo all'epoca di costruzione, il patrimonio edilizio si può definire nel complesso giovane. Solo il 28,2% delle abitazioni è di prima della seconda guerra mondiale e tutto il restante è stato costruito dopo il '45. Le quote maggiori si hanno nel periodo '61-'71 con il 24,64%. Anche in termini di stanze la quota maggiore (27,07%) è stata realizzata in questo periodo di tempo. (tab. 43)


11.1 Abitazioni per Utoe

La distribuzione territoriale delle abitazioni per Utoe al censimento del '91 evidenzia come nella città di Empoli (le Utoe da 1 a 6) si concentri il 73,65% delle abitazioni totali (11.681 su 15.860) mentre nelle altre nove Utoe si distribuiscono le restanti 4179 abitazioni, con un presenza più importante (855 abitazioni) nell'Utoe 7 (le espansioni lineari di Corniola, Case Nuove e Pozzale) e nell'Utoe 9 di Ponte a Elsa e Brusciana (712 abitazioni) dove sono stati realizzati rilevanti interventi di edilizia pubblica. Una quota importante (767 abitazioni) si trova nell'Utoe 13 (la collina) la più estesa in termini di superficie e nella quale si è avuto un importante incremento rispetto al 1981. (tab. 44, 45 e 46)

Se si guarda alle modificazioni tra '81 e '91 si vede come nella città ci sia stato un aumento nell'Utoe 3 (la città sud) e 2 (la città sfrangiata), nelle quali si avevano ancora aree edificabili, e soprattutto nell'Utoe 6 (+617) per via del Peep di Serravalle. Diminuiscono di 51 unità le abitazioni nell'Utoe 1 (la città centrale), probabilmente per erosione del patrimonio abitativo ad usi terziari (uffici, ecc.), e contemporaneamente aumentano molto le case non occupate (+110).

Le Utoe esterne hanno aumenti modesti con l'eccezione dell'Utoe 7 (-24), 15 "Arnovecchio" (-54) e 11 "Monterappoli" (-5) che diminuiscono il loro stock abitativo. Aumentano considerevolmente "Ponte a Elsa-Brusciana" (Utoe 9) e "Vitiana-Pagnana-Marcignana" (Utoe 8) e soprattutto (+219) la Utoe 13 "la collina".

Gli incrementi del patrimonio edilizio più rilevanti sono stati indotti in gran parte dalla localizzazione delle zone residenziali pubbliche se si esclude il fenomeno della collina, nella quale non si tratta tanto di nuove costruzioni, quanto spesso di riusi a fini residenziali di edifici rurali dismessi.

Il peso percentuale delle abitazioni non occupate sul totale di ciascuna Utoe evidenzia al 1991 una loro forte presenza soprattutto nell'Utoe 13 (15,91%), nella 5 (10,65%), nella 10 (8,87%) e nella 1 (8,16%) cioè nella "collina" e nella "città centrale", a "Pontorme" e a "Fontanella". Va notato che nell'Utoe 1 (la città centrale) l'aumento di abitazioni non occupate si somma alla riduzione del numero di abitazioni totali (-51 tra '81 e '91). Confrontando '81 e '91 si vede anche come le abitazioni non occupate si siano ridotte in termini percentuali nell'Utoe 2, 4, 7 e 15 e quindi prevalentemente nella periferia della città centrale. La Utoe 15 "Arnovecchio" rappresenta un caso particolare in quanto è una delle poche Utoe esterne in cui si è ridotto di molto il numero di abitazioni complessivo (-54 su 170).

Al 1981 le case occupate hanno sempre, in tutte le Utoe, un numero medio di stanze superiore a quello delle case non occupate. (tab. 47 e 48)

Le abitazioni occupate con il numero di stanze medio maggiore rispetto a quello comunale sono in assoluto "la collina" (5,67 contro una media comunale di 4,72), ma anche le due Utoe di pianura 12 e 14 e "Arnovecchio" (5,18). Le case non occupate hanno dimensioni superiori a quella media comunale (4,39) nella Utoe 12 (7,18), 13 (5,44) e 14 ((5,67) cioè nelle zone esterne non urbanizzate, ma anche nella Utoe 7 (4,88). E' da supporre che si tratti di abitazioni vecchie che offrono condizioni non adeguate alle nuove esigenze abitative. Nel complesso delle abitazioni, occupate e non occupate, emerge una dotazione di case con un numero di stanze superiore a quello medio, che è pari a 4,70, nelle Utoe esterne alla città (le Utoe 12, 13, 14 e 15) con valori compresi tra 5 e 5,65 stanze.

Le abitazioni con il numero medio di stanze più basso si trovano nell'Utoe 10 "Fontanella", (4,30), nell'Utoe 5 "Pontorme" (4,35), nella "città sud" e nel "mix di funzioni" (Utoe 4), rispettivamente con 4,46 e 4,44.

Questo fa pensare, quantomeno per Fontanella e Pontorme, a situazioni abitative non particolarmente felici, come si vedrà anche dalla distribuzione delle abitazioni per numero di stanze. L'Utoe 4 'il mix di funzioni' è un caso particolare per via della forte presenza di altre attività che non la rendono una zona residenziale particolarmente attrattiva.

Al 1991, con i miglioramenti di cui si è detto, la situazione risulta avere caratteristiche simili, ma le Utoe di "Arnovecchio" della "collina", della "pianura industriale" e di "Monterappoli" presentano un patrimonio non utilizzato con un numero medio di stanze per abitazione superiore alla media; nel caso di "Arnovecchio" e della "collina" di molto (6,50 e 6,20 rispettivamente) rispetto a quelle occupate della stessa Utoe che hanno 5,35 e 5,58 stanze. (tab. 49 e 50)

Questi dati sembrano indicare per le aree esterne alla città quel lento abbandono di case molto grandi, ma probabilmente non adeguate alle esigenze, che già i dati del 1981 evidenziavano.

La distribuzione delle abitazioni occupate per numero di stanze in ciascuna Utoe al 1991 evidenzia una presenza di abitazioni di una stanza superiore alla media comunale a "Monterappoli", nella "collina", a "Fontanella", nella "città centrale" e a "Pontorme". Una presenza molto più forte della media di case di due stanze a "Monterappoli", "Fontanella" e "Pontorme" e una forte presenza di abitazioni di tre stanze, sempre rispetto alla media comunale, a "Pontorme", "Fontanella" e nella "città sud". Le abitazioni di quattro stanze sono distribuite più regolarmente tra le Utoe, con valori molto inferiori alla media (10-11 punti percentuali in meno) nelle Utoe 12, 13 e con valori di circa 5 punti percentuali in meno nella "Pianura Sud -Est" e nell'Utoe 7. Le abitazioni di 6 stanze hanno una presenza maggiore di quella media comunale soprattutto nella "collina" e in "Arnovecchio" mentre quelle di 7 e più stanze hanno valori di più del doppio della media nelle Utoe 12, 13, 14 e 15. (tab. 51, 52 e 53)

In sintesi sembra di poter dire che il patrimonio abitativo occupato di Monterappoli, Pontorme e Fontanella sia quello che presenta problemi di dimensioni troppo piccole degli alloggi, mentre le aree di pianura compreso Arnovecchio, ma soprattutto "la collina" hanno un patrimonio di abitazioni occupate grandi maggiore, e spesso di molto, rispetto alla media. La distribuzione per dimensione sembra in qualche misura confermare che l'incremento di abitanti in queste zone è motivato dalla diversa qualità dell'abitare, dal punto di vista dimensionale oltre che ambientale, che queste offrono. Contemporaneamente potrebbe in parte spiegare il declino dei centri minori soprattutto di Monterappoli e Fontanella, ma anche di Pontorme.


12. LA DINAMICA DEI SETTORI PRODUTTIVI

I cambiamenti nella struttura della produzione, già analizzati al livello dei cinque comuni nello Schema di coordinamento urbanistico, vengono qui riproposti con un maggior livello di dettaglio partendo da tre fonti censuarie: i Censimenti della popolazione, che riferiscono sulla distribuzione della popolazione residente attiva e non attiva e per quella attiva tra i settori di attività, i Censimenti dell'agricoltura e i Censimenti dell'industria. Si tratta di dati non recentissimi, ma che consentono confronti su archi temporali sufficientemente ampi da essere significativi dei trend di lungo periodo. Per l'attività edilizia si utilizzano i dati forniti annualmente all'Istat dall'Amministrazione comunale.


12.1 Popolazione attiva e non attiva

La distribuzione della popolazione attiva tra i diversi settori di attività è un indicatore importante dei cambiamenti in atto nella società e nella sua struttura produttiva empolese.

La popolazione attiva al 1991 è pari al 45,77% della popolazione totale. Rispetto al '71, anno di riferimento più lontano considerato, è aumentata di circa 2,9 punti percentuali, ma tale incremento è avvenuto interamente nel primo decennio e anzi nel secondo decennio accenna ad una seppur modesta riduzione. Corrispondentemente è diminuita la popolazione non attiva, ma questo dipende come si è visto dalla distribuzione della popolazione per classi di età giacché se è vero che aumentano le classi più anziane, diminuiscono molto di più le classi più giovani. (tab. 54 e 55)

La popolazione attiva è complessivamente al 1991 di 19.918 unità rispetto alle 18.931 del 1971 e alle 20.712 del 1981. All'interno della popolazione attiva in condizione professionale aumenta molto la quota dei disoccupati (+4,41% tra '81 e '91) e resta alta la parte in cerca di prima occupazione anche se si riduce leggermente rispetto al 1981 (4,75% al 1991), ma soprattutto cambia notevolmente la distribuzione tra i settori di attività.

Nei venti anni compresi tra i tre censimenti si vede una costante diminuzione degli attivi nell'agricoltura (-4,96%) e nell'industria (-15,31%) e contemporaneamente un aumento significativo degli addetti al commercio (+5,89%), ai trasporti e comunicazioni (+1,02%), al credito e assicurazioni, servizi alle imprese, noleggio (+6,88%) e alla pubblica amministrazione, servizi pubblici e privati (+6,48%).

Questi sintetici dati evidenziano il cambiamento di ruolo del comune di Empoli da un'area prevalentemente industriale ad un'area prevalentemente terziaria con aumenti rilevanti dei settori terziari più pregiati e di servizio alle imprese. E' la conferma del suo assurgere a centro di servizi per un'area intercomunale più vasta, "il distretto industriale", già evidenziato nelle analisi predisposte per lo Schema di coordinamento urbanistico intercomunale.


12.2 Il settore agricolo

Come si è visto al paragrafo precedente l'analisi della popolazione attiva e non attiva agli ultimi tre censimenti della popolazione ('71, '81, e '91) evidenzia molto chiaramente la riduzione di importanza del settore agricolo all'interno delle attività produttive di riferimento. Al 1991 sono attivi in agricoltura solo 387 soggetti, che costituiscono il 2,04 del totale degli attivi; mentre erano 645 nel 1981 (3,31%) e 1.288 nel 1971 (7,00%).

La perdita di peso del settore agricolo è leggibile anche attraverso i dati relativi alla superficie agricola totale e utilizzata e al numero di aziende. La superficie agricola totale, che era di 5.268 ha al 1970, si riduce di 888 ha nel ventennio, ma si riduce molto più rapidamente nell'ultimo periodo intercensuario (- 660 ha tra '82 e '90). E così pure la superficie agricola utilizzata si riduce di 766 ha quasi tutti negli ultimi otto anni (-735 ha). Il numero di aziende ha andamenti leggermente diversi: aumentano tra '70 e '82 e diminuiscono molto tra '82 e '90. Complessivamente si riducono nel ventennio di 180 unità attestandosi su un valore pari a 1.057 aziende. (tab. 56 e 57)

Il numero di aziende è molto superiore a quello degli attivi in agricoltura e questa differenza può essere spiegata da diversi fattori tra i quali vanno considerate le diverse modalità di rilevamento dei censimenti della popolazione e dell'agricoltura e ragioni fiscali. E' possibile che alcuni agricoltori risultino non attivi in agricoltura per il censimento della popolazione, ma lo siano per quello dell'agricoltura (pensionati giovani, ecc.), è probabile anche che si dedichino all'agricoltura persone anziane ormai formalmente fuori dalla fascia di età della popolazione attiva e infine è probabile che diverse aziende non abbiano addetti a pieno tempo, ma la conduzione sia svolta in forma di part-time con altre attività. Anche la dimensione delle aziende fa pensare a un'agricoltura condotta con le modalità del part-time dato che si è in media sull'ordine di 4,14 ha per azienda al 1990, dimensione che varia di poco ai tre censimenti.

La superficie agricola è oggi il 70,33% della superficie dell'intero territorio comunale ed era l'84,59% nel 1970 con un perdita di 14,26 punti percentuali in venti anni di cui 10,60 tra '82 e '90.

Naturalmente queste tendenze non sono peculiari del comune di Empoli. Se si fa un confronto con gli altri comuni dell'area empolese, con l'associazione Intercomunale 18, con la provincia di Firenze e con la regione Toscana, si nota come in tutti questi ambiti si assista a fenomeni simili, ma Empoli è il comune che ha, tra '82 e '90, la maggior riduzione percentuale sia nel numero di aziende, che nella superficie agraria totale e utilizzata. Tuttavia Empoli presenta il miglior rapporto percentuale tra SAU e SAT (83,47%). Limitandosi ai comuni dell'area empolese si tratta di un rapporto molto maggiore di quelli di Montelupo e Capraia e Limite (rispettivamente 51,76% e 49,19%), il che fa supporre forti quote di superfici agricole non utilizzate per questi due comuni, ma anche rispetto alla Provincia (51,23%) e alla Regione (52,30%), e poco discosto da quelli di Cerreto Guidi e Vinci. (tab. 58 e 59)

Se si guarda alla superficie agricola totale per utilizzo si nota nel ventennio una relativa stabilità del 'bosco', con un aumento di due punti percentuali nell'ultimo periodo intercensuario, e delle 'altre colture' (tra l'8 e l'11%) e forti variazioni nelle modalità d'uso della superficie agricola utilizzata. Mentre nel '70 c'era una prevalenza delle colture permanenti che costituivano il 52,15 della SAU, ai due censimenti successivi la prevalenza è conquistata dai seminativi che costituiscono circa la metà della superficie agricola utilizzata totale. (tab. 60 e 61)

La ripartizione dei seminativi evidenzia come la superficie destinata ai cereali sia in progressivo aumento arrivando all'85% nel '90, mentre sono in forte riduzione le foraggere avvicendate (oggi ridotte al 12,82% rispetto al 32,88% del '70) e sono poco rilevanti in termini percentuali di SAU le coltivazioni ortive. (tab. 62 e 63)

Le coltivazioni legnose presentano una consistente riduzione complessiva determinata esclusivamente dall'abbandono della vite, che passa da 2.392 ha nel '70 a 969 nel '90, mentre è in costante crescita la coltura dell'olivo che aumenta da 249 a 408 ha nello stesso periodo. Pur nella limitatezza delle superfici interessate, sono in aumento la coltivazioni dei fruttiferi che occupano oggi il 2,55% della superficie totale di questo tipo di coltivazioni. E' chiaro che in queste modificazioni incidono molti fattori, non ultimi gli incentivi e i disincentivi della Comunità europea e eventi climatici particolari, ma sicuramente sono determinanti anche il tipo di conduzione e la quantità di lavoro richiesta dalle diverse coltivazioni. (tab. 64 e 65)

I dati sulla ripartizione tra aziende a conduzione diretta e aziende con salariati mostrano come ad Empoli vi sia stata una riduzione di quelle a conduzione diretta (-7,5%), ma vi sia stata una molto maggiore riduzione di quelle con salariati che si sono quasi dimezzate (-47,62%); tutte tendenze molto accentuate ad Empoli rispetto agli ambiti di riferimento. Solo Montelupo ha riduzioni simili per quanto riguarda le aziende con salariati. D'altro canto anche la riduzione delle giornate di lavoro in agricoltura è molto superiore ad Empoli rispetto sia ai comuni dell'area empolese, presi singolarmente e nel complesso, che a quelli dell'Associazione Intercomunale 18. (tab. 66 e 67)

Tutti questi dati riportano a fenomeni già analizzati dallo Schema di Coordinamento urbanistico intercomunale e a spiegazioni avanzate in quello strumento. La trasformazione territoriale definita dal concetto di "campagna urbanizzata" sembra spiegare in maniera convincente il fenomeno. Si tratta di un carattere di fondo dei recenti processi di urbanizzazione strettamente connesso alle dinamiche di abbandono delle attività primarie che costituivano al tempo stesso fonte di forza lavoro di estrazione rurale e base di una più complessa interconnessione tra imprese urbane e famiglie rurali.

Anche per il comune di Empoli infatti, pur non escludendo la presenza di un habitat rurale, non si può affermare che vi siano ormai insediamenti propriamente rurali, ossia con caratteristiche insediative o di attività esclusivamente dipendenti dalle attività agricole. In particolare sembra sempre più difficile individuare "insediamenti agricoli" a fronte di una edificazione che investe sia le aree urbane propriamente dette che la campagna, e presenta come connotato saliente una rarefazione della maglia insediativa, associata a tipologie edilizie residenziali ed industriali a bassa densità.

I dati di tendenza del settore primario tendono a confermare la configurazione di "campagna urbanizzata" intesa come modello insediativo, ma definiscono anche un ruolo dell'hinterland rurale nel quale gli effetti dell'attrazione urbana sono forse meno sentiti, ma consentono alla campagna di diventare un luogo di permanenza residenziale o di residenza di una nuova quota di popolazione di provenienza urbana che si integra in uno spazio agricolo ancora dominante il paesaggio pur svolgendo la propria attività in altri settori.

Le tendenze in atto portano alcuni problemi generali relativamente al paesaggio agrario sui quali bisogna riflettere e per i quali bisogna attivare politiche e incentivi che evitino il peggioramento della situazione. Da un lato la riduzione della SAT è in buona parte determinata dalla sottrazione di territorio agricolo per l'urbanizzazione, ma certamente c'è una componente non irrilevante di abbandono. E' probabile che queste terre abbandonate diventino un problema sia per la manutenzione e la protezione del suolo che per quanto riguarda la formazione di paesaggi degradati ricoperti lentamente da una vegetazione spontanea che può non corrispondere all'immagine del paesaggio agrario costruito attraverso secoli di lavoro dell'uomo. Dall'altro l'impoverimento della varietà di colture e il passaggio progressivo al seminativo può ridurre la ricchezza di immagine che il paesaggio agrario tradizionale con la sua varietà e commistione di colture erbacee, arbustive e arboree garantiva.

Nella tavola di analisi delle colture in atto si vedono già in alcune parti di collina, ma anche nella pianura, gli effetti di questi cambiamenti. Mentre nei versanti collinari a sud est, sul versante della Val d'Elsa permane un mix di colture (olivo, vite, seminativo e bosco) che garantisce ricchezza di segni e varietà del paesaggio, nelle parti collinari prospicienti l'Orme e l'Ormicello comincia a predominare il seminativo. Anche le zone paneggianti vedono un rapido declino della varietà di colture. Rispetto al primo dopoguerra c'è una forte riduzione dei segni della vite e delle colture arboree ben evidenti nelle prime foto aeree di cui si dispone (foto RAF).

Come si è visto non si tratta di un'agricoltura estensiva, con grandi aziende, e quindi il suo ruolo produttivo può non essere così importante, anche in termini di addetti, ma si tratta di un'agricoltura gestita in forma familiare, di piccole dimensioni, part-time ecc. che può rivestire un ruolo importantissimo nella gestione del territorio dal punto di vista della sua manutenzione ai fini della prevenzione dei danni idrogeologici e della conservazione del paesaggio che è una risorsa fondamentale del territorio empolese e che costituisce la premessa della attrattività, anche residenziale, per particolari categorie di residenti. Vanno quindi evitate tutte quelle pratiche agricole dannose da un punto di vista del dilavamento dei suoli, come le colture a rittochino, il taglio di alberature e siepi interpoderali e, per quanto possibile la monocoltura a seminativo.


12.3 I settori produttivi

La ripartizione dei settori produttivi, riaggregati per grandi categorie, consente di definire un quadro sintetico del sistema produttivo empolese e di verificare i cambiamenti nel decennio '81-'91. (tab. 68, 69 , graf. 6 e per, una maggiore disaggregazione, tab. 70)

Gli addetti complessivi alle unità locali sono al 1991 17.961 rispetto ai 17.783 del 1981; aumentano quindi di 178 unità, pur in presenza di una riduzione della popolazione residente di 1.659 unità.

Al 1991 gli addetti all'industria in totale sono 7.427 (41,3% del totale addetti), di cui all'industria in senso stretto 6.295 (35,0%); gli addetti al commercio sono il 23,7% e alle altre attività il 35,0% (erano al 1981 rispettivamente il 52,4, il 20,8 e il 26,8 %). Anche gli addetti ai settori produttivi confermano quindi la perdita di rilievo dell'industria rispetto alle attività terziarie e la maggiore importanza che assumono le altre attività rispetto al commercio. All'interno delle attività manifatturiere il settore di maggior crisi è certamente quello della lavorazione del vetro, che in dieci anni perde 1047 addetti e che era invece uno dei settori che in passato caratterizzava l'industria empolese.

La disaggregazione per tipi di attività economica indica un aumento del peso percentuale tra '81 e '91 del commercio (+2,7%), dell'intermediazione monetaria (dal 2,3 al 3,1%), del gruppo "attività immobiliari, noleggio, informatica, ricerca, altre attività professionali e imprenditoriali" (+4,9%), della "sanità e altri servizi sociali" (+2,9%) e anche del settore tradizionale delle costruzioni (+1,0%). Diminuisce soprattutto il settore delle "attività manifatturiere" che perde 11,9 punti percentuali.

Il numero di unità locali aumenta nello stesso periodo da 3.799 a 4.417 e questo comporta una riduzione del numero medio di addetti per unità locale da 4,68 a 4,07. Riducono gli addetti per unità soprattutto le "attività manifatturiere", gli "alberghi e ristoranti", la "intermediazione monetaria e finanziaria", le "attività immobiliari, ecc.", e gli "altri servizi pubblici, sociali e personali". Aumentano di molto i "trasporti, magazzinaggio e comunicazioni", la "pubblica amministrazione" e la "sanità e altri servizi sociali".

Le unità locali artigiane al 1991 sono circa un terzo di tutte le unità locali, ma occupano poco meno di un quarto degli addetti ed hanno in media 2,93 addetti per unità locale.

La distribuzione delle attività economiche per Utoe al 1991 evidenzia ancora la preponderanza dell'Utoe 1 su tutto il resto (il 49,72% delle unità locali e il 42,56% degli addetti) e in termini di addetti anche delle Utoe 3, 12 e 4 (le zone industriali) nelle quali sembrano concentrarsi le imprese di maggiori dimensioni. Complessivamente le attività produttive si concentrano nelle Utoe di pianura con una forte prevalenza nella città compatta e una diffusione spontanea nelle altre Utoe di pianura e una maggior concentrazione, imposta dagli strumenti urbanistici, nelle gradi zone industriali (Terrafino, Carraia e Pontorme). (tab. 71 e 72)

L'interpretazione di questi cambiamenti nella struttura produttiva di Empoli, dall'industria verso il terziario, è data in parte dalla evoluzione in questo senso verificatasi in tutto il paese, ma in parte è spiegabile con il rafforzamento del suo ruolo a scala intercomunale che era già stato indicato nello Schema di Coordinamento Urbanistico Intercomunale.

Si era fatto riferimento nello Schema ad un "modello toscano di sviluppo" che presenta come fatti salienti un sistema produttivo a prevalente composizione di aziende medio-piccole, con forti andamenti espansivi nel ventennio '61-'81, una specializzazione in comparti produttivi "tradizionali", a capitale fisso investito per addetto relativamente basso e una specializzazione sui mercati esteri.

Sempre nello Schema di Coordinamento si era visto come a metà degli anni ottanta gli studi dell'Irpet tesi a stabilire la natura e i confini dei 'mercati locali del lavoro' avessero riconosciuto l'esistenza di due distinti distretti industriali nell'area, centrati rispettivamente su Empoli e Castelfiorentino, di cui Empoli costituirebbe il polo di riferimento per entrambe e anche in qualche misura per il Valdarno superiore. Si diceva anche che nell'affermarsi di un sistema che ancora oggi è peculiare della regione, l'empolese rappresenta un esempio calzante del modello dove, come è noto, le peculiarità richiamate sono ancora la campagna urbanizzata nell'ambito territoriale (in particolar modo la piana alluvionale dell'Arno), il carattere di piccola impresa o addirittura artigiano nell'ambito socio-economico, l'elevato assorbimento occupazionale nel mercato del lavoro.

Pur mostrando un'evidente aderenza al modello di sviluppo, l'empolese presenta una complessità dell'apparato produttivo (organizzato in una rete di piccole imprese) superiore a quella dei distretti specializzati, una forte crescita delle componenti terziarie (che costituiscono tradizionalmente il punto debole dei sistemi locali di imprese) e un sistema urbano fortemente articolato. A tali caratteri specifici si affianca una modalità tipica di insediamento territoriale caratterizzata da un forte consumo di suolo e dalla tendenziale congestione del fondovalle.

E' all'interno di questo quadro intercomunale e di distretto produttivo che va visto anche oggi il ruolo di Empoli e che si devono prefigurare le possibili evoluzioni per il futuro.

I dati sopra riportati sembrano confermare Empoli come centro di servizi per l'area intercomunale, con un indice di concentrazione di addetti al terziario superiore agli altri comuni e con un indice di concentrazione nell'industria via via in diminuzione. L'evoluzione delle attività economiche in espansione sembra confermare un ruolo crescente dei servizi alla produzione e si tratta per il futuro di favorirne il loro consolidamento e il loro sviluppo.

Preoccupa la forte frammentazione delle imprese in unità produttive sempre più piccole, e la continua diminuzione del numero di addetti soprattutto nel settore manifatturiero. Se in qualche misura è comprensibile lo spostamento o la maggiore crescita nei comuni di cintura bisogna tuttavia considerare che strutture di servizio, di ricerca e di sviluppo della produzione crescono dove c'è produzione e, benché sia ovvia la stretta relazione con i comuni del coordinamento urbanistico, va favorito il mantenimento e la crescita dei settori produttivi all'interno del territorio comunale evitando specializzazioni eccessive nella sola fornitura di servizi.


12.4 L'attività edilizia

L'attività edilizia del comune di Empoli viene analizzata per un periodo sufficientemente lungo (13 anni), attraverso i dati delle concessioni edilizie, al fine di valutare non solo le quantità prodotte, ma anche gli andamenti, l'articolazione per settori di intervento, la distribuzione sul territorio diviso per Utoe e le eventuali indicazioni che ne possono derivare per il futuro. (tab. 73 e grafici 7, 8 e 9)

L'attività edilizia dal 1985 al 1997 presenta per grandi linee due fasi distinte: una prima fase che va fino al 1992 nella quale si hanno valori sostenuti, quasi sempre superiori a 100.000 mc annui e con quattro anni in cui si superano i 200.000 mc, e il periodo successivo in cui si assiste ad una riduzione significativa dell'attività che si attesta normalmente al di sotto dei 100.000 mc anni con l'eccezione del 1995 (387.599 mc), anno nel quale compare la volumetria dell'ospedale di circa 160.000 mc e grandi interventi per l'industria (Giani, Sade, Zignago).

A questa attività i settori di destinazione dei fabbricati contribuiscono in modo diverso. Mediamente sull'intero periodo il settore residenziale contribuisce per il 45,66%, quello industriale e artigianale per il 35,41%, quello commerciale per il 9,01%, quello agricolo per l'1,10% e quello dei servizi, attrezzature e impianti per il restante 8,83%, ma quest'ultimo dato deriva quasi esclusivamente dalla realizzazione dell'ospedale.

Per quanto riguarda il settore residenziale si assiste ad una consistente riduzione in termini di cubatura a partire dal '91 riduzione che si accentua nel '96 e soprattutto nel '97, anno in cui si raggiunge il minimo storico di 21.393 mc.

L'edilizia pubblica ha un peso rilevante sul settore residenziale soprattutto nel primo periodo e si distribuisce con i seguenti valori percentuali sul totale annuo:

1985 1986 1987 1988 1989 1990 1991 1992 1993 1994 1995 1996 1997

33,49 65,31 9,46 38,49 21,58 0,00 0,00 45,82 0,00 11,31 0,00 0,00 0,00

Gli anni di maggior peso sono il 1986, il 1988 e il 1992, che corrispondono alle realizzazioni dei Peep di Serravalle, Marcignana, S. Andrea e Ponte a Elsa, successivamente si riduce e non compare più negli ultimi anni.

L'edilizia industriale presenta valori molto superiori alla media nel 1986, 1987, 1991 e 1995, tali valori derivano da pochi grandi interventi realizzati in quegli anni.

L'edilizia commerciale presenta valori relativamente contenuti, con scostamenti dalla media soprattutto nel 1990 (23,52) e nel 1997 (36,88%).

L'edilizia per l'agricoltura ha sempre un peso percentuale sul totale annuo quasi irrilevante salvo nel 1994 (4,85%) e così pure l'edilizia per servizi e attrezzature se si esclude il 1995 (41,38%) anno in cui come si è detto è registrato il volume del nuovo ospedale.

Nell'intero periodo si sono edificati mediamente 160.000 mc annui totali di cui 73.150 mc residenziali e 56.723 industriali. Se si prende in considerazione il secondo periodo '93-'97 l'attività a fini residenziali scende a circa 45.000 mc annui.

Gli andamenti di lungo periodo sembrano indicare la tendenza ad una progressiva riduzione dell'attività edilizia nel suo complesso. Il picco del 1995 rappresenta una eccezione, derivata dal sommarsi del volume per servizi dell'ospedale e di quello industriale della Zignago. Se si depurano i dati da questi due elementi la tendenza viene confermata anche per quest'anno.


12.4.1 Distribuzione dell'attività edilizia tra le UTOE

Il quadro dell'attività edilizia che emerge dai dati a livello comunale può essere articolato secondo la divisione delle Utoe al fine di consentire una visione più precisa della localizzazione degli interventi articolata per i diversi settori di destinazione. (tab 74, graf. 10-12)

L'attività edilizia residenziale del periodo considerato (1985-1997) si concentra nelle Utoe 1, 2, 3 e 6 dell'area urbana di Empoli con una netta prevalenza dell'Utoe 6 dove è stato realizzato il Peep di Serravalle che incide per il 74,64% di tutto il volume residenziale realizzato in questa Utoe. Complessivamente in queste quattro Utoe è stato realizzato il 69,66% di tutta la residenza del periodo considerato.

All'esterno dell'area urbana emergono le Utoe 8 (Vitiana-Pagnana-Marcignana) e 9 (Ponte a Elsa-Brusciana) ciascuna con circa il 10% del totale realizzato. Anche per Brusciana-Ponte a Elsa le realizzazioni di edilizia economica e popolare incidono per una percentuale rilevante (42,84% del totale).

Fuori da queste sei Utoe l'attività edilizia residenziale è modestissima. Qualche realizzazione, con il modesto peso del 2,34%, si ha nella "espansione lineare di Corniola-Pozzale-Case nuove" (Utoe 7) e nella "Pianura Sud-Est" (1,65%). Le percentuali minori si hanno nelle Utoe di "Pontorme" e "Arnovecchio" (0,31 % e 0,51% rispettivamente) ma molto al di sotto dell'uno per cento è anche "la "collina" e la "pianura industriale".

L'edilizia industriale si concentra nell'area industriale in fregio alla Superstrada FI-LI nell'Utoe 3 (15,88%), nell'Utoe 4 in zona industriale (22,71%) e, soprattutto, nell'Utoe 12 dove è in via di completamento l'area industriale del Terrafino. In quest'ultima si concentra il 56,53% del totale comunale. Infine 31.000 mc circa (il 4,25%) sono stati realizzati nell'Utoe 9 Ponte a Elsa-Busciana. Tutte le restanti Utoe hanno valori modestissimi o nulli.

L'Utoe 4 presenta, oltre alla forte quota di edilizia industriale, anche la maggior quota di edilizia commerciale (il 69,32% del totale) a conferma della sua specializzazione che ha portato a definirla il "mix di funzioni". La Utoe 12 (la "pianura industriale") ha il 16,22%, ancora in parte nell'area del Terrafino, e le Utoe dell'area urbana 2 e 3 insieme il 13,47%. Nelle altre Utoe è praticamente assente l'attività edilizia al servizio del commercio.

L'edilizia per l'agricoltura realizzata in questi 13 anni è modestissima, si tratta come si è detto dell'1,10% del totale, e si concentra per la gran parte nella "collina" (54,18%), nella "pianura sud-est", nella "pianura industriale" e in "Arnovecchio". Quote percentuali non irrilevanti hanno anche "Pontorme" e l'"espansione lineare di Corniola-Pozzale-Case Nuove", il che forse indica il permanere in queste aree urbanizzate di rapporti con il territorio agricolo circostante.

Infine l'edilizia per servizi, attrezzature e impianti si localizza per la gran parte nella Utoe 2 dove si localizzano l'ospedale nuovo e le scuole superiori (l'84,66% dell'attività in questo settore). Modeste quantità di edifici per servizi si trovano nella "città nuova progettata" (Serravalle) e nella "città Sud" probabilmente al servizio della nuova residenza.

L'attività edilizia nel complesso si concentra fortemente nelle Utoe urbane 1, 2, 3, 4 e 6 e 12 (quasi esclusivamente industriale e commerciale) ed è invece modestissima nelle Utoe esterne 13, 14 e 15, ma anche nella Utoe 12 "la pianura industriale" se si esclude il Terrafino, così come nei centri esterni di Fontanella e Monterappoli.

Questi dati sembrano confermare la volontà di rafforzare la città e di preservare la pianura agricola e la collina dall'urbanizzazione, espressa anche dallo strumento urbanistico vigente.

Qualche problema sembra emergere nei centri di Fontanella e Monterappoli per i quali anche questo aspetto indica difficoltà di riorganizzazione e di rivitalizzazione dei centri minori.