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Il piano regolatore generale di Empoli

IL PIANO STRUTTURALE

STATUTO DEI LUOGHI - Dicembre 1998


TITOLO III - TUTELA DELLE RISORSE


Art. 6 Disposizioni generali

Il presente titolo definisce le articolazioni del territorio comunale sotto il profilo della pericolosità geologica ed idraulica, delle caratteristiche idrogeologiche, e detta disposizioni volte a perseguire la tutela dell'integrità fisica del territorio in ragione delle condizioni, in atto o potenziali, di fragilità ambientale.

Il Regolamento Urbanistico ed i Programmi Integrati d'Intervento, nel dettare le discipline dettagliate ed i punti di rispettiva competenza possono definire e prescrivere, ovvero dichiarare ammissibili, le trasformazioni fisiche e le utilizzazioni degli immobili, solamente con le limitazioni ed alle condizioni dettate dalle disposizioni di cui ai successivi articoli del presente Titolo.


Art. 7 Classi di pericolosità

La tav. 1.15 "Carta della Pericolosità", di cui all'art. 2 punto C, articola l'intero territorio comunale in classi e sottoclassi di pericolosità.

La carta della pericolosità rappresenta la sintesi di tutti gli elaborati redatti e di tutte le conoscenze geologico-tecniche acquisite sul territorio comunale. Lo scopo della carta della pericolosità è di delimitare quelle aree nelle quali i parametri geomorfologici, sismici e idraulici sono tali da richiedere o meno un approfondimento di indagini e particolari tecniche di intervento. Nella carta si prevede non solo l'individuazione dei settori interessati da dissesti attivi, ma anche la delimitazione di aree potenzialmente vulnerabili al verificarsi di elementi critici siano essi conseguenti a condizioni geologico-tecniche dei terreni che al rischio idraulico.

Le classi di pericolosità sono così definite:

Classe 1 - Pericolosità irrilevante

Comprende le aree geologicamente stabili in cui sono assenti limitazioni derivanti da caratteristiche geologico-tecniche, morfologiche e idrauliche. Sono inoltre comprese in questa classe le aree collinari o montane prossime a corsi d'acqua per le quali non vi sono notizie storiche di precedenti inondazioni e sono in situazione favorevole di alto morfologico; in tali aree non sono necessarie considerazioni sulla riduzione del rischio idraulico.

Classe 2 - Pericolosità bassa

Individua le situazioni geologico-tecniche apparentemente stabili sulle quali però permangono dubbi che comunque potranno essere chiariti a livello di indagine geognostica di supporto alla progettazione edilizia. In questa classe ricadono anche le aree di fondovalle per le quali non vi sono notizie storiche di precedenti inondazioni e sono in situazione favorevole di alto morfologico rispetto alla piana alluvionale adiacente.

Classe 3 - Pericolosità media

Comprende le aree in cui sono assenti fenomeni attivi, tuttavia le condizioni geologico-tecniche, morfologiche e idrauliche del sito non sono tali da far ritenere che esso si trovi al limite dell'equilibrio e/o possa essere interessato da difficoltoso drenaggio delle acque superficiali. In queste zone ogni intervento edilizio è fortemente limitato e le indagini di approfondimento dovranno essere condotte a livello dell'area nel suo complesso; sono inoltre da prevedersi interventi di bonifica e/o l'adozione di tecniche fondazionali di un certo impegno.

Sono inoltre comprese nella classe 3 le aree di fondovalle non protette da opere idrauliche e per le quali vi sono notizie storiche di inondazioni e/o sono morfologicamente in situazione sfavorevole. Relativamente alle aree comprese in questa classe di pericolosità, la Del. C.R. 230/94 prevede di allegare allo strumento urbanistico uno studio, anche qualitativo, che definisca il grado di rischio e, se presenti opere idrauliche, lo stato di efficienza ed il loro schema di funzionamento. I risultati di tale studio costituiranno un elemento di base per la classificazione di fattibilità degli interventi e, dove necessario, dovranno indicare soluzioni progettuali tese a ridurre al minimo possibile il livello di rischio e i danni agli interventi per episodi di sormonto o di esondazione.

Nel settore pianura la definizione della classe di pericolosità 3 è condizionata dall'estensione dell'area soggetta a fenomeni di inondazione ed è suddivisa in 3 sottoclassi.

Sottoclasse 3.1 - Questa classe comprende le aree con pericolosità 3 dal punto di vista del rischio idraulico, mentre riguardo alla caratterizzazione geotecnica i terreni ricadenti in queste aree appartengono alla classe di pericolosità 1, quindi con caratteristiche geo-tecniche buone.

Sottoclasse 3.2 - In questa classe sono comprese le aree con pericolosità 3 dal punto di vista del rischio idraulico, mentre riguardo alla caratterizzazione geo-tecnica, i terreni ricadenti in queste aree appartengono alla classe di pericolosità 2, quindi con caratteristiche geo-tecniche discrete.

Sottoclasse 3.3 - Sono comprese in questa classe le aree con pericolosità 3 dal punto di vista del rischio idraulico mentre, riguardo alla caratterizzazione geo-tecnica, i terreni ricadenti in queste aree appartengono alla classe di pericolosità 3, quindi con caratteristiche geo-tecniche scadenti.

Classe 4 - Pericolosità elevata

Comprende le aree interessate da fenomeni di dissesto (frane, forte erosione, frequenti inondazioni) o fenomeni di elevata amplificazione della sollecitazione sismica e liquefazione dei terreni. Sono inoltre comprese le aree di fondovalle non protette da opere idrauliche per le quali vi sono notizie storiche di inondazioni e/o sono morfologicamente in situazione sfavorevole.


Art. 8 Disposizioni correlate alle classi di pericolosità

Alle classi di pericolosità di cui al precedente articolo ed alle caratteristiche idro-geologiche sono correlate le disposizioni di cui ai successivi commi del presente articolo.

Classe 1 - Riguarda costruzioni a bassa incidenza che ricadono in aree a classe di pericolosità irrilevante, interventi a carattere conservativo e/o di recupero anche in aree ad elevata pericolosità, purché non vadano a variare l'equilibrio opera/terreno originario.

In questi casi la caratterizzazione geo-tecnica dei terreni può essere ottenuta anche per mezzo della semplice raccolta di dati bibliografici e/o ricavati da indagini eseguite in aree limitrofe; la fattibilità dell'intervento e/o dell'opera dovrà tuttavia essere motivata con una relazione che verifichi l'idoneità delle soluzioni progettuali, in ottemperanza a quanto disposto dal D.M. LL.PP. 11.03.88 al punto A2 capoversi 8° e 9°.

Classe 2 - Questa classe implica livelli di rischio maggiori rispetto alla precedente, seppur sempre bassi, normalmente raggiungibili in aree sempre classificate a bassa pericolosità.

La fattibilità dell'intervento e/o dell'opera è da stabilirsi sulla base di una indagine opportunamente mirata a sviluppare le problematiche evidenziate con gli studi condotti a livello di strumento urbanistico.

Più in particolare lo studio dovrà comprendere indagini geologiche, nei casi previsti dal D.M. LL.PP. 11.03.88, e geo-teniche per valutare la stabilità della zona, sia durante che dopo aver eseguito l'opera o l'intervento, e dovranno essere estese alla parte del sottosuolo e/o all'area direttamente o indirettamente interessata dall'intervento o che può influenzare il comportamento stesso dell'opera.

I risultati degli studi e delle indagini dovranno essere esposti in una relazione geologica e in una geo-tecnica che faranno parte integrante degli atti progettuali, secondo quanto disposto dal D.M. LL.PP. 11.03.88.

In particolare la relazione geologica dovrà illustrare la situazione litostratigrafica locale, lo stato di alterazione e/o di frantumazione dei litotipi presenti, i lineamenti geo-morfologici della zona e gli eventuali dissesti in atto e/o potenziali, il quadro idro-geologico e il quadro geo-tecnico parametrico locale; il progetto dovrà essere redatto sulla base delle indicazioni e delle eventuali prescrizioni derivanti da tali indagini.

Classe 3 - Questa classe implica un livello di rischio medio alto e riguarda anche interventi di non eccessivo impegno e/o a basso indice di edificabilità, ma che interessano aree classificate a pericolosità media, e interventi ad elevato indice di edificabilità o con significativo numero di elevazioni (generalmente > 2), strutture in parte ad utilizzazione pubblica e interventi che modificano l'equilibrio geo-morfologico della zona, che ricadono in aree classificate a pericolosità bassa.

Sono richieste indagini di dettaglio, che dovranno essere condotte livello di "area complessiva", per la definizione del quadro geo-litologico, geo-morfologico, idro-geologico, geo-meccanico.

Lo studio dovrà comprendere, quindi, indagini geologiche e geoteniche per valutare la stabilità della zona, sia durante che dopo aver eseguito l'opera e o l'intervento, e dovranno essere estese alla parte del sottosuolo e/o all'area direttamente o indirettamente interessata dall'intervento o che può influenzare il comportamento stesso dell'opera.

I risultati degli studi e delle indagini dovranno essere esposti in una relazione geologica e in una geotecnica che faranno parte integrante degli atti progettuali, secondo quanto disposto dal D.M. LL.PP. 11.03.88.

In particolare la relazione geologica dovrà illustrare la situazione litostratigrafica locale, lo stato di alterazione e/o di fratturazione dei litotipi presenti, i lineamenti geomorfologici della zona e gli eventuali dissesti in atto e/o potenziali e inoltre il quadro idrogeologico locale; la relazione geotecnica dovrà inoltre contenere la definizione degli interventi di mitigazione delle situazioni di rischio, in particolare degli eventuali interventi di bonifica e miglioramento dei terreni o dei versanti con riguardo alle tipologie di fondazione da adottarsi e alle opere di sostegno provvisorio e/o permanente necessarie.

Quando l'intervento ricade in area soggetta a rischio idraulico dovrà inoltre essere eseguito uno studio che, oltre a ricostruire il quadro idraulico reale della zona, individui i più opportuni interventi di mitigazione e riduzione del rischio, così come previsto dalla D.R. 230/94.

Nel caso di opere di captazione, quali pozzi, dovranno essere prodotti studi per la valutazione degli effetti di subsidenza indotti, in relazione anche alle eventuali strutture presenti, e relativamente agli effetti sul quadro idrogeologico locale (interferenza tra pozzi).

Il progetto dovrà essere redatto sulla base delle indicazioni e delle eventuali prescrizioni derivanti dalle indagini complessive svolte.

Classe 4 - Implica livelli di rischio elevato ottenibili ipotizzando qualsiasi tipo di utilizzazione, che non sia puramente a carattere conservativo o di ripristino, che interessi aree a pericolosità elevata o utilizzazioni dall'elevato valore di vulnerabilità (servizi essenziali - strutture ad utilizzazione di massa ad elevata concentrazione ecc.) anche in aree a pericolosità medio bassa.

In queste aree devono prevedersi già a livello di S.U. generale specifiche indagini geologiche, geognostiche, idrogeologiche, idrauliche e ambientali per precisare i termini del problema. In particolare dovranno prevedersi:

  1. il progetto di massima degli interventi di consolidamento, di bonifica, di miglioramento dei terreni e delle tecniche fondazionali particolari da adottare. Nel caso l'intervento interessi aree soggette anche a rischio idraulico dovrà essere definito il quadro idrologico locale e dovranno essere definiti i dovuti interventi di mitigazione del rischio, con precise prescrizioni relativamente alla realizzazione di piani seminterrati e/o degli interventi che possono interferire con il quadro idrologico, così come previsto dalla D.R. 230/94;
  2. la definizione dei costi necessari per l'espletamento di tali opere ed interventi;
  3. un adeguato sistema di controllo, con stima dei relativi tempi ritenuti necessari per la verifica degli effetti degli interventi operati.

Per poter svolgere un'efficace azione di tutela delle risorse ambientali nella pianura alluvionale si dovranno seguire le indicazioni di seguito riportate:

Interferenze con il quadro idrogeologico

Negli studi e nelle indagini dovrà essere sempre prestata attenzione alla ricostruzione del quadro idrogeologico locale, in quanto la presenza della falda entro l'intervallo di profondità delle fondazioni peggiora localmente le caratteristiche geo-tecniche del terreno e può condizionarne il dimensionamento.

Nel caso di opere di particolare rilievo e importanza, previste in prossimità di aree interessate da forti pompaggi, specie se periodici, è opportuno tenere in debito conto l'eventualità di cedimenti assoluti e/o differenziati indotti sulle strutture, in conseguenza della depressurizzazione dei terreni.

Relativamente all'insediamento di nuove attività industriali, agricole e/o altre, dovranno fornirsi indicazioni al fine di escludere inquinamenti della falda superficiale per l'uso di prodotti chimici e/o altri possibili inquinanti.

In accordo con quanto previsto dalla legge 236/88 nelle zone di rispetto dei campi pozzi di cui alla Tav. 1.30 "Carta di sintesi delle zone di rispetto", si dovranno inoltre adottare le seguenti direttive:

  1. nella zona di rispetto ristretta dovrà essere proibita la realizzazione di nuovi pozzi da parte di privati;nella zona di rispetto allargata, in relazione alla vulnerabilità locale della risorsa, potrà essere consentita la realizzazione di nuovi pozzi da parte di privati, previa presentazione di progetto dell'opera e sua approvazione da parte degli organi competenti al controllo; la valutazione che il nuovo emungimento sia compatibile con l'equilibrio idrogeologico e ambientale locale dovrà essere dimostrata con simulazioni preventive attraverso un modello idrodinamico generale di bilancio tra ricarica e emungimenti e comunque ripetute ad opera terminata, dopo adeguate prove di portata.

Zone a rischio idraulico

Nel caso l'intervento riguardi un'area soggetta a fenomeni di alluvionamento o a rischio idraulico e/o comunque che ricada entro gli ambiti A e B di corsi d'acqua così come previsto dalla D.R. 230/94, dovrà essere definito il quadro idrologico locale e dovranno eventualmente prevedersi interventi di mitigazione degli effetti derivanti dai suddetti fenomeni e/o comunque dovrà essere dimostrata l'assenza di rischio idraulico, con precise prescrizioni relativamente alla realizzazione di cantine e/o piani seminterrati e/o agli interventi che possono interferire con il quadro idrologico locale e areale.

Si dovrà porre attenzione alle attività estrattive ed alle escavazioni in alveo, in aree golenali e/o comunque di pertinenza fluviale che, in un'ottica di conservazione e tutela ambientale e di controllo del rischio idraulico, dovrebbero essere eventualmente consentite esclusivamente per motivi di sicurezza idraulica. L'apertura di nuove cave dovrà essere comunque condizionata sempre alla presentazione di uno studio idrogeologico che porti ad escludere fenomeni di degrado delle falde e/o alterazioni irreversibili del regime idraulico del corso d'acqua.

Qualunque intervento sul territorio non dovrà modificare il reticolo idrografico, se non per riduzione del rischio idraulico e comunque debitamente supportato da studi che ne giustifichino la necessità e ne dimostrino la fattibilità. I canali del deflusso non dovranno essere occupati ne ostruiti e in ogni caso le sezioni idrauliche degli stessi e dei tombini dovranno essere dimensionate rispetto alle portate massime, dedotte sulla base di uno studio idrologico e idrogeologico riferito all'intero bacino di competenza.

Per poter svolgere un'efficace azione di tutela delle risorse ambientali, nell'area collinare si dovranno seguire le indicazioni di seguito riportate:

Direttive di carattere generale

Lo studio di fattibilità dovrà sempre comprendere indagini geologiche e geotecniche per valutare la stabilità, oltre che della zona interessata dall'intervento, anche delle aree limitrofe, sia durante che dopo aver eseguito l'opera o l'intervento, e dovranno essere estese alla parte del sottosuolo direttamente o indirettamente interessata dall'intervento o che può influenzare il comportamento stesso dell'opera.

In caso di interventi su pendii con rimodellamento e/o realizzazione di opere di sostegno, dovranno eseguirsi opportune verifiche di stabilità tenendo conto delle ipotesi progettuali, così come disposto dal D.M. LL.PP. 11.03.88 ai punti D e G.

Sono vietate le trasformazioni e le costruzioni in zone che in base alla "Carta delle pericolosità" sono classificate a pericolosità elevata, se non integrate con opere di intervento e di sistemazione per la rimozione o mitigazione della pericolosità.

Sempre nelle zone a pericolosità elevata è vietata la realizzazione di terrapieni con riporti ed accumuli di materiali, se non giustificati da studi geologico-tecnici che ne dimostrino la fattibilità in condizioni di sicurezza e/o che ne dimostrino l'utilità per ridurre il grado di pericolosità.

Nelle zone a pericolosità elevata sono altresì vietati interventi di escavazione e/o di colmamento e di disboscamento a meno che non siano giustificati da indagini geologiche e geotecniche atte a dimostrare l'efficacia per una effettiva riduzione della pericolosità.

Dovranno essere indicati gli interventi utili a mitigare e controllare l'azione erosiva delle acque di scorrimento superficiale e/o eventualmente necessari per stabilizzare l'area.

Tutti gli interventi di regimazione idraulica da effettuarsi in prossimità e/o in adiacenza ad aree classificate a pericolosità elevata, dovranno essere realizzati in maniera che le acque captate siano conferite, con sistemi che possibilmente impediscano la dispersione e l'infiltrazione nel terreno, fuori sia dalla zona direttamente interessata dai fenomeni di dissesto, sia da quelle limitrofe che possono, in base alla prevedibile dinamica evolutiva del dissesto, essere coinvolte.


Aree agricole

Il territorio collinare del comune di Empoli è caratterizzato da un paesaggio con aspetti e forme legate essenzialmente all'agricoltura, anche se spesso in parte scomparsi.

La salvaguardia dovrebbe rivolgersi quindi verso il controllo delle trasformazioni nelle zone con tensioni demografico-urbanistiche e verso la conservazione e la tutela dal degrado e dalla destrutturazione delle zone con tendenza all'abbandono, in considerazione del fatto che l'impianto rurale e le stesse pratiche agricole hanno costituito e costituiscono ancora un valido presidio per la tutela e il governo del territorio.

Di seguito si forniscono ulteriori direttive, più specifiche per il carattere vocazionale di queste aree, da seguire per una corretta gestione del territorio.

a) Nel caso di richieste di autorizzazioni al rinnovamento aziendale, si dovranno consigliare e favorire interventi pianificati che, oltre ad una sistemazione agronomica volta ad assicurare la difesa idrica del suolo e quindi a limitare l'azione dilavante delle acque, tendano ad un equilibrato rapporto tra coltivazioni, incolti, prati e bosco. La vegetazione spontanea rappresenta infatti il più idoneo adattamento alle condizioni geomorfologiche locali e quindi un elemento fondamentale per il controllo della dinamica geomorfica.

b) La coltivazione tipica di un tempo era rappresentata dalla vite mescolata all'olivo in filari, che attualmente risulta molto ridotta se non abbandonata e/o sostituita spesso da vigneti a monocoltura meccanizzata; lo studio eseguito ha mostrato come molti dei dissesti geomorfologici rilevati si sviluppino prevalentemente su versanti argillosi a lieve pendenza (15°-20°) con monocoltivazione a vite e sistemazione a ritocchino, quest'ultima sicuramente di più facile esecuzione e con costi di attività ridotti, ma che favorisce i fenomeni erosivi incanalati e di degradazione. Pertanto dovranno essere raccomandate ristrutturazioni fondiarie che prevedano, compatibilmente con le esigenze di produzione aziendale, sistemazioni volte ad una maggiore conservazione del suolo: giropoggio, cavalcapoggio, ecc..

c) Una relativa concentrazione di fenomeni morfologici si rileva anche nelle aree abbandonate, attualmente non più coltivate, dove sarà utile mantenere e/o recuperare quando necessario quelle forme quali terrazzamenti, cavedagne, scoline, fossi, drenaggi ecc. che rappresentano ancora traccia di "quell'antico" sistema di presidio creato per controllare l'azione degli agenti geomorfici e favorire le pratiche agricole. Si dovrà quindi proibire la demolizione di qualsiasi opera preesistente che abbia funzione di sostegno e/o di drenaggio, a meno che non siano sostituire con altre aventi lo stesso scopo ed efficacia.

d) Qualunque intervento non dovrà possibilmente modificare il reticolo idrografico: in particolare i canali di deflusso non dovranno essere occupati ne ostruiti e in ogni caso le sezioni idrauliche degli stessi e dei tombini dovranno essere dimensionati rispetto alle portate massime, dedotte sulla base di uno studio idrologico ed idrogeologico riferito all'intero bacino di competenza.

e) Dimore isolate e piccoli borghi sono presenti su quasi tutte le sommità collinari: questi elementi vanno tutelati con particolare riguardo al quadro geoambientale a cui sono strettamente legati, specie per quanto concerne gli arredi arborei, le sistemazioni rurali e agronomiche correlate. Si devono quindi favorire il potenziamento della vegetazione di decoro con uso di specie indigene, ed evitare diboscamenti e/o sostituzione di vegetazione e/o la rimozione del manto erboso, a meno che non sia dettato da esigenze di riordino geomorfologico ed idrogeologico locali, che comunque dovrebbero essere giustificate da approfondite indagini geologiche atte a dimostrarne l'effettiva necessità. Eventuali sostituzioni dovranno essere compensate con alternative idonee ed ambientalmente ben inserite.

f) E' consigliabile limitare gli ampliamenti degli edifici esistenti e lo spandimento non controllato di acque sulla superficie del terreno e/o l'infiltrazione nello stesso, con pozzi a perdere in particolare.

g) Qualora si prevedano realizzazioni di nuova viabilità, di parcheggi, di piscine, campi da tennis ecc., si dovrà valutare la loro interferenza con il quadro geomorfologico locale, intervenendo a mitigare gli effetti modificatori quando necessario ed evitando il più possibile sbancamenti; le opere di pavimentazione esterne dovranno essere realizzate con materiali filtranti così da ridurre i possibili ruscellamenti.

h) Dovranno inoltre ritenersi vietati nuovi insediamenti e/o interventi a rischio entro le aree di rispetto delle opere di captazione, quali sorgenti e/o eventuali pozzi, secondo quanto disposto dal D.P.R. 236 del 24.05.88.

i) Si dovrà porre attenzione alle attività estrattive che dovrebbero essere limitate e programmate in un'ottica di conservazione e tutela ambientale e paesaggistica. L'apertura di nuove cave dovrà essere comunque condizionata sempre alla presentazione di uno studio a carattere geo-litologico, geo-morfologico ed idro-geologico secondo quanto disposto dalle normative regionali e nazionali in materia di cave.


Art. 9 Disposizioni correlate agli "ambiti"

La Tav. 1.5 "Carta idraulica" individua e perimetra, con riferimento all'intero territorio comunale, gli ambiti denominati "A", "A2", e "B" ai sensi della Del. C.R. 24 gennaio 1994 n. 230 ed i livelli dell'acqua negli eventi alluvionali.

Ambito A1 - definito di "assoluta protezione del corso di acqua" che corrisponde agli alvei, alle golene, agli argini dei corsi d'acqua (limitatamente a quelli previsti dalla legge) nonché alle aree comprese nelle due fasce della larghezza di 10 metri adiacenti a tali corsi d'acqua, misurate a partire dal piede esterno dell'argine o, in assenza, del ciglio di sponda.

Ambito A2 - definito di "tutela del corso d'acqua e possibile inondazione" da applicarsi ai corsi d'acqua (limitatamente a quelli previsti dalla legge) con larghezza superiore ai 10 metri, misurata fra i piedi esterni degli argini o, in mancanza, fra i cigli di sponda. Tale ambito corrisponde alle due fasce immediatamente esterne all'ambito A1 che hanno larghezza pari alla larghezza del corso d'acqua definita come sopra con un massimo di metri lineari 100.

Ambito B - comprende le aree potenzialmente inondabili in prossimità dei corsi d'acqua (limitatamente a quelli previsti dalla legge) che possono risultare necessarie per eventuali interventi di regimazione idraulica per la messa in sicurezza degli insediamenti. Tale ambito corrisponde alle aree a quote altimetriche inferiori rispetto alla quota posta a due metri sopra il piede esterno dell'argine o del ciglio di sponda. Il limite esterno di tale ambito è determinato dai punti di incontro delle perpendicolari all'asse del corso d'acqua con il terreno alla quota altimetrica già individuata e non potrà comunque superare la distanza di metri 300 dal piede esterno dell'argine o dal ciglio. L'ambito B è da considerarsi come parte del territorio per la quale l'Amministrazione Comunale deve dotarsi di uno studio idrologico-idraulico, qualora preveda nei propri strumenti urbanistici attuativi edificazioni pubbliche o private.

Nell'ambito A1 possono essere definite e prescritte, ovvero dichiarate ammissibili, nel rispetto di ogni altra disposizione di legge o regolamentare in materia, e comunque, ove richiesto, previo parere favorevole dell'ente od ufficio preposto alla tutela idraulica, nonché a condizione che sia prescritta l'attuazione delle precauzioni necessarie per la riduzione del rischio idraulico correlative alla natura dell'intervento ed allo specifico contesto territoriale, e delle misure atte a migliorare l'accessibilità al corso d'acqua, esclusivamente le seguenti trasformazioni ed utilizzazioni:

a) l'effettuazione di opere idrauliche, sulla base di piani, programmi e progetti disposti dalle autorità preposte;

b) l'effettuazione delle opere connesse alla realizzazione:

b1. di attraversamenti trasversali del corso d'acqua relativi a strade, a percorsi ferroviari, ad impianti a rete per l'approvvigionamento idrico e per lo smaltimento dei reflui, ad impianti a rete di sistemi tecnologici per il trasporto dell'energia e per le telecomunicazioni;

b2. di adeguamenti delle infrastrutture esistenti, anche se non implicanti soltanto l'attraversamento trasversale dell'ambito, purché non comportanti il loro avanzamento verso il corso d'acqua;

b3. di impianti puntuali per l'approvvigionamento idrico e per lo smaltimento dei reflui;

c) l'esercizio dell'ordinaria coltivazione del suolo e delle attività selvicolturali, essendo preclusa la nuova costruzione di manufatti di qualsiasi natura che possano ostacolare il deflusso delle acque anche in caso di inondazione, quali recinzioni, depositi, serre, tettoie, piattaforme e simili, eccezione fatta per:

c1. le vasche per acquacoltura da realizzarsi senza sopraelevazioni rispetto al piano di compagna esistente;

c2. le strade poderali ed interpoderali di larghezza non superiore a 4 metri, e le piste di esbosco e di servizio forestale, di larghezza non superiore a 3,5 metri lineari, strettamente motivate dalla necessità di migliorare la gestione e la tutela dei beni forestali interessati; in entrambi i casi non in rilevato, e non asfaltate, ne pavimentate con altri materiali impermeabilizzanti;

d) la realizzazione di parchi aperti al pubblico, con l'esclusione di ogni opera comportante impermeabilizzazione di suoli, ed essendo preclusa la nuova costruzione di manufatti di qualsiasi natura che possano ostacolare il deflusso delle acque anche in caso di inondazione, quali recinzioni, tettoie, piattaforme e simili, eccezione fatta per i percorsi e gli spazi di sosta pedonali e per mezzi di trasporto non motorizzati, e le attrezzature mobili o amovibili;

Relativamente all'ambito "B" le trasformazioni afferenti il nuovo impianto di aree urbanizzate ed edificate assimilabili alle zone di tipo C, D ed F per attrezzature generali, tra di esse non essendo nella fattispecie inclusi i parchi, quelle di nuova realizzazione di infrastrutture a rete e puntuali e quelle comunque implicanti incrementi di superficie coperta superiore a 500 metri quadrati, possono essere definite e prescritte, ovvero dichiarate ammissibili, soltanto ove si verifichi l'insieme delle seguenti condizioni:

a) sia dimostra l'impossibilità di soddisfare la domanda alla quale le suindicate trasformazioni devono dare risposta mediante trasformazioni interessanti il territorio già urbanizzato ed edificato, ferme restando le disposizioni di cui al comma 5 dell'art. 5 della Legge Regionale 16 gennaio 1995 n. 5;

b) sia dimostrata la necessità, in rapporto ad esigenze di interesse pubblico, di definire e prescrivere, ovvero di dichiarare ammissibili, le suindicate trasformazioni, comunque all'interno dell'ambito "B";

c) sia effettuata sul corso d'acqua interessato una specifica indagine idrologico-idraulica al fine di individuare l'eventuale presenza del rischio idraulico valutato sulla base della piena con tempo di ritorno duecentennale, e, in presenza di tale rischio, siano individuati gli interventi di regimazione idraulica dimensionati sulla base della piena con tempo di ritorno duecentennale nonché le aree da destinare agli stessi, per preservare dal rischio idraulico sia gli insediamenti risultanti dalle suindicate trasformazioni che quelli vicini;

d) sia stabilito che le suindicate trasformazioni possono essere effettuate soltanto ove gli interventi di regimazione idraulica che siano stati individuati ai sensi della lettera c) vengano programmati e realizzati almeno contestualmente all'effettuazione delle predette suindicate trasformazioni;

Gli interventi di regimazione idraulica di cui al precedente comma non devono aggravare le condizioni di rischio a valle degli insediamenti protetti.


Art. 10 Disposizioni relative al suolo e sottosuolo

Nella disciplina delle trasformazioni fisiche definite e prescritte, ovvero dichiarate ammissibili, devono essere dettate disposizioni volte a limitare l'impermeabilizzazione superficiale ed a definire la superficie permeabile minima di pertinenza degli edifici da sistemare a verde.

Devono essere previsti la bonifica e il ripristino ambientale dei siti inquinati.

Devono essere previsti il controllo e la rimozione degli scarichi abusivi dei rifiuti o di qualunque altro potenziale veicolo di contaminazione delle acque sotterranee.


Art. 11 Disposizioni relative all'aria

Deve essere perseguito il miglioramento della qualità dell'aria, affinché non si verifichino superamenti dei livelli di attenzione e di allarme e siano assicurati gli obiettivi di qualità, protezione e di inquinamento previsti dalle leggi vigenti in materia.

La finalità di cui al precedente comma deve essere perseguita attraverso:

  1. la riduzione dei flussi di traffico veicolare;
  2. l'ubicazione delle nuove attività produttive che comportano emissioni di inquinamento atmosferico o acustico, ed il progressivo trasferimento di quelle esistenti, a distanza dai centri abitati o comunque in aree tali per cui i fenomeni di trasporto degli inquinanti in atmosfera non comportino la ricaduta degli stessi sui centri abitati.

Nella definizione dei piani di trasporto urbani, dei piani urbani del traffico, degli interventi di riorganizzazione e razionalizzazione del traffico, e nelle scelte localizzative delle funzioni, devono essere assunte come prioritarie le valutazioni riguardanti le emissioni sonore e la adozione di misure finalizzate alla loro riduzione, assicurando altresì il coordinamento con le determinazioni assunte ai sensi della classificazione acustica del territorio comunale e con gli eventuali piani di risanamento acustico, ai sensi della legge 26 ottobre 1995 n. 447.

Deve essere assicurato il rispetto dei requisiti acustici passivi degli edifici e dei loro componenti, nonché dei criteri per la progettazione, l'esecuzione e la ristrutturazione delle costruzioni edilizie e delle infrastrutture dei trasporti, definiti dalla normativa attuativa della legge 26 ottobre 1995 n. 447.


Art. 12 Disposizioni relative all'acqua

La presenza di acqua deve essere considerata come fattore limitante nella pianificazione territoriale.

Deve essere perseguito il massimo risparmio idrico per l'approvvigionamento idropotabile, attraverso la razionalizzazione dei consumi di acqua idropotabile e l'utilizzo di fonti di approvvigionamento differenziate in relazione all'uso finale delle risorse idriche, e quindi riservando prioritariamente le acque di migliore qualità al consumo umano e abbandonando progressivamente il ricorso ad esse per usi che non richiedono elevati livelli qualitativi, ponendo in essere:

  1. la realizzazione di reti idriche duali fra uso potabile e altri usi nei nuovi insediamenti abitativi, commerciali e produttivi di rilevanti dimensioni;
  2. il reimpiego delle acque reflue, depurate e non, secondo i criteri definiti nella normativa tecnica della legge 5 gennaio 1994 n. 36, recante "Disposizioni in materia di risorse idriche";
  3. la raccolta e l'impiego delle acque meteoriche;
  4. l'attivazione di incentivi ed agevolazioni destinate ad indirizzare il settore industriale verso un più elevato utilizzo di acqua di ricircolo;
  5. la diffusione dei metodi e delle apparecchiature per il risparmio idrico domestico e nei settori industriale, terziario e agricolo;
  6. la verifica dello stato di efficienza della rete fognaria, il progressivo miglioramento della sua impermeabilità ed il suo completamento, in funzione delle esigenze attuali e/o dei nuovi interventi, prevedendo nelle zone di nuova urbanizzazione e nei rifacimenti di quelle preesistenti, salvo ragioni tecniche, economiche ed ambientali contrarie, il sistema di fognatura separata;
  7. il soddisfacimento della necessità complessiva di depurazione.

Deve comunque essere assicurato il rispetto delle disposizioni relative alle aree di salvaguardia delle risorse idriche (zone di tutela assoluta, zone di rispetto, zone di protezione) stabilite dal decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988 n. 236, "Attuazione della direttiva CEE n. 80/778 concernente la qualità delle aree destinate al consumo umano", ai sensi dell'art. 15 della legge 16 aprile 1987 n. 183".


Art. 13 Disposizioni relative al rumore

La riduzione dell'inquinamento acustico è uno degli obiettivi della strategia per proteggere l'ambiente.

In base alla legislazione vigente deve essere effettuata la classificazione in zone del territorio comunale delimitando aree con diversi limiti di inquinamento acustico ammissibili e indicando le misure di controllo atte a garantirne il rispetto.

La classificazione del territorio comunale per l'applicazione dei valori limite di qualità del rumore secondo quanto previsto dalla legge 26 ottobre 1995 n. 447 costituisce, ad avvenuta adozione, un elaborato prescrittivo del Regolamento Urbanistico. Le zone nelle quali i livelli sonori rilevati secondo le norme tecniche vigenti risultino superiori ai rispettivi valori limite saranno oggetto di piano di risanamento acustico.

Per quanto concerne le previsioni insediative contenute nel Regolamento Urbanistico, tali zone potranno essere, qualora ciò si rendesse necessario ai fini del conseguimento degli obiettivi previsti dalla classificazione del territorio comunale, oggetto di specifiche varianti che potranno contemplare, sulla base delle indicazioni del piano di risanamento:

  1. Prescrizioni relative alle tipologie edilizie ammesse (materiali edilizi, criteri generali di progettazione);
  2. Prescrizioni relative alle distanze minime ammesse degli edifici dai confini di proprietà e verso strada, eventualmente accompagnate da prescrizioni circa la sistemazione delle fasce di tutela così determinate;
  3. Modifiche dei parametri edificatori;
  4. Modifiche delle destinazioni d'uso.

Nell'ambito delle procedure di valutazione strategica introdotte nelle presenti norme, i piani attuativi ed i progetti elaborati in attuazione del presente PRG dovranno essere corredati dalla valutazione dell'impatto acustico, sia per quanto concerne le emissioni sonore da essi determinate, sia per quanto concerne la compatibilità delle destinazioni previste con i livelli sonori ambientali ante e post operam.


Art. 14 Disposizioni relative all'energia

Il contenimento dei consumi energetici e la diffusione delle tecnologie energetiche ambientalmente benigne costituiscono il perno della strategia per proteggere l'atmosfera ed il clima.

Il Comune, a tale scopo, potrà dotarsi di un piano energetico comunale avente per oggetto l'uso delle fonti rinnovabili di energia e come obiettivi la razionalizzazione dell'uso dell'energia, la diversificazione delle fonti, la valorizzazione delle risorse rinnovabili locali, la riduzione degli impatti ambientali connessi all'uso dell'energia.

Il piano energetico comunale costituisce uno strumento di coordinamento organico con le politiche e gli strumenti di tutela ambientale del territorio e, per gli aspetti da esso considerati, rappresenta il quadro di riferimento per gli altri strumenti di pianificazione e regolamentari del Comune.

Il piano energetico comunale esplica i suoi effetti urbanistici attraverso le prescrizioni grafiche e normative del Regolamento Urbanistico e del Regolamento Edilizio.

La pianificazione urbanistica dei trasporti deve ridurre l'uso di energia e deve essere coordinata con la pianificazione energetica.