Consigliere, consiglieri, sig. Sindaco, assessori, cittadine e cittadini,

 

Ringrazio innanzitutto tutti voi per la vostra presenza a questa seduta aperta.

Aggiungo che in un momento come questo, mentre incombe una nuova guerra in medio oriente, dagli esiti totalmente imprevedibili, ma comunque tragici per centinaia di migliaia di esseri umani, noi avevamo il dovere di convocare questa assemblea che rappresenta tutti i cittadini.

E avevamo il dovere di convocarla in forma aperta.

Abbiamo scelto, non a caso, questa data in prossimità della giornata europea contro la guerra in medio oriente indetta per sabato 15 dal Forum Sociale Europeo e da personalità e forze rappresentative anche molto lontane da quel movimento.

Molti di noi e centinaia di cittadini Empolesi saranno a Roma per manifestare la propria ferma volontà di pace, insieme a milioni di donne e di uomini in tutte le capitali europee.

L’Europa dei governi è in questo momento divisa, ma tra due giorni gli europei ritroveranno un momento di unità simbolica in un convinto no alla; un no trasversale, largamente maggioritario, che non rispecchia gli schieramenti politici tradizionali. Questo è un dato di fatto.

Certo restano forti differenze in seno alle forze politiche e nell’opinione pubblica circa i modi per raggiungere la pace; ma è indiscutibile che la pace e la giustizia rappresentino la priorità assoluta per tutti coloro che si sono espressi pubblicamente fino ad oggi.

Le diverse posizioni emergeranno naturalmente anche in questa seduta; è bene che sia così! questo consiglio non ama i pregiudizi e vuole che tutti abbiano voce, in particolare coloro che, qui ed ora, appaiono in posizione minoritaria. Questo consiglio pretende il rispetto del pluralismo e delle opinioni divergenti anche in tempo di guerra.

Più volte negli ultimi cinque anni il Consiglio Comunale di Empoli si è riunito in forma aperta;

è utile ricordarle:

Nel dicembre del 1998 nella precedente consiliatura, all’indomani di un pesante raid anglo-americano sull’Iraq che aprì una grave crisi nel golfo;

Nel marzo del 1999 all’inizio della cosiddetta guerra umanitaria nei Balcani;

Il 12 settembre 2001, all’indomani dell’attacco terrorista alle Twin Towers ed al Pentagono, in cui persero la vita 4000 persone;

Nell’ottobre 2001 all’inizio dell’attacco all’Afghanistan;

Nell’aprile 2002 al momento del definitivo affossamento del processo di pace in Palestina.

Cinque sedute che hanno segnato cinque momenti cruciali della storia degli ultimi anni; fatti certamente molto diversi, ma collegati da più di un filo rosso.

Credo di poter dire, senza suscitare dissensi, che sullo sfondo di tutte queste crisi che ho ricordato, emerge la debolezza, l’inadeguatezza dell’ONU come autorità indipendente e super partes; una autorità capace di amministrare con giustizia, equità ed autonomia il diritto internazionale in un mondo globalizzato e non più bipolare come quello uscito dalla 2^ guerra mondiale.

Certo se non ci fosse l’ONU la situazione sarebbe oggi anche peggiore, ma indiscutibilmente un organismo internazionale forte, autorevole e democratico è la condizione per risolvere pacificamente i conflitti tra le nazioni.

Un filo comune lega questa seduta alle altre cinque che ho citato, ma oggi ci sono almeno due differenze profonde:

La prima è che questo consiglio non è convocato a fatti compiuti o nell’incombenza di una guerra inevitabile: no questa seduta è convocata alla vigilia di una grande giornata europea di pace, in cui l’Europa dei popoli compatta, chiede a Saddam Hussein, a Bush ed a Blair di trovare un accordo di pace a tutti i costi che salvaguardi i diritti del popolo Iraqueno, senza vincitori, ne vinti. L’Europa dei popoli chiede all’Europa degli stati di trovare l’unità per svolgere un ruolo di pace. Questa volta la guerra non è inevitabile: un margine di speranza sussiste e di quello parliamo. Un margine legato soprattutto alle possibilità della diplomazia vaticana e della diplomazia europea, se riuscisse ha trovare una interna solidarietà.

Grazie a questo margine di speranza abbiamo intitolato questa seduta nel modo più semplice e condivisibile "PER LA PACE"

Un’altra differenza, che mi piace rilevare, rispetto a consigli precedenti può essere simbolicamente osservata in quelle centinaia di bandiere della pace stese sui balconi della città che si moltiplicano giorno dopo giorno. E’ un segnale potente; in precedenza non era successo. Voglio dire che questa seduta raccoglie un po’ la punta di un iceberg molto più profondo e vasto, che nelle occasioni precedenti non c’era o non si manifestava.

Per taluni si tratta di un aperto dissenso verso questa guerra incombente, ma anche chi la ritiene forse inevitabile avverte una forte preoccupazione; comunque tra i cittadini comuni non si avverte nessun entusiasmo, nessuna eccitazione o altri atteggiamenti superficiali.

Lo si rileva anche leggendo i maggiori quotidiani italiani: per ora non è scattato il meccanismo dell’informazione di guerra del tipo "chi non è con noi è contro di noi", tutte le maggiori testate scelgono di dar voce alle diverse posizioni, senza anatemi. Ben diverso fu il clima durante le precedenti crisi a partire dalla crisi del golfo del 1991. Lì abbiamo sperimentato davvero l’informazione blindata di guerra.

Detto questo ritengo sia importante partire da alcuni punti che tutti ci accomunano, indipendentemente dalle posizioni politiche:

  1. Condanniamo tutti con la stessa forza ogni forma di terrorismo calato dall’alto quale è quello che si nasconde sotto il marchio di Bin Laden o quello dei Kamikaze palestinesi; lo condanniamo per motivi etici e politici, così come siamo contrari ad ogni forma di ritorsione o vendetta;
  2. Conosciamo tutti i crimini di Saddam Hussein contro le minoranze civili del suo paese: i Kurdi, gli Sciiti, le opposizioni politiche prima e dopo la rottura dell’alleanza con gli USA in funzione anti Komeinista ed anticomunista; nessuno coltiva alcuna simpatia verso quel regime.
  3. Conosciamo tutti i rischi enormi che la popolazione civile iraquena corre in caso di pesante attacco angloamericano; ce lo hanno insegnato la guerra del golfo del 1991, l’esperienza dell’Afghanistan: si tratta di decine di migliaia di civili per morte diretta, ma anche di milioni di vite interrotte per morte indiretta, per fame ed epidemie conseguenti alle guerre ed agli embarghi.
  4. Sappiamo tutti che la crisi iraquena non è l’unica nel mondo; decine sono le guerre ricorrenti di grande atrocità, ricordo per tutte la guerra in Cecenia: se la nostra attenzione si concentra maggiormente sul Medio Oriente è solo perché questa area ci coinvolge in modo più diretto e quindi lì si colloca il nostro principale fronte di Pace.

Se queste sono le premesse io ritengo che il dibattito di questa sera possa essere vivace ma nel rispetto di tutte le opinioni e nella consapevolezza che partiamo tutti da una base di valori condivisi. Non attribuiamoci a vicenda intenzioni diverse da quelle dichiarate!

Una delle cose che ci accomuna tutti è certamente la pietà per le milioni di vittime civili di tutte le guerre, quelle dirette e quelle indirette, quelle per fame e per malattia.

Il Presidente del Consiglio
(Dr. Tiberio Tanzini)