Biblioteca Comunale "Renato Fucini" di Empoli
Catalogo delle edizioni del Cinquecento
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Indice del CD |
PRESENTAZIONE
Le Cinquecentine empolesi: un tassello di un mosaico
"È mai possibile che non sia ancora stato redatto il catalogo delle edizioni del Cinquecento possedute dalle biblioteche italiane? È mai possibile che non sia ancora stata redatta la bibliografia delle edizioni del Cinquecento stampate in Italia?" due domande-denuncia che gli studiosi formulano da decenni. L’Italia non dispone a tutt’oggi di alcun strumento complessivo di conoscenza del patrimonio librario antico, uno dei più ricchi del mondo. La proposta di censire, se non proprio di catalogare, le cinquecentine italiane presenti nelle biblioteche italiane, pubbliche e private, di proprietà statale o ecclesiastica, di ente locale o di istituti culturali di vario genere viene sollecitata negli anni Cinquanta e Sessanta soprattutto da Francesco Barberi. L’Iccu, l’Istituto centrale per il catalogo unico e per le informazioni bibliografiche, l’accoglie negli anni Settanta; promuove incontri scientifici e professionali e, finalmente, dal 1985 inizia la pubblicazione di Le edizioni italiane del XVI secolo. Angela Vinay, nella prefazione al primo volume, scrive che il censimento nazionale, emblematico sottotitolo del libro, " rappresenta la premessa per la creazione di quella bibliografia nazionale retrospettiva che è auspicata da più parti per colmare una lacuna storica del nostro paese" e che il progetto si ricollega idealmente all’Indice generale degli incunaboli, concluso nel 1981, una delle poche imprese catalografiche di grande spessore che in Italia abbia avuto termine. L’iniziativa dell’Iccu è indubbiamente lodevole, ma vanta ad oggi solo quattro volumi, l’ultimo dei quali conclude la lettera C, edito nel 1996. È vero che l’Istituto centrale ha recentemente spostato l’interesse dalla pubblicazione dei volumi all’incremento della base di dati bibliografica, ma è pur vero che ancora lo studioso deve attendere per conoscere il posseduto dalle biblioteche italiane. Per quanto tempo? La conoscenza delle cinquecentine stampate in Italia vanta una situazione migliore grazie alla redazione di cataloghi di libri stampati in Italia nel XVI secolo posseduti da importanti istituzioni europee, statunitensi e di altre parti del mondo, come la Nationale di Parigi, la British Library, la Library of Congress, ... Una situazione paradossale e scandalosa, ma tant’è. L’avvio del censimento ha indubbiamente favorito un rinnovato interesse per i volumi stampati nel Cinquecento e, di conseguenza, la pubblicazione di cataloghi di cinquecentine. Alcune regioni, in particolare l’Emilia-Romagna, la Lombardia, il Lazio, la Toscana da diversi anni prevedono interventi di ricognizione e di catalogazione di edizioni del XVI secolo e partecipano a progetti cooperativi con l’Iccu e con istituti europei. La Regione Emilia-Romagna partecipa attivamente al CERL, il Consortium of European Research Libraries, il cui scopo è la costituzione di un’unica base di dati europea di record dei libri prodotti fino al 1830, come ricorda Rosaria Campioni in Il linguaggio della biblioteca. Scritti in onore di Diego Maltese (Editrice bibliografica, 1996). L’intervento finanziario e scientifico delle regioni riguarda tutte le biblioteche senza alcuna discriminazione di proprietà, ma privilegia le biblioteche extraurbane e di istituti culturali o ecclesiastici minori, i cui fondi sono poco o per niente conosciuti e per questo, scrive Nicoletta Longo Campus in Catalogazione retrospettiva: esperienze nelle biblioteche del Lazio (AIB, 1996), " più facilmente suscettibili di dispersione" . La descrizione delle cinquecentine è insieme un atto di conoscenza e un intervento di valorizzazione e di tutela del patrimonio librario nazionale.
La nascita dei corsi di laurea in conservazione dei beni culturali in varie università ha incrementato ulteriormente l’interesse per il tema: tesi di laurea hanno studiato e catalogato importanti raccolte, lavori spesso di alto livello analitico, pubblicati dalle biblioteche o da editori professionali.
La catalogazione del libro antico è un problema aperto e motivo ricorrente di polemica per il tipo di lettura che se ne fa e per il tipo di lettura che se ne pretende. Non è raro il sorgere di incomprensioni fra il bibliotecario e lo studioso, il quale, anziché una registrazione a fine catalografico, vorrebbe una descrizione a fine di ricerca, un saggio critico degli aspetti oggettuali e concettuali del documento, una rappresentazione codicologica, bibliologica, filologica o letteraria in senso stretto. Non è raro neppure il sorgere di incomprensioni fra bibliotecario e bibliotecario per l’adozione di standard e di norme che derivano da principi e da tradizioni catalografiche diverse. Nessun catalogo di edizioni del Cinquecento edito da bibliotecari o da istituzioni italiane, europee e di altre parti del mondo ha finora riscosso un plauso unanime, nonostante non manchino prodotti eccellenti.
Gedeon Borsa, responsabile della Bibliografia nazionale retrospettiva alla Orszàgos Széchényi Kö nyvvá r di Budapest, in Libri antichi e catalogazione. Metodologie e esperienze. Atti del seminario di Roma, 23-25 settembre 1981 (Iccu, 1984) richiama un problema centrale della catalogazione del libro antico: " Sia le forme dei nomi che i titoli delle edizioni del Cinquecento possono variare notevolmente non solo da opera a opera, ma anche da edizione a edizione. È quindi indispensabile che un autore o un testo compaiano nel volume degli indici del Corpus sotto un’unica forma. A tal fine si rendono necessari principi fissi e coerenti, per la cui formulazione può costituire un valido contributo il cosiddetto Thesaurus scriptorum titulorumque. Gli anonimi e pseudonimi presentano tutta una serie di problemi che si possono risolvere solo passo per passo. La giusta forma del nome dell’autore e di altre persone che hanno collaborato alla realizzazione di un’opera del XVI secolo, può essere determinata nel paese di origine dell’autore stesso (ad esempio presso le redazioni delle bibliografie nazionali) molto meglio che altrove. In casi dubbi (ad esempio nel caso di paesi che non esistono più) dovranno essere gli esperti delle varie discipline a decidere la forma normalizzata. Si tratta, quindi, di un lavoro estremamente vasto, con decine di migliaia di nomi e di titoli, senza contare poi il numero delle forme varianti che si aggira intorno alle centinaia di migliaia. È chiaro, perciò, che per una simile impresa è necessaria la collaborazione internazionale".
Il catalogatore del libro antico incontra in misura maggiore rispetto al catalogatore del libro moderno il quesito della normalizzazione dell’intestazione: in quale forma esprimere i nomi degli autori del mondo classico greco, latino, bizantino, dell’Oriente antico, del periodo medievale e del periodo umanistico? In quale forma esprimere il titolo variante di un’opera? La formulazione dell’intestazione è senza dubbio un’operazione assai complessa che afferisce:
L’Italia è priva di autority files redatti da agenzie bibliografiche autorevoli o da grandi biblioteche, come CDMARC Names, che contiene l’authority file della Library of Congress per circa 2.700.000 voci, la LC Authorities Collection, sempre della Library of Congress, su CD ROM, ma pubblicata da OCLC, il Library of Congress Name Authority File (LCNAF), disponibile anche in linea, Les notices d’autorité de BN-OPALE della Bibliothèque Nationale de France per circa 550.000 voci; l’Italia è priva anche di authority lists come Personennamen der Antike (PAN) e Personennamen des Mittelalters (PMA) redatti dalla Bayerische Staatsbibliothek, due repertori importantissimi di nomi del mondo classico e medievale.
L’ICCU ha pubblicato Authority file. Lista di autorità degli enti presenti nella Bibliografia nazionale italiana del 1981, la Biblioteca nazionale centrale Vittorio Emanuele II di Roma la Lista di intestazioni uniformi di enti stranieri nel 1994 e nel 1996 (ma è compito di un istituto italiano redigere una lista di intestazioni uniformi di enti stranieri?) e l’Università di Perugia ha diffuso internamente agli utenti Dobis-Libis la Lista degli enti collettivi in Dobis-Libis, nel 1986. Uno studioso, Vittorio Volpi, ha pubblicato Doc. Dizionario delle opere classiche (Editrice bibliografica, 1994), un lavoro eccezionale per l’impegno che ha comportato, l’Associazione dei bibliotecari ecclesiastici italiani ha iniziato la pubblicazione di Acolit. Autori cattolici e opere liturgiche (Editrice bibliografica, 1998- ), mentre la Fondazione Franceschini ha in corso progetti di redazione di elenchi di autori medievali, una collaborazione fra medievisti e bibliotecari.
Mancano anche indicazioni sulla gerarchia delle fonti da consultare, sul modello della Liste der fachlichen Nachschlagewerke zu den Normdateien della Deutsche Bibliothek. Solo da poco il catalogatore italiano può contare su Proposta per una gerarchia delle fonti: autore personale, di Carlo Pastena (Regione siciliana, 1997), una rassegna dei principali repertori da consultare "a cascata" per stabilire la forma standard del nome dell’autore e del titolo dell’opera.
Ricordavo sopra l’intervento di studiosi e di istituti (università, regioni, comuni) nella redazione di cataloghi di cinquecentine. Progetti locali, inseriti in un programma comune regionale, nazionale o internazionale presentano ottime possibilità di successo e rappresentano una strada da seguire. Se ciascuna biblioteca inserisse il proprio tassello, tagliato secondo una norma condivisa, incastrato in armonia con gli altri, secondo una regia accorta, il disegno complessivo del mosaico potrebbe definirsi e rendersi leggibile in tempi accettabili. Andrebbe costruita una base di dati unica, integrata e controllata autorevolmente. Ciò permetterebbe a molti istituti piccoli o periferici di catturare informazioni già presenti e a tutti i partners di verificare le notizie; una miniera di informazioni a servizio della collettività.
Su questa linea sta muovendosi da alcuni anni la Regione Toscana. L’Ufficio biblioteche e beni librari ha iniziato, nel 1996, il progetto "Catalogazione del libro antico", ha costituito la commissione scientifica "Gruppo di catalogazione del libro antico" composta da esperti bibliotecari a da docenti universitari in discipline biblioteconomiche, ha promosso corsi di studio sulla descrizione e sulla indicizzazione per autore, ha programmato incontri con i bibliotecari coinvolti nell’iniziativa; da circa due anni sta cercando di costruire una base di dati unica, cumulativa, delle notizie redatte in luoghi diversi e talora in modo disomogeneo, con l’obiettivo di giungere a una base di dati integrata e controllata.
In questo progetto si inserisce il Catalogo delle edizioni del Cinquecento della Biblioteca comunale di Empoli, redatto con metodo, competenza e precisione da Eleonora Gargiulo, un tassello per il mosaico regionale, il frutto di un milieu culturale che ha come epicentro la Regione Toscana, finanziariamente e scientificamente; è un prodotto che, in più, nasce pensato per la consultazione in rete, tramite Internet: in questo senso è un modello da imitare, un prodotto di cui sono fiero anche come empolese.
Mauro Guerrini, Università di Udine