Biblioteca Comunale "Renato Fucini" - Empoli

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Interventi al seminario Il futuro del passato - 2

 

Gian Bruno Ravenni
Dirigente dell'Ufficio Biblioteche, Beni Librari e Attività Culturali della Regione Toscana

"Libri antichi in Toscana"

"E' mai possibile che non sia ancora stato redatto il catalogo delle edizioni del Cinquecento possedute dalle biblioteche italiane? E' mai possibile che non sia ancora stata redatta la bibliografia delle edizioni del Cinquecento stampate in Italia? ", si chiede Mauro Guerrini presentando il catalogo delle cinquecentine della biblioteca comunale "Renato Fucini di Empoli". Purtroppo è possibile, come molte imprese di dimensioni ciclopiche, anche queste faticano, nel nostro paese, a procedere all'interno di architetture progettuali centralizzate ed omogenee. Ciò non significa però che il lavoro di tutela e di valorizzazione delle edizioni del Cinquecento non proceda. Ne è un esempio questo catalogo pubblicato in CD-ROM e consultabile su Internet a partire dalla pagine www.comune.empoli.fi.it/biblioteca/cdrom.htm.
Le cinquecentine della biblioteca "Fucini", 765 opere per un totale di 856 volumi, derivano da cinque fondi librari pervenuti alla biblioteca nel corso dell'Ottocento. Due di questi fondi, quello del convento seicentesco dei Cappuccini e quello di Santa Maria alla Ripa, fondato nel 1483 (ma la costituzione della sua "libreria" risale al 1629), pervennero dopo le soppressioni postunitarie: Tre sono fondi di eruditi empolesi, Giuseppe Tassinari, Giovanni Marchetti, il cui lascito, nel 1819, costituisce l'atto di fondazione della biblioteca, e Antonio Salvagnoli Marchetti.
Se l'ecclesiastico Giovanni Marchetti passò gran parte della sua vita a Roma, Giuseppe Tassinari, nato nel 1802, e più ancora Antonio Salvagnoli Marchetti, nato nel 1820, medico, georgofilo, deputato e senatore del Regno, ebbero ruoli di primo piano nella vita politica e culturale empolese. Li univa l'interesse per lo sviluppo e la modernizzazione dell'agricoltura, che i moderati toscani videro fortemente legate all''"educazione del popolo", affidata dai Georgofili alla funzione pedagogica dei proprietari fondiari e dei loro agenti. Essi dovevano convincere i contadini a sostituire le acquisizioni della scienza agraria agli insegnamenti della tradizione, così come dovevano convincerli a seguire gli insegnamenti dell'igiene, versante sul quale si impegnò il Salvagnoli Marchetti, medico, collaboratore di una "Statistica medica delle Province Grossetane". Tassinari, che aveva a lungo viaggiato ed amava, come molti suoi contemporanei, collezionare libri di viaggio, aveva riunito nella sua biblioteca fondi di altri eruditi locali, quali Giuseppe Montani ed il prelato Antonio Pagni.
Sottolineo tutto ciò per evidenziare quanti complessi eventi, e relazioni, coinvolga, in modo particolare nell'epoca preindustriale, la presenza di un libro in un determinato luogo e come, nel lavoro che qui viene presentato, sia stata opportunamente tenuto conto di questa dimensione del libro, avendo cura di conservare la relazione fra i singoli oggetti e l'insieme, il fondo di provenienza, che costituisce il contesto che da senso alla presenza di quel libro in quel luogo. Se il libro è il documento, credo che il fondo debba essere considerato un "monumento" e che, continuando ad usare la classica formulazione di LeGoff, si debba tendere a far del fondo un "monumento-documento", testimonianza di storia culturale, economica e della soggettività, visto che l'attribuzione di senso a un testo è, in ultima analisi, atto individuale.
Ha scritto Roger Chartier: introducendo i saggi raccolti in volume sotto il titolo di Culture écrite et societé:
"Come comprendere i vincoli imposti alla costruzione di senso di un testo dalle condizioni che ne governano la scrittura e la trasmissione . Una tale interrogazione conduce a inserire in una stessa storia tutti coloro - autori, editori, stampatori, librai, commentatori, lettori, spettatori (ed io aggiungerei anche bibliotecari ndr), che partecipano, ciascuno con il suo posto e con il suo ruolo, alla produzione, alla disseminazione e all'interpretazione del discorso. E' questo progetto, dove si trovano legati la storia dei testi, la storia del libro o, più in generale, la storia delle forme della comunicazione" (1).
Non è dato sapere quante e quali, delle cinquecentine descritte nel catalogo, fossero arrivate a Empoli nel Cinquecento, ciò non significa che, utilizzando le suggestioni di un catalogo, non si possa provare a formulare qualche ipotesi di ricerca. Alla metà del Cinquecento, al momento della formazione dello Stato regionale, Empoli, allo sbocco della Valdelsa, tra la Pisana e la "Francigena", aveva nel 1562 1808 abitanti suddivisi in 374 "fuochi", era sede di un importante mercato e di una consistente industria laniera. Fino al 1570 vi erano ad Empoli 10 famiglie ebraiche. Tracce di presenza ebraica ad Empoli continuano fino al 1646, quando quattro famigli ebraiche fiorentine chiesero di trasferirsi ad Empoli per esercitarvi il commercio della lana e dei cuoiami.
Il mercato e la manifattura generavano un ceto mercantile e imprenditoriale, un rappresentante del quale era quel Marco di Mariano di Matteo Doni, "affittuario di una concia" che "esercitava prevalentemente l'attività di mercante di cuoio, ma anche di lana, lino e tessuti; frequenti erano i suoi rapporti di affari con Firenze non solo per l'acquisto di cuoio, ma anche per transazioni con banchieri fiorentini", inquisito per omicidio e del quale, per questo motivo, restano due libri di "debitori e creditori" che gli furono sequestrati e che abbracciano il periodo 1585-1595.
Molti altri nomi di famiglie di imprenditori compaiono nelle settecentesche "Notizie di famiglie empolesi" attribuito a Ercole Vittorio Figlinesi. Un nome solo, a puro titolo di esempio, i Giomi, "prima calzolai, poi pannaioli", che divennero Cavalieri di Santo Stefano. Uno di loro, Alessandro, morì nel 1618 nel naufragio di una galera dell'Ordine assieme ad altri nove empolesi. (2)
Leggevano costoro? Che cosa leggevano? C'è una relazione fra questo ceto locale di imprenditori ricchi e le cinquecentine empolesi, che andavano pagate e trasportate ad Empoli, da Lione, da Parigi, da Venezia ed anche da Firenze, ovviamente.
Il richiamo all'Ordine di Santo Stefano rimanda immediatamente a Cosimo ed alla fondazione del Granducato, alla costituzione della classe dirigente del Granducato. Scrive Leandro Perini:
"A differenza dei Medici antichi, che poco interesse avevano avuto per la stampa (...) con Cosimo I vediamo attribuire alla stampa (e ai letterati) una funzione importante. Destinatario delle stampe doveva essere, anzitutto, il pubblico colto della compagine statale toscana" (3).
Facevano parte le nostre famiglie empolesi di questo pubblico? Io non lo saprei dire. Trovo tuttavia significative le presenze, nel catalogo delle cinquecentine empolesi, dei libri pubblicati a Firenze da Lorenzo Torrentino, lo stampatore di Cosimo I. Ne ho individuati 20, nel catalogo, tutte opere in volgare, opere storiche di Paolo Giovio, notevoli per la loro apertura alla storia dellOriente e dei turchi, e traduzioni, di Sant'Ambrogio, di Seneca, di Eliano, Flavio Filostrato, Aristotele, Boezio.
"Si può osservare - scrive ancora Leandro Perini - (....) che l'elevata percentuale della produzione in volgare del Torrentino, avvicinava oggettivamente il fenomeno a quella domanda di cultura proveniente dal ceto mercantile e artigianale (di artigiananto superiore s'intende) che si differenziava da quello dello strato colto, posto ancor più in alto e dotato di conoscenze linguistiche classiche (greco e latino)"
E' possibile che la presenza ad Empoli delle opere stampate dai Giunta, di quelle stampate dal Torrentino, testimonino del processo di integrazione nello stato regionale del ceto imprenditoriale empolese del Cinquecento? E' una domanda, una suggestione, non una risposta.
Lo stesso dicasi per i libri stampati a Firenze da Bartolomeo Sermartelli, discendente da quel Bartolomeo de' Libri stampatore delle opere di
Savonarola, e Giorgio Marescotti, francese venuto a Firenze nel 1553-1554, i due stampatori fiorentini della fine del secolo. Tra le cinquecentine empolesi se ne trovano 11 del Sermartelli e 7 del Marescotti, soprattutto libri di spiritualità, ed è difficile non pensare al Concilio tridentino, all'Indice ed all'Inquisizione, alla progressiva visibilità degli effetti della Controriforma.
Armando Petrucci, presentando a Firenze il catalogo dei manoscritti medievali della Provincia di Pistoia, frutto di un progetto della Regione Toscana e dalla SISMEL, rilevava la scarsa attenzione in generale prestata alla conservazione della memoria scritta. Eppure, diceva Petrucci, riferendosi al periodo comunale, la Toscana è uno dei pochi luoghi, in Europa, dove esiste una continuità documentata fra luoghi di produzione e luoghi di conservazione della memoria scritta. Con la stampa le cose erano certamente cambiate, ma il senso del discorso resta lo stesso; fa parte della memoria scritta di un determinato luogo non solo ciò che è stato lì prodotto, ma anche ciò che è stato lì acquisito e lì letto.
La pluralità dei luoghi di conservazione dei materiali storico-bibliografici è un aspetto dell'identità policentrica della Toscana, "Terra delle città", per citare il titolo di un libro di Carlo Pazzagli, della "Toscana e Toscane" titolo di un recente volume dell'IRPET. La diffusione della cultura scritta e dell'alfabetizzazione, fin dall'età comunale, la molteplicità dei luoghi di conservazione della memoria scritta e del patrimonio bibliografico, delle biblioteche e degli archivi, è certamente parte rilevante dell'identità della Toscana, componente non secondaria della riproduzione di quella "civicness", della quale il sociologo Robert Putnam ha visto una delle chiavi principali del successo della nostra regione nella competizione sul mercato globale (4)
Si tratta di un ruolo, quello della memoria scritta, del libro e delle biblioteche nella formazione e riproduzione dell'identità regionale, non ancora adeguatamente riconosciuto.
Il catalogo della cinquecentine della biblioteca "Renato Fucini" costituisce certamente, in questa prospettiva, un contributo importante, consentendo una lettura del ruolo della biblioteca come luogo di conservazione della memoria scritta della città oltreché, ovviamente, come luogo della lettura, della fruizione di quei patrimoni, garanzia della loro permanente presenza nella vita culturale della città, all'interno delle trasformazioni che essa conosce nel tempo. E' il tratto specifico della biblioteca pubblica, che conserva il suo patrimonio per farne oggetto di servizio, che usa gli strumenti della professione per acquisire trasparenza , che acquisisce patrimoni al fine di usarli nel circuito della pubblica lettura, e che dunque è essa stessa "documento-monumento". Ha scritto Nicola Labanca, presentando il Catalogo della biblioteca dell'Università popolare di Firenze:
"A farla in forma aggiornata, e con la disponibilità delle fonti, quella della pubblica lettura sarebbe infatti una storia di diffusione e di ricezione di opere, e quindi storia di ambienti sociali, di lettori (...)oltre e più che di autori ed editori; potrebbe essere una storia dei singoli istituti bibliotecari(...)una storia degli intellettuali che l'hanno voluta o favorita(...)una storia infine dei rapporti fra lettura e società, cioè fra lettura e trasformazione dei comportamenti sociali, quelli politici compresi" (5).

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NOTE:

1. Roger Chartier, Culture écrite et societé. L'ordre des livres, XIV-XVIII siècle, Paris, Albin Michel, 1996, p.9

2. Anna Maria Pult Quaglia, Mercato e Manifatture in una comunità del contado fiorentino: Empoli tra XVI e XVII secolo, in Istituzioni e società in Toscana nell'Età moderna. Atti delle giornate di studio dedicate a Giuseppe Pansini, Firenze, 4-5 dicembre 1992, Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, 1992.

3. Leandro Perini, Firenze e la Toscana, in, La stampa in Italia nel Cinquecento, a cura di Marco Santoro, atti del convegno, Roma, 17-21 ottobre 1989, Roma, Bulzoni editore, 1992, p.442

4. Robert D. Putnam, La tradizione civica nelle regioni italiane, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1993

5.Comune di Firenze, Catalogo delle biblioteca dell'Università popolare di Firenze, a cura di Nicola Labanca, Firenze, Leo S. Olschki, 1998, p. xxii.

 

URL: http://www.comune.empoli.fi.it/biblioteca/fondi/antico/futuro_sem2.htm
Data creazione: 1999-05-15. Data ultimo aggiornamento: 2003-08-01.
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