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Biblioteca Comunale "Renato Fucini" - Empoli |
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> Fondo antico > Valorizzazione > Il futuro del passato > Intervento di Mauro Guerrini
Mauro Guerrini
Università di Udine
"Autori greci, dell'oriente antico e latini: quale forma dell'intestazione?"
Premessa
La catalogazione del libro antico è un problema aperto e motivo ricorrente di polemica per il tipo di lettura che se ne fa e per il tipo di lettura che se ne pretende. Non è raro il sorgere di incomprensioni fra il bibliotecario e lo studioso, il quale, anziché una registrazione a fine catalografico, vorrebbe una descrizione a fine di ricerca, un saggio critico degli aspetti oggettuali e concettuali del documento, una rappresentazione codicologica, bibliologica, filologica o letteraria in senso stretto. Non è raro neppure il sorgere di incomprensioni fra bibliotecario e bibliotecario per l'adozione di standard e di norme che derivano da principi e da tradizioni catalografiche diverse. Nessun catalogo di edizioni del Cinquecento edito da bibliotecari o da istituzioni italiane, europee e di altre parti del mondo ha finora riscosso un plauso unanime, nonostante non manchino prodotti eccellenti.
I problemi
Gedeon Borsa, responsabile della Bibliografia nazionale retrospettiva alla Orszàgos Széchényi Kö nyvvá r di Budapest, richiama un problema centrale della catalogazione del libro antico: " Sia le forme dei nomi che i titoli delle edizioni del Cinquecento possono variare notevolmente non solo da opera a opera, ma anche da edizione a edizione. È quindi indispensabile che un autore o un testo compaiano nel volume degli indici del Corpus sotto un'unica forma. A tal fine si rendono necessari principi fissi e coerenti, per la cui formulazione può costituire un valido contributo il cosiddetto Thesaurus scriptorum titulorumque. Gli anonimi e pseudonimi presentano tutta una serie di problemi che si possono risolvere solo passo per passo. La giusta forma del nome dell'autore e di altre persone che hanno collaborato alla realizzazione di un'opera del XVI secolo, può essere determinata nel paese di origine dell'autore stesso (ad esempio presso le redazioni delle bibliografie nazionali) molto meglio che altrove. In casi dubbi (ad esempio nel caso di paesi che non esistono più) dovranno essere gli esperti delle varie discipline a decidere la forma normalizzata. Si tratta, quindi, di un lavoro estremamente vasto, con decine di migliaia di nomi e di titoli, senza contare poi il numero delle forme varianti che si aggira intorno alle centinaia di migliaia. È chiaro, perciò, che per una simile impresa è necessaria la collaborazione internazionale" (1).
La letteratura catalografica sul libro antico concerne prevalentemente e non casualmente la sua descrizione (2). Pochi sono i contributi sulla indicizzazione per autore e, direi, a ragione, perché il libro antico, come libro antico, non costituisce un problema di catalogazione, in quanto non differisce sostanzialmente dal libro moderno; pone, piuttosto, un problema di conoscenza, che interessa lo storico, il filologo, il bibliologo, il bibliografo e il catalogatore.
Il catalogatore del libro antico incontra, semmai, in misura maggiore rispetto al catalogatore del libro moderno il quesito della normalizzazione dell'intestazione: in quale forma esprimere i nomi degli autori del mondo classico greco, latino, bizantino, dell'Oriente antico, del periodo medievale e, in parte, del periodo umanistico? In quale forma esprimere il titolo variante di un'opera? La difficoltà riguarda la catalogazione del libro antico come la catalogazione del libro moderno, perché la medesima opera di un autore greco può essere pubblicata nel Cinquecento come nel Novecento e la stessa incertezza nella scelta della forma dell'intestazione si pone per l'edizione antica come per l'edizione moderna, perché gli accessi del catalogo sono redatti con criteri uniformi e coerenti per le edizioni antiche come per le edizioni moderne. Si tratta di un problema di convenzionalità catalografica, non di un problema bibliologico(3).
La formulazione dell'intestazione è un'operazione assai complessa che afferisce:
L'uniformità nei Principi di Parigi
I Principi di Parigi, come sappiamo, asseriscono al punto 2.2, commi d) e e), che il catalogo è uno strumento efficace per accertare:
I due scopi implicano la redazione di una intestazione uniforme per il nome di un autore e per il titolo di un'opera di un autore sconosciuto - detta opera anonima - così come i Principi stabiliscono ai successivi punti 6-8. L'intestazione uniforme indicizza e permette il reperimento delle opere degli autori, delle opere a loro associate e delle opere anonime, al di là di formulazioni editoriali fantasiose e di formulazioni varianti in manifestazioni successive o diverse della stessa opera. L'uniformità del punto di accesso è il modo più economico per il ricupero delle informazioni archiviate. Il ricupero, difatti, non è ottimale o non è addirittura possibile se l'archivio delle registrazioni non ha accessi uniformi.
La selezione della forma del nome dell'autore e del titolo di un'opera riguarda le due funzioni del catalogo:
I Principi di Parigi, punto 7, stabiliscono che "L'intestazione uniforme di regola deve essere il nome (o forma del nome) o il titolo più frequentemente usati in edizioni delle opere catalogate o in citazioni da parte di fonti autorevoli" e precisano, al punto 7.1 che "quando esistono edizioni in più lingue, si deve in generale dare la preferenza ad una intestazione basata su edizioni nella lingua originale; ma se questa lingua non è normalmente usata nel catalogo, l'intestazione si può ricavare da edizioni e fonti bibliografiche in una delle lingue normalmente usate nel catalogo".
L'intestazione uniforme di un autore - recita il punto 8.2 - deve essere il nome con cui l'autore è più frequentemente identificato in edizioni delle sue opere, nella forma più completa che appaia comunemente in esse, con le seguenti eccezioni: 8.21 un altro nome o forma del nome deve essere preferita come intestazione uniforme se è divenuta costante nell'uso generale sia in riferimenti all'autore in opere biografiche, storiche e letterarie, sia in relazione alle sue attività pubbliche diverse dalla paternità degli scritti".
In sintesi è scelto:
La selezione della forma, pertanto, dipende da tre criteri non sempre concordi, anzi spesso antitetici fra loro:
L'uniformità in Rica
" Perché un autore sia scelto per l'intestazione - dichiara la Relazione anteposta al codice - è indispensabile che abbia un nome citato nei repertori o per lo meno citabile" ( 6 ).
Carlo Revelli, in Il catalogo, scrive mentre il criterio nella formulazione del nome per gli autori moderni è la " preferenza dichiarata dall'autore" che si esprime nelle pubblicazioni originali (7), per gli autori classici " non esiste una norma. La tradizione può comportare soluzioni diverse, che a volte mutano con il tempo: nel Medioevo Cicerone era più noto come Tullio ("Tullio e Lino e Seneca morale", dice Dante ( 8) )" . I nomi latini sono composti di solito da tre elementi: il praenomen, il nomen e il cognomen. Revelli esemplifica Marcus Tullius Cicero, Quintus Horatius Flaccus. "Nel primo esempio l'elemento considerato per tradizione più importante è il cognomen, nel secondo il nomen. [...]. Le intestazioni saranno rispettivamente CICERO, Marcus Tullius e HORATIUS FLACCUS, Quintus" . Tuttavia, scrive ancora Revelli, " tutte le forme adattate a lingue o ad alfabeti diversi da quelli originali verranno riportate alla lingua originale. La forma nella lingua originale è infatti il criterio da adottarsi quando non è possibile verificare la volontà dell'autore e, in genere, per gli scrittori del passato. I nomi italianizzati degli autori latini ad esempio si riporteranno alla forma latina, sicché il nome italianizzato di Quinto Orazio Flacco ritornerà Quintus Horatius Flaccus (9), e così Marco Tullio Cicerone diverrà Marcus Tullius Cicero. Tanto illogica quanto comoda è l'assimilazione dei nomi greci antichi, che verranno dati anch'essi nella forma latina: la soluzione risponde a una tradizione tutto sommato comprensibile e accettabile, anche se chiaramente in contrasto con la norma generale" (10) .
La soluzione credo risponda, invece, a una tradizione logicissima. L'uso della forma latina per gli autori greci, orientali antichi e medievali (e dei papi (11)) deriva dall'adozione del latino quale lingua delle università e della cultura e, dunque della biblioteca, fino al Settecento e dalla tradizione secondo la quale gli autori di questo periodo sono conosciuti in Occidente nella forma latina usata nelle prime edizioni delle loro opere (12). Per analogia anche "le opere della letteratura greca, classica e bizantina, e delle letterature dell'Oriente antico" (Rica 86.5) sono formulate al "titolo latino con cui sono generalmente citate e spesso anche edite"; in assenza del titolo latino, le opere sono indicizzate al titolo con cui sono identificate nella loro prima edizione del testo originale, ad eccezione delle opere il cui titolo sia formulato "in una lingua che ricorre meno frequentemente nelle raccolte della biblioteca" e ad eccezione della Bibbia, formulata in italiano (ma in latino secondo le RAK).
Rica prescrive principi generali, validi per gli autori classici (13)come per gli autori moderni:
Rica prevede, quindi, quattro criteri:
" La forma dell'intestazione corrisponde, come norma generale, - afferma ancora la Relazione - a quella che l'autore stesso ha scelto per le proprie pubblicazioni, o a quella con cui l'autore è più conosciuto" , caso che più interessa in questa discussione.
In definitiva, adottare Homerus o Omero? Publius Vergilius Maro o Virgilio? Augustinus Aurelius, Augustinus o Agostino? Erasmus Roteradamus, Erasmus da Rotterdam, Erasmus Desiderius, o Erasmo da Rotterdam? Confucius, K'ung fu tzu o Confucio? Albertus Magnus o Alberto Magno?
Rica 50.2 recita che " il nome costantemente usato nelle pubblicazioni è da preferire anche se non si tratti del nome reale o nella forma originale" (18)
Parmigianino
x Mazzola, Francesco
Antonio di Padova
Ciò vale anche nel caso in cui l'autore sia conosciuto tramite una perifrasi (p.e., Maestro dell'Osservanza).
Rica 51.1 introduce un principio che attenua, fino a modificare, il principio stabilito precedentemente in 50.1 e condiziona quanto poi stabilito al successivo paragrafo 52: " Se il nome di un autore non si presenta in forma costante nelle edizioni delle sue opere nel testo originale e se non esiste una forma prevalente, si adotta la forma oggi più usata" : più usata nelle edizioni delle sue opere, nei repertori o nell'uso corrente?
Rica 51.4 preferisce il nome reale se figura fra le forme varianti, a meno che il nome anagrafico non sia stato abbandonato dall'autore per un altro nome (Rica 51.5).
Rica 51.6 preferisce il nome reale se l'autore usa uno pseudonimo per un certo tipo di opere e il nome reale per un altro tipo di opere (19 ). AACR2 2B2 si comporta diversamente; adotta il principio della identità bibliografica distinta: usa un nome per un "certo tipo di opere" e un nome per l'"altro tipo di opere".
Rica 51.3 preferisce la forma più completa qualora nelle edizioni il nome di un autore presenti varianti che riguardino la sua maggiore o minore completezza, ad esempio:
Alighieri, Dante
x Dante
Rica 51.2 prescrive di adottare la forma più comune nell'uso corrente quando un'edizione presenti solamente varianti ortografiche, ad esempio:
Machiavelli, Niccolò
x Macchiavelli, Macchiavello, Machiavielli, Machiavegli
Poliziano, Angelo
x Ambrogini, Agnolo (20)
x Politiano, Agnolo
"Se il nome di un autore appare tradotto o adattato in lingue diverse da quella originale, viene possibilmente dato nella forma originale, opportunamente traslitterata se necessario":
Cicero, Marcus Tullius
x Cicéron
x Cicerone, Marco Tullio,
Rica 51.8 tratta esplicitamente degli autori greci, classici e bizantini, che " si schedano sotto la forma latina del nome, se accolta nell'uso"
Homerus
x Homeros
Aeschylus
x Aischylos
Zosimus
x Zosimos
Rica non affronta il caso di autori bizantini le cui opere siano state pubblicate in tempi moderni solo in greco, un problema certo raro, ma importante concettualmente. La forma latina non esiste e, quindi, non vi è dubbio che debbano essere registrati nella forma greca , con la conseguenza che autori del periodo classico le cui opere siano state conosciute in Occidente fra la fine del Quattrocento e la fine del Cinquecento sono formulati in latino, gli autori greci le cui opere siano conosciute in epoca contemporanea sono formulati in greco (21); stesso discorso per gli autori classici cinesi, giapponesi, indiani, arabi, ...
Rica 52 tratta dei nomi latinizzati, ovvero degli autori del periodo umanista, un punto estremamente complesso del codice, fonte di grande incertezza fra i catalogatori, soprattutto se Rica 52 è confrontato con Rica 51.1: gli autori che hanno latinizzato il loro nome o sono conosciuti anche nella forma latinizzata sono indicizzati alla forma vernacola, " se con tale forma sono citati comunemente nei repertori" , nonostante abbiano scritto " esclusivamente o prevalentemente in latino" (22) . Precisa la Relazione: " Le eventuali incertezze di forma, che si riscontrano in particolare per gli autori che scrissero in latino in un'epoca in cui si stavano formando le varie letterature nazionali, e per gli autori che latinizzarono i propri nomi nell'età umanistica, sono state risolte a favore della forma vernacola, sempre che questa prevalga nei repertori (per gli umanisti italiani si preferisce la forma italiana del nome umanistico" (23) .
Rica 52.1, al paragrafo Nomi latinizzati, recita: " Autori vissuti in epoca in cui la loro letteratura nazionale era già sviluppata e che abbiano scritto esclusivamente o prevalentemente in latino si schedano sotto il loro nome nella forma vernacola se con tale forma sono citati comunemente nei repertori
Angeli, Pietro
x Angelio, Pietro
x Bargaeus, Petrus
Bacon, Francis
x Baco, Franciscus
x Bacone, Francesco
Budé, Guillaume
x Budaeus, Gulielmus
Tommaso d'Aquino, santo
Thomas de Aquino, santo" .
" Se tuttavia la forma latinizzata del nome prevale nei repertori, - Rica 52.2 - questa è assunta come intestazione
Apianus, Petrus
x Bienewitz, Peter
Cellarius, Christophorus
x Keller, Christoph
Copernicus, Nicolaus
x Kopernik, Mikolaj
Erasmus Roteradamus"
Il paragrafo 52.1 costituisce una limitazione di 50.1. Riguarda gli autori che, vissuti in un paese e in un'epoca in cui si ha sicuramente una letteratura nella lingua locale, abbiano usato nei loro scritti il latino come lingua sovranazionale e siano comunemente citati nei repertori con il loro nome nella lingua del paese. Le tre condizioni:
devono essere presenti tutte insieme (24).
" Per gli umanisti italiani - Rica 52.3 - si preferisce la forma italianizzata del nome umanistico
Astemio, Lorenzo
x Abstemius, Laurentius"
Gli autori cinesi, giapponesi, indiani, arabi, turchi, etc. del periodo classico - Rica 53.2 - "noti comunemente in Occidente con un nome basato sulla forma latina del nome si schedano sotto questa".
Avecenna
x Ibn Sina, Abu 'Ali
Averroes
x Ibn Rusd, Abu al Walid Muhammad
Maimonides
x Moseh ben Maimon
Mencius
x Meng tzu
Confucius
x K'ung fu tzu
mentre gli autori " di lingua in alfabeto non latino" - Rica 53.3 - che usano " abitualmente, scrivendo in una lingua con alfabeto latino, un particolare adattamento del proprio nome" sono indicizzati alla forma del nome adattato, anziché alla forma originale (25).La latinizzazione dei nomi degli autori non latini, degli autori dell'Estremo Oriente antico è una aporia dell'attuale normativa catalografica italiana. L'uso della forma latina è una contraddizione. Rica recita: nelle " edizioni delle sue opere nel testo originale" , ma in questo caso significa " nelle edizioni delle sue opere diffuse in Occidente" , pubblicate prevalentemente o esclusivamente in latino.
Revelli scrive: " Per gli autori che hanno scritto in latino in epoca tardomedievale o moderna, quando cioè già esistevano lingue nazionali, varrà il loro nome reale se questo è citato abitualmente nei repertori; se però i repertori preferiscono il nome latinizzato, come punto di accesso si adotterà il nome latino. Per ragioni tradizionali (26)gli umanisti italiani vengono indicati con la forma italianizzata del nome umanistico, ossia con la forma italiana del nome latino (Lorenzo Astemio, da Laurentius Abstemius, forma latinizzata del nome italiano Lorenzo Bevilacqua (27)). A parte quest'ultima norma, che è ben comprensibile per la tradizione italiana, vediamo come la preferenza dalla alla volontà dell'autore in primo luogo, poi alla tradizione, - conviene Revelli - lascia un certo spazio all'incertezza" (28). La bibliografia nazionale tedesca, ad esempio, indicizza Tommaso d'Aquino alla forma latina, la BNI alla forma italiana.
I punti 52.1, 52.2 e 52.3 ("nome latinizzato") sono fonte di grande incertezza, appunto perché il rinvio ai repertori non è risolutivo a motivo della varietà di forme con cui spesso è indicizzato il medesimo autore.
La normativa del codice italiano rispecchia quanto Diego Maltese scrive in Principi di catalogazione e regole italiane:
" 56. Scrittori medievali
Gli autori [fioriti anteriormente al 1200,] che hanno scritto solo in latino, si schedano col nome, cognome o soprannome in latino, al nominativo [. Se la forma vernacolare del nome è conosciuta, da questa si fa rinvio], se la forma vernacolare del nome non è attestata e generalmente nota.
Non ha senso stabilire astrattamente un limite cronologico, ma occorre muovere dalla valutazione di dati concreti, quali, se esistono, la forma con cui il nome di un autore appare in edizioni del testo originale delle sue opere o, preferibilmente, un'altra forma del nome con cui sia più generalmente ricordato, esclusi i semplici adattamenti in lingue moderne dei nomi originali latini (per esempio, Albert der Grosse e Alberto Magno sono adattamenti moderni di Albertus Magnus, che è la forma con cui l'autore viene indicato in edizioni delle sue opere nel testo originale).
[Gli autori fioriti dopo il 1200 ...] Gli autori per cui è attestata e generalmente nota la forma vernacolare del nome, si schedano sotto questa forma, con rinvio dal nome latinizzato.
[...]. Quindi, correttamente:
Burley, Walter
x Burlaeus, Gualterus
ma:
Albertus Magnus, santo" (29).
Rica analizza anche la forma dei nomi delle collettività religiose e delle diocesi (Rica 77 (30)), della Bibbia, dei santi (31), dei sovrani (32), degli imperatori romani (33), dei nobili, degli antichi stati (Rica 72.2 e 72.3) (34), dei libri liturgici (Rica 76.5). Usa il medesimo criterio.
L'uniformità in AACR2. Una panoramica generale
Il codice angloamericano preferisce, in generale, la forma più conosciuta del nome, ovvero la forma inglese (AACR2 22.1A). Dedica un paragrafo specifico, AACR2 22.3B2, ai Nomi in forma vernacola e greca o latina; recita: "Se il nome si presenta nelle fonti di riferimento e/o nelle opere della persona sia nella forma greca o latina sia nella forma vernacola, si sceglie la forma che si trova più comunemente nelle fonti di riferimento.
Sixt Birck
non
Xystus Betulius
Hugo Grotius
non
Hugo de Groot
Philipp Melanchthon
non
Philipp Schwarzerd
Friedrich Wilhelm Ritschl
non
Fridericus Ritschelius
Nei casi dubbi si sceglie la forma latina o greca per le persone attive prima, o prevalentemente prima, del 1400; la forma vernacola per le persone attive dopo il 1400.
Guilelmus Arvernus
non
Guillaume d'Auvergne
(Morto nel 1249)
Giovanni da Imola
non
Joannes de Imola
(Morto nel 1436)".
AACR2 22.3B3, Nomi in scrittura latina comunemente accettati in forma italiana, integra e precisa il paragrafo precedente. La preferenza va alla forma vernacola: "Per una persona registrata sotto il prenome, etc. (vedi 22.8) oppure per un Romano dell'età classica (vedi 22.9) il cui nome si trovi in forma italiana comunemente accettata nelle fonti di riferimento in lingua italiana si sceglie la forma italiana del nome.
San Francesco di Sales
non
Saint François de Sales
Papa Giovanni XXIII
non
Joannes Papa XXIII
Orazio
non
Quintus Horatius Flaccus
Plinio il Vecchio
non
C. Plinius Secundus
Carlo V
non
Karl V
non
Carlos I
Re Filippo II
non
Rey Felipe II
Giovanni Sobieski
non
Jan III Sobieski
Nei casi dubbi si usa la forma vernacola o la latina.
Sainte Thérèse de Lisieux
non
Santa Teresa di Lisieux".
AACR2 22.3B4 prescrive che "In tutti i casi, non coperti da 22.3B1-22.3B3, di nomi che si presentino in forme linguistiche diverse si sceglie la forma del nome che si trova con maggior frequenza nelle fonti di riferimento del paese di residenza o di attività della persona".
Il criterio della selezione della forma del nome più frequentemente usata è ribadito da AACR2 22.3C1: "Per una persona registrata sotto il prenome, etc. (vedi 22.8), il cui nome sia in una lingua in scrittura non latina, si sceglie la forma del nome comunemente accettata nelle fonti di riferimento in lingua italiana. Se esistono forme italiane varianti, si sceglie la più frequentemente usata. Se occorre, si fanno rinvii dalle altre forme".
Alessandro Magno
non
Alexandros ho Megas
Avicenna
non
al-Husayn ibn 'Abd Allah ibn Sina
Confucio
non
K'ung-tzu
Omero
non
Homeros
non
Homerus
Isaia il Profeta
non
Yeshayahu
"Se non esiste traslitterazione, oppure se non c'è una traslitterazione prevalente, si traslittera il nome secondo la tavola per la lingua adottata dall'agenzia catalografica".
Proposta di revisione delle Rica: la forma italiana
Abbiamo detto che l'uso della forma latina per gli autori greci, orientali antichi e medievali è un'eredità della tradizione secondo la quale i cataloghi delle biblioteche erano redatti in latino, lingua della cultura fino a epoca relativamente recente. È un retaggio che prosegue consapevolmente nella tradizione dotta e acriticamente nella tradizione volgata fino a oggi. Ha ancora senso proseguire la consuetudine dotta? Vale ancora la convenzione della forma latina?
Le Regole spagnole del 1995 aggiornano la tradizione dell'area linguistica e culturale in cui si inseriscono e a cui si rivolgono: prescrivono di formulare il nome degli autori classici in spagnolo, ovvero nella lingua con cui questi autori sono oggi maggiormente conosciuti e citati convenzionalmente.
Credo sia evidente ciò che conta sul piano internazionale - almeno per gli autori che sono comunemente citati nella forma tradotta, ovvero, nella situazione italiana, nella forma italiana - è l'accordo sull'elemento scelto come intestazione, piuttosto che l'accordo sulla lingua con cui questa scelta si esprime. La prima posizione della stringa dell'intestazione per gli autori classici è, infatti, quell'elemento che meglio identifica l'autore: Virgilio, non Publio, né Marone(35). Il caso è paragonabile a quello per cui in Italia una opera emanata dalla Republique française è indicizzata alla forma breve, in italiano, Francia e in Germania alla forma Frankreich anziché France. Importante è riconoscere il principio che opere di carattere amministrativo pubblicate dal governo francese abbiano quella intestazione, non necessariamente quella forma linguistica, benché sia auspicabile che gli enti siano formulati nella lingua nazionale.
La proposta di usare la forma vernacola per gli autori greci e latini non inficia i principi stabiliti a Parigi nel 1961. A.H. Chaplin asseriva di non illudersi che fosse possibile inserire senza modifiche una scheda redatta in un paese in un catalogo di una biblioteca di un altro paese (36). Lo chairman dell'ICCP si riferiva, ovviamente, al catalogo a schede; il catalogo elettronico, grazie all'intestazione a grappolo, pone la questione in altri termini, in una dimensione meno incidente concretamente. La problematicità teorica rimane.
L'ipotesi di usare la forma italiana per gli autori del mondo classico viene sia presentata da Maltese nel 1966: "In omaggio a una lunga tradizione i nomi degli scrittori classici greci sono di solito resi nella forma latina. Quest'uso l'abbiamo ereditato, oltre che dalla tradizione umanistica, dai vecchi cataloghi delle nostre antiche biblioteche. L'alternativa ammissibile, in linea di principio e per le stesse ragioni che in quei cataloghi giustificavano la forma latina, sarebbe a rigore di ricorrere alla forma oggi più comune nell'uso, che, nel caso di autori classici e più in generale di autori costantemente citati nella forma tradotta del nome, è appunto, indubbiamente, questa forma tradotta" (37).
L'ipotesi rimane tale. Rica, infatti, conferma la scelta di conservare la forma latina, la scelta di mantenere la tradizione dotta, pienamente ossequiata dalla prassi dei centri di catalogazione italiani grandi e piccoli, nazionali e locali, senza alcun ripensamento o riflessione; anzi, si ha l'impressione che susciti diffidenza lo stesso avvio di una discussione sul tema.
Se i nostri predecessori, che usavano il latino, hanno registrato in latino un nome greco, arabo, cinese, ... perché noi che usiamo l'italiano non possiamo registrare i nomi degli autori greci e latini in italiano? Forse non è ancora il tempo di aggiornare il catalogo alla lingua che usiamo abitualmente? Emblematica è l'adozione della forma latina anche per autori classici di altre culture e realtà; valga come esempio Confucius per K'ung fu-tzu (Rica 53.2).
Il riconoscimento della lingua dell'agenzia catalografica come lingua esclusiva, principale o prevalente del catalogo avviene nella prima metà del secolo scorso, con Antonio Panizzi, il quale nelle sue "91 regole" usa l'inglese come lingua del catalogo del British Museum, pur con alcune eccezioni (38).
Il catalogo dovrebbe adottare la forma comune nell'uso linguistico, come stabilisce AACR2 e come adottano da tempo le principali agenzie internazionali, ad eccezione di quella tedesca.
Rimane il problema di quegli autori che non sono comunemente citati nella forma tradotta, in italiano, nella nostra situazione, ad esempio, gli autori medievali che hanno scritto una sola opera in latino, che non sono registrati nei repertori e risultano di difficile identificazione geografica e cronologica. Si tratta di situazioni assai diffuse. Andrà usata la forma incontrata sul documento e andranno evitate traduzioni o adattamenti che diverrebbero falsificazioni. Quando il nome di questo autore verrà usato nella forma tradotta o adattata in edizioni delle sue opere o verrà comunemente citato nella forma tradotta, allora la forma tradotta o adottata sarà accolta, non prima. La forma del nome dell'autore non può mai essere il risultato di una traduzione arbitraria, ovvero deve avere una garanzia bibliografica e repertoriale.
La catalogazione è un linguaggio, il suo primo scopo è la comunicazione; in passato la scelta del latino era giustificabile perché era la lingua della cultura. Oggi non più.
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NOTE:
1.Eine Gesamtkatalog der Druckwerke des 16. Jahrhunderts (Mö glichkeiten und Plä ne) / Gedeon Borsa. - In: Libri antichi e catalogazione : metodologie e esperienze : atti del seminario di Roma, 23-25 settembre 1981 / a cura di Claudia Leoncini, Rosaria Maria Servello. - Roma : Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche, 1984, p. 67 (traduzione a p. 74). - Titolo tradotto: Per un catalogo collettivo delle opere a stampa del XVI secolo (possibilità e piani di lavoro).
2.Per la bibliografia in italiano cfr. La catalogazione dei libri antichi e le Rica / Francesco Barberi. - In: Libri antichi e catalogazione, cit., p. 28-39, in particolare p. 28-30; Il libro antico / Lorenzo Baldacchini. - Roma : Nis, 1982; Il libro antico dal XV al XIX secolo : analisi e applicazione della seconda edizione dell'ISBD(A) / Marielisa Rossi ; presentazione di Giovanni Solimine. - Firenze : Olschki, 1994. - Ampia bibliografia nelle note.
3. L'intestazione al nome di un ente richiede una maggiore attenzione; cfr. Appunti sul libro antico / Diego Maltese. - p. 107-108. - In: Giornale della libreria. - A. 96, n. 4 (apr. 1983). - Ripubblicato in: La biblioteca come linguaggio e come sistema / Diego Maltese. - Milano : Editrice bibliografica, c1985, p. 23-26.
4.Cfr. Forma dell'intestazione (Rica, par. 49-63) / di Maria Vittoria Gambelli. - In: Le Regole italiane di catalogazione per autori e la loro applicazione : atti del seminario di Roma, 2-7 marzo 1981 / a cura di Anna Giaccio, Maria Grazia Pauri. - Roma : Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche, 1985, p. 121.
5. Le Regole italiane di catalogazione per autori e la loro applicazione : atti del seminario di Roma, 2-7 marzo 1981 / a cura di Anna Giaccio, Maria Grazia Pauri, cit., p. 127.
6.Rica, Relazione, p. X.
7.Commenta: " La forma del nome voluta dalla persona stessa attraverso le pubblicazioni originali non è sempre facile da accertare, in quanto il catalogatore non ha a disposizione una serie di pubblicazioni originali da verificare, sì che si tende ad accertare la forma che risulta dalla pubblicazione che si sta catalogando, anche se non originale (può essere ad esempio una traduzione): occorrerà essere certi che il nome non risulti in forma diversa in altre pubblicazioni e, in caso di incertezza, converrà verificare la forma accolta prevalentemente dai repertori, se possibile del paese dell'autore" , (p. 219) " non di quello di origine, ma di quello eletto dall'autore" (Il catalogo / Carlo Revelli, in collaborazione con Giulia Visintin. - Milano : Editrice bibliografica, c1996, p. 219-232).
8. Il catalogo / Carlo Revelli, cit., p. 227.
9.Cfr. Rica, p. 81-82, Parola d'ordine.
10. Il catalogo / Carlo Revelli, cit., p. 223.
11. Per la stessa ragione il nome del papa viene espresso in latino, non, come molti credono, per il motivo che il latino sia la lingua ufficiale della Chiesa. Il latino è una lingua di scambio internazionale della Chiesa cattolica, certamente la principale finora usata. AACR2R 22.3B3 prevede l'uso della forma inglese perché riconosce che i nomi dei papi vengono correntemente citati in questa lingua.
12. Commenta Revelli: "È una caratteristica della tendenza moderna evitare una distinzione netta per categorie (sempre il nome reale, oppure sempre il nome latino), che ribalterebbe sul lettore certe difficoltà che invece si deve assumere il catalogatore. Di conseguenza le zone marginali nell'ambito di applicazione di un principio generale potranno presentare qualche incertezza, che ai fini pratici verrà eliminata con un rinvio" (Il catalogo / Carlo Revelli, cit., p. 223). Le regole del 1956 dedicano il paragrafo 2.B.56 agli scrittori medievali, il paragrafo 2.B.57 agli scrittori bizantini, il paragrafo 2.C.58 agli scrittori greci classici, il paragrafo 2.C.59 agli scrittori latini e il paragrafo 2.C.60 alle varianti dei nomi classici.
13. " Questo degli esempi offre forse un motivo di critica (e di autocritica in noi responsabili): non v'è dubbio che nel codice sono assai più abbondanti gli esempi di edizioni moderne che di quelle antiche. Non intendo fornire un elenco, che sarebbe lungo; mi limiterò a pochi casi. È strano che per le compilazioni, frequenti anche prima dell'Ottocento, per le opere di carattere amministrativo, normativo e documentario, perfino per i codici e le raccolte di leggi e le leggi anteriori all'evo moderno, per le collettività religiose, nessun esempio venga dato di edizioni antiche; uno solo su sette, dei libri liturgici; nessuno di antichi periodici, nessuno di cognomi composti, né di enti collettivi anteriori all'Ottocento. Tutto ciò per quanto riguarda la scelta e la forma dell'intestazione. Ma anche nelle norme di ordinamento di edizioni diverse di una stessa opera sarebbe stato opportuno all'esempio di un'opera moderna premetterne uno di edizione antica; così pure nel capitolo dedicato agli esempi di ordinamento per gli autori rappresentati da numerose schede, ad Alfieri e a Goethe, che cadono quasi interamente nell'Otto e nel Novecento, sarebbe stato utile, per ragioni di equilibrio ... cronologico, affiancare o premetterne le edizioni di un classico o di un autore medievale o del Rinascimento. [...] Nella eventualità di una seconda edizione del codice è auspicabile si rimedi a tale deficienza" (La catalogazione dei libri antichi e le Rica / Francesco Barberi, cit., p. 29-30).
14.AACR2 22.1B prescrive di adottare "il nome con cui una persona è comunemente conosciuta dalle fonti di informazione delle opere che questa persona ha stampato nella sua lingua" e consiglia il riferimento a repertori come Who Wha Who in America, Dictionary of American Biography, Webster's Biographical Dictionary of American History e Current Biography; ciò, ovviamente, vale solo per gli autori contemporanei. Rica consiglia di attenersi come guida - suggerisce la nota 9 sotto 55.1 - a Names of persons: national usages for entry in catalogues dell'Ifla; AACR2 precisa che la forma dei nomi degli autori che operano in un contesto non verbale (p.e., pittori, scultori, attori) è determinata dalle fonti repertoriali stampate nella loro lingua.
15. Principi di catalogazione e regole italiane / Diego Maltese. - Firenze : Olschki, 1965, p. [3].
16. Rica afferma che le norme "non contengono il perché della loro motivazione" (Relazione, p. XVIII). Il codice, tuttavia, motiva in più luoghi: si vedano, ad esempio, le norme relative alle pubblicazioni emanate da enti e ai cataloghi delle esposizioni, e le note che spiegano alcuni esempi.
17. Cfr. Archivi, manoscritti, documenti : manuale di catalogazione per archivi storici, società storiche e biblioteche che possiedono manoscritti / redatto da Steven H. Hensen. - San Miniato : Archilab, 1996.
18. La formula è adottata dallo Schema per la catalogazione del libro antico elaborato in occasione del seminario sul libro antico, Palermo, 14-15 giugno 1979, con la collaborazione di Francesco Barberi: " Un autore si scheda sotto il nome con cui è prevalentemente identificato nelle edizioni delle sue opere nel testo originale. Il nome costantemente usato è da preferire anche se non si tratti del nome reale o nella forma originale. Nei casi dubbi fare il rinvio dalla forma diversa da quella scelta per l'intestazione principale" (Libri antichi e catalogazione, cit., p. 154).
19. Rica esemplifica: Dodgson, Charles Lutwidge; x Carroll, Lewis. Chi cercherà Alice nel paese delle meraviglie sotto Dodgson, Charles Lutwidge?
20. Questo è il nome anagrafico, piuttosto che una forma variante e, come tale, non rientra nella casistica che Rica vuole esemplificare.
21. Cfr. DOC, p. 16.
22. Il catalogo / Carlo Revelli, cit.
23.Rica, Relazione, p. XIII.
24. Da una discussione diretta e via e-mail con Diego Maltese; questa affermazione è di Maltese e corrisponde al testo di una e-mail del 1997-05-07.
25.BNI controlla il nome degli autori sul Dizionario enciclopedico italiano, solo per identificarlo, non come per adottarne la forma; dopodiché si rivolge a cataloghi di grandi biblioteche, per esempio al NUC, al catalogo del British Museum o al catalogo della stessa BNCF, per controllare la descrizione delle " edizioni delle sue opere nel testo originale" e ricava, quindi, la forma del nome.
26.Il corsivo à mio.
27.Commenta Rica: "(Non è necessario il rinvio dal nome vero, [ovvero dal nome anagrafico] Lorenzo Bevilacqua" (nota mia).
28.Ill catalogo / Carlo Revelli, cit., p. 223.
29.Principi di catalogazione e regole italiane / Diego Maltese, cit., p. 75-76.
30. Dalla Relazione: "Anche in questo caso si è applicato rigorosamente il principio dell'intestazione uniforme ma, come nel caso degli enti territoriali, si è data la preferenza al nome in italiano": p.e., Colonia (Diocesi); l'esempio è in Rica 80 a proposito dei sinodi.
31. Eccezione alle regole: cfr. Relazione, p. XIII. "I nomi dei santi si catalogano sotto il prenome nella lingua del loro paese o in latino a seconda della regola generale. Questo significa che, una volta che il catalogatore avrà riconosciuto che l'autore è un santo, non avrà preoccupazioni catalografiche riguardanti la forma con la quale l'autore ha voluto farsi chiamare, oppure è più noto"; cfr. Il catalogo / Carlo Revelli, cit., p. 229.
32. Rica 60.1: si catalogano "sotto il prenome nella lingua del paese su cui hanno regnato, seguito dal numero d'ordine e dal titolo (in italiano, preceduto da una virgola): Napoleon 3., imperatore dei Francesi; Vittorio Emanuele 2., re d'Italia".
33. " L'intestazione relativa agli imperatori romani va ugualmente in latino. Al nome dell'imperatore si fa seguire la qualificazione che sarà: "imperatore romano" (da Augusto e Teodosio); "imperatore d'Occidente" (da Onorio e Romolo Augustolo; "imperatore d'Oriente" (da Arcadio e Costantino). Come sempre si fa un rinvio dal nome italiano" (Regole di catalogazione per autori / Maria Robotti Motta. - Roma : NIS, 1987, p. 61).
34. "Gli antichi stati italiani si schedano sotto il nome geografico moderno che meglio li rappresenta" (Principi di catalogazione e regole italiane / Diego Maltese, cit., p. 91).
35. Gli autori latini sono conosciuti per la maggior parte per il nomen gentilicum, altri per il loro cognomen, altri per il loro soprannome. I nomi latini sono di solito costituiti da tre elementi (tria nomina), ma non c'è un criterio di combinazione univoco. Viene selezionato e collocato in prima posizione nella stringa dell'intestazione, in genere, l'elemento con cui viene identificato l'autore. Ad esempio, Svetonio anziché Caio o Tranquillo. In questo caso, in prima posizione è collocato l'elemento che si riferisce alla famiglia degli Svetoni; in seconda il prenome Gaius (i prenomi in latino sono pochissimi, una decina in tutto: Gaius, Magnus, Decimus, ...), in terza il cognome (= soprannome). Nel caso di Cicerone, invece, in prima posizione è collocato Cicero (il soprannome, perché aveva un "cece" sul naso) e non la famiglia Tullia.
36. Cfr. Report / International Conference on Cataloguing Principles, Paris, 9th-18th October, 1961 ; [edited by A.H. Chaplin and Dorothy Anderson]. - London : International Federation of Library Associations, 1963. - Ripubblicato per conto dell'Ifla da Clive Bingley nel 1969 e dall'Ifla International Office for UBC nel 1981. La difficoltà di utilizzare tout court le registrazioni per il catalogo di una biblioteca di un altro paese riguarda la descrizione e l'accesso, la prima perché prevede l'uso della lingua del documento in alcune aree e della lingua dell'agenzia catalografica in altre, il secondo perché redatto secondo i criteri adottati da ciascuna biblioteca. Ne consegue, in certi casi, l'ineconomicità di determinate operazioni come, ad esempio, della catalogazione derivata (cfr. La catalogazione derivata : procedure di ricerca e trasferimento di registrazioni bibliografiche da basi di dati e CD-ROM / a cura di Paul Gabriele Weston. - Città del Vaticano : Biblioteca Apostolica Vaticana, 1993. L'informatizzazione dei cataloghi ha ridimensionato il problema rispetto a quanto osservato a suo tempo da Chaplin.
37. Elementi di catalogazione per autori : scelta e forma dell'intestazione / Diego Maltese. - p. 209-223. - In: Accademie e biblioteche d'Italia, a. 34 = 17 n.s., n. 4 (luglio-ag. 1966), p. 219.
38. Regole per la compilazione del catalogo in Atti del convegno di studi su Antonio Panizzi, Roma, 21-22 aprile 1980 / a cura di Enzo Esposito. - Galatina (LE) : Editrice salentina, 1982, p. [225]-241.
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Data creazione: 1999-05-15. Data ultimo aggiornamento: 2003-08-01. Webmaster