Biblioteca Comunale "Renato Fucini" - Empoli
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La storia del fondo
L'Accordo Stato-Regioni
Nell'estate 1999 le biblioteche della rete REANET, Empoli capofila, hanno operato una ricognizione del proprio patrimonio, con l'intento di individuare tutti i fondi documentari che necessitavano di essere catalogati ed in qualche caso anche inventariati.
La ricerca si è tradotta in un piano di catalogazione, che è stato presentato all'Ufficio Beni Librari della Regione Toscana; le unità bibliografiche candidate per l'intervento catalografico si sono rivelate essere oltre sessantamila, di cui più della metà nella sola biblioteca di Empoli.
Tale piano è stato inserito nei progetti che costituiscono oggetto dell'Accordo di Programma sottoscritto a fine 1999 tra la Regione Toscana e il Ministero per i Beni Ambientali e Culturali in materia di beni e attività culturali.
Il progetto è stato finanziato in parte da risorse regionali, in parte dalle risorse messe a disposizione dai singoli Comuni aderenti alla rete, sia mediante incarichi esterni a ditte specializzate o ad esperti singoli, sia mediante l'impiego del personale interno specializzato nel recupero catalografico.
Nel 2000, con la partenza operativa dell'Accordo di programma, la biblioteca di Empoli ha avviato le procedure di impiego dei contributi straordinari, e contemporaneamente ha proceduto a gestire la propria "quota parte" progettuale, sia attraverso l'impiego del proprio personale sia attraverso l'affidamento di incarichi esterni.
Il recupero catalografico del Fondo all'interno del Progetto
Il fondo Magrini è stato iscritto nell'agenda di lavoro della direzione della biblioteca, che ha provveduto all'intervento tra il giugno e il luglio 2000. Il 31 luglio i 610 record bibliografici prodotti sono confluiti nell'OPAC della Rete. Nell'agosto 2000 è stata la volta della stesura del catalogo destinato alla stampa, comprensivo di indici e liste aggiuntive differenziate. Infine, c'è stata l'elaborazione della versione elettronica del catalogo, destinata al sito web, che si è arricchita, rispetto alla versione cartacea, di un ricco corredo di immagini.
Il complesso degli interventi di catalogazione e valorizzazione del Fondo Magrini ha richiesto circa 230 ore-uomo (anzi, ore-donna, a voler essere precisi).
Restauri
La catalogazione del Fondo ha costituito occasione per lo svolgimento di alcuni piccoli interventi di restauro, affidati alle cure del Laboratorio Andreoni di Firenze, sotto la sorveglianza dell'Ufficio Beni Librari della Regione Toscana, nella persona della dott.ssa Paola Ricciardi.
Per le monografie, il laboratorio ha provveduto al ripristino delle legature che avevano ceduto, causando il distacco meccanico della coperta e dei fascicoli.
Per le riviste, sono stati restaurati anche i contenitori originali nei quali si erano verificati allentamenti e strappi nelle ali di contenimento.
L'occasione della catalogazione ha consentito inoltre di riassemblare correttamente le diverse parti mutile, createsi accidentalmente a seguito del distacco di alcuni fascicoli, ripristinando l'unità bibliografica originaria, in tutti i casi meno uno, segnalato nella relativa scheda catalografica.
Le caratteristiche del Fondo
Al momento della catalogazione, tutte le unità attribuite al Fondo Magrini sul Registro Cronologico di Entrata sono risultate effettivamente presenti, con due sole eccezioni: un fascicolo di periodico dichiarato smarrito e una monografia risultata oggetto di scarto: operazione forse discutibile, trattandosi di un pezzo appartenente ad un fondo oggetto di donazione, ma sicuramente non grave dal punto di vista dell'integrità della collezione, trattandosi di un documento eccentrico rispetto alla natura del fondo stesso, sia per datazione (1956) che per argomento (religioso).
I documenti sono infatti di argomento teatrale, con qualche incursione nella narrativa e nella storia.
Dal punto di vista cronologico, il fondo presenta una netta prevalenza di edizioni degli anni Venti e Trenta, con incursioni nell'Ottocento, negli anni Dieci, negli anni Quaranta.
I testi drammatici - sono perlopiù di autori italiani in voga all'epoca della pubblicazione, la maggior parte dei quali non ha resistito alla ingenerosa prova del tempo. Stessa sorte per alcune case editrici assolutamente di punta, come Treves e Vitagliano (quest'ultima specializzata proprio in letteratura teatrale, e capace di proporre soluzioni grafiche all'avanguardia).
I periodici costituiscono forse l'aspetto più interessante del fondo, sia per la completezza della raccolta (superiore a quella registrata nell'Indice SBN), sia per la particolarità dei titoli. Si tratta, infatti, della raccolta completa de "La commedia fiorentina", una rivista di commedie in italiano e vernacolo fiorentino di grande prestigio e notorietà all'epoca, che si proponeva di diffondere i testi teatrali soprattutto tra le filodrammatiche locali. Analogo obiettivo si proponeva la rivista "Comoedia", che tra il 1919 e il 1943 ebbe il merito di promuovere giovani autori destinati al successo (De Filippo, Marinetti, Brancati, Bacchelli, tanto per fare alcuni nomi), e di sprovincializzare la cultura italiana attraverso contatti non casuali con la produzione drammatica straniera (Eugene O'Neill, Somerset Maugham, Bernard Shaw, Thorton Wilder). "Repertorio", presente nella collezione in pochi fascicoli, era invece dedicata esclusivamente alle commedie straniere, ampliando la linea dell'orizzonte culturale con contatti che - in epoche inneggianti all'autarchia - non ci saremmo certo aspettati.
Il carattere "europeo" della cultura di Attilio Magrini è testimoniato anche dalla presenza di numerosi testi in lingua francese, tra cui alcuni fascicoli della rivista "Les oeuvres libres", dedicata a promuovere scrittori emergenti e dal più ardito carattere sperimentale.
L'importanza di queste pubblicazioni periodiche ha reso doverosa la scelta a favore di un trattamento catalografico speciale: lo spoglio dei testi teatrali in esse pubblicati.
Scelte catalografiche
Le monografie sono state descritte attraverso l'impiego dello standard ISBD(M) per la descrizione bibliografica, RICA per la scelta e la forma dell'intestazione e la XX edizione della Classificazione Decimale Dewey per l'assegnazione del numero di classificazione. Le poche opere suscettibili di essere soggettate hanno ricevuto trattamento semantico secondo il Soggettario di Firenze. Per i periodici, è stata fornita una scheda bibliografica secondo lo standard ISBD(S).
Tutti i testi drammatici pubblicati nei diversi fascicoli dei periodici sono stati descritti in schede di spoglio, condotte in armonia con le Direttive IFLA sul trattamento delle parti componenti. Le schede bibliografiche delle monografie, dei periodici e dei fascicoli monografici di periodici sono state caricate sull'archivio TECA (CDS/ISIS) e da lì sono confluite nell'opac Easyweb della rete REANET (
Collocazione
Il Fondo Magrini ha una estensione lineare di circa 3,5 metri.
Durante l'intervento di catalogazione i documenti monografici hanno ricevuto una collocazione temporanea, costituita da una sigla identificativa del fondo (FMAG) e dalle prime tre cifre del numero Dewey assegnato in sede di classificazione (tipicamente, 852) e dalle prime tre lettere dell'intestazione principale. Al termine dell'intervento, si è così delineato nel Fondo un ordinamento per discipline, per letterature, per forma letteraria e per autore, costruito per analogia rispetto alle scelte condotte nella Sezione Generale della biblioteca.
I periodici hanno conservato l'ordinamento cronologico al proprio interno, e tra loro sono stati ordinati per titolo.
Al termine di questa fase, è stato individuato uno spazio idoneo nella Sala Maggiore della biblioteca, in un armadio che nel corso dei decenni, forse per la sua immediata accessibilità, ha ospitato testi moderni, a differenza degli altri armadi dedicati ai fondi librari antichi.
I testi moderni sono stati dislocati nei magazzini di deposito, e negli spazi così ricavati è stato collocato il Fondo Magrini, nella sequenza determinata dalla collocazione temporanea. I singoli documenti hanno infine ricevuto la collocazione definitiva "a catena", costruita in armonia con le scelte storiche di collocazione della Sala Maggiore (numero identificativo della Sala, lettera dell'armadio, numero romano del palchetto, numero arabo del documento nel palchetto).
Nella loro residenza definitiva, i documenti del Fondo Magrini, vicini di casa dei più nobili fondi privati che costituiscono il nucleo originario della biblioteca, testimoniano la continuità della vocazione della "Fucini" a crescere attraverso donazioni liberali di pregio, oltre attraverso il canale dell'acquisto, tipico di ogni biblioteca pubblica di base.
Ringraziamenti
Si ringrazia il prof. Mauro Guerrini per le preziose indicazioni metodologiche fornite durante le operazioni di catalogazione.
Doveroso e gradito il ringraziamento al prof. Odoardo Piscini, artefice della donazione, e al prof. Giovanni Lombardi, che ha condiviso con la direzione della biblioteca l'entusiasmo per l'intervento catalografico sul fondo, promuovendone la conoscenza attraverso le pagine de "Il segno di Empoli".
Si ringrazia anche la dottoressa Paola Ricciardi, dell'Ufficio Beni Librari della Regione Toscana, per la supervisione fornita alle operazioni di restauro.
Grazie infine agli operatori della biblioteca comunale, che nel corso degli anni hanno costantemente permesso la conservazione del Fondo nelle migliori condizioni possibili.
Empoli, dicembre 2000.
Maria Stella Rasetti
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PRESENTAZIONE DI "COMOEDIA"
"Comoedia" ha svolto un ruolo importante nella diffusione della cultura teatrale nella classe media italiana tra le due guerre, fornendo alle filodrammatiche locali una ricca offerta di testi integrali di autori italiani e stranieri.
Sorella non minore della più anziana "Novella", si proponeva "di colmare un'altra lacuna del commercio editoriale e di rendere un segnalato servizio ai drammaturghi italiani e agli amanti del teatro".
L'intento era quello di mettere il pubblico in grado di conoscere i testi che venivano rappresentati sulle scene, ed assieme consentire a coloro che vivevano lontani dalle città principali di seguire comunque gli avvenimenti più importanti della vita intellettuale. Un ruolo, dunque, di promozione culturale, condita da un pizzico di orgoglio nazionale.
Nei suoi ventiquattro anni di vita la rivista ha subìto numerose peripezie editoriali, al punto da offrirsi oggi al bibliotecario come una palestra completa per l'esercizio catalografico.
La cura del collezionista Magrini nel conservare ordinatamente tutti i fascicoli e gli allegati della rivista ci è di grande utilità per ricostruirne quasi per intero le complesse vicende editoriali.
La rivista è nata il 10 settembre 1919 come quindicinale della Casa editrice Italia, con l'intento di pubblicare ad ogni numero il testo integrale di un'opera drammatica.
Fino al 1922 lo spazio è interamente dedicato al testo teatrale; alla pubblicità e alle cronache teatrali restano solo i residui, sempre molto risicati, necessari a completare il sedicesimo tipografico. L'egemonia del testo della commedia nell'economia del fascicolo è testimoniata dallo spazio assegnato al titolo della pièce sulla copertina.
Questo carattere "monografico" dei fascicoli della rivista si mantiene oltre il primo cambiamento editoriale importante, segnato dal passaggio di proprietà alla giovanissima Società Anonima Arnoldo Mondadori, che interviene subito con una limatura nel complemento di titolo e un bel restyling della coperta, per poi ridimensionare il peso del testo drammatico a favore delle cronache teatrali.
Con l'inizio del 1923 si assiste al primo cambiamento di formato (da 25 a 28 cm), che prelude alla progressiva trasformazione della rivista in rotocalco illustrato; la copertina si fa a colori, cresce lo spazio dedicato alle fotografie, così come l'attenzione verso le cronache dal mondo dello spettacolo. Cambia nuovamente il complemento del titolo, per sottolineare ulteriormente l'apertura al resto d'Europa e del mondo.
Nel 1925 la grafica della rivista si evolve ulteriormente: la tavola di copertina, affidata a disegnatori di primissimo piano (splendide le tavole di Guido Balsamo Stella), si presenta "sfondata" e si impone al lettore, senza lasciar intendere nulla sui contenuti della rivista. Le uniche anticipazioni sono fornite da un minuscolo rettangolo di carta velina, applicato al dorso del fascicolo, con il titolo e l'autore del testo teatrale pubblicato all'interno.
Nell'anno successivo si verifica un nuovo cambio di formato (da 28 a 32 cm), reso opportuno dalla "rivoluzione" iconica rappresentata dalla fotografia. E' con il numero di gennaio del 1926, appunto, che prendono il via le copertine con le foto in primissimo piano di attori e attrici di gran voga all'epoca, come Emma Gramatica, Maria Melato, Dina Galli.
Contemporaneamente, si interviene sulla periodicità (da quindicinale a mensile) e sulla collocazione del testo teatrale, che si separa dal corpo della rivista stessa, riducendosi ad un supplemento staccato, da ripiegare comodamente e utilizzare indipendentemente dal fascicolo. Diversa la carta utilizzata: liscia e leggera per la rivista, sempre più ricca di fotografie, porosa e pesante per l'allegato teatrale, di cui si prevede l'uso come copione per le filodrammatiche.
L'espediente dell'allegato non deve aver incontrato il consenso del pubblico, giacché il testo torna nuovamente nel corpo della rivista nel 1928, contemporaneamente al restyling del frontespizio, ove emerge per la prima volta il nome dell'allora illustre direttore (Enrico Cavacchioli) ed il complemento del titolo si accorcia in "rassegna mensile del teatro".
Il 1928 è anche l'anno in cui "Comoedia", assieme al gruppo di riviste consorelle, viene rilevata da Angelo Rizzoli, che, dopo averla stampata per conto di Mondadori a partire dal 1927, ne mantiene la proprietà fino alla fine.
A partire dall'ottobre del 1933 un comunicato editoriale stampato in volantino annuncia un'innovazione significativa: 8 pagine in più all'interno della rivista, e la stampa del testo della commedia su un sedicesimo staccabile, di carta spessa e porosa, e stampato a caratteri più grandi: all'uso pratico come copione si fa esplicito riferimento per giustificare i cambiamenti.
A partire dal n. 1 del 1935 la rivista termina la propria vita autonoma, e - pur continuando la numerazione originaria - esce editorialmente legata con "Scenario", rivista mensile diretta da Silvio D'Amico e Nicola De Pirro.
Con questa fusione, "Comoedia" torna alle proprie origini, nel senso di contenere esclusivamente testi teatrali.
L'ultimo anno di vita, il 1943, è comprensibilmente difficile: il numero 9 esce doppio (settembre-ottobre), ed in dicembre esce l'ultimo numero, dichiarato come 12.
Non è accertata sui repertori l'uscita dei numeri 10 e 11; la maniacale precisione del collezionista Magrini e la particolarità del periodo storico lasciano pensare che i numeri di cui il Fondo registra formalmente la lacuna non siano mai stati pubblicati.
La qualità grafica della rivista non è passata inosservata a Paola Pallottino, che nella sua Storia dell'illustrazione italiana ricorda in modo particolare le tavole di Luigi Daniele Crespi, pittore legato al futurismo e attivo anche nel cartellone e nella scenografia.
Splendide agli occhi del lettore moderno appaiono le tavole di pubblicità dei prodotti all'epoca sul mercato, molti dei quali ancora presenti nelle nostre case: sempre variate da numero a numero, ci restituiscono forme di comunicazione aziendale profondamente diverse da quelle di oggi, e perciò ancora più interessanti e curiose.
Una rivista all'avanguardia, aperta alle suggestioni del cinema americano, attenta alle sperimentazioni in atto nel teatro europeo, desiderosa di valorizzare il vivace e promettente patrimonio della cultura teatrale italiana: bella da guardare e da sfogliare, documento straordinario di un piccolo pezzo di mondo che, estraneo agli accadimenti esterni, misurava lo scorrere del tempo in termini di stagioni teatrali.
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URL: http://www.comune.empoli.fi.it/biblioteca/fondi/magrini/presentazione.htm
Data ultimo aggiornamento: 2001-06-05.