Biblioteca Comunale "Renato Fucini" - Empoli

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Codice racconto: 180

BASILE, MARIA (Taranto)

Testo della canzone
Testo del racconto

Testo della canzone:

Yeats’ grave (The Cranberries)

Silenced by death in the grave
W.B. Yeats couldn’t save
Why did you stand here
Why were you sickened in time
But I know by now
Why did you sit here?
In the grave
W.B. Yeats "Second"
Why should I blame her,
That she filled my days
With misery or that she would of late
Have taught to ignorant men violent ways
Or hurled the little streets upon the greant
Had they but courage
Equal to desire
Sad that Maud Gonne couldn’t stay
But she had McBride anyway
And you sit here with me
On the isle Innisfree
And you’re writing down anything
But I know by now
Why did you sit here
In a grave…
Why should I blame her
Had they but a courage equal to desire

 

 

Testo del racconto:

Una notte, a Innisfree

Lo vedevo. Era solo, in una notte irlandese, e osservava le api ronzare sul lago. Con gli occhi chiusi mi volgeva le spalle. Con gli occhi chiusi, osservava le api ronzare sul lago. E non poteva vedermi.
Mi sporsi piano dalla riva, per cercare uno di quei sassi piatti e lisci, buoni per il rimbalzino. Le mie mani avevano freddo, tastando nel vuoto, al buio, nell’acqua gelida e nella terra bagnata. Le ginestre, loro malgrado, mi davano retta, mentre andavo carponi a cercar sassi. Ma ad un tratto sentii un tonfo, e dopo un po’ un altro ancora, e infine vidi, tra i rami, una pietra bianca, lucente, danzare sul lago e morire annegata nel buio delle acque. Uccelli notturni si alzarono in volo, svegliati sgomenti dall’insolito suono. Capii perlomeno. Si era accorto di me, che mi sollevai da terra lentamente, con le mani e le ginocchia sudicie, e la coscienza sporca di uno che spia.
- Gli asfodeli sono stupendi, stanotte- disse.
Io lanciai i miei sassi lontano, sul lago, e non sapendo che fare, a mani vuote, rimasi immobile nell’imbarazzo di una giuncaia ruvida e secca, aspettando un suo cenno, una parola. E lui, accompagnato dal canto delle cicale, venne verso di me, con passo di poeta.
- Io vivo lì, vedi?-
Mi indicò un punto, infinito, perso nell’oscurità del cielo.
- Non…non vedo niente…
Mi tacque con l’indice destro volto al silenzio dell’aria, e continuò a parlarmi, con gli occhi chiusi:
- Tu guarda. Prova a Immaginare…
Sorrideva ermetico, e di fronte al mio disappunto scagliò un’altra pietra nel lago.
- Cosa vedi?
- Libellula!…
Che danzava sul lago come pietra lucente.
E poi vedevo una casa, una capanna, fatta di argilla e di vimini intrecciati, adagiata nella radura tra filari di fave.
La mezzanotte luccicava di bagliori purpurei, e si faceva già autunno al crepuscolo, quando i cigni solcavano languidi le acque tranquille.
- Ho osservato queste brillanti creature, e ora il mio cuore è dolente.
Bianchi fantasmi dagli occhi bistrati sfioravano con grazia lugubre la superficie vitrea dello stagno. E sentivo le onde sciabordare presso la riva con suoni smorzati. Le sentivo.
- Le sento.
- Che cosa?
- Le onde. Nella profondità del cuore.
Il mio poeta si era chinato sull’arenile, e allungava una mano per accarezzare dolcemente con le dita il sottile mantello dell’acqua, che andava formando cerchi concentrici al cadere di ogni foglia.
- Tutto è cambiato, da quando ho sentito, per la prima volta, al tramonto, la musica delle loro ali volteggiare sopra di me.
Nel lago fino a quel momento scuro si specchiava adesso la luce di un sole che voleva morire, di un arancione marcio e romantico come un cielo violaceo. E le nuvole si appoggiavano morbide, nell’atmosfera.
Guardavamo i cigni.
- Ma adesso loro scivolano sulle acque, misteriosi, bellissimi…
- Essi solcano quasi remando le gelide correnti amiche, essi vanno, in coppie innamorate…
I suoi occhi stillavano afflitti lacrime invisibili, e capivo, sapevo tutto, di lui.
- Mi dispiace che Maud Gonne non possa essere qui… Ma lei, comunque, aveva McBride…
- Lo avevo immaginato uno zotico ubriaco e vanitoso, ma…
- Ma anche lui ha rinunciato alla sua parte nella Commedia del Caso…
- Lui ha fatto il male più amaro a qualcuno che mi è vicino al cuore…
- Ma anche lui è stato cambiato, a sua volta…
- Tutto è cambiato! E’ nata una terribile bellezza.
Guardavamo i cigni. E il cielo che sfumava da un rosa fragile e impalpabile a un giallo carico di tristezza. E guardavo il poeta, che, con gli occhi chiusi, teneva fra le mani una rosa.
- Ma lei… Maud Gonne…Lei ti amò.
Sospirava il poeta, e colorava l’ossigeno del suo amore sfiorito, mentre strappava con cura, uno ad uno, i petali della sua rosa.
- Quanti amarono i suoi attimi di grazia felice, amarono la sua bellezza di un amore vero e falso. Ma un solo uomo amò la sua anima pellegrina, e le sofferenze del suo volto cangiante. Del resto, perché avrei dovuto biasimarla, poiché lei riempiva i miei giorni di sofferenza o perché lei avrebbe indicato a uomini ignoranti le strade della violenza… Loro avevano solo un coraggio capace di desiderare.
Mi sedetti su un grosso macigno, con lo sguardo perso nel paesaggio di Innisfree, isola iridescente e bella come goccia di rugiada. Il rosso dei petali sospesi a mezz’aria, e il bianco dei cigni a pelo dell’acqua, e le tinte celestiali di quel malinconico tramonto… Quale musica più dolce per gli occhi chiusi di un poeta stanco?
L’aria a poco a poco si fece bruna, e le acque portavano via dal lago gli ultimi cigni rimasti nei paraggi. Egli, seduto sulla terra scura, scriveva parole sul suo quaderno ormai logoro, e ogni soffio di vento ci riportava la notte.
- Dimmi…Tu sei libero? Sì, insomma, adesso tu sei libero…
- Guarda come sono fieri - mi disse, accennando ai candidi, esili pennuti che dondolavano sul lago. - Pensa… Se mi svegliassi, un giorno, per scoprire che sono volati via?
Si faceva buio. E la terra diveniva più terra. Essa stava ingoiando il mio poeta nel suo eterno silenzio.
- Tu sei libero?- ripetei.
- Perché avrei dovuto biasimarla? Loro avevano solo un coraggio capace di desiderare.
La terra affamata, avida, tetra, apriva le braccia per stringerlo a sé.
- Ma tu sei libero, adesso?
La mia domanda si fece un grido, e il mio grido si mutò in pianto:
- Ma tu adesso sei libero? Sei libero? Sei libero?…
Piangevo. Mi resi conto che davvero piangevo. E lo vedevo. Era solo, in una notte irlandese. Con gli occhi chiusi, sedeva nella tomba. Ma io lo so, oramai, perché stava lì seduto in una tomba. Nascondeva il suo viso in una nube di stelle.
Immerso nel silenzio della morte, nella tomba, W.B. Yeats non poteva salvarsi.

URL: http://www.comune.empoli.fi.it/biblioteca/iniziative/giovani/parolenote/1998-1999/racconti/racconto180.htm
Data ultimo aggiornamento: 1998-12-20.
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