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Eric si era appena trasferito da Como a Milano. Arrivò portando con sé una valigia e la sua mitica
Harley Davidson grigio metallizzata che era tutta la sua vita. Era dovuto andar via all'età di 25 anni, perché
i suoi genitori Martina e Michele volevano che si creasse una nuova vita senza il loro aiuto. A Milano Eric non conosceva
nessuno, la prima cosa che fece fu cercarsi una camera in un albergo a due stelle, e dopo essersi cambiato e aver indossato
il suo giubbotto di pelle ed il casco salì in sella alla sua moto. Era febbraio e il vento gli perforava il chiodo
e lo faceva sentire libero. Girò per le strade di Milano senza meta, finché si fermò in un bar che si
chiamava "Il Capitan Uncino". Prese un caffè e si guardò intorno, il bar era accogliente e pulito.
Aveva un juke box accanto alla parete da una parte, e dall'altra un flipper ed altri videogames. C'erano inoltre cinque
tavolini, in uno dei quali sei ragazzi che ridevano e scherzavano, ad occhio avevano la sua età. Guardò,
e uno di loro incrociò il suo sguardo e riprese a parlare con i suoi amici.
In cinque mesi dal giorno del suo arrivo trovò lavoro come meccanico e si affittò un appartamento non molto
costoso. In quel periodo non ebbe più occasione di entrare nel bar perché era dall'altra parte della città.
Un giorno di giugno molto afoso Eric decise di fare un giro con la sua moto. Era appena stato lasciato da Elisa e non
riusciva a sopportarlo; si mise il casco e andò via libero, per impedirsi di pensare a lei. Andò in un
terreno incolto in periferia e fece un po' di giri. Stava per andarsene quando arrivò un'altra moto. Questa era
una Guzzi rosso fuoco bellissima. Fece un testacoda e si mise a correre all'impazzata per tutto il campo.
"Ma chi si crede di essere questo scemo?" si chiese Eric. Non voleva essere da meno e lo inseguì,
ma poi si stufò e se ne andò. Il ragazzo con la Guzzi lo inseguì e si fermò
davanti a lui togliendosi il casco.
"Ehi aspetta, chi sei? Vai forte con la moto!"
Anche Eric si tolse il casco "Sono Eric, bella moto!"
"Io sono Luca, mi pare di averti già visto. Dove abiti?"
"A Porta Romana. Comunque anche tu non sei nuovo. Ma sì! Ti ho visto in un bar di cui non ricordo il nome."
"Io frequento spesso il Capitan Uncino, forse mi hai incontrato lì"
"Sì, deve essere proprio lì."
"Ora devo andare, se vuoi vieni a trovarmi qualche volta, io sono sempre al bar."
"Ok, ciao."
Dopo una settimana Eric litigò con il suo principale, perse il lavoro. Siccome in quel quartiere non c'era nessuno
che conosceva e niente che lo tratteneva decise di andare via e andò a trovare Luca.
Entrò al bar ma non c'era, così Ciccio un suo amico lo accompagnò a casa di Luca. Eric gli raccontò
le sue disavventure, e Luca lo accompagnò nel palazzo di fronte perché c'era un appartamento libero.
Da quel giorno Luca ed Eric divennero amici, e quest'ultimo conobbe tutti i suoi amici.
Luca ed Eric si divertivano tantissimo insieme, condividevano anche molti interessi: oltre la gran passione per la moto
della quale non se ne separavano mai neanche sotto una fitta pioggia, a entrambi piacevano tanto le ragazze e ogni volta
che passavano davanti al bar, oltre guardarle le fermavano, sperando di avere almeno una chance, ma ad ogni due di picche
seguiva una gran risata. In fatto di ragazze avevano gli stessi gusti, le piacevano con gli occhi grandi marroni ed alte.
Un giorno di ottobre al bar arrivarono quattro ragazzi che portavano le catene intorno alla vita e collane con le borchie
intorno al collo. Era la prima volta che Eric e gli altri vedevano la banda dei lucignoli neri. Avevano le moto truccate e
facevano le gare di velocità a volte anche di notte. Da quel giorno avevano cominciato a frequentare il bar
costantemente, ed erano rimasti colpiti dalle belle moto della compagnia di Luca, soprattutto da quella di Eric, il quale
cominciò a frequentare la nuova compagnia sempre più allontanandosi dal gruppo di Luca, finché arrivò
a vederlo solo quando rientrava a casa. A volta rimaneva fuori fino a tarda notte continuando a girare con la moto.
Fu in quel periodo che conobbe il mondo della droga: fumava già e dalle sigarette passò agli spinelli di
marijuana fino a bucarsi d'eroina. Affermava che gli dava una carica in più nel correre in moto e gli faceva
dimenticare tutto ciò che gli stava attorno, vedeva solo la strada e la sua Harley. Aveva dimenticato anche le
ragazze, che prima erano oltre la moto il suo chiodo fisso. Ogni tanto Luca riceveva una telefonata di Eric che gli
prometteva che presto sarebbe passato a trovarlo, ma non lo faceva mai. Luca gli mancava tantissimo, era il suo migliore
amico, ma pur essendo vicini di casa non si vedevano mai. Eric capiva di avere la maggior parte della colpa e ne soffriva.
Decise di farsi una dose, questo avrebbe alleviato il suo dolore evitando di pensarci. Luca intanto aveva trovato lavoro al
Capitan Uncino, e aveva una storia con una ragazza con gli occhi grandi marroni, che Luca ne era convinto, sarebbe piaciuta
anche all'amico.
Una sera dopo una telefonata di Luca Eric si sentì triste e nel cuore un senso di profonda solitudine incolmabile.
Si fece l'ennesima dose ma stavolta fu molto più massiccia rispetto a quelle che si faceva solitamente. Decise di
andare a prendere una boccata d'aria, ma dopo cinque minuti che era in strada si sentì male. Decise di fermarsi a
riposare in una panchina e fu lì che morì di overdose. Mark la mattina seguente aprendo il giornale rimase
sconvolto. Vedendo la foto del suo amico lasciò cadere la tazza del caffè riducendola in pezzi. Il pomeriggio
successivo si svolsero i funerali; c'erano sia Luca e i suoi amici, sia la nuova banda cui ultimamente si era avvicinato.
Per sfogare il suo dolore Luca scrisse una lettera all'amico, per dimostrargli quanto fosse grande l'affetto che aveva
provato per lui e che ancora provava.
"Ciao Eric,
dal giorno in cui ti ho visto al bar ho capito subito che saremmo diventati amici, infatti, è successo e
io ne ero contentissimo. Abbiamo trascorso un bel periodo in cui ci divertivamo a correre in moto e andar dietro alle
ragazze. Era bello, bastava così poco per farci divertire, e le uniche cose certe erano la moto e l'affetto che ci
univa.
Poi però le cose pian piano sono cambiate, ci siamo allontanati e non riuscivamo più a comunicare. Ogni tanto
ci sentivamo per telefono, tu mi promettevi che presto saresti passato a trovarmi ma non sei mai venuto, e neanche io l'ho
mai fatto! Pensare che eravamo così vicini ma così lontani, e io da buon amico non ho saputo intuire che
stavi male, che stupido sono stato a permettere che ci allontanassimo. Non importa cosa è successo e come mai tu
non sei più con noi, so solo che non meritavi di morire così!
Sai, io sono ancora insieme a quella ragazza con gli occhi grandi marroni, e molto dolce e buona, ma, come te, anche
molto testarda e battagliera! Ti sarebbe piaciuta tanto, ne sono certo.
Vorrei tanto che fossi ancora con noi, ma so che non è possibile. Ci resterai per sempre nel cuore e non ti
dimenticheremo mai. Ti vorremo bene per sempre."
Mise la lettera nella bara, e dopo i lucignoli neri si avvicinarono. Parlò il capobanda:
"Ci dispiace per quello che è successo, comunque io sono Alessandro."
"Piacere, sono Luca. Andiamo a farci una birra tutti insieme?"
"Va bene!"
URL:
http://www.comune.empoli.fi.it/biblioteca/iniziative/giovani/parolenote/3/racconti/122.htm
Data creazione: 2005-07-20. Data ultimo aggiornamento: 2005-08-30.
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