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Elenco dei Belli e dannati

alla scoperta di libri dimenticati e sconosciuti, ma imperdibili

Sabato 1 marzo 2008:

Saverio Strati
Il selvaggio di Santa Venere
Milano, Mondadori, 1977

Vincitore del Premio Campiello 1977, "Il Selvaggio di Santa Venere" è una narrazione intensa che ci porta in una Calabria arcaica e brutale.
"Il selvaggio": così è soprannominato Dominic, il protagonista di questo romanzo, emarginato e rifiutato dalla scuola, che si lascia presto coinvolgere dalla 'ndrina, la mafia calabrese.
La sua vita passa attraverso esperienze di estrema brutalità, il rituale di affiliazione alla mafia, le esecuzioni a sangue freddo dopo processi che hanno il sapore di antichi rituali pastorali.
Egli segue con crescente rifiuto le regole rigide di un codice di comportamento non scritto che non consente deroghe e che punisce con la morte ogni sgarro.
Il selvaggio Dominic viene chiamato a combattere per una patria che non sente sua e la guerra non lo libera dai suoi arcaici fantasmi e legami, ma anzi lo fa sentire costretto da un potere lontano e dispotico.
La sua coscienza si ribella ai soprusi e all'impossibilità di riscatto per la sua terra, un riscatto che prima ha visto negato dalla 'ndrina e dal fascismo, e che ora vede rifiutato dalla corruzione dell'Italia del dopoguerra.
La partenza del figlio, andato a fare l'operaio al Nord, sarà per lui l'equivalente di un tradimento, di una diserzione.


Sabato 2 febbraio 2008:

Luigi Incoronato
Scala a San Potito
Milano, Mondadori, 1950

Luigi Incoronato pubblica nel 1950 "Scala a San Potito", il suo romanzo di esordio; un libro scarno, ricolmo di dialoghi martellanti, che risente, non sempre positivamente, dell'influenza neoralistica dell'epoca.
L'io narrante, un cronista, osserva i diseredati di Napoli mentre vaga nella città notturna e piovosa. Egli si abbandona a un malessere tutto intellettuale, preda di una insostenibile empatia verso l'umanità offesa.
La scala che dà il titolo al libro esiste realmente: è una scalinata coperta che consente di passare da un livello all'altro della città di Napoli. Napoli è una città a livelli, dove funicolari e qualche ascensore pubblico collegano pezzi diversi e dispersi del frastagliato territorio urbano.
La Scala a San Potito è una di queste vie, una via ripida che serve solo a "chi ha buone gambe" per affrontare la lunga teoria dei gradini. Vicino alla base della Scala si trova la centralissima Piazza Dante, sopra un quartiere che appare nella descrizione dello scrittore come un'isola segreta e misteriosa separata dal mare da una alta costa.
Incoronato ci avverte che si tratta della "Scala a San Potito, dove negli anni 1944-45-46-47 abitarono esseri umani", diseredati provati dalla guerra e dai bombardamenti, che vissero e evivono al momento della narrazione senza più una casa; gente che l'io narrante scruta e racconta ricolmo di inquietudine e malinconia e con cui rapidamente inizia a identificarsi.
La Napoli di Incoronato pullula di vita "non raccontata" e il suo Cronista cerca di dare alla città una voce in grado di restituirne un'immagine profonda, quasi intima, che vada al di là degli stereotipi dell'immaginario collettivo.
Capovolgere l'idea della città solare e festosa, dipingendola tristemente piovosa, è ciò che fa Incoronato, nel tentativo di realizzare un processo di conoscenza narrativa dove le figure dei diseredati napoletani si trasformino in immagini di valore conoscitivo universale.


Sabato 5 gennaio 2008:

Guido D'Anna
Un anno viceversa
Firenze, Vallecchi, 1986

La figura dell'editore che è anche scrittore in proprio è tutt'altro che rara nel panorama novecentesco italiano: pensiamo a Bompiani, a Einaudi o a Neri Pozza, solo per rimanere nell'alveo dei nomi più famosi.
Guido D'Anna, titolare con il fratello dell'omonima casa editrice di Messina, è un editore-scrittore un po' sui generis, perché vanta anche un terzo versante di lavoro culturale: quello di pittore.
E la sensibilità pittorica è ben presente in "Un anno viceversa", ove si stagliano ampie campiture coloristiche, alternate a rapide e nette pennellate, quasi a voler riverberare le tinte accese della sua Sicilia.
Una Sicilia della memoria e ancor più dell'anima, che nei tanti episodi che punteggiano la vita di ieri e di oggi del protagonista, è sempre presente come un "laggiù" dal quale non ci si può separare neppure per un momento.
Più che nostalgia, è contaminazione tra memoria e quotidianità, passato e presente, in un gioco di specchi che permette di smontare e rimontare all'infinito la cronaca di un anno qualunque.


Sabato 1 dicembre 2007:

Giovanni Bianchi
L'apprendistato
Roma, Coines, 1975

Apprendistato come educazione alla gestione del potere: lo sperimentano un gruppo di funzionari incaricati di preparare i futuri quadri dirigenti di un partito e il protagonista del romanzo, che vive una nevrotica altalena tra sogni di consumistica consolazione piccolo-borghese, velleità di essere interprete della conflittualità sociale e tentazioni di autoritarismo tecnocratico.
Siamo ai confini di una Brianza dove scoppiano, come fuochi fatui, le ultime illusioni del boom economico. Tipico "uomo senza qualità" dell'Italia degli anni Settanta, l'antieroe analizzato da Giovanni Bianchi con satirica spietatezza porta in giro la propria ombra su fondali di uffici, chiese, fabbriche, scuole, banche.
(dalla quarta di copertina)


Sabato 3 novembre 2007:

Giorgio Chiesura
Devozione
Milano, Mondadori, 1990

All'indomani della fine della guerra, un ebreo sopravvissuto ai campi di stermino fa ritorno nella sua casa della campagna veneta. Unico sopravvissuto di una famiglia di ricchi proprietari terrieri, si trova a fronteggiare gli interessi di fattori e contadini che hanno visto nella deportazione dei vecchi padroni un'occasione per accaparrarsi qualche ricchezza fuori programma.
L'abbrutimento dell'esperienza concentrazionaria, alla quale è scampato solo facendosi complice dei carnefici, è talmente forte da impedirgli qualunque relazione umana: gli basta sfiorare un'altra persona per essere colpito da crisi epilettiche e ricoprirsi di pustole.
Solo la fotografia gli permette di aprire un varco nella sua forzata solitudine; il teleobiettivo e la selvaggia bellezza di una fanciulla ospitata nella villa di famiglia gli danno una nuova dolente speranza di vita.


Sabato 6 ottobre 2007:

Luca Doninelli
I due fratelli
Milano, Rizzoli, 1990

Due racconti lunghi sono contenuti nel libro d'esordio dello scrittore bresciano Doninelli, che ha superato da poco la barriera dei cinquant'anni: "I due fratelli", che dà il titolo al libro, e "Il luogotenente", accomunati da una fortissima tensione interiore, che si traduce in una prosa gelidissima e perfetta, distaccata e lucida.
Nel primo racconto, la vita del protagonista viene sconvolta dalla scoperta di una verità che lo costringe a mettere in gioco tutta la propria biografia e a ricostruire da capo il rapporto con il padre, con un carico distruttivo di dolore dal quale non sa prendere le distanze.
Nel secondo racconto, in una Spagna fuori dal tempo e dalla storia, un giovane ufficiale si lascia dominare dalla propria crudeltà, finché la violenza non lascia spazio a inaspettate forme di relazione.
Due racconti raffinati e algidi, con una luce di mistero e di tragedia.


Sabato 1 settembre 2007:

Giuseppe D'Agata
Il dottore
Milano, Bompiani, 1976

Molti lo chiamano "il dottore", perché ha un'aria sempre curata ed elegante, un po' di pratica in ospedale l'ha fatta, e qualche libro di medicina lo ha pure studiato. Ma non ha nessuna laurea, nessun lavoro, nessuna biografia da consolidare. Pino vive a casa del fratello minore, dove la cognata Marisa lo accudisce come un figlio cresciuto troppo, o un marito di riserva.
Mentre l'Italia sta per entrare in guerra, e i fascisti impongono il proprio "ordine" sociale, Pino sogna la rivoluzione. Lo fa con la stessa logica velleitaria che ha segnato tutta la sua vita: promuovendo la nascita di uno strampalato gruppo clandestino, che si propone di organizzare un attentato a Mussolini.
Ma anche quel progetto rivoluzionario è destinato a crollare su se stesso, al pari di ogni altro proposito di Pino: l'unica strada che resta è compiere un gesto inutile, folle e disperato.
Scritto con uno stile raffinatissimo, il romanzo offre un ritratto convincente di una Bologna apparentemente pacificata, dove lo spirito della Resistenza ancora è confinato all'interno delle riunioni clandestine organizzate negli scantinati.
Rappresentando lo spaccato di un'epoca e di un particolare clima politico e sociale, "Il dottore" denuncia la miseria morale, prima ancora che materiale, di una generazione che ha scelto di stare a guardare, mentre l'Europa precipitava negli abissi della guerra.


Sabato 7 luglio 2007:

Umberto Notari
La donna "Tipo tre"
Milano, La vita felice, 1998

Come hanno vissuto gli uomini l'entrata delle donne nel mondo del lavoro? Male, almeno a giudicare da questo curioso pamphlet, pubblicato dal giornalista Umberto Notari nel 1929, per denunciare la progressiva conquista del mondo del lavoro da parte delle donne, sempre più autonome nella mente e nel borsellino dai propri mariti.
Per Notari è avvenuta una vera e propria rivoluzione, che segna la fine dell'era delle donne "tipo uno" (mogli e madri, esclusivamente dedite alla famiglia) e delle "tipo due" (donne di malaffare, dedite ai piaceri della carne), a favore delle "tipo tre", che lavorano fuori casa tutto il giorno, decretando il successo dell'industria conserviera, e segnando la fine ingloriosa dell'egemonia maschile.
Quale sarà il triste futuro dell'umanità? Poiché nessuna legge vieterà alle donne di lavorare, ecco che la rinuncia alla maternità o la riduzione del numero dei figli sarà il nuovo scenario di famiglie nelle quali gli uomini svolgeranno un ruolo assolutamente secondario.
Brutta fine, dunque, per i maschietti! Tra serio e faceto, preoccupato e affascinato dalle novità dei nuovi tempi, Notari ha rappresentato l'area meno codina dell'intellettualità conservatrice, incuriosita di fronte al nuovo che avanza, ma disponibile ad accettarlo solo e soltanto se non produce effetti sui benefici e i privilegi già consolidati, ai quali non si è affatto disposti a rinunciare.


Sabato 2 giugno 2007:

Emmanuel Carrère
Baffi
Roma-Napoli, Theoria, 1987

Si vive tutta la vita da soli, e si muore da soli: questa sembra la lezione più convincente di "Baffi", un romanzo molto celebrato in Francia ma poco conosciuto in Italia (e per quel poco, grazie al film "L'amore sospetto", peraltro passato quasi inosservato).
La solitudine è quella di un uomo normale, felicemente sposato e ben integrato nella vita di relazione, che un giorno - un po' per caso e un po' per noia - decide di tagliarsi i baffi: quei baffi che hanno caratterizzato il suo volto di adulto ormai da troppi anni.
La moglie non sembra neppure accorgersi del cambiamento, pur evidente, nel suo aspetto. E nemmeno gli amici danno segnali di stupore, apprezzamento o critica. Quando poi chi gli sta intorno nega che abbia mai avuto i baffi, il protagonista deve fare i conti con una definizione del sé che comincia a vacillare. Saraà la moglie che ha ordito uno scherzo tremendo alle sue spalle, contando sulla complicità di amici e conoscenti, oppure è lui ad essere diventato pazzo?
In un crescendo drammatico, il protagonista sceglie l'unica soluzione possibile per uscire dall'incubo nel quale è piombato: la fuga dall'altro capo del mondo.
Finale inatteso, e perciò da non svelare...


Sabato 7 aprile 2007:

Carlos Fuentes
Cambio di pelle
Milano, Feltrinelli, 1967

"Per me, i valori nascono dalla contingenza, dall'onta, dalla volgarità, dal salto nella terra incognita nella quale l'unica immortalità è quella del nostro desiderio e degli oggetti effimeri che lo sostengono..."

Pubblicato nel 1967, simultaneamente in Messico, Italia, Argentina, Stati Uniti e poco dopo in Francia, Inghilterra e Germania, vincitore del più prestigioso premio letterario spagnolo (il "Biblioteca Breve"), "Cambio di pelle", il sesto romanzo in ordine cronologico di Carlos Fuentes, non fu pubblicato proprio in Spagna perché giudicato dalla censura franchista una "sconcia parodia... peggio di una messa nera... un abisso di fantasie più o meno deliranti, di oscuri simboli di magia nera... comunistoide, antitedesco e filoebreo...".
La narrazione si incentra su una sola giornata vissuta da quattro personaggi nella città messicana di Choloula, ma con excursus in vicende svoltesi nel passato: a New York negli anni '30, a Praga poco prima dell'occupazione tedesca, nel campo di concentramento di Terezin durante lo sterminio degli ebrei, su un'isoletta greca durante un soggiorno da innamorati.
I quattro personaggi sono Javier, un intellettuale messicano con un passato di sinistra, Franz un tedesco che non ha pagato per i suoi crimini di guerra; e due donne, la quarantenne Elizabeth, ebrea di New York, e Isabel giovane della beat generation.
Questo romanzo è animato da una visione "schizoide" del mondo che in uno scambio empatico di sentimenti e punti di vista fonde le figure delle due donne in quella di una sola donna simbolica, dove i protagonisti passano dalle ragioni economico-sociali del marxismo a quelle individualistiche di un riscoperto Nietzsche.
Si tratta di un romanzo complesso, articolato e simbolico che evoca nelle sue pagine tutto l'orrore dei primi cinquanta anni di storia del secolo scorso e li riassume in una metafora unica della condizione umana.
Un romanzo che vuole essere come un quadro dipinto due volte, perché un punto di vista diverso è sempre possibile anzi necessario, quasi che l'umanità avesse bisogno di un "cambio di pelle".


Sabato 3 marzo 2007:

Sabrina Paravicini
Figli dell'albergo
Milano, Zelig, 1997

Per i figli dei gestori l'albergo non è solo il luogo di lavoro della famiglia, ma diventa una vera e propria casa: mangiano al ristorante tutti i giorni, usano le stanze dell'albergo, sono privi di quell'identità familiare che solo una casa vera riesce a dare.
I "figli dell'albergo" sono diversi dagli altri, non solo perché emanano un costante odore di fritto, ma soprattutto perché non sono capaci di gestire la propria vita: qualcuno ha sempre pensato e operato per loro. Non hanno mai imparato a lavare i piatti, ad apparecchiare la tavola, a vivere una esistenza normale; quando i genitori abbandonano il campo, sono loro ad assumere le redini dell'albergo, quasi sempre per distruggere in poco tempo ciò che è stato costruito in tanti anni di fatica.


Sabato 3 febbraio 2007:

Marlen Haushofer
La parete
Roma, e/o, 1992

Protagonista del romanzo è una donna comune, invitata da alcuni amici a passare una breve vacanza in uno chalet di montagna. Niente di particolare, se non fosse che, da un momento all'altro, per un qualche imprecisato motivo, una parete di cristallo la separa in un'oasi di vita dal resto del mondo, impietrito e immobile. Sola superstite in un pezzo di terra sottratto alla morte, comincia una nuova vita in compagnia di qualche animale, trovando al proprio interno le energie per sopravvivere senza perdere l'equilibrio mentale, ripercorrendo la propria storia personale e trovando per la prima volta il senso della vita e delle relazioni con gli altri, purtroppo quando gli altri non ci sono più.
Una storia tutta al femminile, avvicente e tragica, dove l'unica figura maschile presente - un cacciatore, che compare sul finale del romanzo - svolge un ruolo puramente distruttivo.
Un libro sconvolgente, che toccherà molto tutti coloro che amano gli animali.


Sabato 6 gennaio 2007:

Josè Donoso
L'osceno uccello della notte
Milano, Bompiani, 1973

"Un romanzo nero, interamente e profondamente nero": così Josè Donoso ha definito la sua opera. Scritto tra il 1962 e il 1970, questo romanzo trascina il lettore nella oscurità della vita, in una discesa agli inferi dell'ossessione verso la scoperta allucinata delle ombre e dei terrori che formano la parte sommersa dell'animo umano. L'oscurità è quella polverosa e malefica della casa-ricovero della Encarnacion de la Chimba, dove vecchie larvali vagano biascicando le loro ossessioni, Iris Mateluna, "senza peccato concepita", partorisce il "Bambino miracoloso", e dove una bambina morta 150 anni prima in odore di santità è oggetto di un culto maniacale e ambiguo.
L'oscurità è quella in cui si aggira il Mudito, il ragazzo sordomuto testimone di oscene congiunzioni, di infami riti di nascita e di blasfeme cupidigie proibite.
L'oscurità sovrasta la strada dove Iris/Gina, una Iris Mateluna degradata, si offre alla libidine di giovinastri, e sommerge metifica l'abitazione dei feudatari Azeotia, la loro orribile degenerazione il cui ultimo atto è il ributtante amplesso con il Mudito attraverso il quale sarà concepito l'ultimo discendente della famiglia, il deforme Boy, forse da donna Ines o dalla sua confidente, la turpe vecchia Peta Ponce.
Questo romanzo è una caduta nell'oscurità il cui fondo non è mai il punto più in basso dell'abiezione che sarà raggiunta, dove la ribellione dei mostri, l'effrazione della razionalità, il travalicamento dello stato di coscienza, il sovvertimento di tutte le regole sociali e morali e il ritorno della religione a una dimensione feroce, sanguigna e pagana non sono altro che la ricerca e la manifestazione del lato oscuro che ogni uomo ha in sé, poiché questo è un romanzo incubo, un romanzo orgia che coinvolge il lettore in un baccanale psicanalitico le cui figure larvali e grottesche sembrano incarnare quelle del suo stesso inconscio.


Sabato 4 novembre 2006:

Tommaso Landolfi
Le labrene
Milano, Rizzoli, 1974

Un uomo ha sviluppato fin da piccolo un sovrano orrore nei confronti delle labrene, i piccoli gechi che strisciano lungo i muri delle case. Quando uno di questi innocui animaletti gli cade proprio sulla faccia, l'uomo rimane così traumatizzato da morire. O almeno questo è ciò che appare: in realtà il protagonista della storia non è morto, ma è solo bloccato. Il suo cuore non batte, i suoi polmoni sono fermi, nessun muscolo si muove. Eppure lui è perfettamente cosciente. I suoi sensi sono pienamente vigili, anche durante la veglia funebre, quando si ritrova a udire ciò che non avrebbe mai voluto sentire. Riuscirà a far sapere ai familiari che stanno per tumulare il suo corpo che in realtà è vivo e vegeto? È possibile passare dalla morte alla vita? Qual è il rapporto tra normalità e patologia, tra percezione e allucinazione?


Sabato 21 ottobre 2006:

Antonio Moresco
La cipolla
Torino, Bollati Boringhieri, 1995

Lei e lui in un monolocale in affitto, ricavato dividendo in due quella che doveva essere la cucina dell'appartamento originario. Lei e lui al di qua della parete in cartongesso, e un'altra coppia al di là, in un gioco tenace e crudele di rimandi reciproci. La città fuori è uguale a tutte le altre, sconosciuta ma prevedibile; lui sembra riconoscere le persone in strada, ma contemporaneamente ne avverte la totale estraneità.
L'unica forma di comunicazione tra lei e lui è il sesso, giocato ossessivamente alla ricerca di una felicità destinata a rimanere sempre imperfetta, almeno fino a quando una novità imprevista non sarà in grado di cambiare le regole del gioco.


Sabato 14 ottobre 2006:

Hermann Ungar
I mutilati
Torino, Bollati Boringhieri, 1989

Franz Polzer, modesto e oscuro impiegato di banca dalla vita monotona e ripetitiva, dietro un'esistenza banale nasconde una personalità caotica e devastata, costantemente affacciata sull'abisso della follia e dell'abiezione senza ritorno.
L'io di Polzer è teatro di laceranti fobie paranoiche dalle quali egli cerca di difendersi tenendo sotto controllo l'ostile aggressività del mondo, attraverso un "ordine" artatamente costruito con ostinazione maniacale.
Ma la parvenza di una ordinata vita piccolo borghese è un argine fragile al fiume oscuro della sua interiorità; una debole difesa che il caos della sua interiorità travolge, allorché Klara Parges, la sua "carnivora" affittacamere, si introduce nel suo angusto microcosmo.
Da quel momento una catena di eventi segnerà l'itinerario della deriva morale e psicologica di Polzer.
Ungar evoca con affascinante perizia narrativa l'atmosfera di un epoca, lo spirito inquietante di una città - la Praga di Kafka e Meyerink - e vi innesta la misera vicenda umana di Polzer per rivelarci la profonda incompletezza e deformità dell'esistere.
I suoi personaggi sono esseri laceri incompleti e incompiuti, mutilati non nella carne ma nell'animo dalla perdita del senso dell'esistere.


Sabato 7 ottobre 2006:

Alba De Cespedes
Quaderno proibito
Novara, Mondadori-De Agostini, 1989

Valeria è una buona moglie e madre di famiglia, dedita alla casa e alla cura dei figli. È impiegata in un ufficio, ma al termine del lavoro fa subito ritorno a casa per accudire alla famiglia e dedicarsi alle faccende domestiche. Non concepisce un tempo per sé, non si immagina come persona autonoma, con bisogni e interessi propri, ma sembra appagata dalla sua vita.
Un giorno, spinta da un istinto inspiegabile, acquista di nascosto un quaderno, su cui decide di registrare gli eventi della sua giornata. Il diario diventa il nuovo centro della sua vita, e insieme lo strumento della sua presa di coscienza: ripercorrendo la storia della sua quotidianità, scopre una nuova dimensione di sé, questa volta contro i familiari. La sua preoccupazione è quella di trovare tempo per scrivere, sottraendolo alla famiglia, e di nascondere il diario in un luogo sicuro, lontano dagli sguardi indiscreti di marito e figli, che non le concedono neppure un cassetto ad uso personale.
Quella "stanza tutta per sé", ridotta alle dimensioni di un quaderno, non può reggere ai nuovi equilibri che la famiglia viene ad assumere nel corso della vicenda: per Valeria non c'è che un'unica scelta.


URL: http://www.comune.empoli.fi.it/biblioteca/iniziative/varie/belliedannatielenco.htm
Data creazione: 2006-10-06. Data ultimo aggiornamento: 2008-02-27. Webmaster

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