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> Iniziative > Iniziative attraverso Internet > Il libro della settimana > Recensione (18 marzo 2002)

Recensione

[Copertina del libro: Elena Ferrante, I giorni dell'abbandono, Roma, e/o, 2002] Elena Ferrante
I giorni dell'abbandono
Roma, e/o, 2002

Dall'autrice de L'amore molesto un nuovo romanzo che dipinge a tinte forti, talora spregiudicate e irriverenti, la storia di un abbandono, la fine di un solido amore coniugale.
Nei frangenti più dolenti del dramma familiare vissuto dalla protagonista emerge prepotentemente dalla memoria il ricordo dell'infanzia napoletana, di quella donna-madre ribattezzata "poverella" la cui disperata storia d'amore si era conclusa tragicamente con la scelta estrema del suicidio come rinuncia alla vita e alla dignità ferita. No, Olga non vuole diventare come lei, non ha intenzione di sprofondare nell'abisso calpestata dall'umiliazione. Ma la sua vita inevitabilmente si fa affannata, tesa, frenetica, lei sempre più sbadata, con uno scarso controllo del proprio corpo ed una crescente disposizione al disordine e alla fiacchezza, tutto ciò accompagnato da un profondo deperimento fisico e psicologico, con due figli testimoni e dolorosamente partecipi di un connubio precipitosamente naufragato. Un altro amore per lui, una vita strozzata, inghiottita da strazianti ricordi di felicità per lei, incapace di darsi il sollievo della protesta. Il lento cammino verso il recupero della normalità e l'accettazione della quotidianità si traduce nella lucidità di architettare la vendetta. Una squallida serata col vicino di casa, nutrendo l'illusione di sentirsi nuovamente viva, desiderata, di uscire dall'alienazione e di risalire la china della disperazione. L'esperienza, di per sé fallimentare e vissuta senza alcun coinvolgimento emotivo, aiuta la protagonista a riacquistare coscienza di sé e dell'abisso in cui era rovinosamente sprofondata. Ecco, dunque, il riconoscimento dell'errore commesso nell'affidare il senso di se stessa alle gratificazioni e agli entusiasmi del marito ed i primi segni di ripresa: il linguaggio osceno e dissacrante lascia il posto ad un eloquio più forbito e si placano come per incanto rabbia e aggressività, atteggiamenti che l'avevano portata ad isolarsi dal mondo esterno. Finalmente Olga si libera dai fantasmi del passato, ma con esso svaniscono anche i sogni sempre accarezzati di un amore vissuto intensamente e con grande passionalità, lasciando il posto ad un fittizio sentimento di pienezza e di gioia vissuto "quietamente" senza troppa convinzione accanto a quell'uomo incontrato in una notte d'estate ed "usato" per rimuovere le ferite dell'umiliazione subita e per convincersi della necessità di non buttare via la propria vita e con essa l'orgoglio e la dignità di donna e di madre.

URL: http://www.comune.empoli.fi.it/biblioteca/iniziative/varie/bibliomail/35.htm
Data creazione: 2002-03-18. Data ultimo aggiornamento: 2003-08-30. Webmaster

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