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> Iniziative > Iniziative attraverso Internet > Il libro della settimana > Recensione (1 aprile 2002)

Recensione

[Copertina del libro: Charlotte Delbo, Un treno senza ritorno, Casale Monferrato, Piemme, 2002] Charlotte Delbo
Un treno senza ritorno
Casale Monferrato, Piemme, 2002

Giovane combattente della resistenza francese viene deportata ad Auschwitz dopo aver assistito impotente alla fucilazione del marito. Si tratta della storia vera, edita a più di 30 anni dalla sua stesura, vissuta in prima persona dall'autrice, che per la prima volta ci consegna un resoconto amaro sulla condizione femminile nei lager nazisti.
Il racconto, a tratti frammentato, segue il ritmo discontinuo e incalzante dei ricordi che tornano prepotentemente alla memoria. Prima fra tutte affiora dalle piaghe del cuore ferito l'immagine di quel treno senza ritorno, un treno con destinazione inferno. I campi di morte ospitano donne omologate dalla sofferenza che non conosce privilegi, ridotte ormai a manichini senza volto e senza identità, ma sempre solidali fra loro e disposte all’aiuto reciproco. Domina la disperazione dell'impotenza e la ragione non esercita più alcun controllo sugli istinti, spesso fatali, alla sopravvivenza. Smarrimento nei gesti e umiliazione negli occhi degli abitanti di una città senza tempo: ma bisogna combattere contro i profeti della morte, sebbene l'atteggiamento prevalente sia quello di abbandonarsi per convincersi che si è finito di soffrire e di lottare, "finito di chiedere l'impossibile a un cuore che non ne può più". Attendere ogni mattina la chiusura dell'appello dopo ore di attesa in piedi, stremate dalla fame e dal freddo, rappresenta l'unica chance di sopravvivenza: cedere significa dimostrare la propria debolezza fisica, quindi essere destinate inevitabilmente alle camere a gas.
È necessario non disperare e credere alla seppur remota possibilità di un ritorno: è un modo per forzare la mano al destino, ma coloro che hanno desistito da questa speranza, perdendo coscienza di sé e del proprio corpo, sono morte.
La scrittrice è riuscita a sopravvivere grazie alla forza della disperazione, quella disperazione che percorre le sue pagine, ferisce il nostro quotidiano così lontano dall'esperienza dell'Olocausto, abolendo l'abisso che ci separa dalla realtà dello sterminio e dalle parole di una testimone delegata dalla storia a far rivivere l'orrore vissuto da un gruppo di donne in un gelido inverno del 1943.

URL: http://www.comune.empoli.fi.it/biblioteca/iniziative/varie/bibliomail/37.htm
Data creazione: 2002-03-30. Data ultimo aggiornamento: 2005-08-13. Webmaster

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