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Charlotte
Delbo Un treno senza ritorno Casale Monferrato, Piemme, 2002 |
Giovane
combattente della resistenza francese viene deportata ad Auschwitz dopo aver
assistito impotente alla fucilazione del marito. Si tratta della storia vera,
edita a più di 30 anni dalla sua stesura, vissuta in prima persona
dall'autrice, che per la prima volta ci consegna un resoconto amaro sulla
condizione femminile nei lager nazisti.
Il racconto, a tratti frammentato, segue il ritmo
discontinuo e incalzante dei ricordi che tornano prepotentemente alla memoria.
Prima fra tutte affiora dalle piaghe del cuore ferito l'immagine di quel treno
senza ritorno, un treno con destinazione inferno. I campi di morte ospitano
donne omologate dalla sofferenza che non conosce privilegi, ridotte ormai a
manichini senza volto e senza identità, ma sempre solidali fra loro e disposte
all’aiuto reciproco. Domina la disperazione dell'impotenza e la ragione non
esercita più alcun controllo sugli istinti, spesso fatali, alla sopravvivenza.
Smarrimento nei gesti e umiliazione negli occhi degli abitanti di una città
senza tempo: ma bisogna combattere contro i profeti della morte, sebbene
l'atteggiamento prevalente sia quello di abbandonarsi per convincersi che si
è finito di soffrire e di lottare, "finito di chiedere l'impossibile a un
cuore che non ne può più". Attendere ogni mattina la chiusura dell'appello
dopo ore di attesa in piedi, stremate dalla fame e dal freddo, rappresenta
l'unica chance di sopravvivenza: cedere significa dimostrare la propria
debolezza fisica, quindi essere destinate inevitabilmente alle camere a gas.
È necessario non disperare e credere alla seppur remota possibilità di un
ritorno: è un modo per forzare la mano al destino, ma coloro che hanno
desistito da questa speranza, perdendo coscienza di sé e del proprio corpo,
sono morte.
La scrittrice è riuscita a sopravvivere grazie alla forza della disperazione,
quella disperazione che percorre le sue pagine, ferisce il nostro quotidiano così
lontano dall'esperienza dell'Olocausto, abolendo l'abisso che ci separa
dalla realtà dello sterminio e dalle parole di una testimone delegata dalla
storia a far rivivere l'orrore vissuto da un gruppo di donne in un gelido
inverno del 1943.
URL: http://www.comune.empoli.fi.it/biblioteca/iniziative/varie/bibliomail/37.htm
Data creazione: 2002-03-30. Data ultimo aggiornamento: 2005-08-13. Webmaster