Biblioteca Comunale "Renato Fucini" - Empoli

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Massimo Belotti
Direttore di "Biblioteche oggi"

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Prima di tutto vorrei ringraziare gli organizzatori per avermi invitato a coordinare e a introdurre questa tavola rotonda. Mi fa piacere essere qui per diversi motivi, tra cui l’occasione che mi si offre di incontrare molti amici e collaboratori di "Biblioteche oggi". Devo essere, in questo senso, grato alla Toscana, perché è senza dubbio da questa regione che proviene la parte più consistente di contributi intellettuali e professionali alla rivista che dirigo. I bibliotecari toscani sono sicuramente fra i più attenti e impegnati ad alimentare la letteratura professionale in Italia.
Quest’occasione mi permette, inoltre, di riannodare i contatti con i bibliotecari di questa particolare zona della Toscana a quasi tre anni di distanza dall’interessante convegno che si svolse a Castelfiorentino, dove fui invitato a coordinare un’animata tavola rotonda. Ad invitarmi fu anche in quella circostanza Maria Stella Rasetti, che allora lavorava alla Biblioteca di Castelfiorentino ed era stata - come oggi lo è per questo convegno - la promotrice di quella iniziativa, dedicata a un tema apparentemente molto diverso: la "biblioteca fuori di sé". Oggi mi fa piacere ritrovarla qui, in una nuova veste, e non vi nascondo la curiosità di scoprire - con tutto il rispetto - quanto "fuori di sé" vi sia anche in questo suo nuovo progetto. Infatti penso che il termine "fuori di sé" possa essere riproposto, con altra accezione, anche parlando di reti e di cooperazione.
Il progetto che avete presentato questa mattina e su cui ritorneremo anche nel corso della tavola rotonda è un progetto di cooperazione interbibliotecaria. E su cosa si basa la cooperazione se non sulla vocazione della biblioteca a "uscire da se stessa"e a mettersi in relazione con gli altri soggetti cooperanti, a optare per la collaborazione come stile di lavoro, a non limitarsi a coltivare il proprio orticello? Ma non è soltanto una questione di disponibilità e di buone intenzioni. Anna Maria Tammaro, sul numero di "Biblioteche oggi" in corso di stampa, intitola Perché stare insieme, non un generico elenco di principi o di buoni sentimenti, ma un’analisi puntuale dei modelli economici relativi ai costi di acquisizione e archiviazione dei giornali elettronici, individuando nella cooperazione (lo "stare insieme" del titolo, efficace ma non banale) lo strumento per introdurre anche nella prassi bibliotecaria italiana i giornali elettronici.
Il richiamo al "fuori di sé" potrebbe essere esteso al concetto stesso di rete, perché la rete è appunto il "luogo" che segna il superamento del proprio particolare, l’incursione in altri territori, in altri domini, alla ricerca di risorse che non siano solo quelle possedute dalla biblioteca. La rete è il "regno" dell’accesso, anzi degli accessi, della possibilità di accedere ad altro da sé. Ed è in quest’ottica (oggi concretamente perseguibile grazie alle nuove tecnologie della comunicazione e dell’informazione) che può assumere concretezza ciò che andiamo dicendo da anni, e cioè che il carattere generale della biblioteca pubblica non può più risolversi unicamente nella riproposizione di una dimensione del sapere universale su scala ridotta, dove la biblioteca possiede di tutto un po’, ma che la generalità - intesa come tratto distintivo della biblioteca pubblica - deve tradursi nella capacità della biblioteca di funzionare come "stazione di smistamento" in grado di favorire il riorientamento e l’accesso di fronte a una domanda di informazione e di documentazione sempre più complessa.
Quindi accesso come nuova concreta possibilità per la biblioteca di ampliare il proprio raggio d’azione, purché questa opzione sia praticata con "giudizio".
Sapete che rispetto all’atteggiamento nei confronti del ruolo delle nuove tecnologie in biblioteca e alla stessa querelle "accesso vs possesso" si fa riferimento a una ripartizione un po’ schematica tra radicali, conservatori e riformisti. Personalmente mi colloco fra questi ultimi (in buona compagnia - potendosi ad essa ascrivere - si parva licet... - personaggi come Gorman o, più vicino a noi, come Luigi Crocetti), perché ritengo che l’accesso sia una grossa opportunità che le biblioteche, possono e debbono percorrere con più decisione di prima grazie alle potenzialità che proprio le reti offrono loro, senza però perdere di vista la dimensione rappresentata da ciò che convenzionalmente identifichiamo con il "possesso". Non vorrei cioè che l’accesso - o meglio l’enfatizzazione dell’accesso - diventasse oggi un nuovo alibi per continuare a non comprare libri, per non costruire biblioteche degne di questo nome, per mantenersi cioè in quella realtà sottodimensionata in cui per troppo tempo le biblioteche di ente locale italiane hanno vivacchiato (per quelle toscane rimando all’indagine dell’AIB pubblicata recentemente).
Dunque, l’accesso come ricchezza, come una nuova strategia di sviluppo, non come un alibi per rimuovere (virtualmente) e giustificare antiche povertà.
Un’ultima ragione, per cui mi fa piacere essere qui con voi a "tenere a battesimo" REANET, è perché avverto una forte comunanza di intenti tra lo sforzo che i bibliotecari dell’area dell’empolese e della Valdelsa stanno compiendo per realizzare una nuova forma di cooperazione sistemica su base territoriale e una parte significativa della mia precedente esperienza professionale. Mi riferisco a quando - tra la metà degli anni Settanta e la metà degli anni Ottanta - ho lavorato presso il Servizio biblioteche della Provincia di Milano occupandomi intensamente di quella che per noi era un’idea-guida: l’organizzazione dei sistemi bibliotecari intercomunali.
Forse oggi si potrebbe coniare per quelle esperienze la definizione "vetero-sistemi", soprattutto con riferimento a quelli che mostrarono il fiato corto o non decollarono mai perché, appunto, si sono limitati a cumulare le rispettive povertà, non producendo quello scatto in più e quel valore aggiunto che giustifica l’investimento sistemico. Ma alcuni hanno dato buoni frutti, così come succederà sicuramente nel vostro caso. Quindi sento molto vicina una parte della mia esperienza professionale a progetti come quello che è stato presentato questa mattina, in questa sede. E, al riguardo, mi permetto solo di segnalare l’opportunità che - nel momento in cui, grazie alle nuove tecnologie, si riescono a concepire nuove forme di cooperazione che prevedono soluzioni solo alcuni anni fa inimmaginabili come quelle che emergono dal vostro progetto (penso all’uso di Internet e di Ultranet con la possibilità di condivisione dei cd-rom, alla nuova frontiera del metaopac, ecc.) - non ci si dimentichi di alcuni vecchi nodi che possono riproporsi anche in una prospettiva di cooperazione di segno innovativo e fortemente connotata dal ricorso alle tecnologie.
Da qui l’attenzione affinché la cooperazione non si risolva nella somma di informazioni ripetitive, ma produca quel salto di qualità che solo la giustifica. Ecco allora, ad esempio, la necessità di poter contare anche su risorse che non sono solo quelle titpicamente presenti nelle biblioteche pubbliche. Probabilmente Anna Maria Tammaro accennerà nel suo intervento ai tentativi di collaborazione fra l’Università di Firenze e alcune biblioteche comunali dell’area fiorentina per permettere a queste ultime di condividere un patrimonio di cd-rom assolutamente al di fuori della portata, non solo di una biblioteca pubblica, ma anche di un gruppo di cooperazione di sole biblioteche pubbliche.
Un altro aspetto che mi preme sottoporre alla vostra attenzione e alla discussione riguarda l’importanza strategica del prestito interbibliotecario. Le esperienze più avanzate e vincenti di cooperazione tra biblioteche di enti locali - e fra queste colloco al primo posto quella ormai "mitica" della Val Seriana - devono il loro successo alla centralità assegnata nel progetto di cooperazione al prestito interbibliotecario. Voi l’avete inserito nel programma di REANET e quindi la mia non è un’osservazione, ma una sottolineatura, un invito a riconoscere a questa funzione tutto il peso che ha. Lo scambio di informazioni è insufficiente se, soprattutto a livello di biblioteche comunali appartenenti a uno stesso territorio, non vi è un’efficace e tempestiva circolazione dei documenti. Bisogna che gli utenti siano messi in grado, se lo desiderano, di disporre di un libro in brevissimo tempo, magari richiedendolo da casa con una telefonata e senza neppure sapere quale biblioteca glielo procurerà. Lo vanno a ritirare presso la loro biblioteca, il giorno dopo o due giorni dopo, però devono poterlo avere "materialmente". Là dove si è perseguito con successo questa politica (con un innalzamento incredibile dei prestiti e degli utenti, come in Val Seriana) si è fatto ricorso in modo massiccio a mezzi mobili (che non sono necessariamente soppiantati da quelli elettronici). Può sembrare un’iniziativa costosa, un investimento eccessivo. Bisogna studiare economie di scala. Là dove si è riusciti a realizzarla, sono quasi sempre stati coinvolti gli enti intermedi: perché non pensare a un ruolo attivo delle Province per supportare questa funzione?
Due ultime, rapide, osservazioni. Ho notato che nella vostra proposta di cooperazione non avete previsto l’acquisto coordinato. La mia non è né una critica né una proposta, ma solo una domanda, uno spunto di discussione. Questa "curiosità" mi deriva dal fatto che nel mio bagaglio di convinzioni, forse un po’ obsolete, vi è anche quella che il prestito bibliotecario, a cui pure voi state mettendo mano, acquista maggiore efficacia quando sia accompagnato da forme di acquisto coordinato. Probabilmente, nel vostro caso, si tratta di una questione di priorità più che di una scelta strategica, anche perché questa opzione può comportare non secondarie conseguenze sull’organizzazione del lavoro e sulla concezione autonomistica su cui si fondano le vicende delle diverse biblioteche pubbliche, ma forse va tenuta presente sullo sfondo, come possibile oggetto di una fase 2.
Infine mi piacerebbe discutere con i promotori del progetto REANET la scelta che essi hanno compiuto a favore della catalogazione partecipata anziché della catalogazione centralizzata. Ritenete che la catalogazione centralizzata, opportunamente integrata da quella derivata, sia una pratica ormai superata o controproducente? Quella della catalogazione partecipata è stata una scelta culturale, una scelta strategica che nasce dalla valutazione della superiorità di un modello organizzativo o piuttosto una soluzione pratica, un’opportunità dettata da vincoli locali? Sono alcune domande e osservazioni che vi propone un osservatore esterno, interessato e curioso, che non ha niente da insegnarvi, ma che - anzi - colpito favorevolmente dal vostro progetto - vorrebbe capirne meglio tutte le implicazioni e, casomai, farne tesoro.

Ma è giunto il momento di passare la parola al primo dei partecipanti alla tavola rotonda: Riccardo Ridi, responsabile, tra l’altro, di AIB-Web. Ridi abita a Firenze, lavora a Pisa e transita tutti i giorni per la stazione di Empoli. Ma non è qui in quanto genius loci o come esponente della comunità professionale locale, bensì nella veste che più gli si addice di esperto nazionale, uno dei più autorevoli esperti italiani in fatto di reti bibliotecarie. E a lui chiediamo, fra l’altro, di aiutarci a capire, al di là del contesto locale, alcune questioni generali, alcune tendenze così come di fare chiarezza su termini e concetti che abbiamo sentito ricorrere più volte in questa sede, come quello suggestivo di "metaopac", ma sui quali permangono forse margini di interpretazione soggettiva e di dubbio.

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URL: http://www.comune.empoli.fi.it/biblioteca/reanet/cliccaqui/belotti.htm
Data ultimo aggiornamento: 2000-05-03.
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