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Intervento di Franco Cazzola
Assessore alla Cultura della Regione Toscana
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Vorrei, sinceramente e fuori dagli schemi, innanzitutto dire
grazie a chi ha organizzato questa giornata, a chi l'ha resa
possibile e chi, anche, ha voluto invitarmi ad essere presente.
E' un grazie vero per il semplice fatto che io non partecipo mai
o quasi mai a inaugurazioni, alle "prime", ma cerco di
essere sempre presente là dove c'è una iniziativa che permette
di sviluppare il discorso relativo alle strutture per la cultura.
E' una scelta. Discutibile, ovviamente. Ma è la mia scelta. Per
dirlo in una battuta: sono poco per l'effimero e molto di più
per lo strutturale e quindi è chiaro che una giornata di studio
sulle biblioteche, sul sistema bibliotecario, è una giornata
alla quale mi fa piacere partecipare.
Vorrei soltanto sottolineare - proprio perché, come è stato
detto, è la prima volta che vengo qui nelle vesti di Assessore
alla Cultura, anche se abito in Valdelsa, quindi sostanzialmente
sono a due passi - alcuni punti che guideranno le mie iniziative,
le mie attività, come Assessore della Regione Toscana per la
cultura.
Il primo punto è relativo al metodo. E qui è già stato detto,
lo voglio solo ribadire come scelta prioritaria e irrinunciabile.
Il metodo anche nel campo delle politiche per la cultura non può
essere altro se non il metodo della cooperazione fra le
amministrazioni.
Non credo sia possibile, auspicabile, perseguibile, un metodo,
come dire, tipo campionato di calcio: chi arriva prima, chi è
più bravo, e cose di questo genere. Se non riusciamo a lavorare
insieme come Regioni, Comuni, Province, innanzitutto, e poi con
quel tanto di privato che ha voglia di lavorare con il pubblico,
io credo che non potremo fare né salti di qualità né passi
avanti, neppure nel campo della cultura.
E' quello che, in gergo regionale, abbiamo chiamato "fare
sistema". Fare sistema fra le pubbliche amministrazioni, fra
i vari pezzi delle pubbliche amministrazioni.
Il che comporta anche, e lo diceva l'assessore Elisabetta Del
Lungo, ma anche il sindaco Bugli, che non possiamo ragionare in
termini di progetti micro, relativi al singolo campanile, ma
bisogna ragionare e lavorare per "progetti d'area", o
chiamiamoli come vogliamo.
Secondo elemento.
Anche nella cultura, prima di fare, prima di muoversi, bisogna
avere chiaro il perché si fa, ci si muove.
Perché si fa, perché ci si muove vuol dire avere gli obiettivi
chiari in testa, avere chiarezza nella scelta degli obiettivi.
Nel campo della cultura credo che uno degli obiettivi che bisogna
aver ben chiaro sia, appunto, proprio il che cos'è cultura, che
cosa, cioè, si vuole fare a livello politico - Comune,
Provincia, Regione - per la cultura. Allora anche qui, scusate la
schematicità, ma ho promesso di essere breve: cultura per me è
essenzialmente un bene-diritto, vale a dire un qualcosa che fa
parte dello stato moderno, così come lo intendiamo da alcuni
decenni a questa parte. Cultura non è un sovrappiù, cultura è
uno dei diritti fondamentali per una società che vuole essere
soprattutto civile.
Cultura è quanto permette a un individuo, a una persona di
formarsi sul piano intellettuale e morale, ma cultura è anche
quanto permette a quell'individuo, a quella persona di essere
pienamente consapevole del ruolo che deve svolgere all'interno di
una comunità e di una società.
Questa è cultura. E quindi cultura non è un fatto episodico. E
quindi l'obiettivo, nella direzione delle politiche per la
cultura non può essere un obiettivo del tipo: "facciamo la
grande manifestazione un giorno e per 364 ci dimentichiamo della
cultura".
Credo che abbiamo tutti presente, qui in questa sala:
"Alice, nel paese delle meraviglie". Il famoso incontro
fra Alice e il cappellaio matto. "Ma che cosa si festeggia
oggi?" chiede Alice. E il cappellaio matto risponde:
"oggi è la festa di non compleanno". Vale a dire tutti
i giorni. Vuol dire cultura, come fatto quotidiano, fare politica
per la cultura in modo stabile per tutte le feste di non
compleanno che cadono, ovviamente, in ogni giorno dell'anno per
ciascuno di noi.
Questo vuol dire quindi avere un occhio di riguardo nella scelta
di quegli strumenti che permettono l'esercizio del metodo della
cooperazione, della sistematicità, e permettono anche,
ovviamente, di favorire la cultura intesa nel senso che ho appena
accennato. E questo vuol dire favorire e perseguire la
realizzazione degli strumenti che costituiscono spazi, che
costituiscono "reti". Attenzione, le reti come
strumento, non come fine.
Io mi occupo per la Regione Toscana, in Regione Toscana, anche
della rete telematica regionale, e devo in continuazione
ricordare a me e a tutti quanti che la rete telematica toscana è
un meraviglioso strumento, è una infrastruttura. Non è il fine.
Non è l'obiettivo.
Sulla rete bisogna far correre conoscenze, informazioni, bisogna
riempirla di contenuti e i contenuti vengono scelti in base a
quelli che sono i fini e gli obiettivi che si vogliono
raggiungere. Non è la costruzione della rete, l'obiettivo. La
rete come strumento.
E questo vale per tutti gli strumenti, i modi dell'agire.
In particolare io faccio mie le parole che sono state dette di
recente da Paolo Galluzzi in una tavola rotonda sulle
biblioteche, di cui ho ritrovato notizie e informazioni sulla
"Rivista delle Biblioteche Toscane". "Si è
smarrita la consapevolezza di cosa sono le biblioteche, gli
archivi e i musei, da quando sono sopraggiunte una serie di
spinte al cosiddetto efficientismo, al così detto
ammodernamento, alla così detta introduzione di criteri di pura
managerialità".
Ecco, di nuovo: efficienza, managerialità, ammodernamento, sono
strumenti per perseguire il fine del far sì che le biblioteche
siano luoghi dove la cultura, come bene-diritto può essere
esercitata.
E da ultimo, terzo elemento, cosa spetta al livello regionale.
E anche qui mi rifaccio a quanto dichiarato in un'intervista,
sempre sulla "Rivista delle Biblioteche Toscane",
quando si dice che agli amministratori regionali - e anche ai
provinciali - tocca un lavoro di politica bibliotecaria
territoriale, tendente ad elevare gradualmente e ad omogeneizzare
il livello dei servizi, stimolando la cooperazione e l'impegno
dei Comuni a potenziare il servizio, a elevare verso l'alto il
valore dei principali indicatori.
Ultimissima sottilineatura. Un altro punto sul quale vorrei
tornare, chiudendo, e quindi rifacendo mie anche le parole del
sindaco Bugli: "la biblioteca non è soltanto un luogo dove
si vanno a prendere libri, o dove si catalogano libri, o dove si
conservano libri, ma la biblioteca è uno spazio della comunità,
è uno spazio dove le comunità possono ricominciare a
incontrarsi". I componenti delle comunità. E Dio sa se c'è
bisogno, di spazi nei quali le singole persone ricominciano a
parlare con altre singole persone o, per dirla con Grotowski
(premio "Pegaso" per la cultura della Regione Toscana),
per ricominciare ad avere il gusto di ri-conoscere gli altri e
ri-conoscere le cose che ci stanno attorno, per riconoscere noi
stessi. Grazie e buon lavoro.
URL:
http://www.comune.empoli.fi.it/biblioteca/reanet/cliccaqui/cazzola.htm
Data creazione: 1998-06-10. Data ultimo aggiornamento: 1999-09-11. Webmaster