Biblioteca Comunale "Renato Fucini" - Empoli

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Carlo Paravano
Sezione Toscana dell'
Associazione Italiana Biblioteche

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Come ha detto Massimo Belotti, sono qui in una triplice veste. Sono stato invitato a partecipare come rappresentante dell'AIB sezione Toscana, ma venendo a Empoli a parlare c'è anche un flusso di sentimenti che in qualche modo mi dovete concedere, anzi voglio usare questo flusso come filo conduttore della mia riflessione. Come è nata Rea.Net? Effettivamente io sono stato fra gli iniziatori, insieme a colleghi che in buona parte sono qui. Volevo ricordare, fra l'altro, perché non lo vedo in sala, Alberto Cheti, che è stato un po', come spesso gli capita, il cervello, il sale di questo progetto. Ma io voglio riandare anche alla situazione anche di frustrazione che si viveva in molte delle biblioteche pubbliche toscane. Parlo dei primi anni Novanta, quando vi fu un singolare incrocio fra frustrazioni professionali nel lavoro quotidiano, e la coscienza di cambiamenti che potevano offrire buone chance.
Intendo dire che in qualche modo - almeno qui nell'empolese, ma credo in diversi casi di nascita di reti in Toscana - la spinta a riprendere in mano concretamente il tema della cooperazione si è originata da un'inquietudine che veniva dalla coscienza di perdere terreno. Non solo in verità solo impressioni: sono stato fra i curatori dell'indagine AIB sulle biblioteche toscane, che mi ha aiutato a chiarirmi qualche perché di questo sentimento di perdita di ruolo.
Però, ripeto, c'era anche l'occasione: quanto era stato fatto negli anni precedenti, - cataloghi collettivi, concertazione degli acquisti, insomma collaborazione - questa volta aveva le gambe per camminare.
Molto c'è in letteratura sulla teoria e la pratica della cooperazione interbibliotecaria, ma qui vorrei che riandaste con la memoria a quella che poteva essere la situazione di una biblioteca di ente locale di piccole dimensioni, che poi è la media delle biblioteche di questo progetto e di altri progetti. In questa situazione si scontava un senso di isolamento. Tra colleghi ci si incontrava poco, poche le occasioni di scambio di esperienze, azzerata la progettualità condivisa, che pure era stata forte ed entusiastica in anni precedenti.
In qualche modo la coscienza di alcune nostre debolezze è stata la spinta a rimetterci in moto.
Venendo alla rete quale si è configurata sorgono dubbi e domande più che legittimi: la massa critica di queste biblioteche è sufficiente? Non vi è forse una troppo estesa sovrapposizione dei patrimoni bibliografici? Non mancano dei pezzi che poi danno il senso al tutto quale un servizio di prestito interbibliotecario veramente efficiente ed efficace, che dia un senso al tutto? Queste difficoltà erano presente sin dall'inizio. Il tentativo era quello di riprendere in mano, come operatori, come tecnici, la specificità del nostro lavoro e di costruire un progetto comune. In realtà quello che volevamo era di uscire dal quotidiano. A volte un quotidiano anche ben sostenuto anche stimolante, ma comunque da un quotidiano che continuava un po' ad avvitarsi.
Con questo progetto ci siamo costruita la strada, a partire dalla scelta degli strumenti. Abbiamo avvertito i limiti ma c'era anche consapevolezza di una ricchezza che nel riflettere sulle reti interbibliotecarie locali si deve tenere maggiormente presente. Se la tecnologia ci offre globalizzazione, rendendo disponibile tutto e il contrario di tutto in una pluralità di accessi e di scambi, tutto questo in realtà riporta in primo piano quello che è il vincolo locale, la ricchezza locale del servizio bibliotecario; credo sia molto importante poter valorizzare, mettere insieme e mettere in comunicazione ricchezze documentarie, che sono però tipiche di un territorio. Quindi se ovviamente c'è un livello minimo per poter pensare alla collaborazione, però c'è anche una coerenza territoriale nella quale poi va inserita questa collaborazione e questa cooperazione.
Noi comunque avvertivamo necessario un passo avanti nella condivisione delle risorse, e per questo salto di qualità avevamo bisogno di strumenti. Strumenti di vario tipo: innanzitutto politici e amministrativi. Qui forse posso fare un appunto sul fatto che gli strumenti furono scelti e costruiti localmente, e almeno in una prima fase nell'assenza di una precisa attenzione e coscienza degli amministratori, i quali poi hanno avuto il merito di sostenere questo progetto. Però all'avvio le scelte strategiche, cioè lo scegliere una formula di accordo piuttosto di un'altra, è stata sostanzialmente parto degli operatori tecnici. E questo può essere un limite perché queste scelte invece devono trovare il sostegno del livello politico locale. Io spesso ho lamentato che in queste riunioni ci sono sempre bibliotecari, direttori di musei, insomma operatori e la controparte politica invece latita. Oggi con piacere posso dire che vedo finalmente il mio vecchio assessore di Montelupo Fiorentino, e questa mattina vi sono stati interventi interessanti e impegnativi in questo senso. Però spesso altri amministratori dei Comuni, sindaci anzitutto, continuano a scarseggiare.
Sugli strumenti ci vuole decisione politica che viene dalla strategia politica dei servizi pubblici locali: accordo di programma, semplice convenzione, impegnativo consorzio... su questo va aperta una riflessione. Poi c'è il livello di investimento tecnologico e dell'investimento sulle risorse umane. Per investimento tecnologico che cosa intendo? Fare tutt'uno con l'investimento politico perché, quando si fa una rete, o qualcosa che è uno strumento per la cooperazione, ci vuole un investimento tecnologico ed umano che sia a livello dell'obiettivo che si persegue, e per fare questo ci vuole piena coscienza a livello politico. Io facevo un esempio, chiacchierando con amici e colleghi: sono andato a vedere la dimostrazione di un nuovo software, che implementa una serie di servizi per la gestione di reti e di collaborazioni interbibliotecarie. Questo programma costa relativamente molto, diciamo 50 milioni; se io andassi da un amministratore, così come è la situazione ora, e chiedessi 50 milioni per un software di gestione, probabilmente non verrei preso in alcuna considerazione, perché non si ragiona in termini di investimento strategico: se casomai invece chiedessi 2/3 milioni per uno scanner, senza spiegare bene a cosa serve ma mostrando la possibilità di fare accattivanti manifestini autoprodotti, forse la spunterei.
Le due cose - coscienza politica e livello dell'investimento - si saldano. E qui c'è un ruolo anche dei bibliotecari, e io plaudo a iniziative come quella di Rea.net oggi, che rendono più visibili certi servizi e contribuiscono a far aumentare il livello di coscienza.
Si tratta di far capire che gli investimenti devono essere strategici o non devono essere affatto. Innalzare il livello di coscienza politico-programmatoria vuol dire anche questo. Capire quando è arrivato il livello di salto, e quindi non ci si può più arrangiare con le briciole ma bisogna fare l'investimento al livello della sfida che ci si pone. Qualcuno ha detto stamattina, mi spiace non ricordare chi, che realizzazioni come Reanet sono figlie della preparazione professionale dei singoli operatori i quali, essendo aggiornati riescono a porre problematiche nuove, a essere a livello della sfida, vorrei aggiungere. Ma chi ha lavorato a Reanet non ha mai beneficiato di aggiornamento programmato, e tantomeno di adeguate risorse. In realtà è stato tutto volontariato, e questo può ancora andare, perché lo si fa in altri settori, perché è necessario per reggere la crisi finanziaria etc., ma c'è un momento in cui bisogna rendersi conto che si è arrivati ad un gradino che non si può superare solo con la buona volontà.
A questo punto quale è quindi il ruolo politico? Noi siamo di fronte a scadenze che sono il rinnovamento della legislazione regionale; l'avvio di un ruolo nuovo delle Provincie, anche nel coordinare e nello stimolare le varie esperienze di rete. Le provincie sono presenti: è stato ricordato come la Provincia di Firenze ha reso possibile il sistema bibliotecario dell'area fiorentina facendosene locomotiva, e importante è stata la parte delle provincie di Firenze e Pisa anche per Reanet. Tuttavia penso che ci siano dei passi in avanti da fare. Veniamo da un periodo durato anche troppi anni in cui le politiche sulle biblioteche della Regione e delle provincie hanno avuto un vuoto di idea e di presenza. C'è stata una perdita di strategia, una perdita di attenzione politica, e ancora oggi mi domando quale è la strategia negli strumenti che sta predisponendo, ad esempio, il governo regionale? Al quale plaudo proprio perché torna a predisporre strumenti. Anch'io mi domando: meta-opac, perché? Quale è l'obiettivo ultimo. Qual è la ricaduta sul servizio e sull'utente? Cosa interessa all'utente di Montelupo a sapere che a Bibbiena c'è la biblioteca di Bibbiena e alla Biblioteca di Grosseto c'è un certo libro e un certo documento?
E' chiaro che tutto questo va ricondotto a una politica di servizi, e quindi su questo bisogna fare una riflessione.
Secondo punto, ancora più delicato: siamo alle viste di un rinnovamento legislativo di cui si parla da molto tempo. Non sto a rientrare sulle questioni del piano di settore, degli standard da inserire etc. In generale mi domando se la Regione intende effettivamente intraprendere un ruolo programmatorio ma anche di pressione sulle realtà locali? C'è l'intenzione strategica di analizzare la curva di spesa sulla legge 33, la si confronta con la curva di spesa su altre leggi sulla 14 e di intervenire se si rileva uno scarto pesante? In altre parole se si ritiene strategica l'informazione diffusa al cittadino, di fronte a un comune che dice: ma a me di fare un sistema interbibliotecario non mi interessa né poco né punto, io ho da valorizzare la raccolta di conchiglie marine dipinte di blu, e su questo chiedo 500 milioni, la Regione è disposta a dire: a me non interessa la tua collezione di conchiglie, e i 500 milioni non te li do, perché la mia strategia è un'altra?
Vanno un po' riallineati, e su questo ovviamente il discorso si fa molto complicato, i livelli di servizio perché si innalzi il livello minimo garantito a ciascun cittadino dovunque esso si trovi. Quindi una ripresa di politiche bibliotecarie, di servizio, ma soprattutto servono, a questo punto, operatori qualificati ai vari livelli, perché giustamente si parla di tecnologie, ma mi domando, per esempio: in quanti e quali occasione nel rapporto con il pubblico - e non parlo solo di biblioteche - ci sia una formazione specifica per usare quegli strumenti minimi necessari a decifrare e soddisfare il bisogno informativo. E quindi c'è la grande questione dell'aggiornamento del personale. Per la Regione è sufficiente dire: noi abbiamo una legge sulla formazione professionale che delega alle Provincie, o sull'aggiornamento c'è da riaprire una partita? Io il prof. Guerrini l'ho sentito la prima volta in un corso della Regione Toscana. Non sto dicendo che la Regione deve rifare i corsi, che deve riaprire le scuole ma preoccuparsi in qualche modo, sapere di avere un ruolo programmatorio.
Concludendo, credo che esperienze come Rea.net creino delle aspettative negli operatori e negli utenti, e che quindi a queste aspettative si debba dare un seguito. Io spero che il seguito sia quello auspicato anche da molti interventi politici di stamattina, e credo da tutti i colleghi che con me hanno lavorato a questa esperienza.

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URL: http://www.comune.empoli.fi.it/biblioteca/reanet/cliccaqui/paravano.htm
Data ultimo aggiornamento: 1999-09-11.
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