Biblioteca Comunale "Renato Fucini" - Empoli

[Linea]

| Home page | Indice | Programma del Seminario |

Simonetta Pecini
Presidente della Quinta Commissione del Consiglio Regionale della Toscana

Immagine (193 Kb)

 

La mia storia è cominciata con il Sistema di Pubblica lettura di Pistoia. Poi, dopo un'esperienza abbastanza lunga e diversificata, sono passata ad occuparmi di politica a livello istituzionale.
Non sono in grado quindi di entrare in profondità su una serie di questioni tecniche.
Vi dirò però ciò che l'esperienza tecnica, avuta in un passato non recentissimo e l'esperienza di ordine politico, mi fanno mettere insieme come ragionamento sulle biblioteche.
Cercherò di andare giù abbastanza asciutta su alcuni concetti, credo che comunque ci sia abbastanza chiarezza, stante l'uditorio.

Le reti.
Le reti sono strumenti e non obiettivi. L'obiettivo è la diffusione del servizio bibliotecario a favore di un esercizio di diritto di cittadinanza. Io riprendo quanto ha detto stamattina, prima di me, l'Assessore Cazzola.
Le biblioteche sono un servizio essenziale nel moderno "welfare". Il diritto di cittadinanza parte, nel campo culturale, dalle biblioteche, dove ci si forma, ci si radica dal punto di vista dell'identità territoriale, ma si hanno anche gli strumenti di apertura mentale per entrare in contatto con altre culture.
Questo è oggi l'esercizio del diritto di cittadinanza sul piano culturale per il cittadino.
A fare questo cittadino, questo civis del duemila servono servizi, non eventi. Serve una cultura che è più attenta al quotidiano che all'eccezionale, serve una cultura che è attenta a quelli che sono i cittadini, non a fare l'occhiolino ai turisti.
Questo non significa un contrasto fra cultura e turismo ma non se ne può più di chi va in giro a teorizzare che si fa cultura per i turisti, e che la cultura diventa una leva strategica dell'economia a favore del turismo. Lasciatemelo dire con grande sincerità.
Oggi si è parlato di sistemi, di reti ma non si è circoscritta però l'attenzione alla parte meramente informatica, in Toscana in un periodo abbastanza recente, su questi temi vi è stato infatti un campo di battaglia.
Oggi questi problemi non ci sono più perché, come ci ha spiegato Romano quando ci dava l'ipotesi di reti, c'è una serie di possibilità di conversioni, per arrivare a parlare un unico linguaggio.
E quindi oggi si parla più di contenuti, cioè, non soltanto delle reti come infrastrutture, ma di che cosa sta su queste reti e per quali fini. Questi temi oggi sono stati largamente dibattuti.

 

Gli scenari istituzionali in cui si muove questo ragionamento.
Intanto, smettere di aspettare in maniera messianica la nuova legge sulle biblioteche. La legge ci sarà, ma le leggi non hanno nessun potere catartico. Non è che scritta una legge si fa una rivoluzione, e per fare questo discorso sulle reti si può partire da oggi, anzi, devo dire, dando un pieno riconoscimento al rinnovato servizio "beni librari", che le cose stanno ripartendo. Eppure siamo sempre con la legge regionale 33/76, sicuramente un po' polverosa come linguaggio, ma essendo stata una buona legge per lungo tempo ha ancora le intuizioni giuste per farci andare avanti, anche perché di tante cose se ne è parlato all'infinito e poi concretamente non si è fatto niente. Cominciamo a fare e vedrete che non è invecchiato niente. Questo non significa che non si farà la nuova legge.
Io dico che il dibattito oggi deve essere su progetti e programmi e contemporaneamente lavoriamo alla legge. Andiamo a fare le cose dal punto di vista pratico e mettiamoci in campo. Vanno messe in campo le politiche, l'azione amministrativa, va fatto riacquistare centralità e interesse per le biblioteche. Questo è fondamentale.
Una politica culturale, come dicevo prima, più mirata ai servizi, ai cittadini, alla salvaguardia e alla valorizzazione di patrimoni e meno agli eventi, tenendo conto che le biblioteche sono funzionali agli investimenti sulla risorsa umana. E oggi si è scoperto che la risorsa umana è fondamentale.
E occorre fare anche un'altra operazione. Lasciatemi tirar fuori questa parola dal marketing. Va fatta una operazione di fidelizzazione degli amministratori, perché non siamo più negli anni settanta, quando le biblioteche erano il primo timido tentativo di istituzione culturale che entrava nel piccolo comune, e c'era una attenzione vera. (Poi magari tutto ha anche prodotto, in modo non positivo, l'animazione culturale nelle biblioteche). Comunque le biblioteche avevano l'attenzione degli amministratori. Io ricordo l'esperienza di tante biblioteche, nel sistema di pubblica lettura in cui lavoravo, gli amministratori si vantavano di avere aperto la biblioteca.
Oggi non è più così. Occorre ribadire oggi, per cambiare le cose, una giusta concezione di "Welfare": la cultura come diritto di cittadinanza, la biblioteca come primo servizio culturale per i cittadini.
Non so come si fanno a fidelizzare gli amministratori, alcune idee in testa le ho, e in un campo che non è quello di ordine istituzionale ma politico, cercherò anche di agire.
Bisogna spostare l'asse della spesa sui beni culturali, in particolare sulle biblioteche. E lo dico con giusta ragione perché, guardate, con il dr. Gian Bruno Ravenni, abbiamo lavorato, due anni fa, per andare a vedere che cosa era successo sulla L.R.14/95, dopo che era stata affidata alle amministrazioni provinciali. Ci siamo resi conto dai dati, che sono venuti contributi a pioggia, c'è stato uno spostamento forte dalla spesa dai beni culturali, biblioteche e musei, alle attività culturali, legate soprattutto agli avvenimenti, allo spettacolo. Io non sono una nemica dei teatri, ho tutta una storia legata alla politica dello spettacolo, sono contenta quindi che si investa là dove c'è una compartecipazione pubblica alta, dove c'è e c'è sempre stata una storia. Sono invece contraria che qualcuno pensi di aprire con i soldi della Regione una politica ex novo dello spettacolo, non avendo costruito prima niente. Questo è sbagliato, ci sono infatti amministratori che hanno trovato una situazione anche di forti investimenti, nel settore degli archivi e delle biblioteche e li hanno poi completamente dimezzati, mettendo così in difficoltà quelle istituzioni che su quel territorio andavano bene e contemporaneamente non hanno avuto lo slancio - perché in questi territori mancano le risorse economiche e le risorse umane - per fare una solida politica di spettacolo. Vi posso assicurare che in Toscana ci sono situazioni anche di questo tipo. Cominciamo allora a chiedere come vengono spesi i finanziamenti regionali affidati alle Province.
E' sbagliata la L.R. 14/95? E' sbagliata la delega alle Province? No.
Probabilmente abbiamo fatto un piano di indirizzo a maglie troppo ampie. Dovevamo mirare di più.
Si può cambiare? Si può. Basta semplicemente dire nel Piano di indirizzo che i finanziamenti delle Provincie devono essere più mirati, indicare percentuali di spesa per settore e tutelare così le politiche verso i beni culturali.

Il ruolo della Regione.
Il ruolo della Regione, quindi, non può essere soltanto quello della programmazione, ed è importante che ci sia una programmazione regionale.
Il ruolo della Regione deve essere quello di accompagnamento materiale delle azioni con politiche che siano:
a) qualificazione del personale. Bisogna smettere di fare in continuazione corsi di formazione professionale per disoccupati, e puntare all'aggiornamento professionale di coloro che lavorano in luoghi pubblici, di coloro che lavorano in cooperative, in quelle nuove forme aggregate che danno servizio alle biblioteche, aggiornare anche chi ha fatto corsi in passato ed ha la formazione professionale ma non ha ancora trovato lavoro.
La Regione deve curare la formazione in prima persona, e non solo, come dice la legge, promuoverla. Io so che una generazione intera di bibliotecari, che hanno segnato in Toscana una parte della storia delle nostre biblioteche, è stata tirata su con un continuo "tutoraggio". Questo è il termine corretto di ciò che deve fare la Regione, la Regione che ha preso su di sé compiti di Sovrintendenza, una funzione che non è delegabile da un punto di vista delle politiche amministrative; bibliotecari di un'area della Toscana, che entrano in contatto con un'altra area, luoghi comuni in cui si discute, ci si forma, si fanno nuove esperienze insieme; ci si confronta. In passato è stato così, queste esperienze hanno fatto parte della mia storia fra il 1974 e il 1982. Magari qualche volta si facevano gruppi di lavoro con i nomi più strani che non arrivavano a niente, intanto però ci si misurava, da ognuno si raccoglieva un'esperienza c'erano momenti in cui ci si paragonava, non ci si isolava. E' troppo facile guardarsi allo specchio. Guardiamo gli altri intorno. Qualificazione del personale, in questo senso.
b) Uno strumento come la biblioteca dei beni librari non può essere alienato. Quella davvero sarebbe una biblioteca "fuori di sé", con i bibliotecari "fuori di sé" e con la Regione "fuori di sé". La Regione facciamola almeno rientrare in sé, facciamole riacquisire le funzioni proprie, facciamo che le eserciti con equilibrio e facciamo che quella biblioteca sia il servizio di aggiornamento, ma anche lo strumento degli operatori che ci lavorano, la cui produzione dipende anche dalla qualità degli strumenti che hanno a disposizione.
Se chi lavora non ha gli strumenti professionali, che qualità di lavoro può garantire la Regione? Misera, mi sembra.
Sarebbe come se in un ufficio tecnico di un Comune si mettessero i tecnigrafi da un'altra parte, magari presso uno studio privato, ed ogni tanto i geometri, avendo necessità di lavorare, lì si spostassero.
Questa operazione così concepita, ora mi sembra rientrata: fatto questo molto positivo.
c) Che la Regione abbia un sistema informativo.
Noi abbiamo fatto la programmazione regionale nelle biblioteche, negli ultimi anni, alla cieca, fino a che non è arrivata la luce del rapporto AIB '94, ora in aggiornamento. Ci siamo resi tragicamente conto del punto di caduta a cui eravamo arrivati.
Occorre assicurare un rilevamento dati annuale, normalizzato, e anche aiutare a capire come si fanno a rilevare questi dati attraverso corsi professionali.
d) Sostegno economico e professionale alla costruzione delle reti., ma anche alla costruzione di uno snodo regionale, a cui fanno capo le reti, che è il Centro operativo della rete regionale. Io non penso che la rete possa stare per conto proprio, senza avere un Centro, che in qualche modo la guida. Non si può così avere una identità. Sappiamo che siamo in Toscana, magari ci mettiamo in relazione, però ci manca un punto di identità. Io credo che ci voglia un Centro rete tecnico, di cui la Regione deve avere la responsabilità; che non deve avere una funzione, come dire, che soffoca gli altri. Deve essere una funzione aperta, ma una funzione di coordinamento ci vuole, altrimenti non si riesce a capire in che contesto e con quali modalità si opera. Questi sono compiti non cedibili.
Forse è stato proprio l'abbandono progressivo di questi compiti che ha condotto lo stato dei servizi bibliotecari della Toscana nella situazione in cui è oggi e da cui occorre ovviamente ripartire cercando di elevare i servizi medesimi.
e) La cooperazione è chiaramente obbligata, perché l'accesso del cittadino al complesso del patrimonio fa parte delle moderne politiche bibliotecarie; inoltre si possono fare più servizi e migliorarne la qualità, ottimizzando le risorse. E qui alcuni esempi sono stati fatti chiaramente: le politiche degli acquisti, la catalogazione, tutta una serie di ricerche, la specializzazione su determinate tematiche, e via di seguito. La Toscana ha poi una situazione particolare; questo è quel motivo forte per cui bisogna spingere verso la cooperazione. Territorialmente la Toscana è una periferia diffusa, non ha le grandi metropoli accentrate, e su una periferia diffusa se non si fanno politiche di area, vasta, non si arriva assolutamente a niente.
Quindi questi sono tre buoni motivi per stare insieme, per mettere insieme risorse umane e materiali, per interesse, più che per fini etici, anche se poi è così che si assolvono i diritti di cittadinanza.
Quindi le reti non solo come autostrade informatiche, come dicevamo prima, ma come complesso dei servizi e dei beni collegati.
Non vorrei poi che si dimenticassero i grandi patrimoni che sono in molte biblioteche della Toscana, che si dimenticassero le politiche di tutela.
Guardate che, anche nei confronti del servizio al cittadino, la salvaguardia di patrimoni storici, dà identità all'appartenenza alla Toscana e crea legame. Si crea nel rapporto fra il servizio e cittadino, l'identità civica, il senso di appartenenza, non intesa come chiusura, evidentemente. La salvaguardia di questi patrimoni stabilisce un filo molto forte, che non porta ad una contrapposizione: o salvaguardia dei patrimoni, o servizi.

Cosa è stata fino ad oggi l'automazione delle biblioteche.
Si parla del 73 per cento, di biblioteche automatizzate, ma solo il 39,18 del patrimonio è nei cataloghi automatizzati.
Questo significa, che l'automazione serve per i propri utenti, all'interno, per i servizi interni e non di più, che le biblioteche sono isole, ma sono isole di povertà, come qualcuno ha detto prima.
Scarse le reti, non formalizzate. C'è questa esperienza molto positiva di Rea.net. Io spero che sia l'inizio di una nuova era.
Far crescere quindi dal quotidiano le reti. Stimolare, non imporre.
Quando ho visto la proposta legge, e la norma sugli standard, mi sono un po' spaventata perché ho pensato: se qui vengono imposti standard di un certo tipo metà biblioteche in Toscana sono fuori.
Qui ad Empoli è stata fatta una politica intelligente. Il bisogno di sistemi va fatto nascere. Certo che va stimolato, va appoggiato, ma non può essere in qualche modo sovrapposto. Si possono prevedere più livelli di cooperazione.
Ci può essere per alcuni servizi un livello di cooperazione in ambito più ristretto e per altri in ambito più allargato a livello provinciale, partendo dal presupposto che normalmente le piccole reti socializzano la miseria e non la ricchezza.
Credo che sia molto importante che all'interno delle reti ci sia la presenza di tutta una serie di istituti, anche specializzati.
E' chiaro che noi abbiamo in mente un servizio di biblioteca di comunità, però l'una cosa non è incompatibile con l'altra e mettere insieme informazioni è mettere insieme conoscenze e ricchezze.
E questa credo sia la strada da seguire.
Io vi ho detto quello che penso. Ieri, prima di dirlo a voi ne ho parlato con l'assessore Cazzola, trovandolo perfettamente consenziente. Vediamo cosa si riesce a fare, noi tutti insieme, assumendosene la responsabilità. 

[Linea]

URL: http://www.comune.empoli.fi.it/biblioteca/reanet/cliccaqui/pecini.htm
Data ultimo aggiornamento: 1999-09-11.
Webmaster