Biblioteca Comunale "Renato Fucini" - Empoli
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Simonetta Pecini
Presidente della Quinta Commissione del Consiglio Regionale della
Toscana
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La mia storia è cominciata con il Sistema di Pubblica lettura
di Pistoia. Poi, dopo un'esperienza abbastanza lunga e
diversificata, sono passata ad occuparmi di politica a livello
istituzionale.
Non sono in grado quindi di entrare in profondità su una serie
di questioni tecniche.
Vi dirò però ciò che l'esperienza tecnica, avuta in un passato
non recentissimo e l'esperienza di ordine politico, mi fanno
mettere insieme come ragionamento sulle biblioteche.
Cercherò di andare giù abbastanza asciutta su alcuni concetti,
credo che comunque ci sia abbastanza chiarezza, stante
l'uditorio.
Le reti.
Le reti sono strumenti e non obiettivi. L'obiettivo è la
diffusione del servizio bibliotecario a favore di un esercizio di
diritto di cittadinanza. Io riprendo quanto ha detto stamattina,
prima di me, l'Assessore Cazzola.
Le biblioteche sono un servizio essenziale nel moderno
"welfare". Il diritto di cittadinanza parte, nel campo
culturale, dalle biblioteche, dove ci si forma, ci si radica dal
punto di vista dell'identità territoriale, ma si hanno anche gli
strumenti di apertura mentale per entrare in contatto con altre
culture.
Questo è oggi l'esercizio del diritto di cittadinanza sul piano
culturale per il cittadino.
A fare questo cittadino, questo civis del duemila servono
servizi, non eventi. Serve una cultura che è più attenta al
quotidiano che all'eccezionale, serve una cultura che è attenta
a quelli che sono i cittadini, non a fare l'occhiolino ai
turisti.
Questo non significa un contrasto fra cultura e turismo ma non se
ne può più di chi va in giro a teorizzare che si fa cultura per
i turisti, e che la cultura diventa una leva strategica
dell'economia a favore del turismo. Lasciatemelo dire con grande
sincerità.
Oggi si è parlato di sistemi, di reti ma non si è circoscritta
però l'attenzione alla parte meramente informatica, in Toscana
in un periodo abbastanza recente, su questi temi vi è stato
infatti un campo di battaglia.
Oggi questi problemi non ci sono più perché, come ci ha
spiegato Romano quando ci dava l'ipotesi di reti, c'è una serie
di possibilità di conversioni, per arrivare a parlare un unico
linguaggio.
E quindi oggi si parla più di contenuti, cioè, non soltanto
delle reti come infrastrutture, ma di che cosa sta su queste reti
e per quali fini. Questi temi oggi sono stati largamente
dibattuti.
Gli scenari istituzionali in cui si muove questo
ragionamento.
Intanto, smettere di aspettare in maniera messianica la
nuova legge sulle biblioteche. La legge ci sarà, ma le leggi non
hanno nessun potere catartico. Non è che scritta una legge si fa
una rivoluzione, e per fare questo discorso sulle reti si può
partire da oggi, anzi, devo dire, dando un pieno riconoscimento
al rinnovato servizio "beni librari", che le cose
stanno ripartendo. Eppure siamo sempre con la legge regionale
33/76, sicuramente un po' polverosa come linguaggio, ma essendo
stata una buona legge per lungo tempo ha ancora le intuizioni
giuste per farci andare avanti, anche perché di tante cose se ne
è parlato all'infinito e poi concretamente non si è fatto
niente. Cominciamo a fare e vedrete che non è invecchiato
niente. Questo non significa che non si farà la nuova legge.
Io dico che il dibattito oggi deve essere su progetti e programmi
e contemporaneamente lavoriamo alla legge. Andiamo a fare le cose
dal punto di vista pratico e mettiamoci in campo. Vanno messe in
campo le politiche, l'azione amministrativa, va fatto
riacquistare centralità e interesse per le biblioteche. Questo
è fondamentale.
Una politica culturale, come dicevo prima, più mirata ai
servizi, ai cittadini, alla salvaguardia e alla valorizzazione di
patrimoni e meno agli eventi, tenendo conto che le biblioteche
sono funzionali agli investimenti sulla risorsa umana. E oggi si
è scoperto che la risorsa umana è fondamentale.
E occorre fare anche un'altra operazione. Lasciatemi tirar fuori
questa parola dal marketing. Va fatta una operazione di
fidelizzazione degli amministratori, perché non siamo più negli
anni settanta, quando le biblioteche erano il primo timido
tentativo di istituzione culturale che entrava nel piccolo
comune, e c'era una attenzione vera. (Poi magari tutto ha anche
prodotto, in modo non positivo, l'animazione culturale nelle
biblioteche). Comunque le biblioteche avevano l'attenzione degli
amministratori. Io ricordo l'esperienza di tante biblioteche, nel
sistema di pubblica lettura in cui lavoravo, gli amministratori
si vantavano di avere aperto la biblioteca.
Oggi non è più così. Occorre ribadire oggi, per cambiare le
cose, una giusta concezione di "Welfare": la cultura
come diritto di cittadinanza, la biblioteca come primo servizio
culturale per i cittadini.
Non so come si fanno a fidelizzare gli amministratori, alcune
idee in testa le ho, e in un campo che non è quello di ordine
istituzionale ma politico, cercherò anche di agire.
Bisogna spostare l'asse della spesa sui beni culturali, in
particolare sulle biblioteche. E lo dico con giusta ragione
perché, guardate, con il dr. Gian Bruno Ravenni, abbiamo
lavorato, due anni fa, per andare a vedere che cosa era successo
sulla L.R.14/95, dopo che era stata affidata alle amministrazioni
provinciali. Ci siamo resi conto dai dati, che sono venuti
contributi a pioggia, c'è stato uno spostamento forte dalla
spesa dai beni culturali, biblioteche e musei, alle attività
culturali, legate soprattutto agli avvenimenti, allo spettacolo.
Io non sono una nemica dei teatri, ho tutta una storia legata
alla politica dello spettacolo, sono contenta quindi che si
investa là dove c'è una compartecipazione pubblica alta, dove
c'è e c'è sempre stata una storia. Sono invece contraria che
qualcuno pensi di aprire con i soldi della Regione una politica
ex novo dello spettacolo, non avendo costruito prima niente.
Questo è sbagliato, ci sono infatti amministratori che hanno
trovato una situazione anche di forti investimenti, nel settore
degli archivi e delle biblioteche e li hanno poi completamente
dimezzati, mettendo così in difficoltà quelle istituzioni che
su quel territorio andavano bene e contemporaneamente non hanno
avuto lo slancio - perché in questi territori mancano le risorse
economiche e le risorse umane - per fare una solida politica di
spettacolo. Vi posso assicurare che in Toscana ci sono situazioni
anche di questo tipo. Cominciamo allora a chiedere come vengono
spesi i finanziamenti regionali affidati alle Province.
E' sbagliata la L.R. 14/95? E' sbagliata la delega alle Province?
No.
Probabilmente abbiamo fatto un piano di indirizzo a maglie troppo
ampie. Dovevamo mirare di più.
Si può cambiare? Si può. Basta semplicemente dire nel Piano di
indirizzo che i finanziamenti delle Provincie devono essere più
mirati, indicare percentuali di spesa per settore e tutelare
così le politiche verso i beni culturali.
Il ruolo della Regione.
Il ruolo della Regione, quindi, non può essere soltanto
quello della programmazione, ed è importante che ci sia una
programmazione regionale.
Il ruolo della Regione deve essere quello di accompagnamento
materiale delle azioni con politiche che siano:
a) qualificazione del personale. Bisogna smettere di fare in
continuazione corsi di formazione professionale per disoccupati,
e puntare all'aggiornamento professionale di coloro che lavorano
in luoghi pubblici, di coloro che lavorano in cooperative, in
quelle nuove forme aggregate che danno servizio alle biblioteche,
aggiornare anche chi ha fatto corsi in passato ed ha la
formazione professionale ma non ha ancora trovato lavoro.
La Regione deve curare la formazione in prima persona, e non
solo, come dice la legge, promuoverla. Io so che una generazione
intera di bibliotecari, che hanno segnato in Toscana una parte
della storia delle nostre biblioteche, è stata tirata su con un
continuo "tutoraggio". Questo è il termine corretto di
ciò che deve fare la Regione, la Regione che ha preso su di sé
compiti di Sovrintendenza, una funzione che non è delegabile da
un punto di vista delle politiche amministrative; bibliotecari di
un'area della Toscana, che entrano in contatto con un'altra area,
luoghi comuni in cui si discute, ci si forma, si fanno nuove
esperienze insieme; ci si confronta. In passato è stato così,
queste esperienze hanno fatto parte della mia storia fra il 1974
e il 1982. Magari qualche volta si facevano gruppi di lavoro con
i nomi più strani che non arrivavano a niente, intanto però ci
si misurava, da ognuno si raccoglieva un'esperienza c'erano
momenti in cui ci si paragonava, non ci si isolava. E' troppo
facile guardarsi allo specchio. Guardiamo gli altri intorno.
Qualificazione del personale, in questo senso.
b) Uno strumento come la biblioteca dei beni librari non può
essere alienato. Quella davvero sarebbe una biblioteca
"fuori di sé", con i bibliotecari "fuori di
sé" e con la Regione "fuori di sé". La Regione
facciamola almeno rientrare in sé, facciamole riacquisire le
funzioni proprie, facciamo che le eserciti con equilibrio e
facciamo che quella biblioteca sia il servizio di aggiornamento,
ma anche lo strumento degli operatori che ci lavorano, la cui
produzione dipende anche dalla qualità degli strumenti che hanno
a disposizione.
Se chi lavora non ha gli strumenti professionali, che qualità di
lavoro può garantire la Regione? Misera, mi sembra.
Sarebbe come se in un ufficio tecnico di un Comune si mettessero
i tecnigrafi da un'altra parte, magari presso uno studio privato,
ed ogni tanto i geometri, avendo necessità di lavorare, lì si
spostassero.
Questa operazione così concepita, ora mi sembra rientrata: fatto
questo molto positivo.
c) Che la Regione abbia un sistema informativo.
Noi abbiamo fatto la programmazione regionale nelle biblioteche,
negli ultimi anni, alla cieca, fino a che non è arrivata la luce
del rapporto AIB '94, ora in aggiornamento. Ci siamo resi
tragicamente conto del punto di caduta a cui eravamo arrivati.
Occorre assicurare un rilevamento dati annuale, normalizzato, e
anche aiutare a capire come si fanno a rilevare questi dati
attraverso corsi professionali.
d) Sostegno economico e professionale alla costruzione delle
reti., ma anche alla costruzione di uno snodo regionale, a cui
fanno capo le reti, che è il Centro operativo della rete
regionale. Io non penso che la rete possa stare per conto
proprio, senza avere un Centro, che in qualche modo la guida. Non
si può così avere una identità. Sappiamo che siamo in Toscana,
magari ci mettiamo in relazione, però ci manca un punto di
identità. Io credo che ci voglia un Centro rete tecnico, di cui
la Regione deve avere la responsabilità; che non deve avere una
funzione, come dire, che soffoca gli altri. Deve essere una
funzione aperta, ma una funzione di coordinamento ci vuole,
altrimenti non si riesce a capire in che contesto e con quali
modalità si opera. Questi sono compiti non cedibili.
Forse è stato proprio l'abbandono progressivo di questi compiti
che ha condotto lo stato dei servizi bibliotecari della Toscana
nella situazione in cui è oggi e da cui occorre ovviamente
ripartire cercando di elevare i servizi medesimi.
e) La cooperazione è chiaramente obbligata, perché l'accesso
del cittadino al complesso del patrimonio fa parte delle moderne
politiche bibliotecarie; inoltre si possono fare più servizi e
migliorarne la qualità, ottimizzando le risorse. E qui alcuni
esempi sono stati fatti chiaramente: le politiche degli acquisti,
la catalogazione, tutta una serie di ricerche, la
specializzazione su determinate tematiche, e via di seguito. La
Toscana ha poi una situazione particolare; questo è quel motivo
forte per cui bisogna spingere verso la cooperazione.
Territorialmente la Toscana è una periferia diffusa, non ha le
grandi metropoli accentrate, e su una periferia diffusa se non si
fanno politiche di area, vasta, non si arriva assolutamente a
niente.
Quindi questi sono tre buoni motivi per stare insieme, per
mettere insieme risorse umane e materiali, per interesse, più
che per fini etici, anche se poi è così che si assolvono i
diritti di cittadinanza.
Quindi le reti non solo come autostrade informatiche, come
dicevamo prima, ma come complesso dei servizi e dei beni
collegati.
Non vorrei poi che si dimenticassero i grandi patrimoni che sono
in molte biblioteche della Toscana, che si dimenticassero le
politiche di tutela.
Guardate che, anche nei confronti del servizio al cittadino, la
salvaguardia di patrimoni storici, dà identità all'appartenenza
alla Toscana e crea legame. Si crea nel rapporto fra il servizio
e cittadino, l'identità civica, il senso di appartenenza, non
intesa come chiusura, evidentemente. La salvaguardia di questi
patrimoni stabilisce un filo molto forte, che non porta ad una
contrapposizione: o salvaguardia dei patrimoni, o servizi.
Cosa è stata fino ad oggi l'automazione delle
biblioteche.
Si parla del 73 per cento, di biblioteche automatizzate,
ma solo il 39,18 del patrimonio è nei cataloghi automatizzati.
Questo significa, che l'automazione serve per i propri utenti,
all'interno, per i servizi interni e non di più, che le
biblioteche sono isole, ma sono isole di povertà, come qualcuno
ha detto prima.
Scarse le reti, non formalizzate. C'è questa esperienza molto
positiva di Rea.net. Io spero che sia l'inizio di una nuova era.
Far crescere quindi dal quotidiano le reti. Stimolare, non
imporre.
Quando ho visto la proposta legge, e la norma sugli standard, mi
sono un po' spaventata perché ho pensato: se qui vengono imposti
standard di un certo tipo metà biblioteche in Toscana sono
fuori.
Qui ad Empoli è stata fatta una politica intelligente. Il
bisogno di sistemi va fatto nascere. Certo che va stimolato, va
appoggiato, ma non può essere in qualche modo sovrapposto. Si
possono prevedere più livelli di cooperazione.
Ci può essere per alcuni servizi un livello di cooperazione in
ambito più ristretto e per altri in ambito più allargato a
livello provinciale, partendo dal presupposto che normalmente le
piccole reti socializzano la miseria e non la ricchezza.
Credo che sia molto importante che all'interno delle reti ci sia
la presenza di tutta una serie di istituti, anche specializzati.
E' chiaro che noi abbiamo in mente un servizio di biblioteca di
comunità, però l'una cosa non è incompatibile con l'altra e
mettere insieme informazioni è mettere insieme conoscenze e
ricchezze.
E questa credo sia la strada da seguire.
Io vi ho detto quello che penso. Ieri, prima di dirlo a voi ne ho
parlato con l'assessore Cazzola, trovandolo perfettamente
consenziente. Vediamo cosa si riesce a fare, noi tutti insieme,
assumendosene la responsabilità.
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Data ultimo aggiornamento: 1999-09-11. Webmaster