Biblioteca Comunale "Renato Fucini" - Empoli

[Linea]

| Home page | Indice | Reanet | Programma del Seminario |

Gian Bruno Ravenni
Dirigente Ufficio Biblioteche e Beni Librari della Regione Toscana

Immagine (145 Kb) 

Quella di oggi è per noi una occasione importante, nella quale presentiamo il lavoro che abbiamo fatto in questi mesi, per la definizione del progetto "Strumenti di integrazione e comunicazione delle reti bibliotecarie toscane", che verrà sottoposto all'esame del Consiglio Regionale (Il progetto, nella sua redazione definitiva, è stato approvato, dal Consiglio il 19 maggio).
Il progetto ha una sua parte informatica, i cui contenuti sono stati presentati da Giuseppe Romano, del CNUCE, che consiste essenzialmente nella messa in comunicazione, attraverso la rete telematica regionale, di cataloghi cumulativi gestiti da opac diversi, utilizzando il protocollo di comunicazione z39.50.
Il progetto darà luogo ad una sperimentazione che coinvolgerà, per ora, alcune reti bibliotecarie ma, ovviamente, aspira a mettere a punto strumenti e modelli operativi da estendere rapidamente a tutta la realtà regionale.
Non dobbiamo tuttavia fare l'errore di ridurre la questione delle reti bibliotecarie ad una questione tecnologica.
Per questo motivo, anche nella prospettiva della nuova legislazione regionale di settore, io credo di grande utilità l'apertura di una discussione a tutto tondo sulle reti bibliotecarie territoriali, alla quale intendo contribuire con questo intervento. Per comodità di esposizione articolerò il mio contributo per coppie di termini.

1. Innovazioni/Infrastrutture
Il mio ragionamento prende avvio dal rilievo, forse ovvio, che lo sviluppo delle reti telematiche costituisce una innovazione sostanziale, che consente di reimpostare la discussione sui sistemi bibliotecari ed apre nuove opportunità alla cooperazione interbibliotecaria.
REANET è la dimostrazione di come un clic sulla tastiera di un computer renda accessibili, da stazioni remote, informazioni catalografiche la cui disponibilità avrebbe richiesto, non molti anni fa, lo spostamento di quintali di carta e, appena ieri, i tempi postali della spedizione di un dischetto.
La pagina Internet della Regione Toscana, con i legami con i legami ai cataloghi cumulati di REANET, della Rete della Provincia di Livorno, della rete pratese e di quella delle biblioteche dell'area fiorentina, presentata questa mattina da Gianna Landucci, dimostra come la telematica riposizioni, perlomeno dal punto di vista logistico, la questione del "catalogo unico".

2. Rete/Reti
Ciascuna biblioteca è inevitabilmente parte di un certo numero di reti, tanto più grande quanto maggiori sono le sue dimensioni e le sue tradizioni. Per conseguenza non è pensabile che l'intera identità di una biblioteca possa esser contenuta da un sistema territoriale.
Ciò è palesemente impossibile per le biblioteche specializzate, che avranno interesse a cooperare con altri istituti di pari specializzazione nel mondo, ma anche per biblioteche pubbliche con fondi antichi, che avranno progetti in comune con le altre che hanno fondi antichi etc.
In ogni caso la dimensione della rete sarà condizionata dal progetto che la genera. Una rete che consista di un catalogo cumulato, Reanet per esempio, non avrebbe senso in dimensione troppo ristretta. Essendo finalizzata alla condivisione di patrimoni documentari essa tenderà ad estendersi, per estendere il patrimonio condiviso. Al contrario, una rete che consista nel produrre servizi di base, ad esempio l'apertura alternata al pubblico delle sedi bibliotecarie di comuni confinanti, in modo che comunque nel raggio, mettiamo, di 20 chilometri, ci sia una biblioteca aperta per tutti i giorni della settimana, non potrà certo estendersi molto oltre i 20 chilometri di raggio, se fosse di cento perderebbe ogni significato. Lo stesso si può dire di una rete che si dia come progetto il coordinamento delle politiche degli acquisti.
Eppure, le medesime biblioteche che danno vita ad un progetto per garantire l'apertura quotidiana di almeno una delle sedi bibliotecarie di un certo territorio, parteciperebbero ugualmente, in rete più ampia, ad un progetto di catalogo cumulativo e, se una di esse possedesse manoscritti medievali, ad un progetto con la Regione e l'Università.
Io credo che dovremo pensare a reti di biblioteche che si formano su progetti di sviluppo dei servizi, dunque a reti abbastanza ristrette a livello territoriale ma capaci di stare in più livelli di progetto.

3. Reti/Progetto
Bisogna comunque pensare non a reti/istituzione ma a reti/progetto, dunque a reti flessibili (ecco perché si propone di usare il termine "reti" e di abbandonare il termine "sistema").

4. Reti/Servizi
Reti di biblioteche pubbliche non possono che darsi la missione di migliorare i servizi all'utenza (esistente o potenziale). Le biblioteche pubbliche non sono ne' istituti di conservazione (anche se la conservazione del loro patrimonio è parte, anche, del loro lavoro), né istituti di ricerca (anche se la ricerca è parte, anche, del loro lavoro). Dunque, per le biblioteche pubbliche, l'informatica e la telematica sono strumenti per l'incremento della quantità e della qualità dei servizi prodotti. Altrimenti sono costi.


5. Produzione/Circolazione
Le reti telematiche sono strumenti per la circolazione delle informazioni e, indirettamente, dei documenti. Non dobbiamo mai dimenticare dunque che il loro utilizzo presuppone l'esistenza di organizzazioni capaci di produrre informazione di qualità e di garantire una adeguata risposta alla domanda di servizi generata dalla circolazione delle informazioni. Nel caso delle biblioteche ciò significa da un lato capacità di immettere in rete buoni cataloghi, rapidamente aggiornati, e dall'altro capacità di rispondere rapidamente alla domanda di documenti generata dalla distribuzione in rete dell'informazione catalografica.
Ma ciò significa, ancora prima e inevitabilmente, acquisti, personale qualificato, biblioteche aperte al pubblico. Senza queste precondizioni, a monte ed a valle, si sta in Internet come si starebbe davanti alla televisione, spettatori di universi documentari altrui e inaccessibili.
Le reti bibliotecarie locali dunque vanno intese, prima di tutto, come strumenti per una più efficiente ed efficace produzione dei servizi bibliotecari a livello territoriale.

6. Condividere/Accedere
Abbiamo sempre pensato ai sistemi come strumenti per condividere le risorse presenti in un certo territorio, proviamo a pensare alle reti come strumenti per accedere, in cooperazione, alle risorse esterne.

7. Reti/Tutela
Com'è noto, le competenze in materia di tutela del patrimonio librario sono state delegate dallo Stato alle Regioni con il D.P.R. 14 gennaio 1972 n. 3. Credo che si tratti di un settore di attività che meriti di essere potenziato, da parte della Regione.
Tuttavia difficilmente si potranno impostare efficaci politiche di tutela gestite dal centro, se l'intero sistema, in modo sostanziale, non partecipa di queste politiche.
Se l'esercizio delle funzioni delegate spetta innanzitutto alla Regione, ciò non solleva le reti dalla necessità di sviluppare progetti capaci di mettere in valore tutte le risorse informative cui possono accedere, dunque anche quelle storico-bibliografiche e archivistiche.
 

8. Reti/Interistituzionali.
La logica delle politiche di rete a base territoriale non può accettare limitazioni di carattere istituzionale. Occorre affermare l'unitarietà del servizio bibliotecario, pur nelle sue naturali articolazioni.
Unitarietà del servizio significa sollevare i cittadini, come utenti e come contribuenti, dai costi del mancato coordinamento a monte fra i gestori dei diversi livelli del servizio e delle conseguenti diseconomie. Si tratta di un vecchio problema, a lungo rinviato, ma forse non più rinviabile.

[Linea]

URL: http://www.comune.empoli.fi.it/biblioteca/reanet/cliccaqui/ravenni.htm
Data ultimo aggiornamento: 1999-09-11.
Webmaster