Biblioteca Comunale "Renato Fucini" - Empoli
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Anna Maria Tammaro
coordinatrice Servizi Bibliotecari Università degli studi di
Firenze
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Io ringrazio Massimo di questa presentazione. Spero di essere
all'altezza delle aspettative. E ringrazio gli organizzatori che
mi hanno invitato perché sono molto contenta di partecipare a
questi incontri sui sistemi bibliotecari territoriali.
Voglio parlare di due punti, che non sono tecnologici. Oggi di
tecnologia ne hanno già parlato i relatori che mi hanno
preceduto. Sono organizzativi: 1) la necessità di un piano
strategico, 2) il lavoro per obiettivi, correlato al
coordinamento ed ai gruppi di lavoro. Uso come esempio
l'esperienza di riorganizzazione delle biblioteche
dell'Università di Firenze, perché sulla base di questi miei
ultimi anni di attività, ho messo a frutto dei metodi di lavoro
che penso possano essere utili anche fuori dall'Università.
Le biblioteche dell'Università di Firenze sono 21 e circa 89 i
fondi librari. Tre milioni di volumi e una collezione ricca, tra
l'altro anche di materiale antico. Questo fondo antico dipende
dalla sua storia. Ogni anno ci sono circa 35 mila nuovi ingressi
e 9200 abbonamenti a periodici. I bibliotecari sono 191 e la
spesa è stata nel 1997 di 5,4 miliardi, solo per l'acquisto di
libri. E' un patrimonio con dei servizi bibliotecari
considerevoli. I posti a sedere sono 2700. e questo è un grosso
ostacolo alla riorganizzazione perché per 61 mila studenti 2700
posti non sono davvero sufficienti. E' un sistema complesso. Nel
'95 è stata avviata la riorganizzazione, che è consistita in
alcuni interventi essenziali:
Il criterio ispiratore di questa riforma era quello di
responsabilizzare e coinvolgere il maggior numero di
bibliotecari, a prescindere dal livello, nel miglioramento reale
dei servizi al pubblico, garantendo la massima autonomia a chi si
assumeva certe responsabilità, però nell'ambito di un piano
prefissati e con una valutazione periodica (ogni quattro mesi)
dei risultati raggiunti.
La lezione imparata è che non ci può essere autonomia e
decentramento senza il coordinamento e soprattutto precise linee
da seguire per obiettivi condivisi, cioè senza un piano
strategico ed una pianificazione almeno annuale delle attività
Inoltre, se ce ne fosse stato bisogno, si è rivelata l'assoluta
inadeguatezza del rapporto gerarchico e dell'organizzazione per
livelli e competenze rigide alla riforma dei servizi.
Sono convinta che questi principi sono validi anche per gli enti
locali e per le biblioteche pubbliche. Nell'ambito di una
strategia generale regionale, gruppi di biblioteche devono
trovare obiettivi e servizi da condividere, per razionalizzare le
risorse e migliorare i servizi all'utenza. Un coordinatore
tecnico (non politico) deve facilitare (non dirigere) il lavoro
dei gruppi, stimolando le energie migliori di ciascun
partecipante al gruppo, realizzando le migliori sinergie.
In un'organizzazione centrata sull'utente, quale è quella
auspicabile per tutte le tipologie bibliotecarie, il criterio di
appartenenza istituzionale può essere di ostacolo e barriera
alla tecnologia ed alla più recente legislazione, che abbattono
invece le divisioni burocratiche. Lo studente è utente delle
biblioteche universitarie ma anche delle biblioteche pubbliche, e
così lo scolaro ed a volte anche il professionista (medico,
avvocato, ecc.) in cerca di informazione. L'utente può anche
essere remoto, anzi, sicuramente, in prospettiva sarà un utente
remoto. Chi ancora non ha questa possibilità di collegamento in
rete da casa, e sono moltissimi, ha accesso nelle biblioteche, in
ogni caso, un utente deve avere la possibilità, senza
l'intermediazione fisica del bibliotecario, di avere l'accesso
all'informazione e la disponibilità dei documenti.
Questa visione di servizio, definita dal piano strategico, può
essere realizzata con vari progetti: attraverso i cataloghi
collettivi, gli opac, i meta-opac, il prestito bibliotecario o il
document delivery.
Però sarà necessario discutere sulla condivisione di un piano
strategico ottimale. Discutere in cooperazione.
La cooperazione in Italia, secondo me, è un grande insuccesso.
Per me è coo-petizione cioè lavorare in competizione, non
lavorare in cooperazione. Ad esempio l'Università di Firenze
partecipa ad SBN: lamento che nelle riunioni non si riesce ad
avere dei momenti di sintesi costruttiva. Soprattutto si ha
l'impressione che manchi una visione strategica a medio e lungo
periodo. I risultati importanti realizzati non si basano su una
organizzazione cooperativa forte, e ne sono prova le carenze di
servizi come il prestito interbibliotecario o il controllo
dell'authority file, che non si basano sulle sole tecnologie.
Quindi il discorso cooperazione penso che vada veramente
ripensato. Mi piace di più, come dicono gli inglesi, parlare di
"condivisione di risorse". Cooperazione è un discorso
deontologico, che non è legato a nessun tipo di coordinamento
effettivo, nessuna divisione di compiti e di attività.
La condivisione di risorse è un discorso economico: poiché
siamo in un momento di crisi di risorse; crisi di risorse
finanziarie, umane, di spazi, mettersi insieme significa
realizzare dei servizi migliori per i nostri utenti. E quindi
penso che il discorso di cooperazione debba essere legato a
progetti e obbiettivi di servizio, anche interistituzionali, che
siano molto, molto concreti.
L'architettura del catalogo, in questa ottica, dipende dagli
obiettivi. Per esempio, il meta-opac che abbiamo visto stamani,
che per ora è un contenuto vuoto, una conchiglia in cui mettere
dei contenuti, a che cosa serve? Serve alla localizzazione, al
prestito, al prestito interbibliotecario? Probabilmente
bisognerà non perdere tempo a fare una ripulitura (quasi
impossibile) della qualità del catalogo ma forse associarlo a
una modalità di prestito bibliotecario in linea, se condividiamo
l'obiettivo che l'utente può anche lavorare in linea. Lo stesso
per il prestito: potrebbe esserci la prenotazione associata al
catalogo, così che l'utente possa trovare il libro pronto quando
arriva in biblioteca, oppure dei servizi di posta elettronica con
cui può chiedere il document delivery; oppure un servizio di
informazione interattivo che l'utente può chiedere ai
bibliotecari, anche senza doversi recare in biblioteca.
Il meta-opac serve per la pianificazione degli acquisti? Questo
sarebbe veramente essenziale, perché, anch'io come Massimo,
denuncio che nessuno ha fatto finora alcunché per eliminare
questa lacuna. Ormai gli acquisti cooperativi non sono più un
mito. Ma tutti comprano le stesse cose, perché la cooperazione
non è molto chiara. A questo punto, il fatto che si vedano dei
duplicati può servire a fare delle divisioni, delle
specializzazioni di aree tematiche o di altro, tra biblioteche,
comprese le Università, nel senso che il meta-opac a questo
punto non vedo perché non potrebbe comprendere anche i cataloghi
delle Università, se è un catalogo regionale. O i cataloghi di
altre Fondazioni ed istituzioni che abbiamo in Toscana.
Il meta-opac può essere integrato con banche-dati; questo è
molto importante perché per l'utente, il meta opac può
consentire che dalla bibliografia si arrivi alla localizzazione
del documento, e viceversa. Oppure è un punto informativo
perché l'Opac non è solo un catalogo, ormai l'Opac può
comprendere una grande varietà di informazioni. Anche in questo
caso il collegamento con le Università, che usano correntemente
una varietà di banche dati, può essere molto utile alle
biblioteche pubbliche.
Quindi, un piano strategico serve a questo: a chiarirsi quale
progetto si vuole perseguire, tenendo presente che ogni soluzione
ha i suoi vantaggi e svantaggi e che la valutazione deve essere
economica.
L'ultimo argomento di cui vorrei parlare, è il giudizio
dell'esperienza, molto positiva, soprattutto dal punto di vista
umano, di collaborazione che l'Università di Firenze ha fatto in
questi ultimi anni con biblioteche comunali, in particolare in
collaborazione con la Provincia, con il Comune di Firenze,
attualmente, e con alcune biblioteche scolastiche.
L'apertura al territorio è una consapevolezza nuova che è nata,
appunto, dal fatto di avere una politica bibliotecaria
nell'Università. Cioè l'Università che è sempre stata un
baluardo chiuso al mondo, per volontà politica del nostro
Rettore si apre alla città e si apre al territorio, e sono nate
delle iniziative. In particolare l'iniziativa più avanzata è
l'iniziativa con la Provincia di Firenze per la costruzione di un
catalogo collegato al nostro catalogo, ma soprattutto per la
realizzazione di un servizio di prestito interbibliotecario che
adesso sta terminando la sperimentazione e diventa operativo.
E' stata una esperienza che ritengo assolutamente positiva, anche
se ha rivelato delle difficoltà che qui vi dico molto
sinceramente: la mancanza di un coordinamento tecnico.
La legge regionale identifica il coordinamento in un ruolo
istituzionale, cioè in un ente e non in uno o più referenti
organizzativi. Io ritengo che il coordinamento deve essere un
coordinatore, una persona, che può anche non avere ufficio, o
condividere un ufficio, perché può essere anche un incarico
part-time. Per eliminare ritardi ed avere efficienza è
necessario che ci sia questo coordinatore tecnico (non politico),
che riesca a seguire lo status delle attività, attivare come un
bravo direttore d'orchestra tutti gli attori che sono previsti
dal progetto, tenendo costantemente sotto controllo la
situazione.
L'altra esperienza recentemente avviata e che però vorrei che
fosse formalizzata, è quella di gruppi di lavoro misti. Noi
nell'Università abbiamo dei gruppi di lavoro, perché tutto il
nostro lavoro nella riorganizzazione è stato strutturato così
per gruppi di lavoro, quindi, non più livelli, non più
gerarchie, ma solo competenze che si condividono nel gruppo di
lavoro. Nel gruppo di lavoro del prestito interbibliotecario sono
stati inseriti anche i bibliotecari degli enti pubblici. E' stata
una esperienza per me molto positiva.
Concludendo, vorrei ribadire che per ogni riorganizzazione o
progetto di sviluppo è di importanza strategica la formazione.
L'investimento in formazione deve essere grossissimo, proprio
perché non è più niente uguale a prima. Il lavoro del
bibliotecario è stato rovesciato completamente. Stiamo facendo
delle cose nuove, di cui fra l'altro troviamo anche poca
letteratura, se non andando a vedere quello che hanno fatto
all'estero, ma in situazioni molto diverse. Quindi la formazione
deve essere continua,. E' un'altra delle attività da condividere
in cooperazione perché è economico condividerla e, ampliando
gli orizzonti oltre il confine delle istituzioni, apre le menti.
Vi ringrazio dell'attenzione.
[II intervento]
Vorrei aggiungere, per il discorso dell'utenza, l'esperienza
di Bologna. Il Comune di Bologna ha attualmente un regolamento
unico per le biblioteche che vale per le biblioteche statali, per
le biblioteche universitarie e quelle pubbliche. Come anche la
città ha un unico data-base che è quello dell'utenza del
Comune, che viene riconosciuta attraverso la tessera unica, in
qualsiasi biblioteca vada.
La selezione della biblioteca per l'utente è a livello proprio
di collezione e di servizi, in un vero Sistema bibliotecario
coordinato. Intendo qui Sistema non quell'insieme anarchico di
biblioteche unite dal filo delle telecomunicazioni ma un Sistema
organizzato, sulla base di un progetto strategico, su collezioni
e servizi che si integranoIn questo Sistema bibliotecario
coordinato il filtro è fornito dalla visibilità dei cataloghi,
a questo punto regionali, di tutte le biblioteche partecipanti.
Circa il nuovo ruolo di bibliotecario come educatore alle
abilità informative, il 7 e l'8 settembre a Firenze abbiamo
organizzato un Seminario con un docente di biblioteconomia
inglese. Abbiamo cercato di raccogliere tutte le esperienze che
vengono fatte nelle biblioteche universitarie - mi scuserete
della limitazione - in questo servizio di apprendimento di
abilità informative. E' gradita la partecipazione dei colleghi
delle biblioteche pubbliche.
URL:
http://www.comune.empoli.fi.it/biblioteca/reanet/cliccaqui/tammaro.htm
Data ultimo aggiornamento: 1999-09-11. Webmaster