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Biblioteca Comunale "Renato Fucini" - Empoli |
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Intitolazione a Renato Fucini
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Intitolata al nome di Renato Fucini la Biblioteca Comunale di Empoli.
Le manifestazioni celebrative: una conferenza del prof. Luigi Baldacci, a Dianella sulla tomba dello scrittore; "recital" di poesie e
novelle
(da "Empoli", A. 2, num. straord., 1959-1960, p. 37-38)
Il 9 aprile 1922 il Comune di Empoli, accogliendo una proposta dell'Accademia Empolese delle Scienze, dette il nome di Renato Fucini "a quel tratto di via dov'è posta la casa in cui il geniale scrittore chiuse gli occhi alla luce" (si veda al riguardo il numero straordinario del periodico "Il Piccolo Corriere del Valdarno e della Valdelsa" edito a cura della predetta accademia in occasione delle onoranze rese allo scrittore, un anno dopo la morte); lo stesso giorno, sulla facciata di quella casa, venne inaugurata un'epigrafe, dettata da Guido Biagi.
Il 22 novembre 1959, nella ricorrenza del 110° anno di fondazione della sua pubblica Biblioteca (fu istituita nel 1819), il Comune di Empoli, accogliendo una proposta del Comitato di vigilanza della Biblioteca medesima e già avendo deliberato nel merito, conferì con pubblica cerimonia il nome di Renato Fucini a questa sua stessa Biblioteca, la quale, giunta frattanto ad una consistenza di quasi 40.000 volumi, mai, prima d'allora, aveva avuto un proprio nome di battesimo.
Ciò avveniva nel preciso momento in cui si andavano compiendo i 61 anni da quando - con espresse dediche datate 18 novembre e 1° dicembre dell'anno 1898 - il Fucini, all'apice della notorietà, aveva voluto dimostrare la sua viva attenzione verso la Biblioteca Comunale di Empoli facendole omaggio di due fra i suoi libri più belli: All'aria aperta e Le veglie di Neri. Empoli contraccambiava, dunque, l'omaggio dedicando ora allo scrittore la sua intera biblioteca: il che, forse, potrebbe sembrare eccessiva generosità se non si guardasse più a fondo. A Empoli, Renato Fucini, oltre a codesti libri e ad un intimo capitolo di Foglie al vento, aveva dedicato soprattutto il suo affetto, il suo particolare attaccamento. Empoli fu la sua patria di elezione, e qui (qui e nella vicina Dianella) trascorse lunghi anni della sua vita: da quelli più vivaci dell'adolescenza a quelli che dal pieno della sua maturità di uomo e di scrittore lo portarono, nel turbinoso volger dei tempi, alla precoce vecchiezza; a Empoli, come s'è visto, chiuse infine gli occhi. E Dianella prese a custodirne le spoglie.
Questa dedica e queste onoranze (ultime, in ordine di tempo, fra quante tributate al Fucini dopo la morte: anche la Scuola Media statale cittadina, anni addietro, venne intitolata al suo nome) hanno perciò voluto essere una viva attestazione di simpatia, un ricambio d'affetto, che Empoli ha sentito di dover rivolgere, ancora una volta, all'uomo quale il Fucini, col suo attaccamento all'ambiente, appunto, s'era qui manifestato; ma al tempo stesso, e soprattutto, hanno voluto essere un tributo di ufficiale riconoscimento ulteriormente reso a questa città all'opera del vivace e schietto scrittore toscano.
Tre, e di vario clima, i momenti in cui si articolarono le manifestazioni predisposte per la circostanza: una conferenza commemorativa, alla Biblioteca Comunale, la mattina del 22 novembre, subito dopo un'amichevole visita alla tomba dello scrittore sul poggio di Dianella e, infine, il 26 novembre, sempre alla Biblioteca, una serata culturale imperniata su un nutrito "recital" fuciniano. Da ogni parte avevano fatto pervenire la loro adesione, a queste manifestazioni, scrittori, insigni critici letterari ed altre note personalità; e molte di esse, assieme ai rappresentanti del potere centrale e periferico, vennero elette nel Comitato d'onore espressamente costituito. Citiamo fra i tanti nomi - dando la precedenza alle autorità ed agli esponenti dell'ordinamento civile ed accademico della Provincia - il Ministro alla istruzione Medici, il Sottosegretario di Stato Bisori, il Prefetto Adami, il Vice prefetto Capasso, il Presidente della Provincia Fabiani, il Rettore dell'Università Lamanna, il Provveditore agli Studi Varano, l'Assessore provinciale all'istruzione Tocchini; e poi i nomi altrimenti autorevoli per chiara fama quali Luigi Russo, Ettore Allodoli, Piero Bargellini, Goffredo Bellonci, Carlo Betocchi, Nicola Lisi; e ancora i professori Walter Binni, Luigi Baldacci e Raffaello Ramat dell'Ateneo fiorentino, il Direttore del Gabinetto Vieusseux Alessandro Bonsanti, il Sovrintendente alle Biblioteche della Toscana Giovanni Semerano, e diversi altri.
Con le autorità locali e quelle qui giunte a rappresentare le varie istanze della provincia, intervenne alla cerimonia ufficiale un pubblico numeroso e qualificato. Presenti i già nominati Luigi Russo, Nicola Lisi e Luigi Baldacci (incaricato di tenere la conferenza commemorativa); e, con essi, i presidi degli istituti di istruzione pubblica cittadini, il direttore didattico, i rappresentanti di altri istituti e sodalizi locali e gli inviati speciali della RAI-TV e dei giornali fiorentini. Intervennero pure, ospiti di particolare gradimento, i nipoti dello scrittore: la marchese Elena Torrigiani nata Fucini, la pittrice Nippia Fucini e il professor Enzo Fucini. Quest'ultimo, col Sindaco di Empoli e i professori Tocchini, Baldacci e Navarrìa (preside del locale Istituto Tecnico Commerciale "Enrico Fermi"), venne chiamato al tavolo della presidenza. Dopo che il Sindaco Ragionieri ebbe rivolto ai convenuti il saluto della civica amministrazione e della cittadinanza, il professor Baldacci rievocò, attraverso una seria ed acuta analisi, l'opera del nostro scrittore: opera che venne così approfondita nella sostanza e nell'estetica, nei diversi aspetti (produzione in lingua e in vernacolo) e nei vari momenti. Di tale saggio critico riproduciamo a parte il testo integrale.
Un pubblico altrettanto numeroso assisté, il 26 novembre, di nuovo qui alla Biblioteca (un passo indietro ci condurrà poi a Dianella), al recital fuciniani; il quale venne introdotto da una nota critica espressamente elaborata dal direttore della biblioteca stessa, dott. Morelli. Si trattò, come abbiam detto, di una serata culturale articolata fondamentalmente sulla lettura - ben resa da un gruppetto di attori - di brani scelti dall'opera varia del Fucini. E così, alle colorite e calde pagine tratte da Foglie al vento e da Le veglie, si alternarono diversi sonetti in vernacolo, genuini e razzenti come i vini delle colline toscane, e alcune poesie in lingua. Ne uscì fuori uno "spettacolo" vivacissimo che, nel contrapporsi di quadri e di ambienti, rianimò un mondo di note figure: figure vive, col dente sul pane casalingo e i polmoni all'aria aperta, il cui umore faceva ora vibrar la corda del sentimento ed ora portava alle labbra la sottaciuta bonaria risata dell'arguto Neri; uno spettacolo completato da un intermezzo - altrimenti interessante e pur esso attentamente seguito - con la presentazione di liriche(buona anche qui la dizione degli attori) di Quasimodo, Pasternak, Laughlin, Ungaretti, Montale, Lorca.
Ed eccoci a Dianella: qui, sul solatio "poggione", dove, fra spesse e ordinate macchie e cipressi e lecci che si alzano a giocare col vento del Monte Albano, resiste intatto il nido del "sor Renato". Si va subito, amici vecchi e nuovi, a rendere omaggio alla sua tomba, nella cappella di famiglia. Alcuni salgono quindi a vedere ciò che è rimasto dello "studianaio" (niente, purtroppo, rispettano le guerre!, ed altri cimeli sono oggi custoditi altrove); poi i convenuti si dirigon tutt'insieme verso una stessa parte per venire ad ascoltare una colorita lettura di "Dolci ricordi" e di "Lucia": lettura fatta dall'attore Becherelli sulla bella terrazza che domina, da un lato del parco, le ultime collinette in faccia all'Arno. Infine, in una sala della villa, attorno ad ampi tavoli, un rinfresco per tutti. Buono il vin santo di casa e buoni i brigidini di Lamporecchio! Tanto buoni che quest'ultimo omaggio a Dianella viene... approvato - per dirla con le stesse parole del Fucini - all'unanimità più uno!
Già... più uno, per l'appunto. Era entrato nel novero della compagnia, e davvero meritava ogni attenzione, un personaggio che a Empoli, dov'era giunto quando stava per concludersi la cerimonia alla Biblioteca, non avevamo notato. E' un personaggio vivo, in carne ed ossa, uscito fuori pari pari da un apagina "delle più commoventi" fra i ricordi del Fucini; ne conoscevamo il nome, ora ne conosciamo anche il volto gioviale e la voce che indugia compiaciuta nel raccontare... E' lui quel "certo Emanuele Paganini", di Monterotondo, il quale, "a nome di quella popolazione, che voleva conoscermi di persona e farmi un po' di festa, mi invitava ad andare lassù... dove sono nato" (Acqua passata: "Mie onoranze a Monterotondo Marittimo"). Quando? "L'anno 19.. (chi se ne ricorda? Le date non sono fatte per me. Fra i miei fogliacci potri ritrovare questa data, ma non ne ho la pazienza). Dunque, l'anno 19... mi pare nell'agosto...". Eh, no: qui siamo... fuori tempo, e la stonatura è ora evidente. Per il Paganini le lettere non sono "fogliacci", specia quando si tratta di lettere vergate di pugno da Renato Fucini: in questo caso sono documenti autentici, cimeli preziosi. Eccole ce le mostra (ci mostra, per l'esattezza una lettera e tre cartoline postali: di un'altra lettera in data 9 maggio 1906, da lui esibita all'inviato di un giornale fiorentino che la cita trascrivendone un brano, non abbiamo potuto prender visione). Le riproduciamo qui sotto giacché, fra l'altro, dicono degli anni, gli anni angosciosi della guerra, che più pesarono sulle spalle e sull'anima del Fucini e che precedettero di poco la sua morte. La lettera servirà intanto per una opportuna precisazione; reca la data del 21 maggio 1903, ed è quella stessa con la quale il Fucini, rispondendo all'egregio signore che lo aveva invitato a Monterotondo, dice di accettare volentieri "di fare una corsa in codesti luoghi", dove sarebbe giunto nel pomeriggio della domenica 31 di maggio: e non già, quindi, nell'agosto.
Ma questi autografi ci dicono anche che l'egregio signore, il certo Emanuele Paganini (ora insignito della croce di cavaliere) divenne poi il caro Paganini, l'amico, cioè, di Renato Fucini: "suo amico" o "suo vecchio amico", infatti, gli si dichiarava il Fucini in tale corrispondenza. E veramente Emanuele Paganini merita di poter vantare codesta amicizia. Dopo 56 anni dal suo primo incontro con lo scrittore figlio della sua stessa Maremma e dopo 38 dalla di lui morte, eccolo qui, ultraottantenne ormai, in un devoto pellegrinaggio al quale, certo, non poteva mancare; giacché mai era mancato d'intervenire - ovunque fosse - quando si era trattato di commemorare il suo illustre conterraneo.
Tutto questo è una riprova, se mai ce ne fosse bisogno, di quanto pronto e felice fosse l'occhio del Fucini nel cogliere, con le caratteristiche somatiche, i tratti interiori, nel penetrare l'anima cioè, delle tante figure e dei tanti personaggi da lui descritti. Ecco, infatti (mentre, coperto "da una pioggia di fiori e da un uragano di applausi e di grida" osannanti, percorreva, in quel lontano 1903, le vie nel natio paese) ecco quella sua fuggevole e pur così sicura notazione: "Emanuele Paganini, il modesto legnaiolo che mi aveva scritto la lettera d'invito, mi baciava con gli occhi e, con gli stessi occhi brillanti di affetto e di soddisfazione, mi diceva grazie con un sorriso che gli veniva dal cuore".
Gli stessi occhi, lo stesso sorriso, lo stesso cuore che mette... in mostra, ora, mentre è intrattenuto a cordiale colloquio dal Sindaco di Empoli e dal nipote del suo grande amico, il professor Enzo Fucini.E si può esser certi che la bella fotografia scattata a testimonianza di quest'altro suo gradito incontro, andrà a far compagnia a quei preziosi cimeli che egli verosimilmente custodisce in un album d'onore o protegge in un quadro con tanto di cristallo e di cornice dorata.
Giuseppe Tofanelli.
URL:
http://www.comune.empoli.fi.it/biblioteca/storia/fucini.htm
Data creazione: 2001-03-01. Data ultimo aggiornamento: 2003-09-02. Webmaster