(1) Ingresso alla chiesa di S. Stefano degli Agostiniani

 


(2) Masolino, Sant'Ivo tra i pupilli (part.)


(3) Bicci di Lorenzo, San Nicola da Tolentino protegge Empoli dalla peste


Convento degli Agostiniani

La chiesa di Santo Stefano
e il Convento degli Agostiniani



La chiesa di Santo Stefano (1) si presenta come la tipica chiesa conventuale, priva di facciata e caratterizzata dal semplice e lungo fianco aperto da due porte su Via de' Neri. Essa infatti fu sede dei frati agostiniani, che ne iniziarono i lavori nel 1367. Un grande impulso alla costruzione della chiesa venne dato dal priore Michele da Empoli, frate nel convento dal 1390 al 1432, tanto che già in quegli anni l'edificio doveva avere l'aspetto attuale soprattutto riguardo alla struttura architettonica, con quattro cappelle a sinistra, cinque a destra e tre absidali. Più lunga e complessa fu la costruzione del convento, dove si lavorava ancora nel secolo XVI, mentre la chiesa al suo interno si era andata arricchendo di opere ed arredi, a cura delle famiglie cittadine che avevano ottenuto il patronato delle cappelle e delle due Compagnie religiose, della Croce e della SS. Annunziata, che qui risiedevano sin dalla fine del Trecento. Con la soppressione del 1808 i frati abbandonarono il convento che fu adibito a sede delle nuove scuole pubbliche e dato in proprietà al Comune, terminando così la sua storia religiosa. La chiesa diventò proprietà demaniale e durante l'ultima guerra fu gravemente danneggiata, per essere completamente ripristinata negli anni Settanta in seguito a lunghi lavori di restauro. Al suo interno si segnalano affreschi di Masolino (2) nel transetto destro e nella Cappella di S.Elena (sinopie), la tavola di Bicci di Lorenzo, San Nicola da Tolentino (3) protegge Empoli dalla peste, la splendida Annunciazione marmorea di Bernardo Rossellino (ricollocata nella sua sede originaria in occasione dell'ultimo allestimento del Museo della Collegiata, dove era stata trasferita nel 1956) e pregevoli dipinti del Seicento toscano (Passignano, Vannini, Manetti, Furini).

Convento degli Agostiniani
La più antica delle sedi monastiche esistenti a Empoli fu quella dei frati agostiniani che fin dal 1291 ebbero un primo insediamento e probabilmente un oratorio dedicato a Santa Maria Maddalena in borgo, cioè al di fuori delle mura. I frati si trasferirono dentro le mura nel 1367 per concessione della Repubblica, a causa delle continue guerre tra Empoli e Pisa e delle conseguenti incursioni di Sanminiatesi e Pisani. Fin dai primi anni del loro trasferimento iniziarono i lavori della chiesa e del convento; tuttavia, mentre la chiesa doveva aver assunto l'aspetto attuale già nei primi decenni del Quattrocento, più lunga e complessa fu la costruzione del convento, dove si lavorava ancora nel XVI secolo e dove le vicende costruttive terminarono soltanto alla fine del Settecento.
Nel 1780 il pittore fucecchiese Alessandro Masini eseguì gli affreschi della sala del Cenacolo, con l'Ultima Cena sulla parete di fondo e le decorazioni "trompe l'oeil" della volta e delle pareti laterali.
Con la soppressione del 1808 i frati abbandonarono il convento che fu adibito a sede delle nuove scuole pubbliche e dato in proprietà al Comune, terminando così la sua storia religiosa.
Con il restauro effettuato negli anni Novanta dal Comune di Empoli, tutti gli ambienti del piano terreno e del primo piano hanno dimostrato la loro flessibile riqualificazione, derivata da un recupero sensibile ed attento ai valori storici che coinvolgevano le articolate strutture conventuali.
Il restauro e gli avvicendamenti spaziali proposti durante il lungo periodo d'intervento, sono il risultato di rigorosi metodi operativi tendenti ad un recupero funzionale capace di comporre concetti e conflittualità che informano e normatizzano l'opera del restauratore. Sono sempre stati privilegiati "....i momenti che caratterizzano l'inserzione dell'opera nel tempo.... ed in quale di questi momenti è lecito l'intervento."
Sono sopravvissute autentiche testimonianze dell'evoluzione temporale del complesso monumentale, che dal XIV secolo giungono fino ai primi anni del secolo scorso, in un armonico fluire di ambientazioni organiche e spazi vitali di notevole prestigio, adatti alle richieste della nuova collettività.
La configurazione dimensionale che modella e presiede l'organismo recuperato dell'ex convento è inserita nello stesso spazio fisico del suo esistere, idonea per classi graduabili di destinazioni pubbliche, culturali e sociali, per le quali non è venuta meno l'immagine formale che ha caratterizzato l'eloquente volumetria monumentale già realizzata dagli Agostiniani.

Info:
U.O. Attività culturali e Turismo e coordinamento Beni culturali del Comune di Empoli
tel. 0571 757729
e-mail: cultura@comune.empoli.fi.it

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