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Teatri di Toscana rete teatrale regionale

TEATRO EXCELSIOR
stagione teatrale 2006/2007

 

FONDAZIONE TOSCANA SPETTACOLO

 

COMUNE DI EMPOLI

 

venerdì 1 dicembre, ore 21
ADDIO GORI

Recensione

Una riflessione intorno alla trilogia

Siamo tutti più o meno capaci di registrare l'orrore quotidiano alternando una rissosa arroganza ad un controllo insolenzito, uno sdegno più ottuso che critico. Nei nostri "ragionamenti" è sempre più assente la capacità di compromettersi, di uscire allo scoperto abbandonando la postazione di una volontà fatta quasi solo di parole, una volontà senza passione che ci rende pesantemente impalpabili e quindi ridicoli.Il secolo è iniziato invitandoci ad attraversare un sipario di luce e noi ci siamo persi in una strana tragedia che troppo spesso riguarda gli "altri". Una comoda tragedia che esorcizza le nostre ipocrisie, una sporca tragedia che insegna la più opportunistica legge di sopravvivenza, restare immobili per non essere aggrediti, diventare ombre nell'ombra.

Non so quanto una riflessione così dura sia pertinente alle vicende di "Casa Gori". È sicuramente eccessiva, quasi catastrofica eppure, in qualche modo, ben si addice, trova una sua giustificazione nel rituale rissoso di opportunismi, di inconsapevoli cattiverie, di straziate incomprensioni. Se la famiglia può essere una metafora della società, del mondo, noi cerchiamo di indagarla attraverso un nucleo familiare riconoscibile nella sua annichilente quotidianità.

La "Famiglia Gori" sia nel suo primo "festoso" Natale sia nel secondo "funereo" Ritorno e ancor più in questo “rituale di matrimonio con brivido” che chiuderà la trilogia e ne darà l'addio, è sempre impegnata a difendere la propria piccola individualità comunicando il disagio d'esistere con il linguaggio frantumato e bastardo di questi anni.

La "Famiglia Gori" è sempre lì ad aspettare che il senso della vita torni ad assomigliare il più possibile al modello stabilito dai comunicati commerciali... una banalità disperata che sembra diventare l'unico odore del branco... la tragedia continua nonostante il nuovo secolo, tragedia a cavallo di due secoli.

(Ugo Chiti e Alessandro Benvenuti)