O.d.g. del Consiglio Comunale approvato
all'unanimità
nella seduta del 20 febbraio 2001
Da oltre venticinque
anni il popolo Saharawi soffre le conseguenze dell'aggressione subita
da parte del Marocco, che gli nega il diritto di costituirsi in libero
Stato, come aspira e come gli viene riconosciuto da decine di risoluzioni
delle Nazioni Unite.
Come conseguenza dell'invasione marocchina, la maggior parte del popolo
Saharawi vive, ormai da una generazione, in esilio, accampato nel
deserto algerino, dove solo la grande solidarietà internazionale
di associazioni, enti locali, ONG ecc. e degli organi preposti ai
rifugiati di ONU- UNHCR-, Unione Europea, ecc. attenua, nei limiti
del possibile, condizioni di vita al limite del sopportabile, mentre
la parte di popolazione rimasta nelle zone occupate soffre per le
conseguenze di questo stesso fatto e per la dura repressione che la
colpisce ad ogni espressione di protesta;
Il Piano di pace messo a punto sotto l'egida dell'ONU e con il contributo
dell'Organizzazione per l'Unità Africana, aveva il suo fulcro
in un Referendum per l'autodeterminazione, da preparare ed attuare
sotto controllo di una speciale missione ONU- la MINURSO- previsto
da addirittura otto anni e ancora non attuato, per le continue dilazioni
imposte dal Marocco, il quale cerca di far inserire nelle liste degli
aventi diritto al voto migliaia di suoi sudditi, che nel frattempo
ha arbitrariamente insediato nei territori occupati;
negli ultimi colloqui tra le parti, alla presenza dell'inviato speciale
del segretario dell'ONU, James Baker, il Marocco ha fatto intendere
che considera ormai non realizzabile il Piano di Pace, mentre anche
la relazione periodica dello stesso segretario generale dell'ONU Kofi
Annan fa trasparire una possibilità di ricercare una soluzione
diversa;
questa soluzione, la cosiddetta "terza via" è considerata
inesistente da parte Saharawi che considera che l'abbandono del referendum
significhi abbandono di tutto il Piano di pace, a partire dallo stesso
cessate il fuoco, con concreto rischio di ripresa del conflitto armato,
cosa che avrebbe conseguenze imprevedibili in tutto il Maghreb, cioè
sulla riva sud- occidentale del Mediterraneo;
ciò sarebbe una tragica e gravissima eventualità, anche
in considerazione di un'altra seria crisi già in atto all'estremità
orientale del Mediterraneo, in Palestina, che non può lasciare
indifferenti tutti coloro che amano la pace e credono nella coesistenza
ed amicizia tra i popoli, specie in un Paese come l'Italia fortemente
impegnato nel movimento di solidarietà verso i Sahrawi.
Nel frattempo una flagrante violazione della tregua è avvenuta
il 7/01/01 da parte delle autorità marocchine con lo sconfinamento
di truppe nei territori liberati Saharawi, allo scopo di consentire
il passaggio del rally Parigi- Dakar, il fronte Polisario ha pertanto
dichiarato di considerare questa provocazione come fine del cessate
il fuoco.
Il 27 febbraio 2001 ricorre il 25° Anniversario della Fondazione
della Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD), l'organismo istituzionale/
rappresentativo del popolo Saharawi e della sua espressione politica,
il Fronte Polisario.; in questi 25 anni la RASD è stata riconosciuta
da circa 80 Paesi ed è assurta al rango di vice presidente
dell'OUA.
In occasione di questo
25° anniversario, chiediamo
- Alle Nazioni Unite
Di non abbandonare, ma anzi di intensificare gli sforzi per la realizzazione
del Piano di Pace e, soprattutto, del referendum per l'autodeterminazione,
superando le inaccettabili resistenze del regno del Marocco, che va
richiamato alla responsabilità derivanti dall'aver firmato
gli Accordi relativi a Houston, Texas;
di fissare una data certa e ravvicinata per portare a termine le operazioni
di identificazione e ricorso degli elettori;
di assicurare la protezione della popolazione Saharawi nelle zone
occupate dal Marocco e garantire la libera circolazione degli osservatori
internazionali nelle medesime zone.
- All'Unione Europea
Di farsi interprete della stessa esigenza nei confronti del regno
del Marocco, che gode dello status di associato alla UE stessa e che,
quindi, non può esimersi dai doveri di rispetto dei diritti
umani e dei popoli che questo fatto implica e, fino a quel momento,
di astenersi da ulteriori accordi con il Marocco per lo sfruttamento
di risorse minerarie e di pesca in aree appartenenti, in realtà,
al Sahara occidentale;
- al Governo e al Parlamento Italiano
di sostenere con forza le posizioni suddette e di verificare i modi
per porre fine all'anomalia per cui, di fronte ad accordi firmati
tra due parti, che , quindi, nello stesso momento si riconoscono formalmente
come interlocutori, l'una- il Marocco- gode della piena "cittadinanza"
nel consesso internazionale, mentre l'altra- il Polisario- per Paesi
come il nostro è giuridicamente inesistente;
- al Regno del Marocco
di non deludere le positive aspettative dell'opinione pubblica mondiale
dovute alla concomitanza della presenza, per la prima volta nella
storia, di un Primo Ministro socialista e dell'ascesa al trono del
nuovo sovrano, che ha già compiuto numerosi passi positivi,
impegnandosi a dare un segnale di svolta, rispetto alle chiusure del
passato, anche sulla questione del Sahara Occidentale.
