Descrizione
EMPOLI - Un simbolo della lotta alla mafia che gira l'Italia e, per un giorno, si ferma a Empoli, per ricordare i valori della legalità, della solidarietà e della comunità italiana.
Quest'oggi Empoli ha mostrato alla cittadinanza la teca ospitante i resti dell'auto della scorta di Giovanni Falcone, la Quarto Savona 15, esplosa a Capaci il 23 maggio 1992 nel famigerato attentato mafioso.
Una cerimonia che è cominciata sin dalle prime luci del mattino con l'impegno delle tante componenti delle forze dell'ordine che si sono recate all'ospedale San Giuseppe per donare il sangue. Questo perché l'iniziativa Dal sangue versato al sangue donato si propone di sostenere la donazione di sangue tra le forze dell'ordine e la cittadinanza. Dall'attentato sanguinario che ha scosso l'Italia si può ripartire sostenendo la legalità e la solidarietà, anche con un gesto semplice come la donazione di sangue.
Alle 9.15 l'avvio della cerimonia in piazza Farinata degli Uberti con lo svelamento, un momento significativo, commovente, sacro, che ci rende tutti partecipi di quell'evento tragico avvenuto ormai 34 anni fa ma che è ancora attualissimo. Il sacrificio di un così potente simbolo dell'antimafia ha portato l'Italia a risvegliarsi e a mostrare gli anticorpi della giustizia e della legalità.
LE DICHIARAZIONI - Il sindaco di Empoli è stato il primo a portare i saluti e ha dichiarato che oggi è un giorno veramente significativo per la città di Empoli, che per la prima volta ha l'onore di ospitare questo pezzo di storia dell'Italia repubblicana dopo aver girato per tutta Italia. Sono passati molti anni dal 1992 però questa teca è un pezzo di storia recente della storia della Repubblica ma soprattutto è un pezzo dell'oggi, della nostra vita, perché la mafia non è scomparsa quel giorno. Il tema della consapevolezza, della legalità e soprattutto in quale parte di stato vogliamo vivere. In quale condizione scegliamo di nascere: quella parte della legalità, delle regole, delle Istituzioni. Questa è un'occasione per ribadire che l'impegno di Empoli sul campo della legalità con questo tema per ma anche con il progetto che si chiama Battiti che fa formazione all'interno delle scuole, continua e deve continuare ogni giorno.
A seguire l'intervento del questore di Firenze, Fausto Lamparelli, che ha rimarcato l'importanza della giornata "alla presenza di Tina Montinaro e l'autovettura che venne utilizzata dai nostri poliziotti il giorno dell'attentato. Al centro di tutto c'è la legalità, la reazione dello Stato all'illegalità e tanti ragazzi che formano questa piazza che ci rendono contenti. La legalità viene prima di tutto ma devo dire che la società civile e i giovani rispondono perchè vogliono la legalità e questo ci fa molto piacere".
Pierluciano Mennonna, presidente di Donatorinati Toscana, associazione di donatori volontari della Polizia di Stato e dei Vigili del Fuoco che ha organizzato l'evento assieme all'associazione Quarto Savona Quindici e al Comune di Empoli, ha ricordato: "Mostrare la teca dove hanno perso la vita i membri della scorta, Rocco Dicillo, Vito Schifani e Antonio Montinaro, vuole sensibilizzare tutti sull'importanza del gesto civico della donazione e soprattutto per illuminare un periodo di storia della Repubblica, buio e ancora pieno di zone grigie. Per cercare insieme a loro di scuoterli e spingerli a cercare le verità che ancora mancano su queste grandi stragi. Quindi sensibilità, legalità e memoria per una costruzione della loro coscienza civica collettiva più forte, più solida".Sul palco anche la vice presidente della Regione Toscana che ha nelle sue deleghe anche la Legalità. Lei ha affermato che i resti della Quarto Savona 15 rappresentano in maniera plastica di quella che è stata la violenza, la disumanizzazione e la disumanità, proprio delle mafie. Parlare di questo tema oggi è fondamentale perché la mafia purtroppo non è morta, è qualcosa che purtroppo continua a serpeggiare, non per questo è meno palese e meno pericolosa. La presenza di tutti questi giovani e giovanissimi, è fondamentale. Noi per un discorso anche anagrafico non abbiamo mai vissuto in prima persona quelle stragi, quelle vittime della mafia che purtroppo hanno segnato un nostro passato ma abbiamo anche noi una responsabilità che è quella di portare avanti il testimone dell'antimafia e della legalità e questa è una responsabilità che ci tocca tutte e tutti. L'EVENTO A TEATRO - Gli oltre 400 studenti delle scuole superiori di Empoli che hanno aderito all'iniziativa si sono poi spostati al vicino Teatro Excelsior, per un altro incontro significativo: quello con Tina Montinaro, moglie del caposcorta Antonio Montinaro che in quell'auto ha perso la vita assieme a Falcone, la moglie Francesca e al resto della scorta.
L'introduzione è stata fatta dall'assessora alla Legalità del Comune di Empoli, che ha ringraziato per la partecipazione e ha sottolineato come la presenza della teca ancora oggi significhi che quel 23 maggio la mafia non ha vinto, che la mafia non ha fermato la Quarto Savona 15, ancora oggi simbolo di legalità e responsabilità. Dentro quell'auto non c'erano solo tre agenti della scorta, c'era Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo: tre persone, tre famiglie, tre sogni infranti dalla mafia, che ha perso, perché ha vinto la società civile che da quel giorno ha deciso di cambiare. Il loro è stato è stato un gesto di responsabilità estrema, ma quella responsabilità la troviamo anche in tanti gesti quotidiani. È la responsabilità di chi si mette in fila e dona il sangue, salvando una vita che non conoscerà mai. Quella di chi vede un compagno minacciato o isolato e lo segnala all'insegnante, la responsabilità di chi denuncia. Non è facile, ma è con responsabilità che si crea una comunità forte, in cui tutti possiamo essere più felici. Alimentiamola e coltiviamola
La tavola rotonda, moderata dalla giornalista caposervizio de La Nazione Empoli Elisa Capobianco, ha visto gli interventi di Claudio Saltari, presidente Donatorinati, Paola Salvagnini, consigliere AIL che ha raccontato la sua esperienza di 'ricevente', e Tina Montinaro.La moglie del caposcorta scomparso ha affermato: "Come dico sempre, i giovani devono sapere che la strage di Capaci non appartiene solo a me e nemmeno solo a Palermo ma appartiene all'Italia intera e quindi dobbiamo informare i nostri giovani. Per me non è cambiato mai niente perché quel giovane ragazzo che era mio marito mi è sempre stato accanto. Il dolore sicuramente viene in qualche modo accantonato e poi c'è questo grande impegno da portare avanti che per me è un dovere. Un dovere 'ricordare' gli uomini della scorta, i quali erano degli uomini, degli esseri umani, con un nome, un cognome e delle famiglie. I giovani devono sapere questo e non si devono soffermare solamente al dottor Falcone e la scorta. L'Italia cambia, a volte in positivo e a volte in negativo ed è per questo, proprio perchè si cambia, i giovani devono sapere quello che è successo. per fare in modo che determinate cose non accadano più. Sono qui per la memoria e perché voglio fare memoria".
A seguire si sono concentrate le domande delle studentesse e degli studenti che si sono alternati in un'intervista partecipata su e giù dal palco ricca di spunti interessanti.La teca rimarrà in piazza Farinata degli Uberti fino alle 17 di oggi, mercoledì 18 marzo.