Premio Pozzale, serata di gala in Sala Maggiore. La cultura protagonista in città

Dopo gli incontri con 500 studenti, torna la cerimonia in biblioteca con i tre autori vincitori: Marzio G. Mian, Roberta Mori e Simone Torino. Il sindaco Mantellassi: "Edizione nel segno di un vero rinnovamento"
Data:

06/12/2025

Argomenti

Tipologia di contenuto

  • Comunicato stampa
© Comune di Empoli

Descrizione

EMPOLI - Il Premio Pozzale - Luigi Russo, settantaduesima edizione, è stato finalmente consegnato nelle mani dei tre autori vincitori: Marzio G. Mian per Volga Blues, Roberta Mori per Svegliarsi adulti e Simone Torino per Macaco.

La serata di gala alla Sala Maggiore della biblioteca 'Renato Fucini' è stata anticipata da vari appuntamenti con tante classi delle scuole empolesi: Roberta Mori ha incontrato sei classi (110 alunni circa) raccontando le vicende di Sandro Delmastro, personaggio amico di Primo Levi realmente esistito su cui si basa il suo romanzo; nella mattina di oggi Marzio G. Mian ha incontrato due classi (50 alunni circa) e i gruppi di lettura per raccontare il suo reportage nella Russia più profonda ben documentata nel suo road book; al contempo Simone Torino si è interfacciato con quattordici classi (300 alunni circa) per parlare di Macaco e del suo mondo agricolo affacciato sulle Alpi. Quasi 500 studentesse e studenti che hanno partecipato attivamente sia nella fase di lettura dei tre libri vincitori che con lo scambio di riflessioni e domande con gli autori.

Con la conduzione del giornalista Rai Andrea Marotta, i tre autori hanno raccontato al grande pubblico com'è stato lavorare a questi tre libri, cosa hanno portato della loro esperienza all'interno delle pagine e cosa ha lasciato in loro il lavoro di scrittura e di pubblicazione delle opere.

È stata l'occasione per consegnare anche il riconoscimento della Giuria Popolare che ha incoronato Roberta Mori con quasi 300 preferenze date online e nelle librerie cittadine.

Il sindaco Alessio Mantellassi ha dichiarato: "Questa edizione è nel segno di un vero rinnovamento, con una giuria di comprovato spessore culturale della quale fanno parte Viola Ardone, Marino Biondi, Francesca Cecchi, Ilaria Gaspari, Carlo Greppi, Cristina Nesi, Francesca Petrizzo, Gaia Tortora e Giorgio Van Straten. Li ringrazio per aver scelto dei libri che raccontano storie che meritano di essere riscoperte, come quella di Sandro Delmastro, libri che indagano su un popolo spesso impenetrabile come quello russo, e mi riferisco a Volga Blues, libri che raccontano vicende semplici ma con un linguaggio tagliente e fresco, come quelle di Macaco. Ringrazio il Comitato, l'assessore Bensi e l'ufficio Cultura per aver dato corpo a uno straordinario appuntamento culturale di cui Empoli deve andare orgogliosa. L'obiettivo che ci siamo posti è quello di mantenere il premio nella contemporaneità, far sì che la città lo senta come casa propria".

L'assessore alla Cultura, Matteo Bensi, ha commentato: "Il Premio Pozzale in 72 edizioni è diventato sempre più capace di diffondere passione per la lettura in modo intergenerazionale. La nuova giuria e il nuovo comitato hanno fatto un lavoro straordinario, riuscendo a coinvolgere le scuole, le librerie, le associazioni e i gruppi di lettura nella più importante manifestazione culturale della città".

EVENTO COLLATERALE alla CERIMONIA di CONSEGNA – In occasione della 72esima edizione del ‘Premio’ è stata realizzata una mostra fotografica – evento collaterale alla cerimonia - dal titolo “Il Pozzale al Pozzale”, a cura di Mariangela Giusti e Paolo Pianigiani, allestita in biblioteca, visitabile per tutto il mese di dicembre. Si tratta di una mostra di fotografie che ricorda i primi anni del Premio stesso, cioè gli anni che videro la piccola frazione empolese di Pozzale come sede e riferimento: dal 1948 al 1960.

CENA di GALA con i VINCITORI - Il premio Pozzale si è concluso con la cena di gala con i vincitori al circolo Arci Pozzale, un'occasione per riportare l'evento nel luogo di nascita, a contatto con la popolazione, per chiudere degnamente questi giorni dediti alla lettura e alla cultura.

---

MOTIVAZIONI
"Macaco", Simone Torino
Macaco è un romanzo di rara autenticità, capace di trasformare l’esperienza quotidiana del lavoro manuale in una narrazione di sorprendente potenza letteraria. La voce di Macaco, scabra e luminosa, restituisce un mondo spesso ignorato: quello dei braccianti contemporanei, dei piccoli paesi di montagna, delle comunità fragili che resistono tra fatica, solitudini e solidarietà minime ma assolute. Simone Torino sorprende per precisione linguistica e per l’orecchio mimetico con cui registra il parlato: un italiano asciugato, concreto, feroce quando serve, eppure attraversato da una grazia involontaria che diventa poesia.
Macaco, Bestemmia, lo Zitto incarnano un’umanità dolente e fortissima, raccontata senza giudizio né pietismo, con una straordinaria capacità di tenere insieme ironia e tragedia, comicità di gesto e disperazione trattenuta. La vita esplode nelle piccole cose: una patata che si taglia, un orto da ripulire, una sbronza che si trascina, un campo che sembra non finire mai.
La scrittura è precisa come un attrezzo ben affilato: ogni dettaglio è vero, verificabile, necessario; nulla è decorativo, nulla superfluo. Il ritmo è costruito per accumulo, come una semina che fa presagire il raccolto. E soprattutto Macaco ha una qualità rara: la sua etica. Un rispetto radicale per i corpi che lavorano, per chi cade e per chi non ha voce, per chi vive ai margini senza chiedere nulla. Una voce singolare per descrivere un mondo che si credeva scomparso, quello agricolo. Grazie a una lingua spezzata che incide azioni e pensieri si viene immediatamente trascinati all’interno dell’universo del protagonista, un universo insieme poetico e di terra, innervato sotto traccia di istanze etiche. Una storia semplice, fatta di gesti legati al lavoro, di quotidianità solitaria, di momenti minimi di relazioni amicali, ed è questa la sua magia.

"Volga blues", Marzio G. Mian
Siamo tutti convinti che le immagini e le informazioni che ci raggiungono da ogni angolo della terra siano sufficienti a farci conoscere il mondo senza muoverci dalle nostre case. Ma non è così.
Quella che noi vediamo è la superficie, le increspature, la schiuma. Ma la realtà è profonda, per riconoscerla bisogna andare a cercarla, immergersi nelle cose, ascoltare quello che gli uomini e le donne vogliono dirci, o anche tacerci.
Per questo il libro di Marzio Mian è prezioso: perché lui si è mosso, è andato in mezzo alla gente, ha seguito il cammino del Volga, il grande fiume russo, seguendo la storia e la geografia di un paese spesso incomprensibile per noi.
Mian ha ascoltato anche quello che non gli piaceva, ha cercato di capire anche chi era più lontano da lui. Ha fatto il suo mestiere. Ci ha consegnato un materiale che serve non a giustificare, ma a comprendere.
Si chiama giornalismo, si chiama reportage, anche se molti si sono scordati che questo è il modo giusto di farlo e si contentano dei surrogati, anche se i quotidiani e le riviste hanno pensato che sugli inviati si potesse risparmiare, tanto ci sono le agenzie di stampa.
Marzio Mian ha raccontato la Russia, con gli occhi aperti e le parole giuste. Volga Blues è un libro difficile da dimenticare dopo che l’hai letto, difficile da ignorare se si vuol provare a capire cosa succede nel profondo Est dell’Europa.

"Svegliarsi adulti. Vita di Sandro Delmastro", Roberta Mori
La giuria del Premio Pozzale Luigi Russo 2025 ha scelto di premiare Svegliarsi adulti, vita di Sandro Delmastro in quanto libro composto da due nature difformi e inscindibili: un corpo fatto di Storia con la S maiuscola e un torso e una testa immersi nella letteratura, proprio come i centauri di Levi e in particolare di quell’autobiografia chimica, Il sistema periodico, dove Sandro Delmastro riprende vita nel racconto Ferro grazie a una tessitura di parole.
Anche se il titolo di Roberta Mori sembra alludervi, questa non è una biografia: piuttosto, un’intelaiatura di relazioni umane e un risuonare di voci, quelle di un’intera generazione di giovani vissuti sotto il fascismo, fra i quali anche Beppe Fonoglio e Italo Calvino, costretti dall’arruolamento forzato dei Bandi Graziani ad «entrare nella Resistenza», sinonimo dopo l’8 settembre di «andare in montagna», come dirà Primo Levi a Massimo Mila, e non più spavaldamente a fare esperienza delle avversità nelle arrampicate alpine, ma coscientemente per vivere quella «disperata vita animal giunglare» raccontata da Beppe Fenoglio.
Eppure, quelle estati di libertà individuale prima della guerra, trascorse da Sandro Delmastro e Primo Levi a scalare le Alpi piemontesi, ad «assaggiare la carne dell’orso» e a conoscere l’importanza della solidarietà umana per sopravvivere in montagna, torneranno loro utili per sentirsi di ‘ferro’ nell’affrontare asperità e sofferenze collettive durante la guerra civile.
Con un lavoro di ricerca storica complessa, Roberta Mori riscatta dai margini della memoria le storie di questa generazione di vittime e le fa dialogare con il nostro inconscio collettivo, costringendoci come lettori a volgere lo sguardo, per un misterioso eliotropismo, verso quei ragazzi che ci parlano di una ricerca sempre coniugata al futuro, la speranza, che acquista di nuovo, anche per noi, il fascino di un canto di sirena.

Galleria immagini

Ultimo aggiornamento

Ultimo aggiornamento: 09/12/2025 09:16

Sito web e servizi digitali OpenCity Italia distributed by Bit4ID · Accesso redattori sito