La stagione al TEATRO EXCELSIOR di Empoli <br/> Tutta la programmazione

COMUNICATO STAMPA

Empoli, 29 ottobre 2002


L'Amministrazione comunale realizza una rete di attività per la promozione e la diffusione della cultura teatrale. Un'offerta eterogenea di teatro rivolta alle varie utenze e articolata in più programmazioni:

a) la stagione di prosa presso il Teatro Excelsior
b) la rassegna di incontri fra nuovi pubblici e nuovi linguaggi Confini
c) la stagione di teatro per ragazzi rivolta alle scuole e alle famiglie Dire Fare Teatrare
d) i corsi di formazione, finalizzati anche alla produzione, a cura del Laboratorio Teatrale Empolese.

Per quanto concerne il cartellone della prosa, condiviso totalmente con Fondazione Toscana Spettacolo, si conferma un criterio di programmazione che punta al "con/senso", attraverso un'azione che costruisca una platea sempre più ampia, mantenendo elevato il profilo della proposta culturale.
Tradizione e Tradimenti, un filone che comprende Pirandello e Eduardo, con il quale si conferma nuovamente l'interesse per il teatro del '900. Del primo autore viene rappresentata I Giganti della montagna, l'opera incompiuta e per molti versi "misteriosa" del drammaturgo siciliano, che Panici ha trattato in modo non scontato ampliando le domande sui meccanismi del rito teatrale, del gioco di specchi fra finzione e realtà, e quindi sulla necessità o meno del "fare teatro" all'inizio del terzo millennio.
L'altra proposta, dove sguardo sia registico che interpretativo contemporaneo e tradizione autorale si intrecciano, è Sabato, Domenica e Lunedì firmata da Teatri Uniti (da cui nascono i più bei nomi della nuova scena napoletana: Martone, Servillo, Neiveller, Bonaiuto). La compagnia napoletana, dopo un lungo percorso su Molière, riflette adesso su uno dei testi sacri di De Filippo. Tre giorni in un interno napoletano, che iniziano con la preparazione del ragù per poi sfociare nelle contrastanti tinte della tragicommedia, sfondo ai vizi privati e alle pubbliche virtù di quel contesto familiare.
Per restare agli autori partenopei si segnala Raffaele Viviani con il suo L'ultimo Scugnizzo, commedia musicale interpretata da un sorprendente Nino D'Angelo che nello spettacolo è un intenso interprete delle disavventure di 'ntonio Esposito, detto "Capatosta". Uno spettacolo che al suo debutto ha guadagnato forti consensi per equilibrio e poeticità del gioco scenico. Un Viviani assolutamente non retorico e un testo che scorre lieve e profetico.
Come in Sabato, Domenica e Lunedì anche in Metti una sera a cena il fulcro del testo è la famiglia tenuta insieme solo da necessità d'immagine. Anzi, nel lavoro di Patroni Griffi, la tematica assume lo spirito della contestazione sociale dell'Italia fine anni '60 e la riversa nel labirinto di doppiezza, tradimenti, perdita delle regole e disperato bisogno di autoconservazione che una "tribù" familiare mette in atto per sopravvivere ad un mondo che sente nemico e di cui ha paura.
La produzione toscana è rappresentata nel cartellone da un'intensa accoppiata scenica che vede insieme i bravi attori di Arca Azzurra Teatro e Alessandro Benvenuti, diretti da Ugo Chiti, ad interpretare Nero Cardinale dello stesso Chiti. La vicenda è quella dello scontro familiare che nel 1707 contrappone Francesco Maria dei Medici ed il granduca Cosimo III. Piaceri della vita e della conoscenza, punti cardinali dell'esistenza del primo, che si scontrano con le ragioni di Stato dell'altro. Punti di vista diversi, in conflitto, riscontrabili nel quotidiano dell'uomo del terzo millennio.
Infine, nel cartellone sono presenti due one man show. Paolo Poli con Jacques il fatalista continua con i suoi intelligenti e graffianti allestimenti di testi poco frequentati capaci di esaltare le sue note abilità teatrali e d'improvvisazione. Anche in questa avventura Poli si è avvalso delle splendide scenografie, maschere e fantocci di Emanuele Luzzati e dei costumi di Santuzza Calì.
E' la volta poi di Daniele Luttazzi, intelligente, acido e tagliente che il palcoscenico televisivo ha contribuito a trasformare in una delle icone della satira e dello sberleffo. Un vero e proprio jolly, che usa le parole come pugnali, fastidioso ed irriverente proprio come i joker shakespeariani.